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Il Papa a Frascati: «Preghiera e carità per essergli accanto»

Dopo trentadue anni il Papa torna a Frascati. Il beato Giovanni Paolo II arrivò l’8 settembre 1980. Benedetto XVI vi presiederà domani la celebrazione eucaristica domenicale. L’appuntamento è alle 9,30 nella centrale piazza San Pietro. Alla vigilia dell’evento Avvenire ha intervistato monsignor Raffaello Martinelli, bergamasco, alla guida della diocesi tuscolana dal 2009 dopo quasi trent’anni di servizio alla Congregazione per la dottrina della fede.

Eccellenza, come vi siete preparati alla visita?
Con i sacerdoti e i fedeli ci siamo impegnati spiritualmente soprattutto su tre dimensioni. Innanzitutto abbiamo cercato di approfondire la missione del Papa nella Chiesa, quella che Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori, così da guardare al Pontefice con gli occhi della fede cattolica. Questo è il primo punto, il principale.

Il secondo?
Conoscere di più e dedicare più tempo ad approfondire la conoscenza di quello che il Papa attuale dice, attraverso le sue omelie e i suoi discorsi. Benedetto XVI è un Pontefice molto profondo e allo stesso tempo ha uno stile molto catechistico, che sa parlare alla gente e riesce a trovare i modi di affrontare tematiche difficili in una maniera comprensibile anche ai più semplici. E ho chiesto ai sacerdoti e ai fedeli di fare tesoro soprattutto delle due occasioni in cui il Papa mette a disposizione di tutti questa sua capacità, gli Angelus domenicali e le catechesi del mercoledì. Oggi tramite internet tutti possono gustare questi testi quasi in tempo reale. Bisogna approfittarne! Soprattutto noi preti se lo facessimo con più assiduità avremmo molto da imparare!

Questo è il secondo piano di impegno di preparazione alla visita del Papa. E il terzo?
La preghiera. Dopo la solennità dei santi Pietro e Paolo nelle parrocchie, nelle case religiose, nelle sedi della associazioni ecclesiali, abbiamo organizzato momenti di adorazione eucaristica e di preghiera per invocare da Dio l’aiuto per il nostro Santo Padre nella sua missione che è sempre stata difficile e lo è particolarmente nella situazione che ci tocca vivere oggi. Il Papa prega per tutti noi, ma anche lui ha bisogno della nostra preghiera. Da diverse settimane, in ogni celebrazione eucaristica recitiamo per il Santo Padre anche la preghiera che ho preparato per la sua venuta tra noi.

Che riscontro ha avuto in questa preparazione?
Il riscontro ultimo lo lascio al Signore. Nel frattempo noto con piacere che il numero di fedeli che ha preannunciato la propria presenza, diverse migliaia, è andato oltre le aspettative, nonostante siamo in periodo di ferie estive e senza contare che la nostra diocesi non è molto popolosa. Certo, tutti vorrebbero vedere il Papa più da vicino possibile e la nostra piazza san Pietro non ha certo le dimensioni di quella più famosa al mondo. Cercheremo di fare il possibile, tenendo presente però che un posto privilegiato verrà giustamente dato alle centinaia di malati che in barella o in carrozzina parteciperanno alla Santa Messa. Comunque poi c’è stato anche un altro riscontro positivo.

Quale?
Varie persone, istituzioni e imprese si sono fatte avanti esprimendo il desiderio di poter fare un dono al Papa. A tutti ho suggerito di portare in busta rigorosamente chiusa un assegno intestato direttamente a "Sua Santità Benedetto XVI" con insieme una breve letterina di presentazione in cui si specifica che il contributo donato è destinato alle attività caritative internazionali del Santo Padre. E devo dire che a questa indicazione c’è stata una buona risposta. La gente, nonostante il bombardamento mediatico cui è sottoposta tendente a mettere in cattiva luce la Chiesa e la Santa Sede in particolare, ha aderito con fede e fiducia, comprendendo che in questa maniera possono rendersi presenti col Papa tra i meno fortunati della terra.

Eccellenza, un’ultima domanda personale. Lei per molti anni è stato collaboratore dell’allora cardinale Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Che ricordo ha di quel periodo?
È stata una grazia poter lavorare al fianco del cardinale Ratzinger per ben 23 anni. In questo periodo ho avuto la fortuna di poterlo avvicinare piuttosto di frequente soprattutto per la compilazione del Catechismo della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992 e del successivo Compendio edito nel 2005. In entrambi i casi infatti, l’attuale Pontefice, conoscendo i miei studi sulla catechesi, mi aveva chiesto di coordinare la segreteria di redazione dei testi. In questo modo ho potuto apprezzare la sua grande dolcezza di carattere, la serenità nell’affrontare la sua missione, oltre alla sua profonda competenza teologica unita ad una eccezionale capacità di sintesi. Era sempre preoccupato di prendere la giusta decisione per il bene della Chiesa e nella fedeltà alla dottrina di Cristo, essendo sempre attento alle esigenze di accessibilità e comprensione della gente.