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Rai, ancora uno scivolone

Mercoledì scorso, Rai3, ore 20. Brodino, cotoletta e televisione nel tinello di milioni di italiani. Il giochino di Blob, fatto di abbinamenti stridenti dall’effetto comico e amarognolo, è noto. Talvolta è facile e palese, ad esempio quando alterna l’annuncio del confronto tra due politici rissosi, che notoriamente non se le mandano a dire, con i guantoni di Rocky e Ivan Drago, guerra fredda riscaldata sul duplice ring, quello del film, quello dello studio televisivo. Ma poi, alle 20.10, il giochino si fa al tempo stesso più colto, raffinato, violento. E insopportabilmente blasfemo.

Un estenuante e ballonzolante piano sequenza s’insinua tra camerini e studi del Grande Fratello; clima sovraeccitato, sorrisi esagerati, strilli e urletti, il trionfo dell’ipocrisia pacchiana; ma il sonoro è la voce di un attore (chi? da quale film? Blob non può rivelarlo, per non rovinare il giochino) con una lunga serie di invettive – ciascuna ha per inizio fuck, che non ha bisogno di traduzione – contro tutti: russi mafiosi, agenti di borsa, ebrei ortodossi, portoricani e dominicani, italiani dai capelli impomatati, negri di Harlem che non passano mai la palla, signore-bene, poliziotti corrotti e poi... ecco, poi anche i preti pedofili, la Chiesa pavida che li difenderebbe e lo stesso Gesù Cristo: «Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville».

Il contrasto tra immagini finte e luccicanti e frasi disperate è potente, non da minestrina, ma da amaro centerbe. Ti inchioda alla poltrona. Ma sono le 20.10, fascia protetta. L’invettiva è sottratta al contesto che le dava senso, perfino un senso paradossalmente "cristiano": nel film La 25ª ora di Spike Lee, Monty, interpretato da Edward Norton, sta parlando a se stesso davanti allo specchio di un bagno dove qualcuno ha scritto "fuck", e sfoga la sua rabbia, la sua disperazione, il suo grido... terminando con se stesso, maledicendo se stesso, perché in realtà è con la sua persona irrisolta che ce l’ha, è con se stesso che è chiamato a fare pace e quel Dio insultato è in realtà un Dio da cui non si sente ascoltato.

Ma il giochino di Blob consiste nel togliere un oggetto dal suo contesto collocandolo in un contesto del tutto estraneo. Chi è maturo e conosce bene il film forse apprezza, cento volte forse; tutti gli altri – diciamo 99 telespettatori su 100? – restano straniti, disturbati, offesi; bambini e ragazzi ricevono l’ennesima pessima lezione da un soggetto autorevole, qual è la televisione nelle case di innumerevoli italiani, nonostante anni e anni di dimostrazioni di inaffidabilità.

Questo è successo mercoledì sera non doveva accadere. Non doveva in assoluto, ma in particolare su una rete del servizio pubblico. Per portare fino in fondo un raffinato giochino intellettuale, Blob non si è minimamente preoccupato di rispettare le regole, alle quali evidentemente si sente geneticamente superiore. Le regole della fascia protetta. Le regole del buon gusto e del buon senso, la regola che ti dice: rispetta sempre la sensibilità della gente, non offenderla mai gratuitamente; perché si sa che la quasi interezza del pubblico, a quell’ora, non può possedere l’abilità critica per decodificare il giochino. Blob ha peccato di autocompiacimento («Oh, quanto siamo raffinati!») fregandosene dei destinatari della comunicazione, errore da principianti. Avrà buon gioco a replicare che il problema non è suo, ma di chi si sente offeso; e sarà un’ipocrisia che si aggiungerà all’altra, quella pacchiana del Grande Fratello, dove viene costruita una comunità di esibizionisti invitata a collaborare e fare amicizia, mentre l’obiettivo di ciascuno è far fuori tutti gli altri.

Blob – a sua volta una citazione da Blob fluido mortale, film del 1958 con remake del 1988 – potrebbe essere uno dei programmi più educativi della Rai. Forte della sua ispirazione colta – il situazionismo di Guy Debord e il suo La civiltà dello spettacolo, libro-bandiera di 40 anni fa – potrebbe smascherare con l’arma disarmata del sorriso ipocrisie, incongruenze, vanità, egocentrismi, sciocchezze, storture e brutture della televisione, educando per contrasto al bello e all’intelligente. Mercoledì sera l’ha fatta fuori del vaso. Non ha compreso che chiunque deve porsi un limite. Chiedere scusa sarebbe il minimo. Non lo farà, purtroppo, per l’eccessiva considerazione che ha di sé. Umberto Folena

BORGOMEO (AIART): ADESSO QUALCUNO DEVE PAGARE
Questa tv pubblica dà sempre più l’idea di un’Italia allo sbando, con il suo quotidiano regredire rispetto ai naturali argini del buon senso e del buon gusto». È rammaricato e indignato Luca Borgomeo, il presidente dell’Aiart, associazione di telespettatori cattolici, all’indomani del grave episodio che ha visto protagonista "matrigna" Rai (nella fattispecie Raitre con il suo Blob), l’altra sera alle otto, quando molte famiglie italiane, genitori e figli, all’ora di cena hanno probabilmente il televisore acceso.

