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L'inquisizione

La Santa Inquisizione

tratta dalla sezione “Medioevo storico” del sito www.bluedragon.it

 

Prefazione
Tratterò in questa sede un tema alquanto spinoso, misterioso e controverso: l’aspetto più oscuro e polemico della storia della Chiesa: l’Inquisizione.
Questa parola porta alla mente pensieri di atroce violenza e sadismo, inculcatici dai mass-media e dai testi scolastici.
È perciò impresa ardua analizzare senza PREGIUDIZI le fonti storiche. Ed è proprio questo il mio scopo: chiarire le finalità e il reale funzionamento dell’Inquisizione, ripartendo da zero, effettuando ampie ricerche sul tema, esaminando testi dell’epoca e manoscritti originali, al fine di creare un quadro generale attenendomi soltanto a fonti storiche e NON passando tramite il pensiero degli storici moderni (come avviene nei libri scolastici); il tutto per trovare finalmente la verità su questa Istituzione ecclesiastica che operò dal XIII secolo come ultimo “baluardo della Fede”.
In seguito metterò a confronto i testi scolastici con le vere fonti storiche, introdurrò la figura storica del Demonio e le abitudini dei suoi seguaci, studieremo insieme per filo e per segno le procedure inquisitoriali, esamineremo le pene inflitte dai tribunali inquisitori, parleremo di grandi movimenti ereticali, della tortura, seguiremo la caccia alle streghe e vedremo gli inediti retroscena di grandi protagonisti come Tomàs de Torquemada, Roberto il Bulgaro e Bernard Gui.
E’ però molto difficile sintetizzare tali argomenti, se si calcola che questa immensa ricerca non è l’esito della lettura di tre o quattro libri, ma ho qui cercato di sintetizzare i punti fondamentali derivati da anni e anni di interessamento da parte mia al periodo medievale e soprattutto a questo tema.


LO SCENARIO MEDIEVALE
Nel Medioevo, la Fede permeava ogni aspetto dell’esistenza, i simboli Sacri come le Croci e le nicchie con le effigi dei Santi, accompagnavano il cammino dei viandanti, i rintocchi delle campane delle Chiese fornivano alla giornata la sua trama temporale. La religione era il fulcro attorno il quale ruotava tutto il resto, il Papa governava la società Cristiana in nome di Dio, i sovrani regnavano in nome di Dio, incoronati con l’Olio Sacro.
Persino gli strumenti di lavoro, gli animali, il cibo, le stesse armi, venivano solennemente benedette.
I Patroni Celesti non venivano invocati solo nei momenti di bisogno come avviene oggi; ogni giornata trascorreva, sia per il mendicante che per il re, sotto la luce della Fede. La presenza delle reliquie dei Santi, in alcuni luoghi, infondeva nei fedeli una grande rassicurazione e protezione dal male.
E’ impossibile per noi calarci in tale contesto sociologico, per quanto si possa studiare la storia di quel tempo non comprenderemo mai e poi mai il loro pensiero e il loro stato d’animo, i sentimenti che li spingevano e li guidavano.
Tornando al Medioevo, il grande processo di riforma che aveva interessato la Chiesa nell’ XI secolo aveva ottenuto risultati importanti nella lotta alla corruzione e nella moralizzazione dei Chierici.
Aveva però lasciato irrealizzate le aspirazioni di coloro che puntavano a un rinnovamento più profondo, in grado di ricondurre la vita Cristiana agli ideali di purezza, di semplicità e di povertà esortati dal Vangelo.
Da questa insoddisfazione, comune a molti monaci e laici, nacque un vasto movimento di contestazione religiosa che in molti casi finì col collocarsi al di fuori e contro la Chiesa.
Fenomeno non nuovo nella storia dell’Istituzione Ecclesiastica, l’eresia divenne nel XII secolo un fenomeno di massa, tanto che i Papi ebbero notevoli difficoltà a contrastare.
Accanto al fiorire di gruppi religiosi caratterizzati da una spiritualità vicina alla Chiesa primitiva, si diffusero parallelamente a questi ultimi, anche movimenti ereticali.
A differenza degli eretici però, questi gruppi religiosi accettavano di sottoporsi all’autorità Ecclesiastica e venivano controllati dai Vescovi locali.
Innocenzo III, impegnato in una costante opera di moralizzazione dei comportamenti del Clero, vide in questi nuovi “Ordini” uno strumento per la rinascita e la divulgazione dell’ autentico spirito Cristiano e un efficace mezzo contro la diffusione delle dottrine e delle sette ereticali.
Nacquero così accanto ai tradizionali Ordini monastici, nuovi Ordini detti Mendicanti, che introducevano al posto della figura del monaco, quella del frate e aspiravano a far coincidere la propria vita quotidiana con gli ideali di povertà del Vangelo, è il momento dei Domenicani e dei Francescani.


