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Chi "elenca" i valori popolari? - Lettera di Antonio G. Pesce

Etica

Caro direttore, non sono passate molte settimane da quando essere cattolici, in questo Paese, significava invadere la sfera pubblica della grande "narrazione" laicista, violandone il primo comandamento per cui non avremmo dovuto avere altro dio che lo Stato – intendendo quest’ultimo come l’accozzaglia di apparati di potere cristallizzati nel loro interno equilibrio (dunque, nulla che abbia a che vedere col popolo sovrano e con la partecipazione, la quale, semmai, mette in crisi qualsiasi "narrazione" – clericale certo, ma anche laicista – dei valori comunitari trascendenti, quelli espressi dalle persone che concretamente vivono la società). Oggi, invece, riscontriamo una simpatia che mai ci saremmo potuti aspettare fino a non molto tempo fa, e che arriva da concittadini – Nichi Vendola e Benedetto Della Vedova – che si accorgono che il sale cattolico non fa male alla democrazia (anzi), solo da quando l’odore delle elezioni politiche si è fatto assai prossimo alle loro narici. Eppure proprio da loro, che in anni passati hanno dimostrato cattivo gusto nel condire la pietanza della politica nazionale, ci arriva la richiesta (troppo assillante per non essere interessata, e a tratti pure insolente) di assaggiare le loro scipite minestre: la ricchezza del banchetto sociale cristiano, con tutti i suoi sapori – una gamma che va dal primo concepimento all’ultimo istante di vita, passando per la cultura, l’istruzione, il lavoro, la finanza, ecc – è svilito e ridotto a poltiglia. Che ci sia un’operazione totalitaria dietro, tuttavia, è fuor di dubbio: o la minestra o la finestra. Lo vediamo da come si tratta la storia di questa nostro sfortunato Paese. Ieri erano Pio XI e la Chiesa a essere accusati di scarsa attenzione per la deriva razzista del 1938 (è necessario ricordare meglio l’accusa e l’accusatore, tal Fini?), e oggi, addirittura, scopriamo in diretta televisiva (da Fazio & Saviano) che il popolarismo cattolico non ha mai avuto un ruolo nello sviluppo dell’Italia, e dunque non ha valori da "elencare" nei varietà Rai. Non sarebbe ora che i nostri zelanti e moderni concittadini ricordino che Pio XI non ha mai fucilato nessun antifascista né firmato articoli pseudoscientifici, e che è De Gasperi (il popolarismo sturziano, per intenderci) ad aver dato all’Italia l’unico sbocco davvero europeo, che non sia imputridito nella miseria civile ed economica del blocco di Varsavia? Risposta del direttore di Avvenire Marco Tarquinio Non è questione di settimane e neppure di anni, gentile dottor Pesce e cari amici che tra ieri e oggi avete scritto e ragionato in questa pagina. C’è un tempo che sembra non passare mai, anche in certa tv di successo: lenta e inesorabile come la venerazione per i santoni di turno che mette in scena e manda in onda. È il tempo del fastidio iper-statalista e anti-cattolico. Un tempo che purtroppo abbiamo imparato a conoscere, che non ci sorprende né sgomenta. Ma noi cattolici che allo Stato unitario guardiamo laicamente davvero e che nel nome e nella pratica di una positiva laicità abbiamo contribuito a ricostruirlo (nel coniugare al plurale, m’inorgoglisco del gran contributo costituente e politico dei popolari e dei democratici cristiani), noi cattolici che crediamo sul serio al ruolo della società civile (e non certo perché è l’ultima scoperta di un politologo d’Oltremanica), noi cattolici che siamo consapevoli della nostra fede e della nostra cultura e, dunque, abbiamo profondo rispetto per tutti e soggezione verso nessuno, noi disarmati cattolici sappiamo a quali valori guardare e da chi guardarci. Anche se qualche volta, come annota amaro nella sua lettera il signor De Angelis, non usiamo bene il telecomando... Non bastano, insomma, un paio di citazioni suggestive e apparentemente concilianti – siano di Vendola, di Della Vedova o di chiunque altro – a emozionarci e convincerci. Mentre bastano (e avanzano) per non farci incantare, né usare in giochi di propaganda e di potere, certi reiterati colpi bassi: da quelli della Tv Faziosa a quello – clamoroso e insensato, come ricorda Pesce – che l’attuale presidente della Camera sferrò contro la Chiesa e contro Pio XI, il Papa della "Mit Brennender Sorge". Si sa: gli alberi si riconoscono dai frutti che danno, ma i gesti e le parole di chi li pianta pesano, eccome.L’Italia civile e degna di spazio e ascolti sarebbe, dunque, quella che anela alla "conquista" dell’eutanasia, quella di Fazio & Saviano, di Fini & Bersani, di Englaro & Welby? Questo stucchevole gioco delle coppie può illustrare l’immagine mediatica dei sogni (e degli incubi) del Paese, ma non l’esaurisce e soprattutto la deforma. C’è tutta un’altra Italia, che la tv (anche la tv che è servizio pubblico) snobba e per la quale non ci sono le tribune delle proclamate trasmissioni intelligenti e neppure di divanetti dei pomeriggi chiacchieroni. È un’Italia che fa famiglia, che lavora e che resiste, che ha il senso della comunità e tiene la persona al primo posto, che sta coi suoi malati e i suoi anziani. E, guarda caso, è un’Italia che quasi sempre crede in Gesù Cristo, ed è Chiesa. Sorride e lotta, amando la vita, ogni piccola e grande vita di donna e d’uomo. Noi la conosciamo bene. Certa tv non la vede e non le dà voce? Diciamolo forte e ripaghiamola a dovere. È come per il voto: scegliamo noi, non solo i signori delle liste e i burattinai degli "elenchi".