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Così i soldi di mafia e droga salveranno l'Italia

Fiscal compact, spending review, tagli sugli sprechi e cucito di toppe fiscali con la spremitura dei contribuenti.  Tranquilli, tra qualche mese tutto ciò sarà solo un cattivo ricordo, preistoria gabellare da nascondere nei sotterranei dell’Agenzia delle Entrate. A far ripartire l’Italia sarà il malaffare, cioè i miliardi di euro che ogni anno entrano nelle casse di mafie e narcos. É l’Europa che lo vuole e a noi ci va benei, perché in fatto di mafie non siamo secondi a nessuno. Non stiamo scherzando anche se non è detto che sia una cosa seria. Per il governo di Matteo Renzi lo è dato che ha rinviato il Def, il Documento di economia e finanza, alla prima settimana di ottobre in attesa di rifare i conti, sommando anche il fatturato criminale che dovrebbe consentire una pezza al rapporto deficit-Pil, inchiodato alla fatidica quota del 3%, e a quello debito-Pil, ormai oltre il 134%.

Dunque, se nel calcolo del nostro Pil entreranno quest’anno anche droga, prostituzione, contrabbando, estorsioni e tutto il resto del "lavoro sporco", il merito è dell’Europa che impone (a dispetto di ogni rivendicazione renziana di autonomia e sovranità nazionale) a tutti gli Stati membri questa rivoluzione contabile. Si chiama “Sistema europeo dei conti”, Sec 2010 e, fa sapere l'Istat, segnerà il "passaggio" a "una nuova versione delle regole di contabilità" in cui, tra l'altro, viene raffinata la metodologia per il calcolo dell'economia sommersa. Una revisione che, secondo anche Nomisma, potrebbe far lievitare il Pil italiano e spingerlo fino a un +2% e addirittura il doppio, su base continentale. Il calcolo sarà pure retroattivo dal 2011, come accaduto agli Stati Uniti, che hanno già previsto un incremento del Pil addirittura del 3,5% per gli anni compresi tra 2010 e 2012. Non solo: con Sec potremo calcolare la pressione fiscale non sul Pil prodotto dai contribuenti, ma su quello maggiorato che includono le attività delle honding criminali. Detto in parole più semplici: grazie alle estorsioni della n’drangheta, il Fisco alleggerirà un po’ le sue “estorsioni” sui cittadini. Insomma, tutti più ricchi e meno tasse per tutti. Ce l’aveva promesso Berlusconi, ma sarà la mafia a realizzare il sogno. E la crisi mondiale, e l’Itaia in recessione? Tutte balle, ci dicono adesso: siamo alla vigilia di un nuovo miracolo italiano. Basta aggiungere i budget di mafia e narcos et volià, il gioco è fatto. Perché, come diceva Totò, è la somma che fa il totale.

Eppure a Bruxelles ci credono, il nuovo sistema di calcolo del Pil non è affatto un trucchetto di illusionismo statistico, ma andrà a condizionare gli interventi dell’Unione, sulla ripartizione dei fondi strutturali europei o le decisioni della Banca centrale. Dunque, non un semplice divertissement per ministri creativi o economisti Stranamore. L'Italia non cresce da almeno venti anni: chissà se è colpa del fatto che abbiamo trascurato la ricchezza prodotta dagli spacciatori di marijuana o di “servizi alla persona” forniti dalle gentili professioniste dell’amore fuori dal normale orario di ufficio? E vuoi mettere l’accelerata al consumi della stecca di Marlboro comprata on the road dal marocchino o la grappa di contrabbando distillata e imbottigliata in Cina? Dunque, bando alle ipocrisie e che i ragionieri dello Stato ci dicano senza indugi quanto dobbiamo a papponi e spacciatori. Che l'economia proibita e in nero conti quanto, se non più, di quella legale già lo sappiamo. Ma ora potremmo anche scoprire di aver sottovalutato il potenziale del sistema Paese, con grande beneficio per l'autostima nazionale: una sniffata di entusiasmo, potremmo dire.