L’ERESIA
Per comprendere meglio l’operato di questa Istituzione, è necessario chiarire alcuni punti che, a causa di una malinformazione da parte dei media, ci sono stati erroneamente inculcati fin da piccoli.
Prima di tutto introduciamo il termine “eresia”, con il quale si intendeva ogni dottrina contraria ai dogmi del Cattolicesimo, ovvero “errata interpretazione della Fede”, ed era (ed è ancora) cosa interna al Cristianesimo.
L’eresia è una dottrina che si oppone immediatamente, direttamente, contraddittoriamente a una verità rivelata da Dio e come tale proposta dalla Chiesa.
È capace di eresia solo il Cattolico battezzato; il catecumeno e il battezzato invalidamente commettono peccato di infedeltà, non di eresia.
L’eresia è uno dei peccati di infedeltà (secondo, per gravità, solo all’odio contro Dio) e come tale comporta: perdita della Grazia, distruzione della Virtù infusa dalla Fede, esclusione del corpo dalla Chiesa (in caso di eresia pubblica).
Secondo il diritto canonico, le attuali misure previste contro l’eresia sono: la professione di Fede; le ispezioni del Vescovo circa l’ortodossia dei fedeli, durante le visite pastorali e nelle scuole; la censura preventiva sui libri e sulle proposizioni contrarie all’ortodossia della Fede; il divieto della comunicazione in divinis con gli eretici.
Le misure repressive consistono nel divieto di ricevere i Sacramenti; nella privazione della sepoltura ecclesiastica e nell’esclusione dall’uffizio di padrino nel Battesimo e nella Cresima.
Le pene previste contro gli eretici sono attualmente la scomunica e la perdita del diritto di patronato.Nel Nuovo Testamento il termine eresia si incontra nove volte ed equivale a strane dottrine e sette.
Durante l’Inquisizione medievale ci fu un grande studio riguardo l’eresia e le sue competenze.
Secondo gli inquisitori l’eresia è un atto emesso dall’intelligenza, in quanto implica l’assenso totale della volontà a un’opinione personale. Tale opposizione è consapevole e deliberata al Magistero della Chiesa e, se essa perdura, diventa pertinace. L’eresia può essere interna, se risiede solo nell’animo, ed esterna, se si manifesta esteriormente; occulta, se manifestata ma non dichiarata ufficialmente; pubblica, se dichiarata ufficialmente.
I profani tendono ad agglomerare i termini “infedeli” ed “eretici”, mentre è di fondamentale importanza comprendere i loro significati completamente diversi tra loro; il primo è un classico termine usato per identificare i musulmani durante le crociate e più genericamente attribuito a gente di altra Fede; mentre con il termine eretici, ci si riferiva (e purtroppo ci si riferisce ancora) agli oppositori, ai nemici dichiarati della Chiesa, cioè a coloro che tramite distorsione della Parola di Gesù Cristo, strappavano anime dal giusto Credo, diventando dei veri e propri Antichiesa.
Quindi attenzione! Come detto in precedenza, l’eresia è cosa interna al Cristianesimo, i musulmani, i buddisti, erano considerati infedeli, non eretici.
Un altro argomento di doveroso chiarimento è la sostanziale differenza che corre tra scisma ed eresia.
Già San Paolo distinse eresia da scisma; gli Apologeti e i Padri della Chiesa apportarono alla distinzione ulteriori precisazioni, definendo l’eresia “errore dottrinale” e lo scisma “divergenza d’ortodossia”.
Finalmente, con Gerolamo, il termine fu usato solo per indicare gruppi separatisti della Chiesa per false dottrine (dissenso dottrinale) mentre si chiamò scisma il distacco per rifiuto d’obbedienza alla gerarchia (dissenso disciplinare).
A questo punto sorge automatico il chiarimento alla persecuzione ebraica nel medioevo: la Chiesa non incoraggiò MAI le sollevazioni popolari contro gli ebrei, perché non potevano essere soggetti al tribunale dell’Inquisizione in quanto quest’ultima si occupava di eretici.
Non a caso le regioni governate dalla Chiesa, furono quelle nelle quali gli ebrei si trovavano meglio ed erano più sicuri.
L’11 Luglio 2001, in occasione del Capitolo generale dell’Ordine Domenicano tenuto a Providence negli Stati Uniti, il Santo Padre ha scritto a quest’Ordine affinché rinnovi il suo impegno contro chi rinnega Cristo.
Il Capitolo generale è una specie di Conclave tramite il quale i massimi vertici dei Domenicani eleggono il nuovo Maestro dell’Ordine.
Restando nell'argomento, di recente il Papa ha rivolto il messaggio: “combattete le nuove eresie” proprio a quell’Ordine che un tempo (XIII secolo) era preposto alla difesa del Cristianesimo e alla repressione dell’eresia.
Questo del Santo Padre è un chiaro messaggio! Il Papa in questa lettera ricorda che “uno dei primi compiti assegnati ai Domenicani fu la proclamazione della verità di Cristo in risposta all’eresia dei Catari”.
Il messaggio prosegue spiegando che, come allora, “la nostra è un’epoca in cui in tante maniere viene negata l’Incarnazione e le conseguenze sono evidenti […] Quando Cristo viene escluso o negato, la nostra visione del fine umano si riduce […] la speranza cede il passo alla disperazione, la gioia alla depressione” il Papa conclude “la Chiesa e il successore dell’Apostolo Pietro guardano all’Ordine dei Predicatori con non minore speranza e fiducia dei tempi della vostra fondazione. È grande la necessità di una nuova evangelizzazione e certamente il vostro Ordine, con tante vocazioni ed una chiara eredità, deve svolgere un ruolo vitale nella missione della Chiesa di proclamare il messaggio di Cristo agli albori del nuovo millennio”.
Quest’Ordine rappresenta la speranza, l’umanità intera DEVE ringraziarlo quantomeno per le sue opere umanitarie in tutto il mondo: il Maestro dell’Ordine, ad esempio, ha viaggiato PERSONALMENTE in Ruanda, Burundi, Congo, Algeria, Iraq, Chiapas, le periferie di molte città dell’America Latina e altri paesi dove c’è guerra e povertà.
Non c’è dubbio, i Domenicani sono tutt’oggi fedeli all’antico mandato di “PREDICARE IL VANGELO FINO ALLA MORTE”.


