Share |

Chiedere perdono è più che perdonare

19/09/2010
CHIEDERE PERDONO E' PIU' CHE PERDONARE...


Carissimi
abbiamo appena passato la grandissima ricorrenza dell' Esaltazione della Croce e quella della Madonna Addolorata. Ricorrenze che ci riportano al pensiero della sofferenza e della fatica quotidiana. Ognuno di noi cerca di fare il meglio o quello che lui pensa sia il meglio, ma poi facilmente incorriamo in rovinose cadute che non sappiamo come giustificare. La Croce ci parla della nostra vita, è parte di noi e ne determina la qualità. Si genera già con il concepimento e cresce come compagna fedele passo dopo passo. Non dobbiamo temerla, essa non è per forza sinonimo di dolore e sofferenza, ma di crescita e conoscenza di sè stessi, E' la parte più profonda di noi, quella che a volte è più difficile da accettare, perchè ciò che ci fa più paura è dover scoprire che siamo tanto ammalati, fragili, corruttibili e corruttori.
Il Signore ci indica la Croce come riscatto e vittoria sulla debolezza e sulla paura. Non per niente morire sulla Croce è l'unico modo per morire in piedi, diritti, quasi a dire a sè stessi e al mondo che come Gesù, non ci piegheremo davanti a nessuno, non ci stenderemo davanti ai poteri del mondo, ma con in mano il Crocifisso dalle braccia aperte, sapremo morire a noi stessi per riemergere risanati, pronti ad essere accolti e amati ed aperti ad accogliere e ad amare.
Ed è proprio quel morire di Gesù, così, con il capo chino a dire per sempre il suo Sì al Padre, che fa la differenza, e ci ribadisce ogni giorno: “Rimani nella ricchezza del tuo essere: non piegarti davanti a nessuno e impara a dire «sì» sempre”.
I soldati sono educati ad affrontare con eroismo la morte per ciò in cui credono e in questa scelta eroica vincono su di essa. Gesù ci annuncia che la Croce è ben più che un eroismo, è un abbraccio senza fine, è l'incontro d'amore con sè stessi e con l'altro, ed è in questa relazione che si rivela ai nostri occhi la Verità "..chi non prende la sua Croce e non mi segue, non è degno di me..." Mt10,34-11,1
La Regina della Pace nel mess. del 2 settembre ci invita ".. se desiderate camminare con me verso la pace dell'amore di Dio dovete imparare a perdonare ed a chiedere perdono.." Conosco molti ferventi cristiani avere più problemi a chiedere perdono che a perdonare, cosa che invece riesce più facile a chi è lontano dalla fede. Non è difficile intuirne il perchè, il perdonare presuppone una buona stima di sè, una consapevolezza di essere nel giusto e nel buono, ci fa sentire migliori e per i cristiani è una bella sensazione, il rischio però è di scivolare verso l'atteggiamento del pubblicano e perdere così la Grazia.. Chi è lontano da Dio invece, si arrabatta con la vita confidando in sè stesso. La propria autostima si basa sulla valutazione degli altri e quindi sul bisogno di proteggersi, nascondendosi in un orgoglio che non permette di riconoscere le proprie debolezze. Quindi diventa quasi più facile sgravarsi da una responsabilità magari con una sbrigativa scusa, che perdonare un torto che ci possa mettere in discussione.
Per il cristiano conta il parere di Dio, per il lontano conta il parere del mondo. Ma in entrambi i casi i rischi ci portano inevitabilmente all'infelicità, causata dai sensi di colpa. Se vivessimo i messaggi di Maria e smettessimo di leggerli con condiscendenza, cullandoci nel sottile pensiero che tutto ciò è per noi lapalissiano, forse ci renderemmo conto che Maria è qui da quasi trent'anni come Maestra per insegnarci a vivere e per condurci alla Verità, unica strada verso la pace e la felicità.
Chiedere perdono è indispensabile sempre, per rimanere nella verità, per non incorrere nella tentazione di dare per scontato di essere sempre nel giusto e soprattutto ci rende sensibili al sentire dell'altro, educandoci alla bontà.
Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati e non basta avere il perdono del Signore, abbiamo bisogno di sapere che possiamo essere capaci di chiedere perdono proprio con chi ci viene così difficile.
Questa è una cura eccezionale che ci guarisce dal malsano orgoglio, ci libera il cuore e ci regala una propensione all'umiltà.
Elisabetta