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Confcommercio: Pil -1,3%, tasse al 55% Italia indietro di 14 anni

L'Italia rischia un salto indietro di quasi 15 anni. Lo dicono le stime di Confcommercio che, per il 2012, prevedono un calo del Pil dell'1,3%.

Secondo l'organo rappresentativo delle imprese "i consumi sono ai livelli del 1998 e il Pil ai livelli del 1999".

Dati di certo non positivi. La perdita in termini di consumi reali pro capite è del 7,4%, che più concretamente è pari a 1.023 euro a testa ai prezzi del 2011. "L'anno in corso rappresenta uno dei momenti peggiori della storia economica italiana come riduzione dei consumi reali", spiega ancora Confcommercio, sottolineando come si sia arrivati a un -2,7% rispetto al picco negativo toccato nel 1993, in cui si era raggiunto il -3,0 per cento. Il 2012 appare l'anno peggiore in assoluto sui  termini del consumo reale pro capite, con una riduzione del 3,2% (nel 1993 aveva toccato solo il -3,1%).

L'Italia continua a accumulare ritardo rispetto alle economie del Vecchio Continente. E la situazione di difficoltà si sente anche nel confronto con gli stati extra-europei. "Nei 13 anni che vanno dal 2000 al 2012 - evidenzia Confcommercio - abbiamo perso in termini di Pil reale pro capite, il 9% rispetto alla Germania, l’11% rispetto alla Francia, il 22% e il 18% rispettivamente nei confronti della Spagna e del Regno Unito". E i grafici mostrano un allargamento del divario e una sempre minore soddisfazione dei cittadini, che fa rischiare "una progressiva marginalizzazione politica del paese".

Il 2012 non porterà soltanto a un calo del Pil, ma anche a "sacrifici da record". La pressione fiscale toccherà i massimi storici. La pressione fiscale apparente (rapporto tra il gettito complessivo tributario e contributivo e il prodotto lordo), supererà il 45%. Si raggiungerà il 55% se si toglie dai calcoli del Pil la fetta di sommerso, calcolando quindi la pressione reale. Una percentuale che regala al Paese la maglia nera mondiale dei più tassati.

Una serie di record di cui c'è poco da vantarsi. Prima di tutto il più rapido incremento della pressione nella storia repubblicana. Poi il massimo storico sulla pressione. Infine il massimo mondiale in termini di pressione effettiva sul contribuente in regola.

Se l'Italia dunque nel 2007 era al settimo posto nella graduatoria europea, ora passa al quinto, a causa della diminuzione della pressione fiscale operata da Danimarca, Svezia e Belgio. E se la storia può insegnare qualcosa, commenta Confcommercio, "con poca crescita, scarsa sarà l'incisività delle manovre riguardanti il debito".

Un rischio ulteriore viene anche dal fiscal compact, l'accordo firmato in Europa che vincola al pareggio di bilancio e alla riduzione del rapporto tra debito e Pil. Secondo Confcommercio "è perfettamente compatibile con un progressivo impoverimento degli italiani". E se dopo la fine del triennio 2011-2013 qualcosa non sarà cambiato, si rischia "che i sacrifici siano per sempre".