IL DEMONIO
“È il male puro e semplice”.
Secondo la religione Cristiana il suo orribile aspetto fisico è secondo soltanto al suo abominevole spirito oscuro e malvagio. Tutte le sue antiche descrizioni sono rappresentazioni metaforiche del suo animo infinitamente maligno, in quanto può assumere ogni forma lui desideri.
“Orrida Maestà nel fero aspetto
terrore accresce, e più superbo il rende;
rosseggian gli occhi, e di veneno infetto
come infausta cometa il guardo splende”.
Questa descrizione di Satana è tratta dalla “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, il quale continua descrivendo la sua bocca “immonda d’altro sangue […] in guisa di voragine profonda”, da essa escono “neri fiati” simili a “i fumi sulfurei ed infiammati”. In poche parole, è l’ entità più spaventosa del Creato, il cui aspetto fisico riflette la sua mostruosità interiore; Satana è “il principio e l’incarnazione del male, la negazione della vita e della luce, il signore dei demoni, il suscitatore delle novemilanovecentonovantanove malattie”.
Dante nel XXXIV Canto dell’Inferno lo descrive così:
“Lo ‘mperator del doloroso regno da mezzo ‘l petto uscia fuor della ghiaccia […] S’el fu sì bel com’ elli è ora brutto, e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia, ben dee da lui procedere ogne lutto.
Oh quanto parve a me gran maraviglia qund’ io vidi tre facce a la sua testa! L’una dinanzi, e quella era vermiglia; l’altr’ eran due, che s’aggiugnieno a questa sovresso ‘l mezzo di ciascuna spalla, e sé giugneno al loco de la cresta; […] Sotto ciascuna uscivan due grand’ ali, quanto si cinveniva a tanto uccello: vele di mar non vid’ io mai cotali. Non avevan penne, ma di vispistrello era lor modo; […] Con sei occhi piagnéa, e per tre menti gocciava ‘l pianto e sanguinosa bava.”
È Lucifero che emerge dal ghiaccio fino a mezzo il petto. Ha tre facce, una vermiglia (simbolo dell’odio), una giallognola (simbolo dell’impotenza), una nera (simbolo dell’ignoranza), unite insieme nella parte posteriore, quasi in antitesi con la Trinità Divina.
Ogni bocca maciulla un peccatore; Giuda è nella bocca centrale, perché traditore di Cristo, nelle altre due bocche sono Bruto e Cassio, uccisori di Cesare, fondatore dell’ Impero romano.
Sotto le facce si aprono un paio d’ali che, muovendosi, provocano il congelamento del Cocito.
Il più antico dei diavoli viene dalla Persia e si chiama Arimane. È l’acerrimo nemico di Ahura Mazda, il dio del bene con cui combatte una lotta senza fine.
Anche Satana, diavolo della tradizione Cristiana, Ebraica ed Islamica, proviene dal Medio Oriente il suo nome deriva infatti dall’ebraico Satan, ovvero “il nemico”, in greco il termine venne letteralmente tradotto Diabolos, cioè “avversario”, questa era l’origine del nostro Diavolo.
La sua storia è molto popolare: all’origine era un angelo chiamato Helel Ben-Shar (brillante stella del mattino, da cui Lucifero); si ribellò poi a Dio, il quale lo punì per la sua superbia e, a seguito di un tremendo scontro, l’Arcangelo Michele lo precipitò fuori dal Paradiso.
Da astro luminosissimo la cui luce è però insignificante di fronte al sole (cosa che Lucifero non volle fare nei confronti di Dio), divenne principe delle tenebre. Le sue ali, originariamente angeliche (piumate) divennero tenebrose ali di pipistrello.
Nel Nuovo Testamento gli viene attribuita una vasta coorte di demoni formata da seimilaseicentosessantasei legioni, di cui è il principe. Tra i sei Demoni Maggiori, comandanti dell’esercito infernale, spiccano: Belzebù (signore delle mosche, talmente potente da essere una minaccia per Lucifero stesso), Baal, Asmodeus, Astaroth, Belial e Plutone (demone che fa da tramite tra l’evocatore e gli altri demoni, conosce anche il futuro).
Satana, in particolare, è la personificazione del male, attacca fisicamente gli uomini impossessandosi dei loro corpi, induce gli uomini in tentazione, per possedere, dopo la morte, le loro anime, è il signore del mondo materiale, ma sarà definitivamente sconfitto alla fine dei tempi quando, con la conclusione della battaglia finale (l’Armaghedonne), inizierà il Regno dei Cieli.
L’”Anticristo”, invece, è un misterioso personaggio a cui sono stati dati molti sinistri soprannomi, tra cui “il principe nero”, “il signore della mezzanotte”, “l’alito del maligno sospeso nell’aria” e tanti altri.
Le informazioni a suo riguardo sono davvero molto poche: si sa soltanto che il suo obbiettivo è quello di sconvolgere il mondo e di scatenare il “conflitto finale” che segnerà l’inizio dell’eterno Regno dei Cieli.
L’Anticristo è forse il diavolo? Né la Bibbia, né gli apocrifi sono molto chiari in proposito. Nel libro di Daniele è scritto che alla fine dei tempi apparirà “un re il quale sarà differente dai precedenti, e proferirà parole contro l’Altissimo, e distruggerà i Santi dell’Altissimo […], poi si terrà il giudizio e la sua signoria gli sarà tolta, ed egli sarà sterminato e distrutto fino all’estremo”.
Più che un essere soprannaturale, il tiranno senza nome della fine dei tempi sembra solo un re destinato alla sconfitta; in altri testi posteriori lo stesso personaggio, sempre innominato, ritorna talvolta chiaramente identificabile con nemici romani della religione Ebraica e Cristiana (Antioco Epifane, Nerone, Caligola), in alcuni casi mescolato con la figura del demone Belial.
Nell’Apocalisse di San Giovanni è associato con alcuni minacciosi animali che rappresentano il diavolo e il male.
Il nome “Anticristo” è citato per la prima volta negli “Atti degli Apostoli”, perché, si spiega, il tiranno “avrà la veste di Cristo ma il suo cuore sarà quello di Satana”.
Questo Anticristo simboleggia la figura di Satana vero e proprio o di un diavolo come fu Bush per Saddam Hussein? I commentatori medievali propendono per la prima ipotesi: se non Satana in persona, l’Anticristo sarà quantomeno suo figlio.
Secondo Nostradamus sarebbe già nato nel 1967 e verrà adottato da una famiglia benestante in cui il padre “sarà giusto nel giudicare” (probabilmente si tratterà di un uomo politico). Vero e proprio ragazzo prodigio, quando capirà che “la fonte paterna non potrà dargli più nemmeno una goccia di speranza” intraprenderà la sua strada indipendentemente, dopo aver ucciso il genitore.
L’Anticristo diventerà un uomo potente e affascinante, si presenterà “nelle vesti dell’agnello” ovvero darà l’impressione di predicare il bene e riuscirà a trascinare dalla sua parte gli sprovveduti che non riusciranno a vedere il lato demoniaco della sua dottrina, sarà infatti molto più sopraffina e seducente di quella Cattolica, in quanto prometterà premi immediati, e non in un ipotetico aldilà.
Compirà persino grandi miracoli, al punto che qualcuno lo crederà il nuovo Gesù Cristo.
La sua potenza si scatenerà definitivamente quando il Papa bandirà una “Crociata” contro i suoi seguaci, l’obbiettivo del Papa sarà di “strappare il montone al gregge”. Nel frattempo “terremoti e strani segni nel cielo avranno la stessa regolarità del sole nascente […] ci saranno terre che scompariranno e terre che affioriranno dalle acque”.
L’epilogo si avrà a Roma. Il Papato riuscirà ad avere la meglio, ma il Papa per riprendere fiducia dalle masse sarà costretto ad adottare il suo stesso linguaggio.
L’Anticristo verrà crocifisso, dopo 42 mesi l’avvenimento scatenerà una reazione a catena; Chiese e “Antichiese” cadranno nella confusione più totale, poi le nazioni dominanti della Terra.


