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Corano, rivolta in India: assalto ai cristiani

La peggiore giornata di sangue da quando è iniziata la rivolta anti indiana del Kashmir: vittime ancora una volta i cristiani. Almeno 18 le vittime in tutta l’India: a innescare le violenze le immagini trasmesse dalla tv iraniana Press tv (subito oscurata) dei due estremisti che sabato hanno strappato delle pagine del Corano davanti alla Casa Bianca. Come una miccia in una polveriera.
Nel tormentato Stato indiano del Kashmir, dove da tre mesi si è riacceso il movimento insurrezionale contro il governo centrale, migliaia di manifestanti si sono riversati per le strade a lanciare slogan contro l’Occidente e gli Stati Uniti. Le proteste per la profanazione del Corano hanno subito innescato un duro confronto tra militanti islamisti e forze dell’ordine. L’episodio più grave ieri mattina nel distretto di Tangmarg: la folla inferocita ha preso di assalto e incendiato una scuola della Christian Society Mission. La polizia e i paramilitari hanno usato armi da fuoco per disperdere la folla che ha poi impedito ai vigili del fuoco di raggiungere l’edificio in legno, che è andato completamente distrutto. I dimostranti hanno pure preso d’assalto un edificio del governo.
Almeno 7 i morti negli scontri fra estremisti e polizia, compreso un agente. Una settantina i feriti complessivi. Dimostrazioni si sono tenute in altre città e nella stessa Srinagar, capitale dello Stato del Kashmir, dove gruppi di manifestanti hanno bloccato le strade principali per improvvisare letture del Corano.
«L’attacco alla scuola cristiana a Tangmarg è un atto deplorevole», ha dichiarato il capo della polizia del Kashmir. «Chiediamo alla popolazione di non diffondere notizie non verificate relative a supposte profanazioni del Sacro Corano». Timori per un diffondersi delle violenze che potrebbero avere come obiettivo la minuscola comunità cattolica, è stata espressa dal vescovo di Jammu-Kashmir, monsignor Peter Celestine. «La proposta di bruciare il Corano, anche se poi ritirata, ha causato una situazione molto tesa, ci sono paura e timore», ha confermato in un’intervista diffusa da Asia News.
«Una violenza contro ogni ragionevolezza, perchè contro la vita di persone innocenti», ha commentato il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, monsignor Celata. Nel confinante Stato del Punjab, nella notte di domenica una folla infuriata aveva assalito e incendiato una chiesa e diversi veicoli in sosta nel quartiere di Loha Bazar nella città di Malerkotla, zona a maggioranza islamica dove i rapporti tra musulmani e cristiani sono sempre stati perlopiù di cooperazione. Nella città ancora la notte scorsa è stato imposto il coprifuoco per timore di nuove violenze.
Oltreconfine, in Pakistan, a Mardan presso il confine con l’Afghanistan, una chiesa cristiana è stata danneggiata dall’esplosione di un ordigno nella notte di domenica. Secondo i media locali due persone, tra cui un poliziotto, sono rimaste ferite dalla deflagrazione. Nessuna rivendicazione per l’attentato, l’ultimo di una lunga serie che hanno avuto come obiettivo luoghi di culto delle minoranza religiose nel popoloso paese musulmano dove i Taliban cercano di imporre con la forza la propria visione dell’Islam. Lievi i danni all’ingresso dell’edificio, ma se la bomba fosse esplosa di giorno avrebbe potuto fare numerose vittime. La chiesa di San Paolo che appartiene alla Chiesa del Pakistan, unione di quattro confessioni (luterana, metodista, anglicana e presbiteriana), infatti, si trova nel centro cittadino.