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Quanti ne uccise davvero l'Inquisizione

STORIA, MORALE E RELIGIONE: SI APRONO GLI ARCHIVI VATICANI

Sono stati finalmente resi noti i risultati del simposio di storici promosso nel 1998 da Karol Wojtyla per indagare sulla reale portata dei crimini della Chiesa. Le sorprese non mancano, ma rimangono ancora molti punti da chiarire

La Santa Sede appare determinata a fare luce sulle pagine oscure scritte dai tribunali della Santa Inquisizione che hanno accompagnato per seicento anni (dal XIII al XIX secolo) la vita di Santa Romana Chiesa. L’ultimo tribunale a scomparire è stato infatti quello spagnolo, abolito nel 1834. Sono pagine scritte con le confessioni estorte con le torture, gli atti dei processi per stregoneria, le condanne a morte, i roghi. E la Chiesa non vuole sottrarsi alla sue responsabilità di fronte alla storia.


LE SCUSE DI GIOVANNI PAOLO II
Vincendo i dubbi e le resistenze di diversi prelati di curia, è stato Giovanni Paolo II a chiedere personalmente che venisse organizzato un simposio internazionale sulla “Inquisizione” che si è svolto in Vaticano nel 1998. Per la prima volta la Santa Sede ha chiamato a discutere dell’argomento studiosi di tutto il mondo senza riguardo per la loro confessione religiosa o ideologia politica. Studiosi protestanti, storici marxisti, accanto a teologi e docenti delle Università Pontificie si sono ritrovati insieme. Dall’esito di quella consultazione il papa ha tratto la ferma convinzione di dover chiedere perdono, a nome della Chiesa, di fronte al mondo e di fronte alla storia, “per gli errori commessi nel servizio alla verità attraverso il ricorso a metodi non evangelici”. E così ha fatto il 12 marzo 2000, in occasione della Giornata del perdono.

RIDIMENSIONATA LA LEGGENDA NERA SULLA SANTA INQUISIZIONE
Eppure, a distanza di sei anni, non era ancora stato possibile conoscere cosa gli studiosi avessero effettivamente detto durante quello storico simposio a porte chiuse: quali rivelazioni erano state fatte, se vi era stato accordo o discussione tra studiosi di estrazione tanto diversa. Nei giorni scorsi hanno visto finalmente la luce gli atti del simposio sull’Inquisizione e il pro-teologo della Casa Pontificia, il cardinale Georges Cottier si è affrettato a precisare che il ritardo nella pubblicazione non è stato dovuto all’opposizione di qualche prelato, come si mormorava, ma solo ad “una serie di problemi di salute”.

TRIBUNALI CIVILI E RELIGIOSI A CONFRONTO
E c’è da credergli visto che da quel ponderoso volume di 788 pagine, frutto del contributo di 30 studiosi diversi, la “leggenda nera” della Santa Inquisizione esce fortemente ridimensionata. Su 125 mila processi celebrati dall’Inquisizione spagnola i condannati a morte furono meno di 1300, vale a dire l’1%, riferisce il curatore del volume, Agostino Borromeo. Lo stesso dicasi per i processi per stregoneria: secondo gli storici consultati dalla Santa Sede non superano il centinaio le “streghe” mandate al rogo dai tribunali della Santa Inquisizione in Spagna, Portogallo e Italia. Molto più severi sarebbero stati i tribunali civili: su 100 mila processi per stregoneria celebrati da questi tribunali, le condanne al rogo sarebbero state almeno 50 mila. C’era persino chi chiedeva di essere giudicato dai tribunali ecclesiastici perché meno severi di quelli civili.