I SEGUACI DEL DEMONIO
Si riuniscono agli incroci delle strade, “i crocicchi delle strie” dove per tenere lontano l’influsso maligno, si trovano molto spesso Croci e nicchie con effigi di Santi.
Si parla in poche parole del satanismo, di tutti i seguaci e gli adepti del Maligno, quindi del culto della divinità del male attraverso varie forme di associazione e di riti.
I più grandi esponenti storici di questo movimento, ma per certo non gli unici, furono senza dubbio streghe e stregoni.
Attenzione, non pensate che le streghe siano state e siano ancora come quelle che vedete in televisione, indipendenti, buone, con dei poteri meravigliosi; sono tutt’altro, tramite inimmaginabili orrori, evocano il Demonio praticando una danza orgiastica e indiavolata (il sabba o sabbat), nude di notte attorno ad un noce (un proverbio siciliano dice “nuci noci”, il noce nuoce), cantando a squarciagola, in alcuni casi bevendo orribili pozioni dai calderoni ribollenti, e compiendo lussurie più sfrenate con animali e, a quanto riportano testimonianze dell’epoca, compiendo anche atti sessuali con il Maligno stesso, per questo sono chiamate anche “le spose di Satana”.
Tramite questi tributi al Demonio, consumati il venerdì notte, le “strie” (termine latino di strega, che deriva da “strix” letteralmente uccello notturno) ricevevano ringiovanimento fisico durante questi riti e altri poteri permanenti come poter volare e poter formulare maledizioni varie.
Gli inquisitori erano convinti, quando vedevano una strega volare, che essa stesse cavalcando il Demonio in persona, il quale non si rendeva visibile ai loro occhi.
NB: queste pratiche demoniache non sono assolutamente da confondersi col ben più antico culto della natura, ove i suoi praticanti, otto volte nell’arco dell’anno solare, si riunivano per altrettante ricorrenze regolate dai flussi delle stagioni.
Le differenze col satanismo sono nette, infatti nessuno dei crimini sopra descritti veniva commesso.
in quei tempi i satanisti vennero popolarmente (ma non dagli inquisitori) accomunati ai praticanti di magia ed i praticanti del culto della natura, in virtù del fatto che essi avevano mutuato alcune usanze dalle Antiche Religioni, forse nella speranza di portare i pagani dalla propria parte contro la Chiesa, in un certo senso utilizzando lo stesso metodo di implementazione delle feste pagane nei riti Cristiani adottato soprattutto nell’Evangelizzazione delle popolazioni Bretoni e Celte.
Numerosi furono i trattati sulla stregoneria, il più importante è certamente il famoso “Malleus Maleficarum” di Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, pubblicato nel 1486 in Germania, questo rilegato tratta il fenomeno della stregoneria analizzando per filo e per segno le usanze, i riti e i poteri delle streghe e degli stregoni, spiega come riconoscerli, catturarli e interrogarli.
Un altro compendio molto importante nell’ambito della stregoneria è il “Compendium Maleficarum” (di Francesco Maria Guazzo, frate Ambrosiano) pubblicato nel 1608 a Milano.
Ecco alcuni brani (originariamente in latino e tradotti in italiano) tratti dalla suddetta opera:
“Possono far parlare gli animali, possono creare esseri viventi con la magia, possono far cadere in un sonno profondo, possono uccidere a distanza e sono esperte nella preparazione di veleni, possono generare incendi, possono guarire certe malattie, possono influire sui raccolti, possono evocare gli spiriti dei morti.”
Guazzo, come tutti i suoi predecessori, considera le streghe seguaci inconfutabili del Diavolo.
Anche in questo caso si deve necessariamente precisare che la Chiesa non ha mai contrastato gli usi ed i rituali pagani.
Quando si affermò la religione Cristiana in Europa, la Chiesa non perseguitò i contadini che continuavano a praticare i culti pagani, anzi, a seguito della costruzione di Chiese e della diffusione della Parola, le vecchie festività locali in onore di Pan e di Ecate (divinità della terra) non furono abolite, ma affiancate a quelle Cristiane, tanto che i chierici partecipavano a tali festività; un esempio è la festa di Halloween, che ancora oggi festeggiamo come “Tutti i Santi”.
Carlo Magno ci teneva a sottolineare la distinzione tra le praticanti dei riti pagani, e le praticanti della stregoneria (seguaci del Diavolo), infatti una sua ordinanza diceva: “Chiunque bruci viva una donna, soltanto credendo che fosse una strega, deve essere punito con la morte”.
Nel XIII secolo, la tranquillità della Chiesa fu terribilmente minata dai continui “assedi” delle sette eretiche le quali, se non si fosse intervenuto in tempo, avrebbero preso il sopravvento.
Papa Alessandro IV fu il primo a dichiarare eretiche “Quelle donne che praticano il sabba e che utilizzano arti magiche e che lo facessero non perché fossero esseri fatati, ma in virtù di un patto con il Diavolo”.
A Lecco nel 1567, Rattizzi segnalò, a seguito di numerosi precedenti, che “le malefemmine si radunavano nottetempo nei dintorni della città, presso Versasio, dove un edificio è detto ‘la ca’ di strii’, laddove è evocato il Diavolo”. A seguito dell’inchiesta, le ree impenitenti, tra cui la famosa Bissaga (Signora dei biss, cioè dei serpenti, il motivo di questo nome dovrebbe essere chiaro) vennero condotte a Milano e qui bruciate vive.
Stregoni al maschile ce ne furono parecchi, seppur in larga inferiorità rispetto alle streghe; alcuni esempi di stregoni italiani sono: il famoso Mago Sabino, lombardo, che era capace attraverso potenti malefizi, di farsi spuntare altre sei teste e, come l’idra di Lerna, non temeva la morte se le teste non gli venivano tagliate contemporaneamente; oppure ancora, il Mat Bonadol, nel bergamasco, che fu giustiziato per pratiche eretiche e che ancora oggi, nella sua tomba, si agita ed emette paurose grida.
Tracce di streghe sono rimaste nei luoghi geografici:
Il “sedile delle streghe” a Susi (Trento), il “monte delle streghe” a Bagni di Lucca, un “pontesel de le strie” a Besagno (Trento), Benevento nel VII secolo era già senario di stregonerie e, nel XIII secolo, attorno ad un gigantesco noce si raccoglievano per il sabba centinaia di streghe provenienti da tutta Italia, tanto che il Vescovo Barbato lo fece abbattere e seppellire. La tradizione vuole che dalla fossa emerse il Demonio in persona che subito il Sacerdote scacciò benedicendo la terra con l’Acqua Santa; sempre secondo la leggenda, il Maligno in fuga riuscì comunque a far comparire lì vicino un altro noce che venne a sua volta abbattuto e in quel posto fu eretta la Chiesa di Santa Maria in Voto.
C’è una tradizione antichissima che viene praticata ancora oggi in molte province d’Italia, e consiste nel bruciare un’enorme “pupazza” raffigurante una vecchia, il tutto come rito propiziatorio nel giorno della festa del paese.


IL CATARISMO
Agli inizi del XII secolo, ebbe a formarsi questo movimento ereticale che poi sarebbe diventato il più grande oppositore della Chiesa Cristiana. Sull’origine del catarismo nulla di ufficiale è stato trovato, comunque ci sono vari riferimenti che farebbero imputare l’origine di questo movimento ad un piccolo paesino francese: Rennes le Chateau.
Questo movimento era di certo derivato sia da un’antica religione orientale chiamata dualismo manicheo (che entrò subito in conflitto con il Cristianesimo), sia da una visione distorta ed erroneamente interpretata della religione Cristiana.
Il dualismo manicheo era, come detto prima, una religione filosofica dell’est Europa; si pensa che sia stata portata in Francia in seguito a viaggi e pellegrinaggi in Terra Santa.
Fu proprio questa origine orientale del dualismo manicheo a dare il nome “bulgari” agli adepti del catarismo; per quel che riguarda la parola “cataro”, la sua derivazione è da attribuire alla parola greca kàtharos cioè puro.
I catari vedevano il mondo come eterna lotta tra due aspetti: lo spirito, luminoso e benefico, e la materia, oscura e malefica.
Secondo gli adepti, il demonio aveva imprigionato lo spirito in involucri materiali e mortali; quindi bisognava annientare la materia per beneficiare lo spirito.
Gli adepti, per entrare a pieno titolo nella setta, dovevano effettuare una cerimonia melioramentum grazie alla quale potevano entrare nella categoria dei “perfetti”.
Una volta divenuto “perfetto”, l’adepto doveva rinunciare ad ogni atto sessuale (anche se sposato), rifiutare ogni sorta di cibo derivato da accoppiamenti carnali, non solo carne, ma anche uova, latte e i suoi derivati; poi, quando si sentiva pronto, doveva lasciarsi morire tramite un completo digiuno, l’enduro.
I catari conducevano una vita così austera (rigoroso digiuno, completa castità e povertà) che venivano sovente scambiati per “buoni Cristiani”.
Essi insegnavano che Gesù era un eone cioè una manifestazione del Signore della Luce, ma il loro credo era lontanissimo da quello della Chiesa: se il demonio aveva imprigionato lo spirito nella materia, si deduce che in lui si identificava il Dio Creatore della Bibbia.
I “perfetti”, credevano che non vi era nulla di più infame dell’accoppiamento fertile e della progenie; condannavano quindi, senza remissione e pentimento, quello che il Cristianesimo considerava più santo nel matrimonio e nella famiglia.
Le donne che si fossero scoperte incinte, avrebbero dovuto abortire piuttosto che perpetuare la schiavitù dello spirito in un altro corpo umano. Tra i catari erano molte donne che praticavano ed insegnavano a praticare attraverso varie tecniche l’aborto (un’attività che sarà tra le più caratteristiche delle streghe). Nel corso del XII secolo, non solo la Chiesa, ma anche i governatori laici, si resero conto con preoccupazione che quella nuova “forma di Cristianesimo” si stava trasformando in una Antichiesa che pian piano e inesorabilmente, sottraeva alla Cristianità famiglie, villaggi e città intere.
Fu così che si venne a creare una vasta area dichiaratamente conquistata dall’eresia, che andava dai Pirenei sino alla Pianura Padana, comprendendo l’area della Provenza e della Linguadoca.


