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Il mondo nuovo di Casaleggio, dove il Parlamento è un accessorio della Rete

La necessità di rifondare la democrazia e di farlo attraverso la Rete, il sogno di una politica (e di un mondo) senza leader, la conoscenza e la realtà “aumentate” grazie a internet e poi l’immancabile complotto responsabile della mancata connessione di larga parte del territorio italiano. Sono numerosi gli spunti dell’ampia intervista a Gianroberto Casaleggio realizzata da Serena Danna e pubblicata oggi sul supplemento La Lettura del Corriere della Sera. Anche se forse l’elemento più interessante è che Casaleggio conceda un’intervista al maggior quotidiano italiano, rappresentante principe di uno di quei media che considera in via di estinzione. Della serie: siete tutti morti ma ci servite ancora tantissimo.
INTERNET COME L’ARIA. Ma andiamo con ordine. Come detto l’intervista è ampia e approfondita e una lettura integrale del testo consente di farsi un’idea dell’impalcatura ideologica e culturale che sta dietro al Movimento 5 Stelle. Casaleggio ritiene infatti, citando Nicholas Negroponte, che presto internet sarà come l’aria e che il “digital divide” in Italia sia «evidentemente voluto» (non si sa da chi), ma destinato inevitabilmente a scomparire. Ovviamente anche grazie al Movimento.
«LA DEMOCRAZIA DIRETTA NON HA LEADER». Il Movimento incarna infatti quella nuova centralità del cittadino rispetto alla società che la democrazia diretta resa possibile dalla Rete esige. «La selezione – dice Casaleggio – deve essere fatta “dal basso”, dai cittadini, che propongono le persone più adatte e di cui conoscono la storia e le competenze. Va considerato che il concetto di leadership è estraneo alla democrazia diretta». Il “guru” del Movimento 5 Stelle prevede che «le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno».
I REFERENDUM SENZA QUORUM. La democrazia diretta rende inoltre necessarie molte modifiche costituzionali, come «il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che deve essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato».
IL DOGMA DELLA TRASPARENZA. Confidando di stimare molto Julian Assange e rivelando di volerlo incontrare a breve, Casaleggio parla della trasparenza come di uno dei princìpi cardine di internet, «che diventerà in futuro obbligatoria per qualunque governo o organizzazione». Casaleggio identifica anche la Rete come il luogo del dialogo (bisognerebbe domandarsi, dice, «se il livello di confronto presente su internet sia presente nel mondo reale»). Ma anche della conoscenza che «consente a gruppi con conoscenze e interessi simili dislocati nel mondo di mettersi in contatto e di formare una conoscenza superiore su qualunque aspetto in tempi molto brevi, condividendo esperienze e fatti».
IL FUTURO DEI MEDIA TRADIZIONALI. Casaleggio spiega anche che ai parlamentari del Movimento non è mai stata vietata la partecipazione a programmi tv, ma solo ai talk show, considerati «contesti nei quali non è possibile esporre le proprie idee in modo puntuale». Il Movimento, riprende Casaleggio, «ora è in Parlamento e la sua visibilità sarà necessariamente maggiore anche nelle televisioni che vanno considerate, comunque, un media in via di estinzione, anche per motivi economici legati alla diminuzione del gettito pubblicitario». Valutando il percorso compiuto fino ad ora dal M5S, Casaleggio dice che tutto era prevedibile «compresa la chiusura a riccio del Sistema per mantenere lo status quo e l’inesperienza dei neoparlamentari, tranne l’attacco mediatico senza precedenti per l’Italia repubblicana, spaventoso, verso un nuovo movimento politico da parte dei giornali e delle televisioni».