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Pillola dei 5 giorni dopo: Primo sì tra le polemiche

È un sì interlocutorio ma significativo. Il Consiglio superiore di sanità ha dato via libera alla pillola dei cinque giorni dopo, capace di inibire l’ovulazione fino a 120 ore successive a un rapporto sessuale. Il massimo organo consultivo del ministero della Salute ha espresso un parere netto: «Non è un prodotto abortivo» , concludono gli esperti in un documento rimasto in sospeso a lungo e richiesto dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco. Gli esperti aggiungono che la pillola è compatibile con la legge 194 sull’aborto purché si accerti con un test che la donna non sia già incinta per un precedente rapporto. Un’evenienza possibile, legata ad esempio all’irregolarità del ciclo. Il foglietto illustrativo avverte che è controindicata in gravidanza. Ed è proprio questo punto che l’Agenzia ha voluto approfondire. Le polemiche non si fanno attendere: «Un abortivo di raffinata malizia» , secondo Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita. La lentezza della procedura di registrazione riporta ad altre pillole «eticamente sensibili» . Quella del giorno dopo (dai meccanismi simili, che previene il concepimento se presa entro 72 ore) e la Ru486, vero e proprio interruttore di gravidanza, alternativa all’aborto chirurgico. Ambedue sono entrate in Italia con molto ritardo rispetto all’approvazione centralizzata da parte dell’Emea, l’agenzia europea del farmaco. Prima del via libera italiano, interrogazioni parlamentari e indagini di Camera e Senato. Per ellaOne, nome del nuovo contraccettivo d’emergenza, come è stato classificato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, l’azienda francese HRA Pharma ha presentato la domanda di registrazione in Italia nell’agosto del 2009. Per la commercializzazione, già partita in 21 Paesi europei oltre che in Usa e Canada, bisogna attendere adesso il decreto dell’Aifa. Dovrà essere definito anche il prezzo. Il Consiglio ha motivato così l’esclusione dell’effetto abortivo, che invece viene messo in dubbio da cattolici e pro life: «L’aborto è la rimozione dell’embrione già annidato in utero, che avviene dopo il sesto o settimo giorno da un rapporto potenzialmente a rischio. La nuova pillola è utilizzabile prima che si verifichi l’eventuale annidamento e successivamente non ha effetto» . Sgreccia ribalta questa affermazione: «Intercetta il processo di impianto, e quindi un essere vivente, perché la vita inizia con la fecondazione» , commenta contraddicendo il contenuto del foglietto illustrativo. La vendita avverrà in farmacia, con prescrizione medica. EllaOne è a base di ulipristal acetato, un antiprogestinico che inibisce o ritarda l’ovulazione. Se la fecondazione dell’ovulo è già avvenuta, non è efficace. La scheda tecnica chiarisce che sono assenti «attività endometriali» , cioè non contrasta l’attecchimento dell’embrione in utero, sospetto nutrito dai cattolici. Cinque giorni sono il tempo di sopravvivenza dello spermatozoo. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella è soddisfatta perché il Consiglio «ha posto un paletto importante. C’è una precisa indicazione di compatibilità con la legge e che, cioè, c’è bisogno di un test di gravidanza precoce. L’agenzia modellerà il protocollo di approvazione su questa base. Si vuole evitare l’uso inappropriato» . Severo il commento di Lucio Romano, copresidente dell’Associazione Scienza &Vita, ginecologo: «È un ulteriore passo verso l’aborto trasformato in contraccezione» . L’associazione Luca Coscioni si augura che l’Aifa acceleri i tempi: «Non devono esserci più dubbi sulla contraccezione d’emergenza, c’è stata una presa di posizione delle società scientifiche» . Anche Donatella Poretti, dei Radicali, si chiede polemica quanto ci vorrà prima del semaforo verde.