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Cercare lavoro a cinquant'anni

Forse l’Italia non è un paese per giovani, ma neppure chi è un po’ più anziano se la cava benissimo. La Stampa, in un réportage di Lodovico Poletto oggi in edicola, racconta la storia di un impiegato che viene improvvisamente licenziato: 50 anni, una moglie, una figlia, la casa di proprietà, il diploma e tanti anni di azienda. Le certezze finiscono qui: l’ex impiegato si rituffa nel mercato del lavoro, e trova solo porte chiuse.

In quaranta giorni di ricerca – a base di annunci sui giornali,annunci su internet, telefonate, caccia porta a porta – ha collezionato 166 rifiuti. Ha provato a collocarsi come venditore “Cerchiamo personale più giovane”, a riciclarsi come operaio “Ha esperienza? Perché se non conosce l’uso del tornio a controllo numerico non ci serve”, come fornaio “Mai avuto a che fare con acqua e farina? Alla sua età? Non possiamo che augurarle buona fortuna, non ci interessa”. Inutile parlare della famiglia da mandare avanti, inutile spiegare che con un diploma e quasi trent’anni di lavoro si è pronti a imparare, ad accettare qualunque mansione, a rimettersi in gioco dal basso.Unico spiraglio: la possibilità di lavorare in un supermercato. Che però sitrova a 80 chilometrida casa ed è irraggiungibile con i mezzi pubblici.  Alla fine il bilancio è amaro. Dal momento che oltre i cinquant’anni è previsto un sussidio che copre l’80% dell’ultimo stipendio (ma dura solo per un anno), l’eximpiegato fa due conti e arriva alla conclusione che finché arriva il sussidiola soluzone più conveniente è quella di accontentarsi. Tirando la cinghia: ilnuovo lavoro è sopravvivere con la cifra del sussidio, tagliando le piccole spese, ingegnandosi a risparmiare su tutto e guardare al domani sperando che il clima cambi. Una storia che purtroppo di questi tempi sta diventando sempre più comune.