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Quando il parroco di Fossalta guidò la rivolta a difesa del Papa

L’unificazione legislativo-amministrativa del Regno d’Italia fu attuata in modo assai diverso da regione a regione, o per meglio dire fra stato e stato.
Nelle province di Ferrara, Bologna e nelle province della Romagna, che appartenevano allo Stato Pontificio, per ovvie ragioni di opportunità politica si cercò in un primo momento di procedere con cautela, nel passaggio dal vecchio al nuovo ordine, istituendo giunte provvisorie di emanazione comunale per provvedere all’ordine pubblico e all’ordinaria amministrazione. Quindi in un secondo momento, sotto la protezione del governo Sardo, l’unificazione venne rigorosamente perseguita eliminando ogni resistenza autonomistica degli ambienti municipali e locali.
Il 22 giugno 1859 dal consiglio comunale di Ferrara, insieme con i notabili d’ogni classe di cittadini, si eleggeva la giunta provvisoria di governo composta dal conte Gherardo Prosperi, dal dottor Ippolito Guidetti, dal conte Cosimo Masi, dal conte Francesco Aventi e dal marchese Giovanni Costabili.
Comandante della Guardia comunale venne designato il colonnello Ippolito Guidetti.
Avvenne, a metà giugno, nonostante che il cardinale arcivescovo Luigi Vannicelli Casoni, il quale acconsentiva rassegnato a riconoscere il nuovo governo e le nuove autorità istituzionali, come ad esempio la Guardia cittadina per l’ordine pubblico, come egli si esprimeva nella circolare numero 130 del 27 giugno 1859 inviata alle parrocchie della diocesi, che il parroco di Fossalta don Luigi Cotti, radunati poco più di un centinaio di contadini armati di zappe, forconi, bastoni e qualche vecchio archibugio aveva tentato, sollevandosi in armi, di marciare su Ferrara per rovesciare il governo locale, di impadronirsi del comune e casomai catturarne i membi e trascinarli a Fossalta in catene come ostaggi.
Nel maggio del 1906 al Museo del risorgimento veniva allestito una mostra di documenti tra i quali il seguente:
«Soldati!
La reazione di oltre cento individui di Fossalta, capitanati dal proprio parroco fu da voi, sotto gli ordini del comandante Michele Cavanna, coraggiosamente, nella scorsa notte, combattuta e vinta. Questo primo esperimento del vostro valore accresce in me l’orgoglio di comandarvi; e mentre la città intera vi tributa quella giusta lode che meritate io vi unisco il mio sincero aggradimento».
«Proseguite dunque a mantenervi degni della bandiera sotto cui militate che è quella della nazione, è della prontezza colla quale sapeste splendidamente soggiogare e disperdere i nemici interni, apprenderanno anche gli esterni a temervi e rispettarvi».
Ferrara 17 luglio 1859.
firmato Ippolito Guidetti.
Dalle ricerche che abbiamo effettuato non abbiamo trovato alcun resoconto sullo svolgimento della battaglia fra insorti e forze regolari, ne quanti feriti e morti, se ve ne furono, rimasero sul terreno nella notte del 16 luglio 1859 sotto le mura di Ferrara, ma da una comunicazione del canonico Gaetano Squarcina riportata da Giacomo Margotti nel suo “Memorie per la storia de'nostri tempi dal congresso di Parigi”, apprendiamo che il 12 settembre 1859 don Luigi Cotti, sacerdote della chiesa parrocchiale di Fossalta, fu arrestato e imprigionato in San Paolo, perché in un momento di esaltazione aveva opposto una forte resistenza alla forza pubblica. Egli fu imputato di esaltazione e poiché l’esaltazione non era un reato concepito nei codici pontificio e piemontese, il povero parroco fu rinchiuso in manicomio.
Alcuni scrivono che in seguito ai maltrattamenti patiti nel carcere di San Paolo, gli diede di volta il cervello; altri dicono che sano di mente fu rinchiuso in manicomio per farlo impazzire e dare l’esempio.
Lasciamo la verità a suo luogo, certo è che il sacerdote morì nell’ospedale psichiatrico.