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Cattolici e politica. Benedetto XVI chiama, Berlusconi risponde

Politica interna e pensieri

Berlusconi ha reagito con prontezza all'appello accorato e sapiente di Benedetto XVI: occorre evangelizzare la società e, per fare ciò, sono necessari «laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». Il presidente del Consiglio ha replicato: pronti ad accoglierli. E, infatti, solo il Pdl è in grado di accogliere quei laici impegnati, rigorosi e competenti di cui ha parlato il Papa. Il cattolicesimo come forma politica e soggetto unitario - la Dc - non esiste più. Ne abbiamo preso atto soltanto noi, a sinistra stanno ancora interrogandosi sulle ragioni dell'unità dei cattolici democratici e dei laici: il gorgo ideologico novecentesco! Ecco la vera differenze tra «noi» e «loro». Per noi la storia è un percorso che segna delle tappe irreversibili che neanche la più dura e tetragona ideologia sarebbe in grado di fermare; per loro, la storia è l'applicazione degli schemi, ieri ideologici, oggi tattici e politicistici, alla realtà. Non è neanche il costruttivismo criticato da von Hayek, è qualcosa di più e qualcosa di meno, nello stesso tempo. E' qualcosa di più: cioè, la determinazione ad edificare qualcosa che, in natura, non può esistere, almeno nel quadro del cattocomunismo, vale a dire una forza politica laica e riformista. Qualcosa di meno: perché questo progetto riposa nella testa delle élites di un partito che non c'è, il Pd, mentre una parte del popolo di sinistra - è corretta la tesi di Berlusconi - vorrebbe emanciparsi da queste «teste d'uovo» prive di intelligenza politica e coraggio strategico.

Papa Benedetto ha radicalizzato le parole e il pensiero del cardinal Ruini, dopo averlo non solo sostenuto, ma pensato e legittimato con un importante documento di alcuni anni fa sui cattolici impegnati in politica - allora la firma era quella del cardinal Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L'idea di fondo è che, quanto più un laico credente è cattolico, tanto più rigorosamente sarà impegnato a rendere pubblica la sua fede ed a tradurre la stessa in criteri adeguati all'azione politica. E' un'idea laica della politica e dell'impegno dei cattolici. Laica perché «pubblica» e «popolare» - e làos vuol proprio dire «popolo». Lo sbocco storico di quest'azione è la traduzione dei diritti naturali in realtà sociali e giuridiche. In maniera non forzata, né ideologica, attraverso un aperto e serrato confronto, senza sconti e senza edulcorate posizioni mediatrici al ribasso, ma, comunque, un lavoro di lunga lena che non potrà non prendere corpo, ad esempio, con il confronto parlamentare sul testamento biologico. La bio-etica è ormai il lessico valoriale, come si usa dire in pessimo «sociologhese», della bio-politica. Indietro non si torna. E la laicità religiosa e credente deve misurarsi su questa irreversibilità e permanente tensione interna ed esterna.

Riuscirà il Pdl a contenere tutte queste spinte e controspinte? Riuscirà ad essere non un catch-all-party, ma una forma aperta di traduzione di linguaggi e politiche, in modo da rendere omogenea l'azione politica delle sue componenti? Sono convinto che Berlusconi, con il suo aperto «sì» alla sfida del Papa, abbia in qualche modo rilanciato queste domande e che il futuro del cattolicesimo non confessionalistico e non «monista» sul piano partitico riposi in questo solco culturale. E' evidente che si tratta di un percorso assai complicato e che può anche prevedere alcuni sentieri interrotti. Non sarà facile coniugare il cattolicesimo sostanzialmente minoritario in Italia, quello liberale, con una visione civica e civile fondata sull'ethos comunitario e sulla libertà di intrapresa. La sinistra post-comunista si sta arenando sull'operazione di sintesi fra cattolici democratici e post-comunisti e, in questo caso, il «senno del post» è davvero scarso e poco produttivo. L'Italia non ha altre strade per rimanere in Occidente con un ruolo da protagonista, soprattutto oggi che si riaffaccia sul Mediterraneo, che presenta realtà anti-cristiane e duramente contrarie alla civiltà europea-occidentale. Berlusconi, dunque, con quelle semplici parole riapre, da un lato, una ferita, ma, dall'altro, trasforma una possibile crisi o difficoltà in vera opportunità di crescita e sviluppo delle élites politiche di questo paese. Facciamone tesoro.