ALTRI MOVIMENTI ERETICALI

Gli ultimi catari, interrogati da Bernard Gui, mostrarono di essere stati influenzati profondamente da un altro movimento ereticale, quello valdese, movimento religioso-popolare, forte in Piemonte e in Lombardia.
In Piemonte, nel XIV secolo, i valdesi mostrarono grande aggressività, infatti furono molti gli inquisitori che caddero a seguito di scontri armati.
Altre nuove forme di dissidenza affermatesi nel tardo medioevo, furono i “Fraticelli” (sorti all’interno dell’Ordine Francescano, ma non solo di quello, e alimentati dal commento di ipotetiche scritture attribuite a Gioacchino da Fiore); i “Begardi” (molti dei quali rientrarono semplicemente nell’ortodossia, dandosi al lavoro in comune, a opere di pietà e di penitenza); i “Fratelli del Libero Spirito”, già segnalati nel concilio di Vienna del 1312, come gruppo laicale, tendente ad una interpretazione mistica del Cristianesimo e insofferenti della disciplina ecclesiastica; gli “Hussiti”, cioè i seguaci di Jean Hus, che chiedevano anche una riduzione della distanza tra chierici e laici nella Chiesa, rifiutavano il dogma della transubordinazione e criticavano sia le pratiche da loro definite “superstiziose” legate ai pellegrinaggi e al culto delle reliquie, sia la ricchezza degli ecclesiastici rivendicando una sorta di comunione dei beni.
La grande piaga del Cristianesimo, non erano questi piccoli movimenti ereticali, bensì il satanismo, sempre presente nella storia della Chiesa.
Questo movimento a dir poco sacrilego, non ebbe mai, fortunatamente, una espansione degna di nota, per lo meno fino al XVI secolo con la caccia alle streghe.
Comunque abbiamo tracce di rituali blasfemi a sfondo satanico, fin dal 1233, quando Papa Gregorio IX scrisse la Vox in Roma.
«… emerge un gatto nero, grande come un cane di taglia media, che viene avanti camminando all’indietro e con la coda eretta. Il nuovo adepto, sempre per primo, lo bacia sulle parti posteriori, poi fanno lo stesso il capo e tutti gli altri (…) Terminata questa cerimonia, si spengono i fuochi e i presenti si abbandonano alla lussuria più sfrenata, senza distinzione di sesso…».
Per quel che riguarda la stregoneria del XVII secolo, è luogo comune il fatto che fossero solo le donne ad esserne accusate; ciò è sbagliato.
Abbiamo riferimenti storici di inquisitori dell’epoca come ad esempio Johan Von Frankfurt che parlava di “alcuni uomini che durante la notte…”, oppure ancora Pierre De Lance che scriveva che “questo affare riguarda entrambi i sessi”.
In ogni caso, il tema del satanismo verrà debitamente affrontato in una apposita appendice.


LE ORIGINI
Creata nel basso Medioevo per castigare l’eresia e gli altri delitti contro la Fede Cristiana (apostasia, falsi miracoli, profanazione dell’Eucarestia, satanismo), la storia dell’Inquisizione va articolata in due distinti momenti: quello medievale e quello moderno.
I primi provvedimenti da parte della Chiesa per contrastare l’eresia, si ebbero nel 1119, nel concilio di Tolosa.
La celebre frase di Bernardo di Chiravalle: "Fides suadenda non imponenda" (La fede è oggetto di persuasione non di imposizione) è la testimonianza del fatto che l’Inquisizione non mirava all’imposizione della Fede Cristiana dato che con le altre fedi non aveva nulla a che fare. Ognuno era libero di professare il proprio Credo, senza subire costrizioni o imposizioni da parte dell’Inquisizione, la quale non aveva altro scopo che la repressione dell’eresia.
I catari furono formalmente scomunicati nel 1145, quando Papa Eugenio III inviò in Linguadoca, per contrastare la diffusione del catarismo, lo stesso Bernardo di Chiaravalle, ma neppure il grande Santo Cistercense ottenne risultati effettivi.
Più tardi, il re di Francia Luigi VII, si rivolse a Papa Alessandro III per denunziare le terribili conseguenze (civili e sociali) portate dal dilagare del catarismo. Il Papa dispose un concilio a Lione nel 1163 per dare rigorose misure a questo fenomeno. Ma queste non bastarono, una ventina di anni dopo, lo stesso imperatore Federico Barbarossa era a sua volta preoccupato per il dilagare dell’eresia; spettò ora a Papa Lucio III indire un altro concilio a Verona nel 1184, nel quale furono emesse durissime constitutiones che impedivano a chiunque detenesse il potere, previa scomunica, di punire i catari; mentre la gente comune era tenuta a sua volta a denunziare, qualora sospetti, i propri parroci; invece i vescovi dovevano visitare almeno due volte l’anno tutti i centri decimi delle loro diocesi.
Questo fu l’avvio della cosiddetta “Inquisizione Vescovile”, che si rivelò tuttavia inadeguata ed insufficiente.
Molta era la gente che difendeva e nascondeva i “perfetti”; talvolta si tenevano tra il clero cristiano ed i catari, dei pubblici dibattiti, dai quali i chierici, ne uscivano sovente umiliati; questo era l’effetto della propaganda catara, che si impiantava sistematicamente contro la vita opulenta dei vescovi ed abati; considerando poi il fatto che questo era uno scandalo largamente diffuso, rendeva la propaganda catara ancor più efficace.
Questo periodo buio per la Chiesa trovò termine quando ascese al potere temporale Papa Innocenzo III (1198).
Il Pontefice tenne un concilio nel 1200 ad Avignone, nel quale stabiliva che in ogni parrocchia si organizzasse una commissione composta da un sacerdote e da due o tre laici moralmente sicuri: il loro compito era di denunziare tutti i parrocchiani sospetti di essere passati all’eresia o di appoggiarli in qualunque modo.
Bisognava accompagnare questo “controllo” con un’adeguata predicazione ed insegnare ai fedeli a distinguere tra retta fede ed eresia.
L’Ordine Cistercense fu individuato come più adatto a svolgere questo compito, considerato che da decenni era impegnato nella lotta al catarismo.
Durante il IV concilio Lateranense (1215), il Papa si sforzò di regolare il carattere delle sanzioni che si sarebbero dovute adottare contro gli eretici, in particolare, il Papa si guardò bene dall’appoggiare in qualunque modo la pratica delle esecuzioni capitali, ma sapeva bene che molti eretici erano già stati arsi “a furor di popolo”.
Purtroppo il Pontefice venne a mancare poco tempo dopo, senza lasciare una regolamentazione delle pene.


