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«Altro che “Primavera araba”, la Cristiada fu una vera rivoluzione spontanea e autonoma»

«La Cristiada non fu una “Primavera araba”, ma una rivoluzione realmente spontanea e autonoma». A parlare della guerra civile messicana degli anni ’20 è Mario Iannaccone, giornalista di Avvenire e autore di “Cristiada” (Lindau). «I cristeros, gli uomini armati di pistola e croce, che dal 1925 al 1929 combatterono il governo autocratico di Plutarco Calles, non volevano il potere. Furono costretti a prendere le armi per la sopravvivenza della Chiesa», spiega l’autore a tempi.it. «Difendevano il loro diritto a ricevere i sacramenti, reso impossibile dalle leggi illiberali di Calles e promosse già da un decennio dagli “uomini di Sonora”, l’élite massonica che governò il Messico agli inizi del ’900».
Pochi conoscono la vicenda dei cattolici messicani che presero le armi per poter continuare a professare liberamente la propria fede.
È una storia che non si vuole raccontare. Ancora oggi, per molti, la Cristiada è un fatto scomodo. Basti pensare all’ostracizzazione subìta dal film, che, anche con un attore del calibro di Andy Garcia, è uscito in pochissime sale cinematografiche. E quando se ne parla, si cerca di dipingere i cristeros come reazionari e controrivoluzionari. In realtà non è affatto così.
Che cosa scatenò la guerra civile?
A soffiar sul fuoco della ribellione del popolo messicano contro il regime instaurato dagli uomini di Sonora, furono le leggi varate già a partire dal 1914. Nei fatti portarono all’abolizione di qualsiasi rito. Il governo federale obbligò i preti a sposarsi, espulse i vescovi e continuò a perseguitare i cattolici con ogni mezzo. Nel 1925 la misura fu colma, si susseguirono molte veglie e alla fine di una di queste, il popolo decise di non aver altro mezzo per difendersi che ricorrere alle armi.
Non fu una rivoluzione appoggiata dal Vaticano?
È un’opera di propaganda politica e di manipolazione storica perpetuata dall’élite massonica messicana. I cattolici messicani erano totalmente isolati dal mondo, persino dal Vaticano. Gli Stati Uniti d’America avevano rapporti economici di notevole entità con il regime di Calles, e perciò pur essendo a conoscenza delle persecuzioni ritennero conveniente il silenzio. La versione dei fatti che affermava che i cristeros fossero appoggiati da potenze reazionarie avrebbe resistito per molti altri anni se non fosse stato per il grande lavoro dello storico francese Jean Meyer. Dopo il suo lavoro, corredato anche da interviste agli ultimi cristeros ancora in vita, la storiografia concorda nel ritenere che la Cristiada fu una ribellione spontanea e autonoma.
Perché la rivoluzione dei cattolici in Messico di cento anni fa è ritenuta ancora scomoda?
Si tende a descrivere i cattolici messicani di allora come gente retriva. Pistoleri controrivoluzionari e oscurantisti che volevano vivere nel passato. Propaganda non insolita da parte di certi “rivoluzionari”, ma che per quanto riguarda il Messico di quegli anni stona ancora di più. I suoi leader erano laici, preti e intellettuali di spessore. Guardavano alle teorie sociali ed economiche sviluppatesi in Germania e Italia nel secolo precedente e nei territori conquistati portavarono avanti riforme sociali ed economiche progressiste.
Per esempio?
Negli stati liberati, i cristeros crearono un vero e proprio contro-stato. Istituirono tasse, scuole, ospedali. Fecero la riforma agraria, promossero cooperative dei lavoratori, sindacati liberi. Riforme che in Messico sarebbero state promosse dal governo federale solo dopo decenni. Erano affascinati da figure religiose quali San Giovanni dalla Croce e dai santi spagnoli del ’500. Nei loro scritti c’è una profondità teologica e una fede che colpisce.
Tra le figure di spicco c’è quella del generale cristero “ateo” Enrique Gorostieta.
In realtà si inizia a mettere in discussione il suo ateismo. Sicuramente è morto da cattolico, ma pare che lo fosse già e non si sia convertito in battaglia. In ogni caso, Gorostieta ebbe il merito di ordinare l’esercito libertadore. In un primo momento era molto disordinato e diviso, visto che era composto per la maggior parte da peones, campesinos e anche impiegati, che non sapevano nulla di strategia militare. Con la sua morte e con l’aiuto militare che gli americani diedero a Calles, la vittoria alla quale si stavano avvicinando i cristeros fu definitivamente archiviata.