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Perché deve stare a cuore a tutti l`obiezione di coscienza del farmacista

Politica interna e pensieri

Salviamo il “soldato Uroda”. Farmacista romano, presidente italiano e internazionale dei farmacisti cattolici, Piero Uroda è un antiabortista della prima ora. E come potrebbe essere diversamente, per un farmacista cattolico?
Ebbene, ora il nostro amico rischia un processo per aver rifiutato la pillola del giorno dopo ad una signora presentatasi nella sua farmacia di Fiumicino. Per la precisione Uroda, come tanti altri farmacisti, non ordina neppure quella pillola. E non è disponibile neanche a ordinarla su richiesta. Il rifiuto opposto qualche giorno fa, ricorrendo all’obiezione di coscienza, può costargli caro.
Ora qualcuno contesta persino la possibilità di invocare l’obiezione di coscienza nel caso della pillola del giorno dopo. Una pillola, è bene ricordarlo, che ha un duplice effetto riconosciuto anche dal foglietto illustrativo: contraccettivo e antinidatorio, dunque abortivo. Il che dovrebbe consentire un’automatica applicazione della legge 194 che l’obiezione di coscienza riconosce.
Ma al di là delle leggi vigenti, noi formuliamo questa domanda: come tutelare la libertà di Uroda e di tutti i farmacisti credenti e non credenti che non vogliono cooperare ad un atto abortivo? Perché discutere di obiezione di coscienza e non di libertà? Che razza di democrazia è quella in cui un cittadino è costretto a collaborare ad un atto che ripugna alla sua coscienza?
Salviamo il “soldato Uroda” per salvare la nostra libertà e la qualità della nostra democrazia. E se serve un intervento, che Parlamento e governo si mettano subito al lavoro, in nome della libertà di tutti.