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Scritto con il mio sangue

Irene Vilar è una studentessa portoricana quando conosce e si innamora del suo professore di storia. Lei ha diciassette anni, lui cinquanta. Ha inizio una relazione travolgente e squilibrata che sfocia in un matrimonio impossibile, segnato da contrasti. E da quindici aborti in quindici anni. Lui le impone di non avere figli. Lei è completamente succube, da una parte li desidera, resta incinta, ma dall’altra non ha la forza di opporsi, di capire cosa vuole veramente. Rinuncia con un atto di violenza estrema. E ripetuta. Irene sa che è destinata a essere fraintesa, sa che molti vedranno nella sua personale tragedia la criminale leggerezza di una donna che abusa di un diritto, che colpevolmente utilizza l’aborto come anticoncezionale. Ma non è così. La vera storia di Irene non si esaurisce in questa violenza che infligge prima di tutto a se stessa. La vera storia inizia molto più lontano, in un drammatico vissuto familiare, una madre suicida – sterilizzata a sua insaputa dopo tre gravidanze dalle autorità sanitarie statunitensi – e due fratelli tossicodipendenti. È una storia che ripercorre l’infanzia traumatica di Irene, portoricana in un paese come gli Stati Uniti che pretendono di condizionare la politica demografica del Porto Rico, ed è una storia in cui l’autrice intesse passato, presente e futuro senza soluzione di continuità.
Il viaggio oscuro di Irene Vilar attraverso le ferite che si procura, le reazioni compulsive, le sue ossessioni, si compongono in un racconto limpido e straziante di perdita e di dolore, un racconto che affronta i problemi della libertà di scelta, delle responsabilità familiari e, in definitiva, della maternità. Oggi Irene Vilar si è separata dal suo primo marito, ha trovato un uomo che ama e da cui è amata, ed è madre di due bellissime bambine.

Un libro ricco di sfumature e incredibilmente sincero."
Washington Post
"Scritto col mio sangue è come un viaggio all’inferno dal quale, grazie alla guida della Vilar, alla sua luce, emergiamo cambiati, illuminati, così vivi."
Junot Diaz
"La storia drammatica e splendidamente scritta di Irene Vilar costringe il lettore ad affrontare il tema del potere della sessualità e della procreazione, spesso l’unico potere che le giovani donne percepiscono come proprio. Scritto col mio sangue è profondo, crudo, straziante e di un’onestà assoluta. Il messaggio è che nonostante il dolore provato, guarire è possibile."
Gloria Feldt, presidente della Federazione americana per la Pianificazione Familiare

UN BRANO

"«Ho abortito dodici volte in undici anni e quello è stato il periodo più felice della mia vita»...
Ho scritto queste parole anni fa, prima di capire quale fosse la verità. So che, inevitabilmente, non sarò capita, che in molti vedranno nel mio incubo solo l’abuso di un diritto, l’uso dell’aborto come strumento di controllo delle nascite. Non è così. Il mio incubo è parte di un tremendo segreto, una storia ammantata di vergogna, colonialismo e volontà di automutilazione, e di un passato familiare in cui figurano una nonna eroica, una madre suicida e due fratelli tossicodipendenti.
So che queste mie parole non scioglieranno il dilemma morale delle mie azioni. Ma volevo arrivare a capire il fascino che il corpo gravido esercitava su di me, il mio desiderio malato di diventare qualcun — o qualcosa di — altro. I diari che ho tenuto negli anni mi hanno aiutato in questa mia ricerca. Ciò che prometto al lettore è di raccontare la mia storia di dipendenza, il flusso costante di infelicità, la radiografia di un delirio e, alla fine, il volto di una maternità che redime."