Share |

La Croce che fermò a Lepanto l'avanzata dei musulmani

“Templum hoc Deo Crucis vexillo dicatum.” Questa chiesa è dedicata a Dio e al simbolo della Croce, recita un cartiglio sulla facciata di Santa Croce a Lecce. La battaglia di Lepanto del 1571 aveva da poco scongiurato, nel segno del Sacro Legno, l’avanzata dei Turchi infedeli e il tempio pugliese dei Celestini intendeva ricordare, con le sue forme monumentali, questa storica vittoria della fede.  L’iscrizione prosegue ricordando l’anno del Signore della sua posa: 1582. A questa data risale la conclusione della prima fase dei lavori iniziati nel 1548 per volere degli Spagnoli di Carlo V che, considerando Lecce avamposto strategico del loro viceregno, avevano predisposto una rivisitazione urbanistica della città coinvolgendo anche la prima basilica celestina che era stata abbattuta.

La nuova chiesa venne affidata all’estro di Gabriele Riccardi che contaminò lo stile rinascimentale con quello barocco dando vita ad un’architettura originale e maestosa. Il Riccardi portò a termine il primo ordine del prospetto principale fino all’imponente balconata sostenuta da telamoni animali e figure grottesche. Sulla balaustra due putti abbracciano il simbolo del potere temporale, la corona, e la tiara, simbolo del potere ecclesiastico. I tre portali vennero aggiunti all’inizio del secolo successivo, sormontati dalle insegne spagnole, da quelle della Congregazione dei Celestini e dallo stemma della città pugliese. Poco più tardo è lo splendido rosone aperto al centro dell’ordine superiore della facciata, che con i suoi tre sistemi di rilievi concentrici si ispira a modelli romanici.

Il corpo interno a croce latina, inizialmente scandito da cinque navate, fu nel settecento modificato con due serie di cappelle che sostituirono le navate esterne. Quella centrale è sormontata da un fastoso soffitto a cassettoni dorati. Le colonne portanti sono in numero di dodici che rimanda, seguendo le indicazioni conciliari, agli Apostoli il cui volto è scolpito sul versante interno. I capitelli delle colonne binate, che delimitano il transetto e l’arco trionfale, riproducono invece i simboli degli Evangelisti. Un’ampia cupola,  decorata con festoni di foglie d'acanto, angioletti e motivi floreali, si innalza su un alto tamburo all’incrocio dei due bracci. Lo stretto presbiterio si conclude nell’abside polilobata dove domina il motivo decorativo della foglia d’acanto.

Tra gli altari presenti nella chiesa, quello di San Francesco de Paola è considerato uno splendido esemplare del barocco leccese per la preziosità delle formelle che raccontano episodi della vita del Santo, dove la figura di San Francesco a tutto tondo si staglia contro lo sfondo dei pittoreschi paesaggi eseguiti a bassorilievo. La chiesa, dal 1833, è affidata all'Arciconfraternita della Santissima Trinità. All’inizio del Novecento non solo fu proclamata, per la sua bellezza e preziosità, monumento nazionale ma fu anche elevata da Pio X a Basilica Minore.