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Le cose? Costano poco. Ma il prezzo è ingiusto

Siamo circondati. Da costi gonfiati e conti che non tornano. Le nostre tasche si svuotano anche e soprattutto per le nostre più care abitudini. Che diventano, così, carissime. Seguiteci in questa carrellata.

Meno di un minuto per berlo e almeno un euro (se abitate nel nord Italia), oramai, per togliersi lo sfizio.

Di un caffè (non sempre buonissimo, peraltro) al bar. Costo reale di quella nostra dolcissima o amarissima tazzina con cui apriamo la giornata? Non più di 20 centesimi. Come, molto onestamente, ha ammesso poco tempo fa a Verona il proprietario del centralissimo «Come Sinatra Caffè» che ha scelto di andare controcorrente proponendo il caffè a 50 centesimi. Un successone: i clienti, sono aumentati, e i conti tornano, comunque. Eccome: «Noi il caffè lo compriamo a 25 euro al chilo, il che significa un costo di 20 centesimi a tazzina. Pur tenendo conto delle spese, quindi, un guadagno riusciamo ad averlo». Capito il messaggio?

Dal caffè agli sfizi modaioli. Il massimo del must? Un iPhone per esempio. Ecco dunque la bella domanda: quanto costa realmente l'iPhone 5? La risposta ci arriva da un team multinazionale di esperti che è riuscito ad individuare il costo delle componenti sviluppate dal fornitore ufficiale di Apple, la multinazionale cinese Foxconn. Analizzando solo i componenti principali, possiamo dunque arrivare a dire con una certa attendibilità che: il processore costa 14 euro, la memoria flash (di base 16GB) 8 euro, così come la Ram. Le componenti più costose sono lo schermo (34 euro), le varie antenne radio e wireless (31 euro) e le componenti elettromeccaniche (30 euro). Totale? Euro 155 netti a dispositivo, a cui vanno aggiunti i 5 euro di costi di assemblaggio e i 5 euro di spedizione internazionale per un totale di 165 euro per ogni iPhone 5 assemblato. Gli esperti del team non hanno preso in considerazione il costo della scocca in alluminio, così come le tasse imposte dai vari Paesi per l'import/export, le tasse sul valore aggiunto e sulla rivendita, (almeno 150 euro in più al valore netto di fabbrica, ma dipende dal Paese). Resta il fatto che, pur considerando questi extra, un prezzo più equo per questo must non dovrebbe superare i 350 euro. Cifra che permetterebbe comunque di contare su un buon utile (almeno 100 euro su ogni device, se non di più).

E la pizza? Altra beneamata dagli italiani e non solo dagli italiani, disposti spesso a svuotare il portafoglio (in alcuni locali, denunce alle varie associazioni dei consumatori alla mano, una margherita arriva a costare anche 12 euro). Il prodotto tipico per eccellenza del nostro bel Paese ci riserva ricarichi stratosferici, che arrivano, tenetevi forte, al 490 per cento. Basta analizzare i costi degli ingredienti classici della pizza margherita: acqua, farina, lievito, sale, pomodoro, mozzarella, basilico, olio di oliva. Prendiamone una dal peso medio di 210 grammi . Impasto per il disco (acqua, farina, lievito, sale) :0,14 euro per grammi 180; pomodoro 0,10 euro per grammi 75; mozzarella. 0,60 euro per grammi 70; basilico 0,20 euro per grammi 10; olio di oliva 0,06 euro per grammi 15. Totale? 1,1 euro. Vero, verissimo una pizza costa 1,1 euro ma viene fatta pagare mediamente 6,5 euro con un ricarico del 490 per cento. E se invece dell'olio di oliva ci si mette l'olio di semi vari, e se invece del pomodoro sanmarzano c'è la passata surgelata di pomodoro, e se invece della mozzarella fiordilatte la caseina reidratata, beh, allora oltre che è essere una pizza mediocre, il ricarico aumenta ancora di più senza dimenticare poi che il peso della pizza subisce una diminuzione durante la cottura per l'evaporazione dell'acqua.

E la cultura quanto ci costa? Quanto costa stampare un libro? Certo c'è libro e libro e tiratura e tiratura e non si può generalizzare ma un campione base: senza prestampa, solo un controllo sul testo, senza copertina separata, costo dei macchinari e con una tiratura di 2000 copie e di 500 pagine un libro ha un costo unitario: di 2,65 euro che moltiplicato fa 5309,55. Tutto ciò che si aggiungerà, cioè il costo spesso impegnativo che si vede in libreria è dovuto a scelte di marketing, pubblicità, etc della casa editrice. A questo punto infiliamoci un paio di jeans e teniamoci le tasche vuote perché anche il capo di più complessa realizzazione non arriva a costare oltre i 30, 40 euro (salvo si utilizzino materiali pregiati per confezionarlo) e la quasi totalità dei costi di una azienda di moda sono diretti al mantenimento dell'immagine del marchio.

Non esiste un prezzo giusto per un jeans di marca, ma per farsi un'idea basti dire che qualche giorno un camion di jeans firmati ma falsi è stato bloccato alla frontiera con la Svizzera. Prezzo: 80 centesimi al paio.

E l'auto? A parte i costi di gestione e mantenimento giusto che si sappia che per tutte le auto europee ci sono tipo sei soli tipi di disegno standard di struttura telaio. Per le utilitarie ce n'è un paio, uno per berline e station wagon, uno per le «corte» due porte, uno per i gipponi, uno per i furgoncini e i veicoli commerciali. Tanto che recentemente su un blog di autosupporter qualcuno ha tirato le somme per noi: se un'auto costa 1200 euro tra plastica e alluminio, ecco che di listino si vende quell'auto a 12.000 euro. Basta moltiplicare per 10, quindi. E uscire dal concessionario in fretta prima di arrabbiarsi.