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«Eutanasia, sempre no»

​Netto "no" a qualsiasi forma di eutanasia da parte dell’assemblea del Consiglio d’Europa, il consesso che riunisce parlamentari di ben 47 Stati del Vecchio continente (venti in più della Ue), includendo tutti gli ex Paesi comunisti. Nel testo varato, che ribadisce quanto affermato dalla Convenzione di Oviedo per quanto riguarda le dichiarazioni anticipate di trattamento, si afferma infatti: «Deve essere sempre vietata l’eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte» del paziente, quand’anche realizzata nella supposizione di un suo «beneficio». Hanno votato a favore popolari, conservatori ed alcuni socialisti, con un buon contributo dei Paesi dell’Est.

«Nell’ottobre del 2010 abbiamo ottenuto – ha dichiarato il capogruppo del Ppe, Luca Volontè (Udc)– una grande vittoria riaffermando il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, ora abbiamo combattuto una buona battaglia e abbiamo conseguito un altro successo in favore della vita, grazie a Dio, contro la dittatura ideologica della cultura della morte. L’eutanasia è stata completamente vietata dall’assemblea del Consiglio d’Europa. Le leggi approvate in Belgio e Olanda a questo proposito sono fuori dalla norma sancita dall’assemblea del Consiglio d’Europa». È stato infatti grazie ad un emendamento del leader dei popolari, firmato anche da Renato Farina (Pdl), che il divieto di eutanasia dalla formulazione al condizionale è stato trasformato in una asserzione categorica.

Inoltre, sempre grazie ad un emendamento di Volontè, sottoscritto anche da Farina, si precisa che «in caso di dubbio, la decisione deve sempre essere a favore della vita e del suo prolungamento». «Una bella vittoria della verità e del buon senso», commenta Farina, ottenuta con i due emendamenti che recano anche la sua firma, i quali hanno «portato a migliorare il testo in maniera decisiva».

Anche se il documento non è vincolante per gli Stati membri, può avere un grande valore sui pronunciamenti della Corte di Strasburgo, e di rimando sulle leggi nazionali. È accaduto infatti più volte, ad esempio in Italia, che i nostri giudici hanno rinviato alla Consulta delle leggi sulla base dei pronunciamenti dei magistrati del capoluogo alsaziano.

Inoltre il testo approvato afferma che da un punto di vista dei processi legislativi, l’assemblea del Palazzo d’Europa «raccomanda che il comitato dei ministri del Consiglio porti la risoluzione all’attenzione degli Stati membri, con la richiesta che essa sia implementata».

«Si tratta di una importantissima vittoria – ha rimarcato Grégor Puppink direttore dell’European center for Law and Justice (Eclj) –, a distanza di un anno dal riconoscimento da parte della Corte di Strasburgo che nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo non c’è nessun diritto all’eutanasia ed al suicidio assistito». Secondo Puppink la risoluzione approvata mercoledì «avrà un impatto positivo in favore della vita sulle decisioni della Corte, in particolare sul prossimo pronunciamento su un ricorso di un cittadino tedesco contro la legge che nel suo Paese vieta il suicidio assistito».