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Giornalista omosessuale: «Nozze gay spudorato colpo di mano dello Stato. Per sposarsi non basta l’amore»

n Irlanda, fissato per il 2015 il referendum sul matrimonio gay, si è scatenata una polemica a cui la settimana scorsa ha preso parte anche il giornalista omosessuale Paddy Manning. Così come in precedenza il suo collega Andrew Pierce era intervenuto nel dibattito inglese contro la legge voluta dal premier David Cameron, anche Manning ha deciso di scrivere all’Irish Daily Mirror per difendere «il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà», per ribadire che i figli «nascono solo dall’unione fra uomo e donna», per spiegare che «uguaglianza non è negare la differenza» e che «bisogna rispettare la realtà». E per chiarire che l’impossibilità di sposarsi non fa di un gay «una vittima».
LO STATO INVADENTE. «Il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è una forma di uguaglianza calda e accogliente», ma «uno spudorato colpo di mano dello Stato», ha scritto il cronista. Secondo Manning «lo Stato vuole ridisegnare completamente il matrimonio, non più secondo il modello uomo-donna-bambino, che abbiamo ereditato da diecimila anni di storia e da tutte le culture, ma come come un qualsiasi legame irrilevante tra adulti».
LA REALTÀ IGNORATA. «Sono gay, non sono una vittima e rifiuto questa idea che il matrimonio tradizionale debba essere drasticamente cambiato per via di certe fantasie», chiarisce il giornalista. «Solo un uomo e una donna possono generare un figlio, a dispetto di tutte le fantasie che l’ideologia “gender” distruttiva vuol farci credere». Distruttiva perché «ogni bambino ha il diritto a una vita secondo natura». Se il matrimonio omosessuale verrà legalizzato l’effetto sarà quello di «rendere irrilevante il matrimonio» e, «per la prima volta, bambini e genitorialità non avranno più spazio nel matrimonio». Così le nozze fra persone dello stesso sesso «ci costringono a ignorare la realtà e il diritto dei bambini ad avere una madre e un padre».
NON È UN SENTIMENTO. In risposta al primo ministro irlandese, Enda Kenny, che si è schierato a favore della legalizzazione delle nozze gay, Manning sottolinea che «le persone si sposano per diverse ragioni, ma il matrimonio c’è perché ha un significato e produce un effetto vitale, non solo per l’individuo, ma per la società». Perciò se il governo deciderà di snaturarlo, saranno le future generazioni a rimetterci, prosegue il giornalista. «Possiamo ignorare la realtà quanto vogliamo, ma l’esito per i bambini non è lo stesso a prescindere dai diversi modelli familiari (…). Il matrimonio fra uomo e donna è la migliore possibilità per i bambini». Inoltre chi «pretende che l’uguaglianza significhi che l’uomo e la donna siano interscambiabili, come i pezzi del lego, dimostra che non capisce cosa sia l’uomo, la donna, il matrimonio e molto altro». E qui per Manning sta il vero problema: che non ci si sposa, nemmeno fra uomo e donna, per un generico sentimento di benevolenza, ma per un compito. «Il matrimonio non è solo fra due persone che si amano, ma fra un uomo e una donna che si impegnano a generare e crescere un figlio».

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