Share |

L`intuizione atlantista del Cav.

Politica interna e pensieri

I successi (trascurati in patria) della politica estera italiana
L'intuizione di Silvio Berlusconi, che quando ancora pesavano le recenti memorie della Guerra fredda fece una clamorosa apertura di credito alla Russia di Vladimir Putin, ha trovato la sua conseguenza più rilevante con l`adesione di Mosca al progetto di difesa antimissile integrato con l`Alleanza atlantica. I protagonisti, per parte russa e americana, sono diversi da quelli che parteciparono al Vertice di Pratica di Mare del 2002, ma evidentemente gli interessi strategici comuni che Berlusconi aveva intravisto per primo e su cui ha lavorato con tenacia e anche con una certa fantasia si sono rivelati consistenti ed effettivi. I presidenti delle due potenze militari più rilevanti del mondo hanno riconosciuto la lungimiranza del premier italiano e lo hanno pubblicamente ringraziato. Chiunque non sia obnubilato da pregiudizi dovrebbe riconoscere che questo è un successo di prima grandezza della media potenza italiana sull`arena internazionale. Berlusconi ha potuto sviluppare in forme nuove una tradizionale tendenza della diplomazia italiana per- ché la sua inossidabile convinzione atlantica gli ha consentito di esplorare le possibilità di intesa con la Russia senza destare i sospetti che creavano a Washington le aperture di Amintore Fanfani e di Aldo Moro a Guerra fredda in corso. La tendenziale integrazione della Russia nel sistema difensivo occidentale prepara scenari nei quali si potrà sviluppare una capacità di reazione contro attacchi terroristici o di stati legati al terrorismo, il che già di per sé rappresenta un deterrente non trascurabile. Naturalmente non mancheranno anche in futuro momenti di frizione, inevitabili quando due strategie di confronto globale debbono trasformarsi in collaborazione, ma il successo italiano sembra abbia basi oggettive e quindi abbastanza solide da garantirne la durata. Quel che è stato riconosciuto a Berlusconi dai potenti della terra è stato quasi ignorato in patria, dove invece si è sviluppata, in questi giorni, una curiosa riflessione sulla "fine della politica estera". Chissà che invece ne stia iniziando una dai connotati abbastanza nuovi.