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Il presidente Usa non ha ancora capito quale chiesa guardare

Politica estera

Tutti hanno parlato del cagnolino Bo, del fido di razza portoghese regalato a Pasqua alle figliolette della coppia presidenziale americana. Nessuno invece si è occupato delle cose serie: per esempio l’indecisione della famiglia Obama su quale chiesa appartenere, a quali funzioni partecipare, quale Dio adorare. Un problemino non da poco negli Stati Uniti. Taluni sono corsi in queste settimane ad archiviare, grazie la parole di Obama in Turchia, lo scontro di civiltà, ormai derubricato a illusoria e pericolosa battaglia di Bush. Salvo poi stupirsi delle opposte parole di Obama in Afghanistan, con le quali ha riaperto l’analisi sull’islam “cattivo e terrorista”. Ad Ankara l’Obama conciliante, come quello che si inchinava dinnanzi al re arabo al G20, a Kabul l’Obama-rambo. Più facilmente, penso che la descrizione ammirata e in voga che Obama, «sia un pragmatico», nasconda l’incapacità di avere opinioni risolute verso i problemi legati all’islamismo. Colpisce la difficoltà di Obama di rimarcare la differenza tra islam non violento (marginale) e quello dei tagliagole. All’ultima sessione generale dell’Assemblea dell’Unione Interparlamentare svoltasi ad Addis Abeba la scorsa settimana, nessuno dei rappresentanti dei Paesi islamici ha mosso critiche verso gli Stati Uniti. E pensare che nel dicembre scorso la stragrande maggioranza aveva addossato a Bush tutte la colpe del mondo. Archiviato quindi lo scontro di civiltà dell’islam verso il mondo occidentale? Invece di criticare il Papa Benedetto si dovrebbe cercare almeno di capire la Lezione di Ratisbona contro il relativismo dell’Occidente. Al presidente Usa mancano i “think tank” dei repubblicani. A Obama serve un riferimento come fu Richard Neuahus per Bush. Il presidente Usa è solo e incerto. La compagnia di Hillary e il peso dei conflitti di interesse del marito Bill con molti Stati arabi, non favoriscono una esatta percezione dei pericoli del fondamentalismo. Dodici mesi fa usciva negli Usa il libro di George Weigel su “Fede, ragione e la guerra contro il jiahdismo”. Per questo autore cattolico americano le idee hanno conseguenze e nessuno di noi è in «vacanza dalla storia», ma piuttosto abbiamo un obbligo morale di spingerla verso un direzione più umana. Tre semplici riflessioni servirebbero a noi tutti Scrive Weigel: «È falso che ci siano tre religioni del libro (giudaica, cristiana e islamica. L’islam non è una religione biblica». E ancora: «È difficile dire oggi se l’islam sia compatibile con i diritti umani, la democrazia e sappia combattere il jiahadismo». Infine: «Per vincere questo nemico sono necessari maggiori approfondimenti del magistero sociale cristiano, l’abolizione della falsa tolleranza verso l’islam fondamentalista e maggiore compattezza politica in Occidente». Attenzione a non essere noi i prossimi cagnolini in regalo al sultano