LA CROCIATA ANTI-ERESIARCHI
I legati pontifici proseguivano il loro durissimo lavoro, ma le difficoltà incontrate dipendevano anche dagli ostacoli a cui erano sottoposti dai detentori del potere laicale. Lo stesso Raimondo VI, conte di Tolosa, favoriva gli eretici ed appoggiava la loro causa, al punto che nel 1207, venne scomunicato.
Nel 1208, il conte inviò personalmente un suo famiglio ad assassinare Pietro di Castelnau; così facendo provocò una violenta reazione del Papa che scrisse al re ed ai signori laici di Francia, rinnovando la scomunica contro il conte. Raimondo VI dovette sottomettersi, facendo ammenda e facendosi frustare, nudo fino alla cintura, nel luogo della morte del legato e quindi raggiunse come penitente l’abate Arnoldo Amalrico che stava radunando un esercito munito di privilegi spirituali.
Tale esercito, in accordo con chi accettava di combattere gli infedeli in TerraSanta, aveva il compito di schiacciare gli eretici, “peggiori dei saraceni”.
Passato il Rodano, l’esercito Crociato investì e saccheggiò la città di Bèziers, sterminandone gli abitanti.
A questo punto è d’obbligo un chiarimento; la Chiesa non ha MAI avuto un esercito, quegli eserciti che prendevano il nome di Crociati, erano radunati, addestrati e COMANDATI da laici.
La parola “crociato” era un titolo onorario conferito dalla Chiesa con tanto di benedizione, a quegli eserciti preposti alla difesa della Cristianità. Guarda caso i testi scolastici si accertano sistematicamente di omettere tali chiarimenti.
A dimostrazione di quanto detto, la cittadina di Bèziers fu quindi ceduta a Simone di Montfort, feudatario dell’Ile de France e COMANDANTE dell’esercito Crociato.
Fu immediatamente chiaro che la subdola posta del conflitto non era la repressione dell’eresia.
Il re di Francia aveva affidato la gestione dell’esercito ai signori del nord del paese, che ora mostravano chiaramente di voler mettere a sacco le ricche province meridionali e quindi impadronirsene stabilmente.
Pietro II re di Aragona si accorse della strumentalizzazione della Crociata a fini economici e decise di intervenire.
Pietro II era stato, nel 1212, uno dei protagonisti della grande vittoria Cristiana sui mori a Las Nuevas de Tolosa.
Tuttavia quest’eroe Crociato non si faceva illusione sulle intenzioni della feudalità guerriera franca, quindi accorse in aiuto non dei catari, bensì dei signori occitani che non avevano intenzione di lasciarsi spogliare ma cadde nel 13 Settembre 1213 nella sanguinosa battaglia di Muret.
Il Pontefice Innocenzo III portava già sulla coscienza il peso dell’aver legittimato la razzia crociata ai danni dei bizantini nel 1204 (altra strumentalizzazione da parte del potere laicale); quindi rifiutò, nel concilio tenuto a Montpellier, di accettare le risoluzioni secondo le quali i vincitori si sarebbero, a giusto titolo, appropriati delle terre dei vinti.
La risposta catara a questa “crociata degli albigesi”, impressionò l’Europa e riaffrancò dappertutto i simpatizzanti dell’eresia.
Ma il breve periodo di gloria degli “eresiarchi”, era destinata a finire presto, perché grazie alla certosina predicazione dell’Ordine Cistercense da un lato e soprattutto alle maniere forti della crociata degli albigesi dall’altro, la repressione fu durissima.
I saccheggi, i roghi e le razzie effettuati dai crociati, proseguirono senza sosta fino al 1244, quando cadde l’ultima roccaforte eretica, il castello di Monségur, strenuamente difeso ma costretto infine alla resa; era il 16 marzo 1244 quando ai piedi della fortezza, duecento catari che avevano rifiutato di pentirsi, venivano bruciati vivi senza regolare processo.


L’INQUISIZIONE MEDIEVALE
Spettò a Papa Gregorio IX l’aver regolarizzato la sistematica repressione dell’eresia, affidandone la guida alla Santa Sede, con una costituzione del 1231, cui si accompagnò uno statuto antiereticale, promulgato dal capo del comune di Roma Annibaldo.
Questi due provvedimenti sono noti come “Statuti della Santa Sede” e prescrivono la confisca dei beni degli eretici, la demolizione delle loro case (come si faceva per i ribelli politici), una forte ammenda (che se non pagata comportava l’esilio), per qualunque favoreggiatore.
E’ da questi documenti che il termine inquisitor (che fino ad allora designava semplicemente l’incaricato di un’inchiesta) assume il valore di inquisitore nel senso che siamo abituati ad attribuirgli.
Questi statuti furono tuttavia tiepidamente accolti dai Vescovi, preoccupati che la persecuzione degli eretici potesse scatenare una serie infinita di alibi per vendette politiche e personali (come era successo nella crociata degli albigesi e come accadrà per i Templari e per Giovanna D’Arco).
Papa Gregorio IX reagì dando nuova autorevolezza all’Ordine dei Frati Predicatori, infatti nela bolla pontificia Ille humani gentis del 1232, il Papa affidava il negotium fidei ai Domenicani, disponendo che i Vescovi li appoggiassero senza riserve.
Nel 1235, il Papa nominava come Inquisitore Generale per tutto il territorio di Francia, Roberto, detto “il Bulgaro” perché era stato egli stesso cataro prima di convertirsi.
Il Papa si rendeva conto che Vescovi e clero avevano stretto contatto con le genti delle loro diocesi, ciò comportava il pericolo di complicità, forme di favoreggiamento e di corruzione, rischio di coinvolgimenti in inimicizie e vendette, che avrebbero potuto portare inequità nello svolgimento del loro dovere. Per questo il Pontefice credeva che il clero locale non fosse adatto alla caccia agli eretici, quindi si affidò agli Ordini mendicanti (direttamente dipendenti della Santa Sede).
I Vescovi accolsero con malumore tali disposizioni Papali, spesso rifiutando di accogliere gli inquisitori e denunziandone i loro eccessi ed il loro eccessivo vigore.
La Santa Sede aggirò comunque l’ostacolo costituito dalla resistenza episcopale, appoggiandosi di più alle autorità laiche, le quali non chiedevano in fondo di meglio: esse consideravano gli eretici un pericolo civile e, soprattutto, non dispiaceva loro arricchirsi lucrando sulle confische dei beni dei condannati.
La storia del radicarsi dei tribunali inquisitoriali, fu costellata di lotte e di attentati e anche l’inquisizione ebbe tra le sue fila dei martiri.
In Italia, il partito ghibellino, si oppose spesso agli inquisitori.
Il Domenicano Rolando da Cremona fu ferito e alcuni suoi collaboratori uccisi per ordine di Lantelmo, fautore degli eretici; a Firenze, roccaforte degli eretici, l’inquisizione tenuta dai Domenicani, dovette passare ai Francescani di Santa Croce a seguito di numerose lotte armate condotte da alcune famiglie ghibelline locali.
In tutto il periodo dell’Inquisizione medievale vigeva la pena del rogo per tutti gli eretici che non si fossero pentiti e sottomessi come penitenti alla Chiesa; in tale contesto, in quei posti dove l’eresia si era fortemente diffusa, la durezza degli inquisitori (talvolta appoggiati da sommosse popolari) si incontrò con l’opposizione vescovile.
Una bolla Pontificia, la Vox in Roma, è uno dei primi documenti che attestano come l’attenzione della Chiesa, dall’eresia vera e propria, si andasse spostando anche su certe forme di prosecuzione di culti pagani, predisponendosi quindi alla repressione anche di pratiche magico-stregoniche, alle quali, fino ad allora, non si era attribuita quasi importanza alcuna.


