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La morale ideologica di Famiglia Cristiana

Etica

Con Dio non si può stabilire un lodo, ha scritto ieri don Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana, puntando il dito accusatorio contro il Presidente del Consiglio.
Giusto: il potere terreno non può garantire l`immunità dell`anima.
Nessuno, però, può sostituirsi a Dio nel giudicare, e un sacerdote non dovrebbe farlo sulla base degli articoli di qualche quotidiano:
è nell`intimità della coscienza, nel dialogo silenzioso con il Padre, che ognuno deve fare i conti con i propri errori, ed è nel sacramento della confessione che l`essere umano, per definizione peccatore, può sciogliere i peccati e ottenere l`assoluzione.
Don Sciortino, che non è il confessore di Berlusconi, sceglie di giudicare non il peccato, ma il peccatore, e ne stabilisce la pubblica indegnità.
Per l`Islam tra peccato e reato c`è identità, ma il cristianesimo si fonda sulla laica distinzione tra Cesare e Dio; e nel mondo cristiano, sono i protestanti a dare immediata valenza pubblica e sociale al peccato, che condiziona l`appartenenza alla comunità. Non c`è, nella dottrina cattolica, la gogna pubblica per chi sbaglia, e la condanna sulla terra è lasciata, laicamente, a chi ha il compito di giudicare il reato. Non ho mai amato i moralisti e non li amo tuttora, perché quasi sempre chi tuona e accusa guarda il fuscello nell`occhio dell`altro e non la trave nel proprio, e scaglia la prima pietra senza neanche fare un piccolo esame di coscienza. Chi sono oggi, gli inflessibili guardiani della morale pubblica? Gli stessi che da anni accusano la Chiesa di essere troppo attenta ai peccati del sesso e troppo poco a quelli del potere, e che difendono a spada tratta la trasgressione, soprattutto privata e sessuale, come liberazione da regole asfittiche, da sensi di colpa inutili e devastanti. Basta con la monogamia, lasciamo lo spazio per relazioni intrecciate e labili, riconosciamo che l`amore è fluttuante e passeggero, teorizza Jacques Attali dalle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali;
e a leggere la posta del cuore di amabili opinioniste, il tradimento coniugale è il sale della vita, va vissuto con leggerezza e giocosità. Ma quando si tratta di Berlusconi, il metro di giudizio cambia, le convinzioni morali si rovesciano, da Attali si passa a Savonarola.
L`anticlericalismo cambia di segno, e dall`accusa mossa alla Chiesa di essere troppo concentrata sui peccati sessuali si passa a quella di esserlo troppo poco. Logorati da un quindicennio di battaglie antiberlusconiane perse sul fronte giudiziario, alcuni giornali hanno scoperto il nuovo fronte privato, e chiedono che la Chiesa condanni severamente e pubblicamente il peccatore, senza scampo, senza perdono, e senza nemmeno le prove.
Chiediamo a don Sciortino di non schierare il suo settimanale accanto a questi moralisti a senso unico. La morale cattolica non ha niente a che fare con questa volontà cupa di distruzione dell`altro, e l`invito alla coerenza deve valere per tutti: anche per quei politici che magari sfoggiano famiglie esemplari e poi promuovono leggi che minacciano la sopravvivenza della famiglia così come la riconosce la nostra Costituzione, o non tutelano la vita umana.