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«Il muro della 194 è caduto, l' aborto è a una svolta»

Etica

La lettera. Il sottosegretario al Welfare Roccella e la mozione dell' Udc sulla moratoria

Caro direttore, do il benvenuto tra le femministe a Rocco Buttiglione. Scorrendo la sua intervista sul «Corriere» di ieri, ho letto finalmente sull' aborto parole che avrei potuto firmare, parole che ammettono l' errore di un tempo (e già questo è difficile da parte di un politico) e prendono finalmente atto di una realtà incontrovertibile, che però gli uomini, cattolici e non, hanno difficoltà a capire. La realtà è questa: che ognuno di noi è «nato di donna», ha vissuto dentro un altro corpo, smentendo alla radice la nozione di individuo così cara alla cultura occidentale. Individuo vuol dire, etimologicamente, «che non si divide», ma la donna è capace per nove mesi di essere due in uno, e poi di dividersi, facendo nascere dal proprio grembo qualcuno che è altro da sé. Questa strana compresenza di corpi e di vite è sempre stata difficile da pensare per la cultura laica; assai meno per quella cristiana, che si basa sul concetto di persona, fondato sulla relazione. Le battaglie degli anni Settanta sull' aborto legale hanno però oscurato questa lettura, radicalizzando lo scontro, come accade sempre quando le lotte politiche arrivano nelle piazze. È nata così l' opposizione tra pro choice e pro life, tra chi era per la scelta, e sottolineava il diritto femminile a decidere, e chi era per la vita, e privilegiava il diritto del bambino a nascere. Le femministe apparivano come scalmanate odiatrici di feti, mentre i cattolici venivano accusati di vedere la madre solo come il contenitore inerte di una nuova vita. Eppure è stata una parte del femminismo a teorizzare che l' aborto non è e non può essere un diritto, che anzi, «esula dal territorio del diritto». Sono state le femministe della differenza a scrivere le parole forse più dure sulla legge 194: «Il più violento mezzo di controllo delle nascite è ormai entrato ufficialmente tra le norme che regolano la società». Ma per anni non c' è stato posto per le sfumature, e la legge sull' interruzione di gravidanza è rimasta il nodo irrisolvibile, un muro di Berlino che ha diviso laici e cattolici. Oggi qualcosa è cambiato, e un politico che si autodefinisce bigotto ammette: «Dio affida il bambino alla madre in modo così particolare che difendere il bambino in contrapposizione alla madre è giusto ma impossibile». Non è un ripensamento, ma la verifica di un' impossibilità: non si può partire dall' opposizione donna contro bambino, se vogliamo tentare di combattere l' aborto, che è la soppressione di una preziosa e unica vita umana. La mozione votata alla Camera contro l' uso dell' interruzione di gravidanza come mezzo autoritario di controllo demografico può davvero assumere il peso di una svolta, se sancisce la fine di un pensiero che svalorizza la maternità e il patrimonio della differenza femminile, da parte laica come da quella cattolica. Perché l' antifemminismo laico esiste, eccome: e si nasconde proprio tra chi difende con più ardore l' assoluta eguaglianza, l' appiattimento delle donne sul modello maschile. È l' emancipazione, bellezza: come se le donne non potessero aspirare a nulla di meglio, e di più, che assomigliare agli uomini, disperdendo il patrimonio storico della differenza di genere. Invece, possiamo fare altro, partendo dalla difesa della libertà di essere madri, nel nostro paese ma soprattutto in quelli dove è vietato avere più di un figlio, ed è socialmente premiante che sia maschio. Paesi in cui alcune organizzazioni internazionali, anche legate all' Onu, promuovono la sterilizzazione femminile come metodo contraccettivo (ci sono, nel mondo, 160 milioni di donne sterilizzate) e in cui la mortalità materna è altissima. Non so se sarà davvero una moratoria, ma certo può essere una gran bella iniziativa. Eugenia Roccella
Sottosegretario al Welfare