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Discorso di commiato del parroco di Medjugorje P. Ivan Sesar

Cari fratelli e sorelle! Caro nostro Padre Slavko! Nessuno tra noi che ti conoscevamo meglio e vivevamo con te aveva bisogno di chiedere dove fossi la domenica pomeriggio; tutti lo sapevamo bene, perché questo momento era sempre dedicato alla preghiera a Podbrdo. Né la pioggia, né il sole, né il vento, né la tempesta, né qualsiasi altra cosa avrebbe potuto distoglierti da questa tua intenzione. Oggi il Podbrdo è vuoto e triste aspettando il suo ospite più assiduo e caro. Ma tu non ci sei! Non ci sei perché al Signore della vita e della morte è piaciuto che proprio venerdì, quando chissà per quale motivo sei salito sul Križevac, meditando sulla passione e morte del Maestro e Salvatore Gesù Cristo, ai piedi della croce consegnassi l’anima a Dio. Quanto è simbolico tutto cib! Hai amato la croce, l’hai portata instancabilmente, ti sei sempre inchinato dinanzi ad essa ed ai suoi piedi, sul Krizevac, venerdì sei morto

Padre Slavko era nato nel periodo in cui la primavera prendeva il posto dell’inverno l’11 marzo 1946 a Dragicina, nella parrocchia di Cerin, da papà Marko e da mamma Luca. Stojic. Aveva portato a termine le scuole medie nel 1961 a Cerin. Aveva frequentato il ginnasio a Dubrovnik dal 1961 al 1965 e qui aveva conseguito la maturità. Aveva indossato il saio francescano per la prima volta a Humac il 14 luglio 1965. Aveva studiato teologia a Visoko, Sarajevo, Graz e Friburgo. Aveva preso i voti sacerdotali il 17 settembre 1971 a La Verna dove il suo e nostro padre Francesco aveva ricevuto le stimmate. Era stato ordinato sacerdote il 19 dicembre 1971 a Reutte (Austria). Dopo 5 anni di servizio pastorale a Capljina iniziò gli studi post-diploma a Friburgo dove, nel 1982, conseguì il dottorato in pedagogia religiosa ed il titolo di psicoterapeuta. Dal 1982 al settembre 1984 lavorò a Mostar come catechista degli studenti.

Grazie alla sua conoscenza delle principali lingue europee ed al suo smisurato amore per la Madre di Dio, ed oltre agli impegni nelle parrocchie in cui operava, Padre Slavko dedicava ogni momento libero al lavoro con i pellegrini di Medjugorje. Egli fu trasferito ufficialmente a Medjugorje nel 1983 e qui rimase fino al settembre 1985. Dal 1985 al settembre 1988 prestò servizio come vicario parrocchiale a Blagaj ed era solito trascorrere il suo tempo libero a Medjugorje, lavorando instancabilmente con molti pellegrini che venivano qui in visita. Dal 1988 al 1991 fu aiutante economo a Humac, dove prestava anche servizio come vicario parrocchiale.

All’inizio della guerra in Bosnia ed Erzegovina, quando la maggior parte dei frati più anziani si rifugiò a Tucepi, a Medjugorje si presentò il problema dei confessori. Grazie all’autorizzazione verbale di fra Drago Tolj, provinciale dell’epoca, Padre Slavko fu dislocato a Medjugorje e qui è rimasto fino alla sua morte che ha colto di sorpresa e sconvolto noi tutti venerdì alle 15.30.

Qualcuno ha scritto che non è importante quanto si vive, ma come si vive. Se questo è davvero il metro della vita, allora per Padre Salvko posssiamo dire con certezza che ha vissuto almeno tre vite umane. Era un lavoratore instancabile, che non aveva né orario, Né luogo di lavoro; lo si poteva vedere mentre parlava ai pellegrini, mentre consolava i anche gli afflitti che lo cercavano tutti i giorni e come subito dopo corresse al Majcino selo, l’istituto da lui fondato e per il quale aveva tanto lavorato, un istituto che oggi accoglie più di 60 persone, soprattutto orfani di guerra o bambini di famiglie separate.

Sarebbe difficile elencare tutto quello che il nostro caro Padre Slavko ha fatto, perché ci vorrebbe molto, molto tempo. Celo testimoniano le centinaia di telegrammi di condoglianze che abbiamo ricevuto in questi giorni da tutto il mondo. In una parola, era un bambino tra i bambini, soffriva nella sofferenza, un intellettuale tra gli intellettuali. Era la madre di tutte le persone smarrite ed abbandonate, raccoglieva tutte le persone che erano rifiutate. Era dipendente da coloro che avevano bisogno di aiuto. Dobbiamo poi ricordare una cosa nota a tutti e cioè che egli era solito aspettare il sorgere del sole sul Krizevac o a Podbrdo e l’inizio della giornata in piedi . Nessuno lo ha mai visto seduto al computer a scrivere, eppure è stato certamente uno degli scrittori più prolifici di libri di contenuto spirituale. I suoi libri sono stati tradotti in venti lingue e ne sono stati stampati oltre venti milioni di copie in tutto il mondo.

Molti lo definivano un miracolo umano ed effettivamente egli lo era. Proprio per questo motivo la sua dipartita è ancor più dolorosa perché i miracoli non accadono tutti i giorni e perché persone così grandi non nascono spesso.

Caro mio Padre Slavko! Non avrei mai immaginato che ci saremmo separati così presto, neppure in sogno avrei pensato che proprio io avrei letto il tuo curriculum vitae, sebbene si dica che le perle non abbiano curriculum vite, bensì curriculum gloriae; esse vivono a lungo perché non sono trovate, ma donate, ma al Signore della vita e della morte è piaciuto chiamarti a sé proprio adesso e noi accettiamo la sua volontà. Lasci dietro di te grandi progetti che sarà molto difficile realizzare senza di te ma qui, dinanzi a questa tomba aperta dove dormirai il tuo riposo eterno, ti promettiamo che almeno cercheremo di riprendere da dove tu hai lasciato, perché so che è questo il tuo desiderio più grande.

Riposa nella pace di Dio e possa Dio, buono e misericordioso, ricompensare ogni tua opera. Amen.