Share |

Discorso di Padre Ivan Landeka a nome dei fratelli francescani di Medjugorje

Venerdi, dopo aver recitato la Via Crucis con i pellegrini ed i parrocchiani sul Krizevac, come aveva fatto centinaia e centinaia di volte, la Via Crucis di padre Slavko si è trasformata in Via Lucis e noi tutti eravamo prima increduli e poi scioccati. Padre Slavko è morto dolcemente nel suo ufficio, il Krizevac.

Sì è proprio così, nel suo ufficio: il Krizevac. Spesso avevamo parlato, anche con lui, del fatto che la morte sarebbe arrivata a Podbrdo (il luogo delle apparizioni) o sul Krizevac. Se egli avesse potuto scegliere dove morire, avrebbe sicuramente scelto come letto di morte Podbrdo o il Krizevac. Ecco, il Signore nella morte dona quella giustizia terrena che noi uomini riusciamo a comprendere. Questi due monti sono stati il suo ufficio, la sua scrivania, il suo interno, il suo caro luogo di preghiera, le sue vette. Qui il Signore e la Madonna gli erano vicini, tanto vivi, umani e divini fino in fondo.

Di tutto il resto non ci rimane altro che rendere grazie.

Grazie per aver aperto la strada alla Regina della Pace, che vuole condurci al suo Figlio.

Per essere stato un maestro di preghiera, digiuno, di proporzioni mondiali, e tu stesso hai pregato e digiunato più degli altri.
Per essere stato un benefattore ed un altruista senza mai tirarti indietro.
L’ordine delle cose nella vita di Padre Slavko era chiaro: Dio ed il divino, la Vergine e la verginità in questa parrocchia, il patriottismo, l’essere croati e questo, in modo particolare, quando e se lo si raggiunge.
Amico degli orfani e delle vedove di guerra, dei prigionieri, difensore dei respinti e di coloro che si sono smarriti, di coloro che noi altri tendiamo a mettere da parte (questi gruppi oggi ti hanno portato qui dinanzi all’altare), medico di coloro dalla cui guarigione avevano alzato le mani gli uomini e la scienza. Tu hai riportato la speranza ed offerto un’occasione di vita a coloro a cui non viene mai data. E guarda il miracolo! Hai avuto ragione.
Per queste persone non hai mai avuto paura di bussare alle porte e le porte ti si sono aperte.

Per cinquanta anni hai ricolmato le vite delle persone.
Caro Padre Slavko, durante la tua vita ci sono state non soltanto salite, ma hai anche ricevuto colpi. So che ti hanno colpito particolarmente gli ultimi anni e soprattutto l’ultimo periodo. Ti hanno colpito persone vicine e lontane. So che ti faceva male e che hai sofferto. Talvolta hai ceduto un po’. Ma, al di là dei brevi commenti, hai affidato tutto al tempo ed alla giustizia del Giudice.

Perdonaci per non essere sempre riusciti a stare al passo con te e questo non ci faceva piacere. Spesso eri più veloce nei pensieri e nei programmi. Tu avevi già percorso metà del cammino mentre noi pensavamo ancora al da farsi. Almeno nel passo sei stato sempre puntuale.

Per noi è difficile che tu passi in mezzo a noi e vada al Cielo, ma ti ringraziamo per aver risposto alla chiamata del Signore e della Vergine. La volontà del Signore ha l’ultima parola, lo accettiamo.

Cari parrocchiani e pellegrini, nei prossimi mesi le persone verranno a chiedere: “Dov’è padre Slavko, è a casa?” Rispondete: “Sì, è a casa”. Signore, donagli il riposo eterno!