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Benedetto XVI: «La preghiera ci libera dalle dittatura delle voglie»

Il Pontefice ha spronato i fedeli affinché la preghiera sia «assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell’intimo e si prende cura di noi».
«La preghiera della Chiesa mi sostiene, soprattutto nei momenti difficili». Così papa Benedetto XVI durante l’udienza generale in Piazza san Pietro, oggi dedicata alla prodigiosa liberazione di san Pietro a Gerusalemme descritta negli Atti degli apostoli.
Pietro, arrestato, viene liberato dall’angelo del Signore che interviene miracolosamente. Ma, ha sottolineato il Pontefice, Pietro non teme i nemici. Al contrario, il suo stato d’animo è sereno, perché l’apostolo «si fida di Dio» e della preghiera della sua comunità. Il Papa si è così paragonato al primo capo della Chiesa. Come se il momento attraversato da Pietro fosse sua esperienza quotidiana: «Anche io, fin dal primo momento della mia elezione come successore di Pietro, mi sono sempre sentito sorretto dalla preghiera della Chiesa, dalla vostra preghiera, soprattutto nei momenti più difficili. Grazie di cuore». Il Pontefice ha parlato di sé per dimostrare ai fedeli che «con la preghiera», se è «costante e fiduciosa», il Signore «ci libera dalle catene, ci guida per attraversare qualsiasi notte di prigionia che può attanagliare il nostro cuore, ci dona la serenità del cuore per affrontare le difficoltà della vita, anche il rifiuto, l’opposizione, la persecuzione».
L’episodio di Pietro ci parla anche della preghiera comunitaria. L’apostolo riusciva a essere fiducioso, ha detto il Papa, anche perché era «circondato dalla solidarietà e dalla preghiera dei suoi», potendo in questo modo abbandonarsi «totalmente nelle mani del Signore».
L’episodio ci ricorda la necessità di un dialogo costante con Dio: «Così deve essere la nostra preghiera: assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell’intimo e si prende cura di noi al punto che – dice Gesù – “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”». Se la comunità, ha detto il Santo Padre, non è in «continuità di dialogo vivente con il Signore (…) la testimonianza inaridisce».
La comunità di Gerusalemme è «un richiamo importante anche per noi, per le nostre comunità, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle più vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera». Perché è solo con la preghiera, di ciascuno e comunitaria, che le nostre case e le nostre comunità si liberano «dalla dittatura delle proprie voglie, dall’egoismo». In questo modo, ogni parte e ogni membro può rivivere quanto ha vissuto Pietro, che «posto come roccia (…) sperimenta che nel seguire Gesù sta la vera libertà», che così «è avvolto dalla luce sfolgorante della Risurrezione» e che «per questo può testimoniare sino al martirio che il Signore è il Risorto».