«Sul nostro sito – sbotta Borgomeo –, non senza disagio, abbiamo riportato testualmente le scurrili frasi trasmesse, che offendono i fedeli, la Chiesa e Gesù Cristo stesso. Stavolta non ci sono davvero parole. È un episodio intollerabile, perché coinvolge la tv pubblica, quella pagata col canone dai cittadini. Naturalmente l’Aiart si riserva di denunciare all’Autorità giudiziaria questa blasfema offesa ai sentimenti religiosi dei cittadini italiani e invita l’Authority per le Garanzie nelle comunicazioni, la Presidenza Rai e la Commissione di Vigilanza Parlamentare sulla Rai, a intervenire con urgenza, comminando sanzioni adeguate alla Rai, anche se le multe, alla fine, finiscono per pagarle i telespettatori-contribuenti». Borgomeo ricorda poi che oltre all’articolo 21 della Costituzione (che vieta «le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume»), «è il Codice Penale a vietare trasmissioni oscene, prevedendo sanzioni per i trasgressori». «Ma se le multe – sbotta – non le pagano i diretti responsabili, si sprofonda nell’impunità più totale. Un vero invito a trasgredire. E non si dica che siamo di fronte a satira o a liberali provocazioni. Magari! Qui siamo soltanto di fronte alla pura volgarità, alla mancanza di coscienza civile e di rispetto per i cittadini. Prima offesi e poi, in quanto contribuenti, costretti a pagare». Massimo Iondini

BLOB (27 OTTOBRE)
Sono circa le 20.11 di mercoledì sera. Su Raitre da Blob arriva un pugno nello stomaco ai telespettatori. Sul video scorrono le immagini di una puntata del Grande fratello ma l’audio è un durissimo monologo con ingiurie e bestemmie. Nessuno spiega da dove arrivino quelle parole. Nemmeno una scritta in sovraimpressione. Sono frasi e bestemmie contenute in un folle monologo del film La 25ª ora di Spike Lee. Frasi irripetibili sulla Chiesa, sui preti e persino su Gesù Cristo, oltre a una serie di insulti razzisti orrendi. Il tutto in prima serata, in piena fascia protetta e sul terzo canale del servizio pubblico. Non è la prima volta che la provocatoria striscia quotidiana di Raitre fa scandalo, ma stavolta ha passato il segno. Non c’è appello al diritto di satira che possa obiettivamente giustificare simili «trovate».

TERRA RIBELLE (26 OTTOBRE)
Raiuno, 26 ottobre, prima serata. La serie tv Terra ribelle firmata da Cinzia Th Torrini da qualche puntata appassiona quasi 7 milioni di casalinghe, abbagliate da un feuilletton romantico e banale al confronto del quale Elisa di Rivombrosa sembrava un capolavoro di Bergman. Quando all’improvviso, tra butteri maremmani e perfide contesse vengono piazzate ben due dettagliate scene di sesso bollente e uno stupro violento. Il tutto in piena fascia protetta, come protesta il Moige, alla faccia dei minori che magari pensavano di vedere un western all’italiana. L’associazione genitori denduncia anche la totale assenza di bollini rossi che almeno preavvertano le famiglie a casa. E in Rai che fanno? Il giorno dopo annunciano trionfanti l’ennesimo, triste, trionfo dell’auditel.

CHI L'HA VISTO (6 OTTOBRE)
Il 6 ottobre l’orrore va in onda in diretta su Rai3 in prima serata a Chi l’ha visto?. Mentre la mamma di Sarah Scazzi è in collegamento dal salotto dello zio della ragazza scomparsa, Federica Sciarelli legge un’agenzia stampa in cui si parla del ritrovamento di un cadavere. La giornalista annuncia così in diretta alla madre attonita l’uccisione della figlia, insistendo poi nei particolari terribili che emergeono dall’interrogatorio dello zio Michele Misseri. L’audience schizza alle stelle e apre la strada a un tele-cannibalismo ansioso di particolari macabri e morbosi: da quel momento ci si tuffano tutti, a partire dalle star del servizio pubblico: da Porta a porta a L’Arena, seguiti a ruota dai programmi-contenitore delle tv private per non parlare dei tg. Per fortuna qualcuno (come Matrix) dando spazio ad altri toni.