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Novecento il sec senza Croce

Pubblichiamo un capitolo del libro scritto da Francesco Agnoli, "Novecento - Il secolo senza croce", edito da SugarCo (pp. 160, Euro 16), una rassegna delle ideologie che hanno fatto del Novecento il secolo più violento della storia.

Il [Novecento] si è aperto all’insegna del detto nietzschiano, “Dio è morto”. Marxismo, positivismo, superomismo, sono tutte ideologie vive, forti, segnate profondamente dal rifiuto di Dio e in particolare dal disprezzo di Cristo.

In nome dell’equità, del progresso e della scienza, della libertà assoluta.

Alla fine dell’Ottocento, in Russia, Dostoevskij profetizza un mondo dominato dai “demoni”, dai rivoluzionari socialisti e nichilisti, che distruggeranno definitivamente la società cristiana, facendo, se necessario, “cento milioni di morti”. A breve scoppierà la I guerra mondiale, nel 1917 la rivoluzione russa, e poi, a ruota, quella fascista.

Sempre alla fine dell’Ottocento, in Germania abbiamo la cosiddetta Kulturkampf (1872-1877), cioè una persecuzione dei cattolici che porta, in Prussia alla detenzione di quasi tutti i vescovi del paese, all’emarginazione dei cattolici in quanto tali, allo scioglimento di tutti gli ordini religiosi ad eccezione di quelli aventi finalità assistenziali…

In Francia il governo Emilè Combes, un ex seminarista passato alla massoneria, che dichiara “Abbiamo cominciato una lotta contro Dio e la vinceremo”, mobilita tutte le sue forze e il suo potere per una grande campagna contro la Chiesa. Fa sciogliere 81 congregazioni femminili e 54 maschili; alla fine dell’ottobre 1903 riesce a far chiudere 10.000 scuole dirette da ordini religiosi e con una legge del 1904 viene proibito l’insegnamento al clero. Tante proprietà della Chiesa confiscate vengono vendute, a basso costo, a chi può permettersi di comperarle.

In Italia, dalla metà dell’Ottocento la lotta contro la Chiesa è fortissima. Basti pensare che un “padre della patria”, un avventuriero mitizzato e trasformato in santino, Giuseppe Garibaldi, dedica la gran parte dei suoi sforzi, oltre che all’unificazione del paese, alla lotta contro la Chiesa. In occasione dell'Anticoncilio di Napoli, riunito in opposizione al Vaticano I, ad esempio, scrive ai suoi amici di opporsi al "concistoro di lupi che avrà luogo a Roma nello stesso giorno!". E aggiunge: "Qui nella contaminata vecchia capitale del mondo, si disputerà sulla verginità di Maria che partorì un bel maschio sono ora 18 secoli (e ciò importa veramente molto alle affamate popolazioni); sull'eucarestia, cioè sul modo di inghiottire il reggitore dei mondi, e depositarlo poi, in un Closet qualunque. Sacrilegio che prova l'imbecillità degli uomini che non regalano d'un pugno di fango il nero, che sì sfacciatamente si beffa di loro. Finalmente sull'infallibilità di quel metro cubo di letame che si chiama Pio IX....Un'altra volta, dal balcone del palazzo della Foresteria io dicevo a codesto popolo: Il più atroce nemico dell'Italia è il Papa!".

Infine, riferendosi al sangue di san Gennaro, lo definisce "umiliante composizione chimica, che gli impostori vi spacciano per sangue di S. Gennaro...", e urla: "non sarà bene di frangere per sempre quell'ampolla contenente il veleno! E i confessionali fatti a pezzi, e resi utili a far bollire i maccheroni della povera gente...non lasciate le vostre donne e i vostri bambini contaminarsi nella bottega dei preti".

Figlio di questa stessa cultura è anche un giovane maestro che ai primi del Novecento incomincia la sua carriera politica di passioni rapide e cangianti, e di inenarrabili odi. Suo padre, Alessandro, è un ruvido uomo di sinistra che vede nel socialismo “la scienza e l’excelsior che illumina il mondo”, “il libero amore che subentra al contratto legale”. Scrive: “o preti, non è lontano il tempo in cui cesserete di essere inutili e falsi apostoli di una religione bugiarda e in cui, lasciando al passato la menzogna e l’oscurantismo, abbraccerete la verità e la ragione, e getterete la tonaca alla fiamma purificatrice del progresso”.

Anche il figlio di Alessandro è un amante del socialismo, del progresso, della “ragione”, contro l’oscurantismo dei credenti. Egli, nei suoi viaggi lontano dalla patria romagnola, arriva a Trento nel 1908, chiamato dal partito socialista locale, e subito viene onorato come grande oratore, “versato soprattutto in anticlericalismo”. Qui, nella città del Concilio, scaglia i suoi strali contro l’ “idra clericale”, in nome della “Redenzione umana”. Non crede in Dio, ma nell’avvenire dell’umanità, radioso e splendente.

