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Chi perseguita i cristiani. Ecco l'infame classifica

È ben noto quali siano i paesi in cui i cristiani corrono maggiori pericoli, il giudizio è sostanzialmente unanime e si sintetizza grosso modo nella World Watch List di Open Doors, la classifica dei 50 stati in cui i cristiani subiscono le persecuzioni maggiori, pubblicata all’inizio di ogni anno. La World Watch List 2014 è stata presentata da pochi giorni. Vi sono confermati quasi tutti i paesi elencati nel 2013 con al primo posto, come sempre, la Corea del Nord. Ne sono usciti Azerbaigian, Uganda e Kirghizistan, sostituiti da Repubblica Centrafricana, Sri Lanka e Bangladesh.

In Bangladesh, una delle tre “new entry”, al 48° posto, la prima vittima cristiana dall’inizio dell’anno è Ovidio Marandy,  un giovane cattolico del gruppo tribale Santal, fratello di un sacerdote della diocesi di Dinajpur. L’11 gennaio a Gobindoganj, nel distretto settentrionale di Gaibandha, il ragazzo, ben noto e apprezzato per il suo coraggio e la sua determinazione, è stato ucciso dagli estremisti islamici per aver organizzato una manifestazione di protesta contro le violenze ai danni dei cristiani verificatesi nelle diocesi di Mymensigh e Rajshahi alcuni giorni prima, all’indomani delle legislative del 5 gennaio. Centinaia di islamisti avevano allora assalito e incendiato le abitazioni dei cristiani che erano andati a votare nonostante le minacce dei partiti all’opposizione intenzionate a boicottare il voto. Inoltre gli estremisti avevano minacciato di tornare per prendersi le terre della comunità. Durante l’assalto, otto persone erano state ferite, alcune gravemente. Anche nella parrocchia di Baromari, nel distretto di Sherpur, i cristiani che hanno osato andare alle urne hanno subito in questi giorni attacchi da parte degli islamisti.

Nello Sri Lanka, 29° nella World Watch List 2014, a infierire contro i cristiani a Hikkaduwa, nel sud del paese, sono stati invece i radicali buddisti che il 12 gennaio, in pieno giorno, hanno attaccato due chiese indipendenti di cui pretendono la chiusura con il pretesto che manchino dei permessi di apertura. Una folla guidata da otto monaci buddisti ha dapprima circondato gli edifici scagliando pietre e mattoni. Poi, malgrado la presenza delle forze dell’ordine, ha fatto irruzione al loro interno danneggiando seriamente le strutture e dando fuoco a simboli e libri religiosi, incluse alcune Bibbie. Gli attacchi confermano il clima di crescente intolleranza nei confronti delle minoranze già più volte denunciato dalle autorità religiose e che ha appunto meritato al paese l’ingresso nella lista di Open Doors. I cristiani sono poco più del 6%della popolazione. La religione ufficiale è il buddismo, praticato da quasi il 70% degli abitanti.

Il pastore evangelico Sanjeevulu, guida del gruppo “Amici di Hebron”, è il primo cristiano ucciso nel 2014 in India, 28° paese nell’elenco di Open Doors. L’11 gennaio a Vikarabad, nell’Andra Pradesh, quattro uomini si sono presentati a casa sua e lo hanno indotto a uscire in strada sostenendo di voler pregare con lui. Poi lo hanno aggredito infliggendogli sette coltellate e colpendolo con mazze e bastoni. L’uomo è deceduto due giorni dopo. La moglie, accorsa alle sue grida e anch’essa ferita, è sopravvissuta. I leader cristiani locali hanno organizzato una manifestazione pacifica per chiedere giustizia. Alcuni dei fedeli che vi hanno partecipato sono però stati arrestati. È possibile che l’omicidio fosse premeditato da tempo. Tre mesi fa il pastore aveva infatti subito minacce dai membri di un gruppo fondamentalista indù con i quali aveva avuto una discussione. Global Council of Indian Churches si dice allarmato per la recrudescenza della persecuzione anti-cristiana nello stato dell’Andra Pradesh.

In Indonesia – al 47° posto nella World Watch List – la persecuzione si manifesta anche in vessazioni e divieti continui. Per fare un esempio, il complesso iter burocratico imposto ai cristiani per la costruzione di edifici religiosi fa si che possano trascorrere anche dieci anni prima che si ottengano tutte le autorizzazioni necessarie. Trattandosi di luoghi di culto, è inoltre necessario il nulla osta dei residenti e del locale gruppo per il dialogo interreligioso. Fatto sta che, in un solo mese, a partire dal 16 dicembre 2013, le autorità di Sumatra, su pressione degli estremisti islamici, hanno bloccato i lavori di costruzione di ben cinque chiese. L’ultimo cantiere è stato chiuso alcuni giorni or sono a Pasir Putih, nel distretto di Bungo. L’intoppo apparentemente solo amministrativo – qualche autorizzazione mancante – in realtà pare mascheri l’intenzione di impedire definitivamente la costruzione con la motivazione che in quella zona la presenza di una chiesa costituirebbe fonte di “disturbo sociale”. Le autorità locali intendono far costruire al posto delle abitazioni private.

In Vietnam – 18° nell’elenco di Open Doors – sono i terreni e le proprietà dell’arcidiocesi di Saigon a essere il bersaglio dell’intolleranza religiosa. Le autorità intendono espropriare la parrocchia di Thu Thiem, fondata oltre 150 anni or sono, e gli edifici usati dalle religiose della congregazione Amanti del Sacro Cuore, attiva da 173 anni. L’ordinanza di sequestro è già stata emessa e non sono mancate le minacce e le intimidazioni. Ciononostante il parroco di Thu Thiem non si è arreso. Alle pressioni ha risposto dicendosi “pronto al martirio” se necessario, per difendere la sua parrocchia e la Chiesa vietnamita. In Vietnam i cristiani sono poco meno del 7% della popolazione e patiscono le crescenti limitazioni alla libertà religiosa imposte dal governo controllato dal Partito unico comunista.