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Nelle ferite la storia della tua salvezza

30/06/2011

Carissimi,

il mese di giugno si conclude con la straordinaria festa del Sacro Cuore di Gesù, purtroppo non valorizzata come meriterebbe. Questa devozione fu riscoperta da S. Margherita Maria Alacoque, mistica del 1600. Gesù nelle visioni della Santa più volte le parlò del Suo Cuore, la invitò a prendere il posto che s. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.
In una seconda visione il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce, perché dal primo istante che era stato formato, era già pieno d’ogni amarezza.
Amici e fratelli, guardo le ferite di nostro Signore, e mi domando perché Gesù nella Resurrezione continuasse ad avere quelle orribili ferite inferte dall’odio e dalla crudeltà umana. Una lettura consueta vuole vedere in quelle piaghe il peccato dell’uomo che continua nella storia della salvezza.
Anche noi portiamo nel corpo e nel cuore ferite e piaghe profonde che hanno il potere di parlare al nostro posto e di indurci a fare cose che non vorremmo, 
togliendoci la pace e come Gesù anche noi potremmo dire: “dal primo istante che siamo stati formati, ilnostro cuore era già pieno d’ogni amarezza.” Il cristiano impara presto che tali ferite solo Gesù può guarirle, ma a volte il perdurare del dolore, gli eventi della vita e l’incapacità del corpo di dimenticare, ti fanno dubitare che siano state effettivamente guarite. Ciò arreca una ulteriore sofferenza prodotta da due fattori: il senso di colpa mosso dal sospetto di non essere capaci di perdonare e quindi non meritevoli di guarigione, e il timore di non essere in comunione con Dio.
Spesso mi sono trovata a confortare tante anime che vivono sotto il peso di questo dramma, a volte incompreso anche nella Chiesa.
Parole come gioia, perdono, sorriso..sono il pane quotidiano del cristiano, ma a volte vengono usate in modo improprio e superficiale rischiando di aggiungere dolore al dolore e soprattutto tanta solitudine e confusione. Attenzione all'orgoglio religioso è il peccato di chi s'illude che la conoscenza delle cose dello spirito gli consenta di porsi in una posizione privilegiata rispetto agli altri..
Non c’è un modo giusto di soffrire, come non c’è un giusto modo di gioire, non possiamo uniformarci e standardizzare dei modelli. Frasi come: chi non sorride non è nella gioia ..chi dimostra il suo dolore non è con Gesù ecc.. rischiano di porci in un atteggiamento farisaico, di mancare di carità e di essere conseguentemente responsabili dell' eventuale disperazione altrui. Il peccato di orgoglio spirituale è una delle più grandi tentazioni del cristiano.
Il cammino per ottenere il potere sul dolore è lungo, a volte lento, spesso pur avendo una grande fede e un grande amore per il Signore, non si riesce a liberarsi dalla sua schiavitù. La guarigione parte dalla scoperta che Gesù non ti toglierà quelle dannate ferite, non spariranno per incanto, non può farlo, perché esse sono parte della tua croce e della tua salvezza, “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo ..” (Lc 14,27)
Chi confida in Gesù e cammina dietro a Lui osserverà passo dopo passo, la trasfigurazione delle ferite, il dolore troverà senso e scoprirà di non esserne più posseduto, conoscerà la sua origine e lo comprenderà..«Prendete su di voi il mio giogo. Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero»..(Mt 11,29). La guarigione dovrà passare attraverso l’accettazione e la rivisitazione della propria storia alla luce dello Spirito Santo. ”Signore, sei buono e misericordioso; con la tua mano esplorando la profondità della mia morte, hai ripulito dal fondo l’abisso di corruzione del mio cuore. Ciò avvenne quando non volli più ciò che volevo io, ma volli ciò che volevi tu..” (s.Agostino - Le Confessioni).
Fratelli, noi riconosciamo il Signore nel momento che vediamo le Sue piaghe come fu per l’Apostolo, anche noi guardiamo con amore e misericordia alla nostra complessa sofferta storia. Non perdiamo tempo a commiserarla ma vediamo in essa il progetto di salvezza che Dio ha scelto per noi suoi apostoli, in questo tempo tanto travagliato quanto straordinario.
Guardiamo al Suo Cuore Infinito sentiamoci profondamente e infinitamente amati e ascoltando la Sua voce che ci ricorda instancabilmente: " Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini ", anneghiamo ogni sofferenza in questo dolce mare cosapevoli di essere preziosi ai suoi occhi così come siamo.. Il nostro cuore sia colmo di gratitudine.
Grazie mio Signore..infinitamente grazie! (clicca qui per ascoltare il canto)

Elisabetta