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La sposa è del Marocco? Ti devi convertire all’islam

Lo chiede il Consolato africano a giovane vicentino

È un dramma per tante coppie miste. Ma la richiesta non ha luogo se a sposare un’italiana è un uomo islamico

Veneto, profondo Nord d’Italia. Andrea Gazzabin, cuoco di 38 anni, da due è innamorato di Iman, 28, ragazza marocchina conosciuta in Spagna, odontotecnica che parla sei lingue. Un amore che doveva in questi giorni sfociare nel matrimonio civile da celebrarsi a Vicenza. Se non che... «prima si deve convertire all’islam », si è sentito dire a Verona, quando ha chiesto al Consolato marocchino il nulla osta necessario alle nozze. «Pensavo si trattasse di una burla», si sfoga il giovane, e con lui la fidanzata marocchina, che a 18 anni aveva lasciato il suo Paese proprio per raggiungere la sua autonomia: «Sono molto arrabbiata, è un’ingiustizia». Ma andiamo con ordine: a richiedere il nulla osta, quando il matrimonio di un cittadino italiano avviene con uno straniero, è il Codice civile italiano (articolo 116), per avere garanzia che a quelle nozze nulla, appunto, sia di ostacolo. Una procedura corretta e civile, ma alla quale le autorità islamiche rispondono con una sorta di ricatto: concedono alla propria cittadina il nulla osta al matrimonio in terra italiana, purché il fidanzato italiano abbracci la fede musulmana. Ingiustizia nell’ingiustizia, tutto questo accade solo se ad essere islamica è la donna, nessun problema invece se un uomo islamico sposa una donna italiana, tanto la donna non conta quasi nulla, il proselitismo lo si fa per via maschile. «Capisce? - sbotta il vicentino - io, italiano in Italia, dovrei frequentare un corso, sottopormi dopo tre mesi a un esame, fingermi convertito e finalmente potremmo sposarci. Ma io non ci penso proprio, è una questione di principio, oltre che di rispetto per la mia fede e la mia famiglia».

La stessa Inam aveva pensato di risolvere la cosa abbracciando la fede cattolica, pur di liberarsi dal vincolo imposto dal suo Paese, ma sarebbe stato inutile: «Se non concedono il nulla osta perché Andrea non si converte all’islam, figurarsi se lo rilasciano se divento cristiana io»... Una volta tanto che le due famiglie d’origine non pongono ostacoli all’amore, dunque, a pensarci è un nodo burocratico che in Italia è diventato un vero tormento per migliaia di coppie miste, quando appunto a essere di origini islamiche è la promessa sposa: «Mi sono recato ovunque, sia al Tribunale che al Comune di Vicenza, ma pare non ci siano soluzioni - racconta il giovane - . Mi sono rivolto agli avvocati e ho sco¬perto che dal 1990, cioè da ben ventun anni, molti altri cittadini italiani come me hanno avuto lo stesso problema. La gran parte alla fine ha ceduto e si è 'convertita' ad Allah, ma per forza, certo senza convinzione. Io non cedo, non è giusto: se mi fossi andato a sposare in Marocco lo capirei, ma qui a Vicenza lo trovo kafkiano». «Se in Italia per sposare una straniera bisogna diventare musulmano è grave, ma ancora più grave è l’indifferenza generale in cui ciò avviene», gli fa eco Francesco Storace (La Destra), che racconta del caso sul suo blog. «È ora di affrontare il problema dal punto di vista legislativo - gli fa eco dal nuovo polo Luca Danese (Api) - , non è possibile lasciare che a risolvere così tante questioni siano i Tribunali, occorre una presa di coscienza politica». «Se si tratta di cattolici che vivono la loro fede con coerenza - sottolinea Paola Binetti (Udc) -, non possono né debbono assolutamente abiurare, ma anche qualora fossero cristiani dalla fede un po’ annacquata, l’altra argomentazione sarebbe di far valere la loro dignità di italiani nel proprio Paese, non disposti a piegarsi al legislatore straniero».