Ma non è tutto Pil quel che luccica.  Qualche esperto non è così ottimista come gli euro-cervelloni e avverte che calcolare il fatturato dell’economia criminale non è poi tanto facile, perché i veri guadagni della mafia li conosce solo il mafioso. A fronte di un 27% di sommerso “storico”, la quantificazione del fatturato criminale è molto difficoltosa: secondo i diversi studi (Sos Impresa: Banca d’Italia e Transcrime), si passa da 26 a 138 miliardi di euro l’anno. La Banca d’Italia ha effettuato una stima basandosi sulla domanda di contante integrata da informazioni sulle denunce per droga e prostituzione messe in relazione al Pil delle singole province italiane. Il rapporto attribuisce all’economia criminale un valore pari al 10,9% del Pil nel periodo 2005-2008, ma in ascesa al 12,6%. Di solito le stime si basano su valutazioni soggettive ritenute attendibili dalle fonti investigative istituzionali (denunce, sequestri e confische), ma si tratta di criteri basati su presunzioni assolute e molto approssimative: ad esempio si ritiene che il quantitativo di droga sequestrata è nove volte minore rispetto al consumo reale. E poi, qui stiamo parlando di volumi d’affari: se quello dell’economia sommersa si può integralmente considerare come quota del Pil, non altrettanto si può dire dell’economia criminale. Se un gruppo di romeni gestisce prostitute romene, la gran parte delle risorse se ne va in Romania. Lo stesso dicasi per gli spacciatori di cocaina colombiani, che la importano illegalmente dal proprio Paese e vi reinvestono gli utili realizzati. La cosa ha più a che fare con l’esportazione di capitali o le rimesse degli emigranti. In entrambe i casi è un’uscita secca per il Paese.

Ma al di là della fattibilità e della convenienza “tecnica” del nuovo sistema di calcolo, il problema è tutto politico. Può davvero uno Stato accettare di conteggiare tra le sue risorse il traffico di droga, il contrabbando, lo sfruttamento sessuale e le estorsioni? Il problema non è solo morale, ma soprattutto politico: tutte queste “attività” vengono esercitate contro la legge e, soprattutto, comportano stragi, omicidi, violenze sui bambini e altri comportamenti puniti dal codice penale. Secondo l’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo): sfruttare una prostituta permette di guadagnare 10 volte di più rispetto a un "semplice" lavoratore domestico, con un profitto medio esentasse annuale di 21.800 euro. Dei 150 miliardi di dollari di utili mondiali della holding dello sfruttamento circa 99 miliardi, ovvero due terzi del totale, vengono da quello sessuale. «Eurostat ha dunque deciso», afferma il deputato Ncd Alessandro Pagano, «che gli sfruttatori sono dei produttori di Pil e possiamo star certi che costoro ben presto non mancheranno di sottolineare le proprie benemerenze sociali, considerandosi in qualche modo autorizzati a proseguire la propria opera! Ma allora perché inserire solo la prostituzione e non anche il resto delle forme di sfruttamento della persona, che pure non scarseggiano sul territorio dell’Unione? ».Beh, Pagano ha ragione, ma c’è poco da scherzare: Renzi potrebbe prendere al volo il suggerimento e non è detto che già confidi in questa ennesima stramberia europea per trovare la copertura ed estendere i famigerati 80 euro anche ai titolari di famiglie monoreddito. Oppure per farsi un tesoretto “in nero” con cui finanziare le tanto sbandierate riforme.

Ma non sarà affatto così e sono gli stessi numeri a confermare che Sec 2010 non servirà a migliorare i conti, né a migliorare la vita dei cittadini. Anzi. Dice Pagano: «se l’incidenza dell’economia illegale nel nostro Paese raggiunge il 27 per cento, con i nuovi calcoli di Eurostat il Pil italiano crescerà solo di due punti, di cui solo lo 0,40% è imputabile all’economia criminale. Dunque, dove sta il miracolo? L’opinione degli esperti è che si arriverà a un aumento reale del Pil solo se questi “servizi”, cioè droga, contrabbando e prostituzione, attività esclusive delle multinazionali mafiose, verranno liberalizzati e decriminalizzati». Ma allora, vuoi vedere che la trattativa tra mafia e Stato, di cui parlano alcuni pentiti, mirava proprio a questo? Cioè, a far entrare Cosa Nostra nelle Partecipazioni statali. Vabbè, è una battutaccia, ma lo è anche questa cosa dell’Europa sul Pil: un’idea con i baffi, anzi con la coppola.