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Papa Francesco: «Stiamo vicini e preghiamo per i nostri fratelli discriminati e disprezzati a causa della loro fede in Cristo»

Papa Francesco all’udienza generale di oggi, ha parlato anche del suo recente viaggio in Terra Santa: «È stato un grande dono per la Chiesa, e ne rendo grazie a Dio. Egli mi ha guidato in quella Terra benedetta, terra benedetta, che ha visto la presenza storica di Gesù e dove si sono verificati eventi fondamentali per l’ebraismo, cristianesimo e islam». Il Papa ha voluto ringraziare il patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, i vescovi e il clero locale, in particolare la Custodia di Terra Santa e le autorità giordane, israeliane e palestinesi. Ha poi chiesto «perdono per ciò che abbiamo fatto» per favorire la divisione fra i cristiani.
LE DIVISIONI FANNO MALE AL CUORE. Il Papa ha ricordato come tappa fondamentale del suo viaggio il momento della preghiera comune presso il Sepolcro di Gesù, assieme al Patriarca Greco-Ortodosso di Gerusalemme Theophilos III e al Patriarca Armeno Apostolico Nourhan. «In quel luogo dove risuonò l’annuncio della Risurrezione abbiamo avvertito tutta l’amarezza e la sofferenza delle divisioni che ancora esistono tra i discepoli di Cristo. E questo fa male al cuore. Siamo ancora divisi. In quel posto dove è risuonato l’annuncio della Risurrezione, dove Gesù ci dà la vita, ancora noi siamo un po’ divisi, ma soprattutto, in quella celebrazione carica di reciproca fraternità, di stima e di affetto, abbiamo sentito forte la voce del Buon Pastore Risorto che vuole fare di tutte le sue pecore un solo gregge; abbiamo sentito il desiderio di sanare le ferite ancora aperte e proseguire con tenacia il cammino verso la piena comunione».
Papa Bergoglio ha anche voluto sottolineare che uno degli scopi del suo pellegrinaggio era favorire «il cammino verso la pace» che è «allo stesso tempo dono di Dio e impegno degli uomini». «Per questo – ha aggiunto – ho esortato i fedeli cristiani a lasciarsi “ungere” con cuore aperto e docile dallo Spirito Santo, per essere sempre più capaci di gesti di umiltà, di fratellanza e di riconciliazione. Umiltà, fratellanza, riconciliazione: lo Spirito permette di assumere questi atteggiamenti nella vita quotidiana, con persone di diverse culture e religioni, e così di diventare artigiani della pace». «La pace – ha chiosato – si fa artigianalmente. Non ci sono industrie di pace, no. Si fa ogni giorno, artigianalmente e anche col cuore aperto perché venga il dono di Dio».
COMUNITA’ CRISTIANE. Papa Francesco ha speso parole di elogio per le autorità giordane, impegnate a dare rifugio ai profughi, e ha ripreso il suo appello in favore della pace in tutta l’area medio-orientale, in particolare riguardo per la Siria e il conflitto israeliano-palestinese. Non ha dimenticato poi «le comunità cristiane, che soffrono tanto, ed esprimere la gratitudine di tutta la Chiesa per la presenza dei cristiani in quella zona e in tutto il Medio Oriente. Questi nostri fratelli sono coraggiosi testimoni di speranza e di carità, “sale e luce” in quella Terra. Con la loro vita di fede e di preghiera e con l’apprezzata attività educativa e assistenziale, essi operano in favore della riconciliazione e del perdono, contribuendo al bene comune della società».
CONTRO OGNI SPERANZA. Il pellegrinaggio, ha concluso papa Francesco, è stato «una vera grazia del Signore», un modo di «portare una parola di speranza, ma l’ho anche ricevuta a mia volta! L’ho ricevuta da fratelli e sorelle che sperano “contro ogni speranza”, attraverso tante sofferenze, come quelle di chi è fuggito dal proprio Paese a motivo dei conflitti; come quelle di quanti, in diverse parti del mondo, sono discriminati e disprezzati a causa della loro fede in Cristo. Continuiamo a stare loro vicini! Preghiamo per loro e per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. La preghiera di tutta la Chiesa sostenga anche il cammino verso la piena unità tra i cristiani, perché il mondo creda nell’amore di Dio che in Gesù Cristo è venuto ad abitare in mezzo a noi».

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