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Dalla “spinello car” alla liofilizzazione del caro estinto. Bestiario grillino tutto da ridere (o da piangere)

Metti un paio di battaglie di sinistra, un tocco di inquietudine ecologista, un filino di bolscevismo e di paranoia web, condisci con un pizzico di radicalismo e una spolverata di follia messianica et voilà, ecco il gran piatto a 5 Stelle. Portata apprezzata da molti italiani che la trovano per ora irrinunciabile, ma solo se a servirla, a suon di «vaffa» e di «tu, chi cazzo sei?», è il leader-chef, Beppe Grillo. Altrimenti – lo dimostra la débâcle grillina nelle elezioni locali – è percepita dall’elettorato per quella che è. Un’accozzaglia di patacche. Una cosa, in assenza della verve mediatica del gran maestro di comicità, ridicola senza far ridere.
Ovunque si svolga una manifestazione della sinistra extraparlamentare ci sono anche i grillini. Il motivo è semplice: coltivare la protesta che ha spinto il Movimento sino a Palazzo Madama e a Montecitorio. L’ultima contestazione di piazza data 18 maggio 2013, quando i parlamentari “con doppia laurea” non mancarono di presenziare alla manifestazione della Fiom, a Roma, a fianco del sindacato rosso e della triplice comunista (Sel, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani). Così accadde in Val di Susa, insieme agli antagonisti, contro la Tav; a Bologna, con la benedizione di Stefano Rodotà, contro le scuole paritarie; in Sicilia, per concessione di Rosario Crocetta, contro le onde elettromagnetiche del Muos e dell’esercito americano. Auto-proclamandosi collettore di comitati e liste civiche sul territorio, il Movimento raccoglie le voci di qualsiasi protesta. In Valtellina i grillini si uniscono ai “No cava”, in Toscana ai “No autostrada”, in Brianza ai “No pedemontana”, a Viterbo ai “No aeroporto”, a Torino ai “No variante metropolitana”. Ricostruire la Rete dei “no” nella sua interezza sarebbe impossibile. Ma è proprio questa tela fitta la sostanza elettorale del Movimento. Una presenza più concreta del popolo del web, dei trecento internauti che seguono trasmissioni di nicchia su La Cosa, canale televisivo del Movimento, spot sulla carta ricavata dalla cacca di elefante o sulla coscienza cosmica interiore.
Il flop M5S città per città

A farne le spese, della filosofia della Rete (quella concreta), sono anche i morti. A Prato, a giugno dell’anno scorso, i grillini scesero in piazza con l’obiettivo di fermare la costruzione del “parco cimiteriale” e del forno crematorio. Problema di polveri sottili, sostennero: le protesi dei cremati, specialmente i denti finti e le otturazioni, inquinerebbero la città. Nonostante la manifestazione, i militanti 5 stelle non riuscirono a far passare opzioni funebri più ecologiche come la “liofilizzazione”, o la liquefazione/polverizzazione del caro estinto, con sepoltura in urna biologica e biodegradabile. Proposte altrettanto stravaganti, il Movimento, le promuove in ogni parte d’Italia. A Marcianise, in Campania, cerca di sottrarre l’antica lotta per la legalizzazione della cannabis a Marco Pannella e ai radicali, proponendone la coltivazione su tutto il territorio. Specialmente «là dove il food non è coltivabile». I benefici della canapa non si limitano alla medicina (ragione per cui, a dire del non-partito, è stata resa illegale dalle «big industrie» farmaceutiche). Possiede spiccate potenzialità, sfruttabili dal settore agricolo e automobilistico. «Di essa non si butta via niente», spiegano gli esponenti 5 Stelle di Marcianise in un incontro tenuto a maggio sul tema: «La canapa va considerata il “maiale” dei vegetali». Altro che pioppeti. La cannabisi fa miracoli. In un battibaleno, riuscirebbe a eliminare scorie tossiche, metalli pesanti, e rifiuti di ogni specie presenti nel sottosuolo. Non solo. Forse non tutti sanno, spiegano i 5 Stelle campani, che «Henry Ford negli anni Trenta fece una serie di auto in canapa». Macchine non inquinanti perché alimentate con la stessa cannabis. A impedire che la ford-spinello diventasse l’auto ufficiale di Woody Guthrie e Bob Dylan, in questo caso furono le «big industrie» del petrolio.
