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Messico in festa per il Papa

Il viaggio del Papa in Messico e a Cuba è iniziato con un forte richiamo alla libertà religiosa, messa in difficoltà nella storia del Messico da un laicismo spesso aggressivo, e in quella di Cuba dal comunismo. La convivenza sociale, ha detto Benedetto XVI al suo arrivo all'aeroporto di Silao, in un luogo «considerato il centro geografico» del territorio messicano,  è «basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana, creata da Dio, e che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare. Questa dignità si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità».

La libertà religiosa, come il Pontefice l'ha presentata, non consiste nella sola libertà di culto. La Chiesa, ha ricordato all'aeroporto di Silao, dev'essere libera di testimoniare la fede, la speranza e la carità. Questo implica il diritto dei fedeli cattolici, che è anche politico, di «essere fermento nella società, contribuendo a una convivenza rispettosa e pacifica, basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana, creata da Dio, e che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare». Infatti, animato dalla fede e dalla speranza, «il credente si sforza di trasformare anche le strutture e gli avvenimenti presenti poco piacevoli, che sembrano immutabili e insuperabili, aiutando chi nella vita non trova né senso, né avvenire». E la carità spinge la Chiesa a una presenza capillare nella vita sociale, «che non entra in competizione con altre iniziative private o pubbliche, anzi, essa collabora volentieri con coloro che perseguono questi stessi fini. Tantomeno pretende altra cosa che non sia fare del bene, in maniera disinteressata e rispettosa, al bisognoso, a chi, molte volte, manca più di tutto proprio di una prova di amore autentico.».

Le sfide alla libertà religiosa sono state al centro anche dell'ormai consueto dialogo fra il Pontefice e i giornalisti, nell'aereo che lo portava in Messico. Anticipando i temi del viaggio a Cuba, Benedetto XVI ha affermato con chiarezza che il marxismo è «un modello che non risponde più alla realtà», e che «occorre trovare nuovi modelli», procedendo «con pazienza ma anche decisione». La Chiesa è impegnata in un «dialogo costruttivo» con le autorità cubane, ma - in risposta a critiche che si sono chieste «da che parte sta» nel conflitto che oppone il regime castrista a dissidenti e critici - il Papa ha affermato che «è ovvio che la Chiesa sta sempre dalla parte della libertà, libertà di coscienza, libertà di religione».

Violano la libertà religiosa, attaccando spesso sacerdoti e anche vescovi, anche il narcotraffico e la criminalità organizzata che hanno fatto decine di migliaia di morti in Messico e che cercano d'imporsi come potere parallelo o superiore allo Stato. Contro questo «male distruttivo per la società» la Chiesa opera per «smascherare l’idolatria del denaro che schiavizza gli uomini, smascherare il male e le false promesse, la menzogna e la truffa che sono dietro la droga». Per questo, gli uomini di Chiesa sono attaccati e talora uccisi. La criminalità li attacca perché ripetono la verità secondo la quale la vera risposta all'ansia di trascendere la condizione umana non sta nella droga ma in Dio. L'uomo, ogni uomo, ha bisogno d'infinito, ma «se Dio non c’è, l’infinito si crea i suoi propri paradisi, un’apparenza di "infinititudini" che può essere solo una menzogna».

La piena libertà religiosa comprende il diritto per la Chiesa di esprimersi anche sulle questioni sociali e politiche. «La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un potere morale», ha spiegato Benedetto XVI, rispondendo a una delle domande in aereo.  Al tempo stesso, però, ha precisato, la politica «deve essere una realtà morale ed in questo la Chiesa ha una dimensione politica», che non può essere negata o limitata senza violare la libertà religiosa.

Ma la dimensione politica richiede laici capaci di testimoniare, a partire dalla ragionevolezza della fede, la dottrina sociale della Chiesa. « Si vede, in America Latina ma anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica: personalmente, nella sfera individuale, sono cattolici, credenti, ma nella vita pubblica seguono altre strade che non corrispondono ai grandi valori del Vangelo, che sono necessari per la fondazione di una società giusta». È dunque una grande urgenza «educare a superare questa schizofrenia, educare non solo ad una morale individuale, ma ad una morale pubblica, e questo cerchiamo di farlo con la Dottrina Sociale della Chiesa, perché, naturalmente, questa morale pubblica dev’essere una morale ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti, una morale della ragione. Certo, noi nella luce della fede possiamo meglio vedere tante cose che anche la ragione può vedere, ma proprio la fede serve anche per liberare la ragione dagli interessi falsi e dagli oscuramenti degli interessi, e così creare nella dottrina sociale, i modelli sostanziali per una collaborazione politica, soprattutto per il superamento di questa divisione sociale, antisociale, che purtroppo esiste».
In un contesto di secolarizzazione che ormai coinvolge anche l'America Latina, ha spiegato il Papa, nuova evangelizzazione significa «annunciare un Dio che risponde alla nostra ragione, perché vediamo la razionalità del cosmo, vediamo che c’è qualcosa dietro, ma non vediamo come sia vicino questo Dio, come concerne me». In questo senso «il periodo della nuova evangelizzazione è cominciato con il Concilio».

In tutto il corso del viaggio Benedetto XVI ha sottolineato più volte anche la continuità del suo pellegrinaggio apostolico con quelli compiuti in Messico e a Cuba dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005), e la speciale fedeltà del popolo cattolico latino-americano al Papa, elemento di speranza in una terra dove i poteri forti e i media spesso si mostrano ostili alla Chiesa.