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Bambini sempre più «lettori» E la miopia diventa epidemica

I bambini miopi sono sempre di più. Solo negli Stati Uniti negli ultimi 30 anni la diffusione di questo disturbo refrattivo è passata dal 25 al 41%, mentre un recente studio su 11mila studenti di Taiwan mostra che più dell'80% dei giovani asiatici presenta questo difetto. Lo hanno sottolineato gli esperti al Congresso mondiale di oculistica pediatrica, in corso in questi giorni a Milano, dove è stata evocata addirittura la possibilità di ricorrere alla chirurgia refrattiva per arginare il fenomeno. «Non ritengo che vi sia evidenza sufficiente per proporre la chirurgia refrattiva nel bambino, nonostante alcuni studi ne suggeriscano la fattibilità - precisa il professor Emilio Campos, direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia dell'Università di Bologna -. Agendo su un occhio in crescita non si ha la certezza che il trattamento risulti definitivo. Non solo, non si conoscono le possibili conseguenze sulla cornea di interventi attuati in pazienti che hanno un'aspettativa di vita di 80 anni. In generale penso che l'approccio migliore sia prescrivere occhiali fino a 12-13 anni, passare poi alle lenti a contatto e ricorrere alla chirurgia refrattiva dopo la stabilizzazione del quadro, di solito non prima dei 18 anni».
Esistono, però, alcuni, rari, casi in cui la chirurgia refrattiva potrebbe avere senso osserva il professor Paolo Nucci, direttore della Clinica Oculistica dell'Ospedale San Giuseppe di Milano: «Per esempio in caso di miopie che differiscano nei due occhi per valori superiori alle 5 diottrie in soggetti in cui non vi sia possibilità di usare lenti a contatto per impedimenti fisici o psichici. In questi casi la correzione con l'occhiale comporta una differenza di grandezza delle immagini nei due occhi che può risultare intollerabile». Ma quali sono le ragioni dell'epidemia di miopia? «Il fenomeno è probabilmente legato al maggiore impegno visivo ravvicinato richiesto ai nostri piccoli - osserva Nucci -. Non a caso le popolazioni con più alta scolarità soffrono più spesso di questo disturbo. Si tratta però di una condizione con diverse cause in cui entrano in gioco anche fattori genetici, oltre che ambientali».

Purtroppo quando la miopia arriva si può fare ben poco per arrestarne la progressione, nonostante alcune migliaia di pubblicazioni e più di un centinaio di tentativi terapeutici più o meno suggestivi. «Sono state proposte lenti bifocali, colliri di vario tipo (miotici e midriatici), nonché integratori, terapie basate su risposte riflesse (biofeedback): di tutti non esiste purtroppo uno studio meta-analitico che ne confermi l'efficacia» fa notare Campos. «Tutte le cure proposte hanno ottenuto risultati controversi o minimi - concorda Nucci -, oltretutto con rischi talora non trascurabili. Basti pensare alla ortocheratologia, l'uso di lenti a contatto notturne, per favorire un appiattimento della cornea: efficacia modesta a fronte di un notevole aumento del rischio infettivo. Alcuni ricercatori di Singapore sostengonoun approccio per rallentare la miopia che parrebbe ottenere una riduzione dell'evoluzione rapida della miopia, a fronte però di disagi significativi per il bambino come indossare occhiali da presbite e assunzione quotidiana di colliri di atropina».

Insomma una volta che la miopia è comparsa, conviene imparare a conviverci e, poiché non sempre i bambini esprimono con chiarezza una difficoltà visiva, è bene stare all'erta. «I segnali di una miopia incipiente sono semplici da capire - spiega Nucci-. Il bambino si avvicina agli oggetti per identificarli o spesso chiede al compagno di banco o alla maestra cosa c'è sulla lavagna. Meno significativa è la posizione "incollata" davanti alla televisione, perché è una scelta frequente del bambino che tende ad isolarsi dal mondo che lo circonda avvicinandosi allo schermo. Comunque per non correre il rischio di non riconoscere eventuali disturbi visibili meglio non mancare ai controlli raccomandati alla nascita o almeno all'anno di vita, ai tre e ai sei anni, in vista dell'imminente impegno scolastico».