Sul blog di Beppe Grillo spiegano come si estrae la carta dalla cacca di elefante

L’opposizione ai forni crematori e la promozione dell’automobile di canapa sono gli effetti del sistema a Rete con cui è costruito il movimento. Raccogliendo pressoché tutti i comitati cittadini contrari a qualcosa, le opzioni politiche si riducono drasticamente, oppure diventano risibili quando non surreali e grottesche. A risentirne è anche il cavallo di battaglia del non-partito: l’energia pulita ricavata da fonti rinnovabili. L’innovativa agenda energetica grillina deve comprimersi per lasciare spazio ai “no” dei cittadini di tutta Italia. Scontata l’opposizione del Movimento allo sfruttamento di qualsiasi combustibile fossile, la sua contrarietà, oggi, si estende spesso anche alle rinnovabili.
Lo sviluppo sostenibile
«Una delle possibili risorse per lo sviluppo sostenibile», scrivevano Grillo e seguaci nel 2006 su beppegrillo.it, è l’energia geotermica, in quanto «rinnovabile, pulita, gratuita, disponibile sempre e dovunque». Nel 2010, il portale web del Movimento 5 Stelle ribadiva che il geotermico è «molto più stabile dell’energia solare o eolica». Pochi anni più tardi, nel 2013, cambia idea, associandosi alle lobby locali che ostacolano il progresso ecologico. Un caso su tutti, a Castel San Giorgio, nei pressi di Orvieto, dove il Movimento fa «senza se e senza ma una netta contrapposizione all’impianto di geotermia». Si tratta, spiegano gli attivisti in un comunicato inviato ai quotidiani locali, di un’operazione targata non “green” ma «greed economy». Non è il primo caso di opposizione al rinnovabile dei 5 Stelle, nell’orvietano. Negli stessi giorni, esprimono opinione sfavorevole anche nei confronti di tre centrali eoliche e di un impianto fotovoltaico sul Monte Peglia. La difesa dell’altopiano dell’Alfina dai «progetti speculativi» da parte dei militanti locali è diventata addirittura un’interrogazione parlamentare presentata alla Camera il 6 maggio 2013 dal Movimento 5 Stelle.
Ora lo sfancula, ma qui Grillo faceva il lecchino con Rodotà

L’antipatia nei confronti delle pale eoliche è fenomeno diffuso in tutta Italia. E il grillino, a qualsiasi latitudine della penisola, non disdegna di farsene portavoce. Pochi mesi prima dell’interrogazione sul Monte Peglia, i militanti della Lunigiana promossero una rivolta contro l’impianto eolico a Pontremoli, benché il progetto fossa stato approvato da tutte le istituzioni locali. Stessi episodi rivoltosi furono promossi dai militanti sui monti emiliani e in altre regioni d’Italia. In Molise, dove l’eolico off shore prodotto al largo della costa, nel mare Adriatico, ebbe per un breve momento anche l’approvazione del Movimento 5 Stelle; gli attivisti cambiarono idea quando si accorsero che i comuni della provincia di Campobasso erano contrari. Paradossalmente, la costruzione dell’impianto bloccata dalla Corte dei Conti per l’opposizione degli enti locali, che avrebbe prodotto un’energia record da 162 MegaWatt, fu difesa soltanto da Legambiente.
