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Pakistan, assassinato attivista cattolico

Un gruppo di uomini legato alla mafia delle terre, guidati da Nadeem Ashraf, ha assassinato Akram Masih, attivista pakistano, sposato e padre di quattro bambini, residente a Renala Khurd, distretto di Okara, nella provincia del Punjab. Secondo le prime ricostruzioni il delitto è avvenuto verso le 10.30 di ieri sera. Fonti della chiesa locale riferiscono che l’uomo era un cattolico devoto, impegnato nei problemi sociali, che combatteva con dedizione e passione per i diritti delle minoranze religiose della zona. Tra le molte battaglie intraprese, negli ultimi tempi Akram Masih aveva lanciato una campagna contro i ricchi proprietari terrieri che confiscano in modo arbitrario i terreni ai contadini cristiani.

Solo lo scorso anno egli, insieme ad alcuni esponenti della Chiesa cattolica, aveva “salvato” due scuole cristiane sul punto di essere sequestrate da proprietari terrieri con l’avallo delle autorità locali. Da quel momento Masih ha continuato a ricevere costanti minacce di morte, che si sono concretizzate nell’assassinio avvenuto nella serata di ieri. P. Joseph John, sacerdote a Renala Khurd, conferma che “da mesi” i latifondisti musulmani cercano di rubare terre ai cristiani, con il sostegno delle autorità”. Il prete aggiunge che Akram Masih “si è sempre opposto con coraggio” e non ha mai permesso loro di “realizzare i loro piani malvagi”. La zona compresa nel distretto di Okara è rinomata per la fertilità dei terreni, in cui si coltivano fra gli altri patate, pomodori, riso. Tre settimane fa Masih aveva acquistato un piccolo appezzamento di terreno, che la mafia locale ha subito cercato di espropriargli. Sono ricominciate le minacce personali e a nulla è valsa la denuncia alla polizia, visto che gli agenti non hanno nemmeno avviato l’indagine di rito.

Interpellato da AsiaNews p. Shahbaz Aziz, del distretto di Okara, racconta che ieri sera “verso le 10.30 si sono sentiti diversi colpi di pistola” e “alle 11 è stato ritrovato il cadavere di Akram Masih” nei dintorni del luogo in cui viveva con la famiglia. Il sacerdote aggiunge che “Nadeem Ashraf è l’uomo forte della zona” e “guida della mafia locale dei terreni”; insieme ai fratelli egli “ha più volte minacciato Masih”, poi è scattato l’assalto che ha portato alla morte dell’attivista cristiano. P. Aziza precisa che “il corpo presenta segni di torture”, ma la polizia – seppur costretta ad aprire un fascicolo – non mostra particolare attenzione e impegno nella ricerca degli assassini.

Nel 2003, sempre nella zona, è stato ucciso in circostanze analoghe p. George Abraham, anch’egli attivista per i diritti delle minoranze e strenuo difensore delle loro proprietà, minacciate di confisca dai ricchi latifondisti musulmani. “I cristiani in questa regione – conclude p. Shahbaz Aziz – sono umiliati, i casi di persecuzioni sono molto frequenti. Quante vite verranno ancora spezzate, prima che il governo del Punjab intervenga?”. E quanto sangue, si chiede, “dovrà ancora scorrere?”.