Occorre solo eliminare i nemici, gli avversari, coloro che si oppongono al trionfo del bene, all’ “internazionalismo”, all’ “anti-religiosismo”, all’ “affratellamento dei popoli”. Questi nemici sono la Chiesa, il militarismo, il “morbus sacer” del nazionalismo, l’ “Austria guerrafondaia”, guidata da un sovrano ridicolmente cattolico, e i militaristi germanici. Declama, a testa alta: “I milioni che dovrebbero destinarsi al popolo, a sollevare il popolo, sono invece inghiottiti dall’esercito. Il militarismo! Ecco la mostruosa piovra dai mille viscidi tentacoli che succhiano senza tregua il sangue e le migliori energie del popolo”.

Per il giovane rivoluzionario a succhiare il sangue del popolo italiano c’è anche la Chiesa, “grande cadavere”, “lupa cruenta”, “covo di intolleranza”, e i suoi preti, “pipistrelli”, “sanguisughe”, “pallide ombre del medioevo”, “sudici cani rognosi”, che vogliono mantenere il popolo nell’ignoranza. Le vicende di Galilei e di Giordano Bruno, scrive sempre con vigore il nostro giornalista, sono lì a dimostrare chi sono i nemici della ragione e del progresso.

Eppure, prosegue, oggi Marx ci ha finalmente aperto gli occhi, ci ha rivelato che Dio non esiste, e con lui Darwin, che ha dato un grosso colpo alle teorie della Bibbia, tanto che “nessun altra dottrina ha avuto portata maggiore di quella del grande naturalista inglese”.

Mentre scrive, il giovane rivoluzionario si concede qualche scappatella, con donne che poi abbandona senza tanti scrupoli. “E’ vero che a Losanna – scrive - ebbi relazione con una divorziata, ma così per la carne, non per l’anima”. E mentre frequenta svariate signore, e percorre i corridoi dei bordelli, scrive articoli intitolati “Meno figli, meno schiavi!” e definisce l’amore “una grandissima cosa: ma non è poi solo e non è tutto. E’ un mezzo per conservare la specie”, un artificio della natura per mantenere se stessa, come ogni buona dottrina materialista insegna.

Queste esperienze e queste convinzioni, non gli impediscono di spiegare ai suoi lettori che i sacerdoti sono sempre degli sporcaccioni, e come loro le suore. Esse, in particolare, sono il bersaglio preferito della pubblicistica socialista, cui il nostro appartiene: si racconta che nei “reclusori” le suore abbiano sempre tresche orrende con le detenute, e che siano delle crudeli violentatrici. Nel romanzo Orkinzia, degli stessi anni, le “suore infami” fanno violenza “su fanciullette ignude, incatenate, con le braccia dietro la schiena”. I preti, poi, sono orride creature che passano “ributtanti malattie veneree” ai bambini, come “porci in veste talare che pullulano ogni giorno nelle cronache dei giornali come funghi schifosi ammorbanti l’umanità coi loro fetori”.

Per dimostrarlo il nostro racconta appena può, colorandoli il più possibile, gli atti immorali di qualche sacerdote, di qualche suora, di qualche catechista. “Lo so, aggiunge, che questo fa ciccare i ciarlatani neri, ma ne dovranno inghiottire molti altri di questi che sono per loro rospi vivi che guazzano nelle cloache massime e minime”.
La verità, continua infine il nostro, è “che certi voti di castità non possono essere mantenuti senza forzare la natura umana”, che, come si è già detto, è solo animalità ed istinto. Così i preti sono degli ipocriti, perché proclamano una morale disumana, ma la tradiscono di continuo: anche andando a caccia, e cioè “uccidendo tante piccole esistenze create da Dio, se dobbiamo por fede alla Genesi”, e violando il sacro “pacifismo”. Oltre ad articoli di giornale, il nostro scrive anche un romanzo, “Claudia Particella, l’amante del cardinale”, infarcito di violenze e turpitudini, adattissimi alla polemica anticlericale, e prende le difese degli ebrei, ingiustamente “martoriati e suppliziati”, ovviamente dalla Chiesa.

Ma chi è questo socialista difensore della purezza, della pace, della tolleranza, di Marx e Darwin, della scienza e del progresso, i cui pregiudizi e le cui calunnie sono ancor oggi, giusto un secolo dopo, condivisi da non pochi giornalisti ed intellettuali alla moda, esattamente un secolo dopo?
Per chi non lo avesse riconosciuto, il suo nome è Benito Mussolini. E’un leader del socialismo più massimalista, repubblicano ed ateo. Alcuni dei suoi compagni, che condividono le sue idee e la sua formazione, fonderanno il PCd’I (partito comunista d’Italia, poi PCI). Altri, riuniti nel cosiddetto Futurismo, predicano lo “svaticanamento d’Italia” e l’abolizione del matrimonio.

Mussolini invece diverrà un leader dell’interventismo, poi il fondatore del fascismo. Saprà adattare le sue idee alle circostanze del momento, con grande fiuto politico; saprà persino adottare un comportamento moderato, rispetto a quello che aveva da socialista e a quello dei suoi oppositori comunisti.

Saprà scendere a patti, per mantenere il potere, anche con la corona e in parte, con la Chiesa, ma non cambierà mai, se non forse negli ultimi giorni, il suo aspro disprezzo verso Cristo, la croce e la sua Chiesa, giungendo a sciogliere i Giovani Esploratori cattolici, a perseguitare l’Azione Cattolica, a sciogliere migliaia di circoli cattolici.