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Berlusconi replica a Merkel e Sarkozy 'Nessuno in Europa può darci lezioni'

[Esplora il significato del termine: MILANO - «Stiamo facendo qualche timido passo avanti per un governo dell’area euro, ma resta ancora molto da fare. La Germania di Angela Merkel è consapevole di questo, e il suo lavoro si avvarrà della nostra leale collaborazione. Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in un passaggio di una lunga nota dedicata ai temi della crisi, all’indomani del Consiglio Europeo, a margine del quale si è verificato l’episodio dei sorrisini della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy in risposta ad una domanda sull’affidabilità italiana. Una circostanza che fonti tedesche hanno poi smentito. L’ATTACCO A FRANCIA E GERMANIA - Berlusconi ha puntato il dito anche sulle economie di Francia e Germania: «Quanto alle turbolenze da debito sovrano e da crisi del sistema bancario, in particolare franco-tedesco, abbiamo posizioni ferme, che porteremo al prossimo vertice dell’Unione. L’euro è l’unica moneta che non abbia alle spalle, come il dollaro o la sterlina o lo yen, un prestatore di ultima istanza disposto a difendere strutturalmente la sua credibilità di fronte all’aggressività dei mercati finanziari. Questa situazione va corretta una volta per tutte, pena una crisi che sarebbe crisi comune di tutte le economie europee». «L’Italia ha già fatto e si appresta a completare quel che è nell’interesse nazionale ed europeo - ha sottolineato ancora il capo del governo italiano -, e che corrisponde al suo senso di giustizia e di equità sociale. Onoriamo il nostro debito pubblico puntualmente, abbiamo un avanzo primario più virtuoso di quello dei nostri partner, faremo il pareggio di bilancio nel 2013 e nessuno ha alcunchè da temere dalla terza economia europea, e da questo straordinario paese fondatore che tiene cara la cooperazione sovranazionale almeno quanto la sua orgogliosa indipendenza». «RIFORME STRUTTURALI» - «L’insieme della classe dirigente italiana - ha detto ancora il capo del governo in un altro passaggio del suo intervento - , se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza». E ancora: «Sarebbe un bene se l’Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il Paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo». E per concludere: «L’Italia del lavoro e dell’impresa sa come stanno le cose, vuole un deciso impulso alla libertà e alla concorrenza, e non partecipa a giochi di potere, interni ed europei. Sarebbe un bene se l’Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo. Da qui possono partire il risanamento e la ripresa».] MILANO - «Stiamo facendo qualche timido passo avanti per un governo dell'area euro, ma resta ancora molto da fare. La Germania di Angela Merkel è consapevole di questo, e il suo lavoro si avvarrà della nostra leale collaborazione. Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in un passaggio di una lunga nota dedicata ai temi della crisi, all'indomani del Consiglio Europeo, a margine del quale si è verificato l'episodio dei sorrisini della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy in risposta ad una domanda sull'affidabilità italiana. Una circostanza che fonti tedesche hanno poi smentito.

L'ATTACCO A FRANCIA E GERMANIA - Berlusconi ha puntato il dito anche sulle economie di Francia e Germania: «Quanto alle turbolenze da debito sovrano e da crisi del sistema bancario, in particolare franco-tedesco, abbiamo posizioni ferme, che porteremo al prossimo vertice dell'Unione. L'euro è l'unica moneta che non abbia alle spalle, come il dollaro o la sterlina o lo yen, un prestatore di ultima istanza disposto a difendere strutturalmente la sua credibilità di fronte all'aggressività dei mercati finanziari. Questa situazione va corretta una volta per tutte, pena una crisi che sarebbe crisi comune di tutte le economie europee». «L'Italia ha già fatto e si appresta a completare quel che è nell'interesse nazionale ed europeo - ha sottolineato ancora il capo del governo italiano -, e che corrisponde al suo senso di giustizia e di equità sociale. Onoriamo il nostro debito pubblico puntualmente, abbiamo un avanzo primario più virtuoso di quello dei nostri partner, faremo il pareggio di bilancio nel 2013 e nessuno ha alcunchè da temere dalla terza economia europea, e da questo straordinario paese fondatore che tiene cara la cooperazione sovranazionale almeno quanto la sua orgogliosa indipendenza».

«RIFORME STRUTTURALI» - «L'insieme della classe dirigente italiana - ha detto ancora il capo del governo in un altro passaggio del suo intervento - , se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza». E ancora: «Sarebbe un bene se l'Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il Paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo». E per concludere: «L'Italia del lavoro e dell'impresa sa come stanno le cose, vuole un deciso impulso alla libertà e alla concorrenza, e non partecipa a giochi di potere, interni ed europei. Sarebbe un bene se l'Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo. Da qui possono partire il risanamento e la ripresa».