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L'uomo che fece nascere 6000 bambini

Silvio Ghielmi, classe 1926, parla di sé e della sua famiglia con il cuore pieno di gratitudine per le gemme di vita che il Signore ha donato loro. Tanto da fargli dire: “ho paura per quando farò l’esame finale perché chi ha ricevuto così tanto, che cosa ha dato?”. Sono infatti in 85 tra i suoi fratelli e sorelle, figli e nipoti. Capostipiti di tanta grazia sono Vittorio e Carolina Ghielmi, un muratore e la sua consorte che vivevano in quel di Malnate, in provincia di Varese.

Contrariamente a quanti sono preoccupati dalle bocche da sfamare e dalle scuole da pagare, Vittorio e Carolina hanno dato alla luce 9 figli e uno di loro, Silvio, è stato il secondo laureato del paese, laurea in chimica a Milano per la precisione, con in aggiunta un corso alla Harvard Business School. E soprattutto le idee chiare fin da subito, soprattutto in tema di vita. “Nel 1946 era venuto nel mio paese – racconta Ghielmi - un uomo che parlava dell’avvento del comunismo. Io lo stavo ascoltando insieme a mia mamma. Ho alzato la mano e ho detto: io sono d’accordo sull’uguaglianza dei lavoratori, però c’è una cosa che non mi va bene ed è che il signor Lenin ha legalizzato l’aborto. Io avevo 20 anni quando ho fatto quest’intervento e ho scatenato le urla di tutto il popolo socialista del paese. Le donne rimproveravano mia mamma perché suo figlio a 20 anni si permetteva di parlare di “cose di donne” e sempre queste donne dicevano di lei: “quella lì farà sempre la miseria con tutti quei figli”. O ancora le dicevano: “Carolina, con tutti quei figli…il Duce è per le famiglie numerose!” E lei rispondeva: “Io i figli non li ha mica fatti per il Duce, li ho fatti per il Signore!”. Io l’amore per la vita ce l’ho dentro da allora e mia mamma, che ha creduto nella vita, ha avuto la gioia di avere una bella discendenza”. E che discendenza: medici, musicisti, poliglotti, anche una teologa e una pubblicitaria.

Tanta grazia Silvio Ghielmi non l’ha tenuta per sé e nel 1978, insieme a Francesco Migliori, Mario Paolo Rocchi e Giuseppe Garrone ha fondato il Movimento per la Vita.  Di Francesco Migliori, che fu grande amico di Ghielmi, pubblichiamo in allegato l’ultimo scritto, a proposito di un progetto che vide questi amici in prima linea dal 1994: il Progetto Gemma. Del resto Migliori aveva rinunciato a una possibile strada in politica proprio per concentrare il suo impegno su ciò che gli stava a cuore. Ricorda Ghielmi: “Il papà di Francesco Migliori era la tessera numero 4 del partito di Don Sturzo e Migliori rinunciò a fare politica perché pensava, stando fuori, di poter fare di più. Francesco ha sempre guardato con straordinaria passione alla crescita dei giovani e aveva lo sguardo della dimensione cristiana profonda. Io, che avevo avuto una formazione scientifica, ammiravo molto Francesco, un uomo ricco di cultura umanistica e di vero vissuto cristiano, che credeva cioè in Dio presente, in Gesù Cristo, che ci vuol bene, e nella Madonna, che ci aiuta a vivere da cristiani”.

Così nel maggio del 1994, proprio nel mese della Madonna e in occasione della festa dalla mamma, parte un’iniziativa di adozione prenatale a distanza: il Progetto Gemma. Infatti una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma, cioè un bambino, che non andrà perduta se qualcuno fornirà l'aiuto necessario. Lo scopo del progetto è trovare questo aiuto e mettere in contatto chi è disposto ad aiutare con la mamma che richiede un sostegno.  “E’ una proposta di solidarietà che ha l’anima ricca e le risorse povere proprie del volontariato ed ha come contenuti due dei più alti e fondamentali diritti umani garantiti dalla nostra Costituzione e travolti dal potere per ideologia o per influenza: il diritto della madre a realizzarsi come persona (art.3) e, per suo figlio, il diritto alla vita (art.2)” così scrisse in proposito Francesco Migliori.

Concretamente il Progetto Gemma consiste in un aiuto economico, ai tempi della sua nascita erano 300.000 lire al mese per 18 mesi, che consenta a una mamma in difficoltà economiche di portare a termine il periodo di gestazione e la aiuti nel primo anno di vita del bambino. L’aiuto può venire da singoli, ma anche da gruppi di amici o parrocchie. Agli adottanti vengono fornite le notizie principali, vengono informati della nascita del bambino e gli viene inviata una fotografia. Terminati i 18 mesi, se la madre lo acconsente e l’adottante lo desidera è possibile conoscerla e continuare il rapporto indipendentemente dal Progetto Gemma.

Questa iniziativa è nata in un momento particolare per il Movimento per la Vita, in un momento in cui era importante evidenziare la positività dell’impegno prolife, come ricorda Ghielmi. “Il Progetto Gemma venne presentato a 15 anni dalla fondazione del Movimento per la Vita, in un momento che si presentava come una fase di stanchezza. Quando era stata introdotta la legalizzazione dell’aborto c’era orrore per questo fatto, poi lentamente, pressati dall’opinione corrente dei mass media, c’era stata una sorta di assuefazione e questo rispondeva a un processo generale che era stato ben classificato dal professor Jérôme Lejeune. Il genetista francese si era reso conto che quando i prolife affrontavano il grave problema dell’aborto incontravano grandi difficoltà,  di cui la maggiore era riuscire a comunicare non solo il fatto di essere contro l’aborto, ma interessati a tutti gli aspetti della società e costruttori di qualcosa di positivo. Per cui da un lato c’era stata una diluizione della determinazione nella battaglia contro l’aborto per far vedere che i prolife facevano anche iniziative positive, ma dall’altro lato c’era stata una sorta di dispersione”.
Il Progetto Gemma unisce la battaglia contro l’aborto, i bimbi concepiti e adottati grazie al progetto riescono infatti a nascere, e la costruzione di una positività, che ha il suo culmine nella nascita del bambino e che scrive intorno a sé una storia di generosità e di speranza: dalla disponibilità dell’adottante alla gratitudine di una mamma.

“Siccome avvengono molti aborti con reale motivazione economica – continua Ghielmi - dal momento che a volte la donna si trova in condizioni disperate, l’ingegner Mario Paolo Rocchi ha inventato l’adozione prenatale. Eravamo pronti per presentarlo e in quel momento è arrivata a sorpresa la notizia della beatificazione di Gianna Beretta Molla, il medico che ha donato la vita per la nascita del suo quarto figlio. Per questo motivo, il 7 maggio 1994, siamo andati  sulla sua tomba, a Mesero, a celebrare una messa per invocare la sua protezione. La messa fu celebrata da monsignor Michel Schooyans e il giorno dopo all’assemblea nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita abbiamo presentato il Progetto Gemma”.  “Il primo anno abbiamo gestito circa un centinaio di adozioni fino ad arrivare a 1.400 dell’ultimo periodo in cui mi sono occupato del progetto”. Silvio Ghielmi infatti ha gestito, attraverso la Fondazione Vita Nova, il Progetto Gemma solo ed esclusivamente fino al 2003, anno in cui è morto l’amico e co-fondatore Francesco Migliori.
Fino a quel momento il progetto aveva salvato 6.000 bambini, 6000 piccole gemme che sono fiorite nella vita di una mamma e che, a Dio piacendo, hanno portato quella grazia che Silvio Ghielmi ha ricevuto con la sua famiglia.