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Quel filo rosso che lega la GMG e il Meeting di Rimini

«L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino»


«Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede», è stato il motto della Giornata mondiale della Gioventù di Madrid, che si è conclusa ieri. «L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino», è il cuore del messaggio che Benedetto XVI, attraverso il Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha inviato al Meeting di Rimini, che si è aperto ieri pomeriggio.


Alla vigilia dell’anno, il 2012, nel quale si ricorderà il ventennale del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, il Papa ha voluto che la GMG fosse focalizzata sul tema della fede. Non una manifestazione di massa – come viene purtroppo considerata da coloro che la guardano con pregiudizio – né una prova di forza per mostrare che la Chiesa esiste ed è forte. Tantomeno si è trattato di una nerboruta discesa in campo cattolica nella Spagna laicista dei matrimoni gay.


No, la Giornata mondiale della Gioventù, nonostante i suoi numeri (padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non ha giudicato irrealistica una cifra complessiva che si avvicina ai due milioni di partecipanti), non è stata una manifestazione «di massa», ma un’esperienza di fede autentica che ha coinvolto ciascuno di ragazzi che sono arrivati in Spagna in questi giorni. Le lunghe ordinate file per vivere il sacramento della riconciliazione, nel più grande confessionale all’aria aperta, nei «Jardines del Retiro»; la preghiera, la partecipazione alla Via Crucis, durata fino alle 4 del mattino. E il momento più commovente di tutta la GMG, il momento dell’adorazione eucaristica al termine della movimentata veglia all’aeroporto «Quatro Vientos».


Benedetto XVI, il quale poco più di un anno fa, a Lisbona, disse che oggi ci si preoccupa troppo delle conseguenze morali, sociali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, «il che purtroppo è sempre meno realistico», ha parlato al cuore dei ragazzi richiamandoli all’incontro con Gesù. Ha ricordato che la fede «non è frutto dello sforzo umano, della sua ragione, bensì è un dono di Dio». Ha detto ai giovani di essere veri fino in fondo, di prendere sul serio le loro domande più vere e più profonde. «Aver fede – ha spiegato nell’omelia della messa finale – significa appoggiarsi sulla fede dei tuoi fratelli, e che la tua fede serva allo stesso modo da appoggio per quella degli altri».


Che cos’è in fondo il cristianesimo se non la testimonianza di un fatto, la resurrezione di Gesù, che trasmettendosi da persona a persona, lungo duemila anni di storia, ci ha raggiunti? Tutta la GMG di Ratzinger è stata attraversata da questo richiamo all’essenziale del messaggio cristiano.


«L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino», ha scritto Benedetto XVI ai partecipanti al Meeting di Rimini. «Ma su quale certezza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? Qual è, in definitiva, la speranza che non delude?». In Cristo Gesù, ha aggiunto, «il destino dell’uomo è stato strappato definitivamente dalla nebulosità che lo circondava». Ha un nome e un volto, cominciando a seguire il quale ogni nome e ogni volto diventa prossimo.