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La pace viene dal guardare la Madre Di Dio

Benché colorato di fuochi d’artificio, i botti tra petardi e bottiglie di spumante stappate, raggiungere l’ultimo giorno di ogni anno è un po’ come raggiungere la cima solitaria di un monte: siamo costretti a guardare sotto e a dare uno sguardo panoramico al cammino percorso. Così se la Chiesa nell’ultimo giorno dell’anno ci invita a rendere grazie cantando il Te Deum, nel primo giorno dell’anno seguente ci fa cantare il Veni creator, sicuri del bisogno che abbiamo di esser guidati e protetti nel cammino della vita.

C’è un piccolo oratorio dedicato alla Madonna, nelle vicinanze del nostro Monastero in Pietrarubbia, che ci è molto caro: lo si raggiunge inerpicandosi per la ripida salita che porta al Cippo del Monte Carpegna, una salita divenuta famosa per il campione italiano di ciclismo Marco Pantani. Nei mesi invernali quando la neve tutto copre d’immacolato splendore, raggiungere la piccola chiesetta di Santa Maria é come percorrere il cammino dei pastori verso Betlemme.

Giunti alla meta, lo spettacolo che il piccolissimo oratorio offre é degno coronamento alla fatica. Sulla parete orientale della celletta campeggia una piccola tela di una bellezza indicibile. L'opera reca la firma, per gli studiosi, di Nicolò Berrettoni (1637-1682), pittore di Macerata Feltria, formatosi a Pesaro sulla scia dei pittori emiliani e attivo anche a Roma accanto al Maratta. Reca la sua firma, ma la mano che ha condotto l'artista è di Qualcun Altro.

Gli ardori della salita si placano di fronte alla vista di questa dolcissima Madre con il suo Bambino. Sembra davvero di ripercorre l'esperienza degli antichi adoratori del Verbo Incarnato: dei pastori, ma anche dei Magi i quali, giunti a Betlemme, videro il Bambino e sua Madre. Sì, il bambino e sua madre e nulla più: questo é ciò che l'opera del Berrettoni ci consente di vedere. Ed è anche tutto ciò che ci basta.

Madonna di Paterno, Gesù, part.

Le piccole dimensioni della tela (72 x 59) non diminuiscono l'impatto visivo, anzi. Il dipinto ritrae la Vergine nel gesto, spontaneo e materno, di riporre il Figlio ormai addormentato nella culla. Il movimento solleva il velo della Madre lasciando intravedere un Bimbo bellissimo e dolce, totalmente abbandonato al sonno e alla braccia materne. Il bambino é tanto vivo e reale da stimolare in chi lo osserva il desiderio di accostarglisi e prenderlo in braccio.

La culla, allora si comprende, è il nostro cuore. A questo mirano le infinite natività, le belle e varie rappresentazioni della Vergine Madre con il divino Infante: aprire il credente alla venuta del Verbo nel suo cuore e alla conversione cui, questo Verbo, continuamente spinge.

Madonna di Paterno, Maria, part.

Forse per questo la Madre del Berrettoni è pensosa e rivolge lo sguardo verso di noi, uno sguardo non diretto, ma quasi perso e lontano. Uno sguardo pensoso appunto, che rivela il triste presentimento che nessun cuore umano sia veramente in grado di accogliere e comprendere la Parola e la Vita di questo Bambino. Così l'artista ha escluso qualunque presenza umana dalla sua piccola opera. Gli unici spettatori dell'evento sono gli angeli che sembrano provenire dal cono di luce che si fa strada sulla tela dall'angolo alto a destra.

La Madre veste il bianco, il rosso e il blu, i colori classici destinati a Cristo e alla sua Vergine Madre, i colori dei Trinitari che vedevano nel blu il Mistero del Padre, nel bianco lo splendore dello Spirito, nel rosso la Carne del Verbo.

La carne luminosa di questo bimbo, infatti, apre all'uomo la via verso la Trinità. Quel paradiso chiuso all'uomo per la presenza di un angelo dalla spada infuocata, si riapre grazie al canto del “Gloria” da parte degli angeli che nella loro purezza spirituale eccelsa si abbassano ad adorare un uomo. Essi, più di noi, vedendo la carne di un neonato riconoscono e adorano il loro Dio.

Berrettoni ci invita a guardare al Mistero della Madre di Dio dal punto di vista, elevato, dello sguardo degli angeli. Di fronte a quest'opera e allo sguardo mesto e sereno di Maria, siamo chiamati ad interrogarci sulla qualità della nostra fede, su quanto siamo pronti a riconoscere nella nostra vita la Presenza di Dio nelle umili pieghe del quotidiano.