LA PROCEDURA INQUISITORIALE
Gli abusi perpetrati da personaggi come Roberto il Bulgaro e Corrado (prete di Marburgo, tentò nel 1233 di far sollevare la popolazione contro Vescovi nobili, ma fallì e fuggiasco, fu ucciso), obbligarono la Chiesa ad emanare norme sempre più precise, al fine di regolare il funzionamento dei Tribunali Inquisitoriali.
A testimonianza di tale volontà, ci restano dei veri e propri Manuali di procedura, composti da inquisitori che intendevano porre al servizio dei colleghi la loro esperienza.
Non è invece un vero e proprio manuale, bensì una collezione di decreti, quella raccolta nel 1230 dal Domenicano Raimondo di Penafort, sotto disposizione di Papa Gregorio IX e che servì come base procedurale per l’instaurarsi dell’Inquisizione in Aragona.
Il manuale più celebre e modello per i successivi, è la Practica Inquisitionis hereticæ pravitatis di Bernard Gui.
Questa opera è divisa in cinque parti.
Nella prima ci si trova dinanzi a trentotto formule relative alla citazione e all’arresto degli eretici, nonché alla comparizione di tutti coloro che possono essere utili a far luce sui casi individuali.
La seconda parte è composta da cinquantasei atti di grazia o di commutazione delle pene, occorsi durante o al di fuori dei sermones generales pronunziati dagli inquisitori.
La terza raccoglie quarantasette formule di sentenze tratte appunto da tali sermones. Nella quarta abbiamo una breve e utile istruzione relativa ai poteri e alle prerogative degli inquisitori, nonché all’esercizio di entrambi.
La quinta è infine la parte fondamentale dell’opera, si tratta di un sistematico trattato su dottrine e riti di catari, valdesi, beghini e pseudoapostolici, accompagnato da concreti esempi di interrogatori; qualche osservazione è dedicata anche agli indovini, ai praticanti di incantesimi e di fatture e agli evocatori di demoni.
Come il titolo dell’opera sottolinea, non si è dinanzi a un lavoro che si distingue per eleganza espositiva, queste pagine ci conducono nel pieno del lavoro inquisitoriali, con le sue difficoltà, gli equivoci e gli errori cui può dar luogo.
Per me studiarla ha comportato un grande sforzo ed è stato un compito di grande responsabilità, ma certamente minore di quello sopportato dall’autore trecentesco.
Passiamo ora allo studio delle procedure cui gli inquisitori erano tenuti a seguire. Innanzitutto, gli inquisitori visitavano i luoghi oggetto della loro inchiesta, su segnalazione delle commissioni preposte parrocchia per parrocchia a vigilare contro l’espandersi dell’eresia o su denunzia che restava anonima per tutelare i denunzianti. Si apriva così il Tempus gratiæ e con un sermones generales si invitavano tutti quelli che a qualunque titolo avessero avuto contatti con tesi o con gruppi ereticali, a presentarsi spontaneamente, facendo ammenda e ricevendo una penitenza (spesso un pellegrinaggio penitenziale).
Chi avesse notizia di eretici era allo stesso modo invitato a testimoniare rivelando quanto sapeva.
Un certo periodo di tempo, solitamente un mese, era lasciato a eretici e a testimoni per presentarsi.
Trascorso quel periodo, mentre gli eretici che si erano presentati e formalmente pentiti venivano rilasciati con una mite condanna a carattere spirituale, si avviava l’inchiesta relativa ai sospetti che non si erano spontaneamente rivolti agli inquisitori. Essi venivano quindi convocati mediante citazione, non obbedire alla quale, esponeva al rischio di venir giudicati come contumaci, vale a dire come eretici ribelli e ostinati (questa è l’origine del termine “in contumacia”).
Gli imputati sospetti di particolare pericolosità o inclini alla fuga, venivano fatti arrestare. L’accusato doveva comparire dinanzi al tribunale, costituito dall’inquisitore locale e dall’ordinario diocesano o da loro delegati, da un consiglio composto da chierici e da giurisperìti, che l’inquisitore convocava per riceverne sostegno, da un numero variabile di probi viri, il parere dei quali era comunque solo consultivo.
Tutto questo a testimonianza che i processi erano mediamente tutt’altro che frequenti, come erroneamente si vuol far intendere ai giorni nostri. I probi viri portavano a conoscenza gli addebiti che venivano attribuiti all’ accusato e ai quali egli, sotto giuramento, doveva rispondere.
Non era previsto che l’accusato potesse avvalersi di avvocati, anzi, Innocenzo III ne aveva proibito la presenza nel concilio di Valencia del 1248; erano anche previsti interrogatori speciali su punti analitici, che dovevano essere condotti alla presenza di due esperti religiosi e di un notaio.
All’epoca, secondo il diritto civile, due testimonianze giudicate fondate, comprovate e attendibili, bastavano a far formulare una condanna anche senza la confessione dell’imputato, spesso gli inquisitori ne chiedevano un numero maggiore.
Nonostante si potesse condannare un inquisito anche sulla base delle prove, senza tener conto delle sue proteste d’innocenza, la Chiesa preferiva la confessione.
Se le prove non erano sufficienti ne a condannare, ne a scagionare l’imputato, ne la detenzione lo aveva condotto a confessare, ma ciò nonostante i giudici restavano dubbiosi sulla sua innocenza, si poteva ricorrere alla tortura (argomento che tratterò in seguito).
Qualora le prove a carico del sospetto non fossero convincenti ed egli resistesse alla detenzione e alla tortura, bisognava assolverlo, il che sappiamo essere accaduto in più casi.
Talvolta l’inquisitore, convinto dell’innocenza dell’imputato, finiva con lo scontrarsi con l’autorità civile e con la popolazione del luogo, persuasi invece della sua colpevolezza o alla ricerca di un capro espiatorio.
Ciò accadde soprattutto durante i processi contro sospette streghe. In tali casi capitava che l’inquisitore rischiasse addirittura in prima persona perché non gli si perdonava il suo atteggiamento pro reo.
La condanna poteva essere formulata solo in seguito a confessione o all’esibizione di prove certe e contro le sentenze non era ammesso alcun ricorso in sede superiore.
La sentenza si pronunziava durante una seduta solenne, definita sermo generalis e dotata di un forte valore simbolico e spettacolare.
Esso si celebrava di solito la domenica mattina, in un luogo importante, come un sagrato di una grande chiesa. I rei confessi e i pentiti ascoltavano in ginocchio l’enunziato della grazia loro accordata e della cancellazione della loro scomunica e pronunziavano l’abiura dei loro passati errori. Venivano quindi pronunziate le sentenze di condanna. Prima della sentenza, gli imputati potevano, a discrezione del tribunale, appellarsi al Pontefice.
Le condanne più dure erano, in ordine crescente, la confisca dei beni, la prigione e la morte.
Quest’ultima riguardava i rei impenitenti (che cioè, convinti dell’eresia rifiutavano di chiedere perdono) e i relapsi, cioè quelli che, dopo aver confessato, ritrattavano una confessione e mostravano di voler tornare all’errore. Sempre considerando la MASSIMA PENA, la Chiesa consegnava a questo punto, il reo al braccio secolare, raccomandando di risparmiargli mutilazioni (che erano invece previste e praticate nei preliminari delle condanne a morte laiche). I rei impenitenti potevano anche pentirsi in extremis, davanti al rogo, ma in questo caso erano costretti a denunziare i loro complici ed erano condannati comunque alla prigione a vita.
I relapsi non avevano questa risorsa, ma potevano ricevere l’Eucarestia. La morte sul rogo era comunque spesso alleviata dal fatto che il carnefice strangolava il condannato prima che le fiamme cominciassero a bruciarlo.
La pena carceraria si distingueva a seconda delle colpe del condannato:
il murus largus era una detenzione che consentiva moto, lavoro e perfino licenze in casi eccezionali;
il murus strictus invece, costringeva il detenuto in catene in una stretta e buia cella.
Le confische dei beni o le pene pecuniarie potevano essere sostituite, in caso di insolvibilità, da pellegrinaggi, oppure si potevano espiare le colpe partecipando a una crociata.
Il reo doveva portare sull’abito anche particolari signa super vestem che erano segni d’infamia:
gli eretici portavano mitre e rose gialle (colore d’infamia);
i calunniatori che avevano portato falsa testimonianza delle lingue rosse;
i sacrileghi invece delle Ostie.
Una pena minore era anche la flagellazione, che si accompagnava a una processione solenne e all’offerta di un cero da parte del condannato.