Limitare gli impianti eolici
Il documento programmatico del non-partito in Molise è utile a capire in cosa consista effettivamente il suo piano energetico. Nel 2011, parlava di fotovoltaico «sui tetti degli edifici», di «micro-eolico» camuffato nella vegetazione, di centrali a biomasse con materia prima di provenienza “rurale” e a “km 0”, di «mini idro-elettrico», «solo laddove non impatta con i torrenti». Nel 2013, due anni più tardi, l’agenda già poco ambiziosa è riscritta. Si lascia perdere ogni velleità propositiva sulle fonti rinnovabili. Meglio regolamentare e limitare la «diffusione indiscriminata degli impianti eolici nel territorio» e opporsi alla costruzione di impianti fotovoltaici «a terra, che vanno a far perdere la caratteristica vocazione agricola e di pascolo di molti terreni».
L’orrore estetico nei confronti dei pannelli solari è sentito dal grillino molisano come dal pistoiese. Contro di essi, il Movimento ha condotto una battaglia dura anche ai piedi degli Appennini. Lì, però, prati bucolici e pascoli per le caprette non c’entrano niente. L’impianto dovrebbe essere costruito sopra una discarica, infatti. Tuttavia i grillini avrebbero protestato: lo scopo recondito dei pannelli sulla discarica è quello di nascondere ai cittadini, fisicamente e metaforicamente, le porcherie dell’amministrazione.
In attesa di una centrale mini-idroelettrica capace di non impattare con i torrenti, ed eliminati geotermico, pannelli solari e pale eoliche dal novero delle possibilità, non resta che il gas naturale per produrre energia pulita in grado di far funzionare le fabbriche e gli ospedali del paese. Purtroppo, la possibilità che il Movimento 5 Stelle sia d’accordo sul biogas è remota. «C’è una serie di problemi legati alle centrali a biogas che non consentono proprio di definirle “a impatto zero”», nota un blog 5 Stelle veneto, dove i militanti protestano contro l’impianto di Papozze. Motivo? Odori, insetti e rumori, per dirne qualcuno. Discorso dello stesso tenore dei militanti perugini (che aggiungono: potrebbe esondare un fiume, buttare giù la centrale e dunque inquinare il territorio). E poi in Calabria, dove a Sorbo San Basile l’impianto a biogas, costruito lontano da ogni pericolo, è stato definito dalla base grillina «una vera e propria offesa al valore inestimabile della flora e della fauna silana». Non va meglio alle centrali di “turbogas”: la protesta colpisce anche quelle, come all’ex acciaieria di Presenzano, vicino a Cesena. Il motivo della contrarietà è che il gas naturale, secondo alcuni studi, alla fin fine non è poi così pulito. Ci si aspetterebbe che almeno sul metano, alternativa ecologica alla benzina, propagandata da Grillo, l’accordo sia unanime. Ma a San Benedetto del Tronto, gli attivisti protestano contro l’impianto di stoccaggio.
Qualche ingenuo militante sostiene che il Movimento «voglia una nuova economia dei materiali che porterà alla realizzazione di impianti di compostaggio a ciclo anaerobico per la produzione di biogas di trattamento meccanico biologico». Non è informato. Non solo sul biogas. Anche sull’unica alternativa a inceneritori e discariche, fiore all’occhiello del movimento guidato da Grillo, l’impianto di compostaggio. A Castelnovo, provincia di Reggio Emilia, i grillini locali sostengono che «come Movimento 5 Stelle da sempre diciamo “No all’inceneritore e al compostaggio” e “Sì al piano alternativo per la gestione dei rifiuti”», ovvero il «compostaggio domestico obbligatorio». Che ciò possa rappresentare una soluzione ai cattivi odori? Non è chiaro. Non lo è nemmeno come i grillini intendano produrre energia in grado di mettere in Rete il non-partito dei “no” e alimentare l’uso universale del wi-fi (che peraltro fa parte della categoria cancerogena 2b dell’Oms, come le antenne del Muos e i sottaceti). L’ultima alternativa ecologica in grado di mandare avanti il progetto di e-democracy Grillo-Casaleggio sarebbe la trazione animale. I quadrupedi più indicati? Tolti i muli (ogm), resterebbero soltanto gli asini.