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Bossi pellegrino a Medjugorje

Dal dio Po a Medjugorje, il crepuscolo di Umberto Bossi assume un risvolto religioso. L'avvicinamento alla fede per l'ex «barbaro» di Gemonio è iniziato da tempo, approfondito con le amarezze personali, le umiliazioni giudiziarie, l'esilio dalla Lega.

Bossi sarà lì, nel paesino in Bosnia-Erzegovina dove è apparsa la Madonna, l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, insieme alla moglie Manuela Marrone e pochi altri che gli sono vicini. Il viaggio è già stato preparato dalla sua segretaria, tutto è pronto: dall'urlo (e dito medio) alla preghiera, dalle baionette contro Roma ladrona al raccoglimento mistico per Maria. Bossi farà il giro classico dei pellegrini a Medjugorje, la salita sulla collina delle Apparizioni e quella sul monte Krizevac, i luoghi mistici. Non si sa invece se incontrerà uno dei veggenti che risiedono lì.

Chi lo frequenta parla di un uomo solo, profondamente depresso, che senza voce nella Lega, suo unico interesse da 30 anni a questa parte, cerca punti di riferimento altrove.
Al viaggio a Medjugorje l'ha convinto una cara amica di famiglia, anche lei del ramo perdente del Carroccio. Qualcosa era già successo, la «conversione» di Bossi dal paganesimo delle ampolle alla religione cattolica si era manifestato già. A giugno nel pratone di Bresso riempito di fedeli per l'arrivo di Benedetto XVI, in prima fila insieme a Mario Monti, Rosy Bindi, Maurizio Lupi, Roberto Formigoni, era apparso un inedito Bossi in giacca e cravatta, in ascolto del Papa. Nel corteo anti-Monti della Lega a Milano, Bossi, ancora capo partito, aveva fatto iniziare il comizio in piazza Duomo mezz'ora dopo, per consentire al cardinale Angelo Scola di finire la messa senza disturbarlo: «Angelo Scola è nato a Lecco e il Papa nella sua infinita saggezza l'ha mandato da noi - disse Bossi, già in versione cattolica - Scola parla ancora il dialetto, la nostra lingua. È uno dei nostri. Speriamo che Scola dica le sue preghiere anche per la Padania».

Il figlio Renzo non dovrebbe esserci a Medjugorje, anche se si è interessato spesso a quel viaggio di fede. Da consigliere regionale il Trota, tra le non molte cose fatte, è stato relatore di una legge per rendere obbligatorio il crocifisso in ogni edificio della Regione (multe fino a 1200 euro). Per Bossi e famiglia, dunque, si tratta della prima volta. Altri leghisti invece, come l'ex ministro Castelli, ci sono stati. A Lourdes va una delegazione di leghisti, capitanata dal conduttore di Radio Padania Andrea Rognoni, mentre il deputato piacentino Polledri partecipa a programmi di RadioMaria.

Ma la Lega è cattolica o pagana? È una delle questioni che hanno seguito la tortuosa traiettoria della parabola di Bossi. L'inizio è puro paganesimo, Calderoli si sposa con rito celtico, Bossi chiama il figlio col nome pagano di Eridano Sirio, attacca la Chiesa (ancora nel '97) avvistando «un esercito di Franceschiello» schierato contro il Nord: «A capo l'ineguagliabile caporal D'Alema. Seguono i vescovoni di Santa Romana Chiesa con paramenti tricolori, strani generali come quelli che nello Stato pontificio, uno Stato feudale, guidavano gli eserciti del Papa». Le cose cambiano con l'11 settembre 2001, la minaccia dell'Islam. La Lega va al governo e diventa una forza vicina al cattolicesimo romano, baluardo della civiltà padana contro l'invasore musulmano (Borghezio manda una delegazione ufficiale a San Pietro per la beatificazione di padre Marco d'Aviano). E così è rimasta, finché c'era Bossi. Salvini, ex leader dei comunisti padani, e Maroni (giovane militante del Pci), invece, hanno virato il Carroccio sul laico, aprendo anche al registro delle unioni civili. Molto lontani dalla Lega delle radici cristiane cara a Bossi. Al Senatùr non resta che pregare.