I VUOTI NEGLI ARCHIVI VATICANI
Nonostante il lavoro storiografico minuzioso restano tuttavia ancora da decifrare molte pagine della “leggenda nera”. La svolta alle ricerche storiografiche in questo campo è stata data dalla decisione di Giovanni Paolo II di aprire, nel 1998, l’archivio dell’ex Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la dottrina della fede) alla consultazione degli studiosi. A sei anni di distanza sarebbe necessario tornare a fare il punto su questi studi, poiché molte domande restano ancora senza risposta. C’e chi ha notato, ad esempio, che negli atti del simposio sull’Inquisizione non si fa menzione di uno dei pochi processi inquisitoriali che si sono svolti in Italia del quale si ha un resoconto scritto pressoché integrale. Si tratta di un processo davanti al tribunale della diocesi di Trento a carico di alcune donne della Val di Non accusate di stregoneria e mandate al rogo.

LA GUERRA CONTRO LE ERESIE E I LIBRI ALL'INDICE
E resta da far luce anche sulle pagine oscure che riguardano l’attività di censura svolta dal Sant’Uffizio e dai tribunali dell’Inquisizione con la redazione dell’Indice dei libri proibiti e la distruzione delle opere giudicate eretiche. Un’attività intensissima soprattutto tra il XVI e XVII secolo, volta a frenare la diffusione della riforma in Europa. La nuova Inquisizione romana, istituita da Paolo III con la bolla “Licet ab initio” del 1542, aveva tra i suoi compiti anche quello di controllare la produzione, la vendita e la diffusione degli stampati. Il primo “Indice” dei libri proibiti fu compilato nel dicembre del 1558 sotto il pontificato di Paolo IV e risultava diviso in tre classi: nella prima classe erano indicati i nomi di oltre 600 autori dei quali erano proibite tutte le opere; la seconda classe conteneva 126 titoli di opere proibite delle quali si conosceva l’autore; seguiva una terza categoria contente 332 opere anonime vietate. Erano poi elencate 45 edizioni proibite della Bibbia e del Nuovo Testamento e i nomi di 61 stampatori responsabili della pubblicazione di libri eretici.

LIBRI PROIBITI NELLA BIBLIOTECA VATICANA
Persino la Biblioteca Apostolica Vaticana cadde nelle maglie della foga controriformista tanto che, come ricorda il cardinale Jean-Louis Tauran, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, nel 1559 “cinque grandi sacchi di libri proibiti venivano portati dai custodi della libreria apostolica al Sant’Officio della Santa Inquisizione di Roma”.

Quali libri proibiti erano custoditi nella Biblioteca Vaticana? E’ una delle domande ancora senza risposta a cui sta lavorando una studiosa della Biblioteca Apostolica Vaticana, la dottoressa Andreina Rita. Ma ci vorranno ancora “almeno due anni” per avere un elenco preciso del contenuto di quei cinque sacchi, rivela a Panorama mons. Raffaele Farina, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Tra quei libri potevano esserci volumi di autori come Erasmo da Rotterdam, Pico della Mirandola, Niccolò Cusano. Ma perché non furono distrutti? Qualcuno ebbe cura di conservarli nei sotterranei del Sant’Uffizio tanto che, tre secoli dopo, parte di quei libri insieme ad altre “rarità bibliografiche” saranno nuovamente trasferiti nella Biblioteca Vaticana. Ma colui che conservò questi libri agì per suo conto o su indicazione di qualche alto prelato o del papa stesso?

Molto altro ancora resterebbe da studiare sull’Indice dei libri proibiti tenuto conto che rimase in vigore fino al 1966. L’ultimo elenco venne compilato dal Sant’Uffizio nel 1948 e conteneva le opere di Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Niko Kazantzakis e Alberto Moravia. “La vita di Gesù”, scritta dall’abate Jean Steinmann è stato l’ultimo libro messo all’Indice nel 1961. Bisognerà attendere il 1966 perché la Congregazione per la dottrina della fede, che aveva preso il posto del Sant’Uffizio, annunciasse che l’Indice non sarebbe più stato pubblicato. In quattro secoli sono stati censurati oltre 8 mila titoli.