LA TORTURA
Parliamo ora dell’argomento più duro e imbarazzante, la “leggenda nera” dell’Inquisizione.
Al giorno d’oggi si considerano gli inquisitori come dei torturatori e poco vale la consapevolezza del fatto che la tortura apparteneva a pieno titolo alla prassi giuridica del diritto romano e che i tribunali laici continuarono ad impiegarla abitualmente fino al 1700.
In Europa, fino alla metà del XVIII secolo, si praticavano (nei tribunali laici) varie forme di tortura, da quelle fisiche a quelle morali, psichiche o di umiliazione e, per i condannati alla pena capitale, si potevano infliggere pene preliminari pubblicamente eseguite (ferite, bruciature, flagellazioni, mutilazioni), che avevano lo scopo non solo e non tanto di aggravare la sua pena, quanto piuttosto di servire da esempio deterrente.
Ancora ai giorni nostri, l’Onu è costantemente impegnata a scoprire e far cessare queste forme di violazioni dei diritti civili, una battaglia alla quale si dedicano anche specifiche organizzazioni, quali ad esempio Amnesty international.
E’ impossibile rintracciare l’origine storica della tortura giuridiziaria, la radice della quale può considerarsi etico-pedagogica ancor prima che giuridica.
Durante l’alto medioevo, la tortura poteva essere sostituita dall’ordalia, che comunque aveva in comune con essa la concezione del rapporto tra coscienza d’innocenza e capacità di sopportare prove, in quanto solo chi è nel giusto trova la forza per superarle.
La tortura all’interno dei processi inquisitoriali, non poteva essere troppo violenta, in quanto si sarebbe incorso all’infrazione dei diritti canonici relativi ai principi secondo i quali Ecclesia abhorret a sanguine; infatti nel corso del Trecento, la tortura fu estesa ad altre differenti procedure: in particolare si dovevano evitare sia la mutilazione permanente, sia la morte.
Naturalmente erano previste categorie di persone nei confronti delle quali la tortura non era applicabile: o per qualità del loro stato, che rendeva inutile la tortura dal momento che la loro parola doveva venir considerata un pegno di publica fides (i nobili, i militari, gli insigniti di dignità cavalleresche) o per la loro qualità di soggetti a un fòro speciale (i chierici) o per la debolezza della loro condizione fisica e psicologica (i bambini, i vecchi, le gravide, le puerpere); chi non rientrava tra questi, ma portava malattie o difetti che gli impedivano di sopportare le torture, aveva il diritto di essere visitato da un medico.
I più comuni sistemi di tortura erano:
- “i tratti di corda” (l’inquisito, con le mani legate dietro la schiena veniva sollevato più volte in aria con un sistema di carrucole e poi fatto cadere);
- “il cavalletto” (uno strumento sul quale si stirava il corpo dell’inquisito);
- “il fuoco” (si ungevano i piedi dell’imputato per poi avvicinarli a una fonte di calore);
- “la stanghetta” (un sistema di contenzione che comprimeva polsi e caviglie);
- “le cannette” (si stringevano con appositi strumenti le dita giunte del tormentato);
- “la veglia” (si impediva al torturato, legato a un sedile, di dormire per un periodo che poteva arrivare a quasi due giorni).
Non è veritiero il carico che si fa ai tribunali inquisitoriali di aver ricorso sistematicamente alla tortura; essi non facevano altro che seguire la pratica giuridica dell’epoca e servirsi di infrastrutture poste a loro disposizione dai tribunali laici, e ci sono numerose testimonianze di una forte resistenza da parte degli inquisitori nel servirsi dell’extrema ratio, la tortura.
Il Domenicano frate Eliseo Marini, richiamava al fatto che la rigorosa disanima, la tortura appunto, dovesse essere applicata solo nel caso che le altre prove fossero del tutto insufficienti e massima dunque l’incertezza, e ancora ammoniva che si procedesse con prudenza, si mostrassero all’imputato gli strumenti di tortura, gli si proponesse a varie riprese di pensare a quel che faceva, si interrompesse più volte il procedimento per dargli modo di riflettere.
Quando nel 1754 Federico II di Prussica abolì la tortura dalle pratiche giudiziarie, il Sacro Romano Impero si aggiornò immediatamente e a seguito tutti gli altri stati europei.
La consapevolezza che gli inquisitori erano spesso personaggi onesti, moderati e in buona fede, non deve far dimenticare che tra le loro “fila”, come all’interno di ogni altra Istituzione che mente umana ricordi, furono presenti personaggi tutt’altro che equilibrati, dei veri e propri carnefici; è proprio questo il tema centrale, quando non si affronta approfonditamente, in modo analitico un argomento, si è alla mercé delle opinioni altrui: i giornalisti quando parlano di Inquisizione, espongono soltanto i temi più spettacolari, cioè parlano solo di Tomàs de Torquemada e mostrano solo roghi e strumenti di tortura, è chiaro che poi si generalizza…


I PROTAGONISTI
Parliamo ora dei personaggi più discussi di tutta la storia dell’Inquisizione, di quegli inquisitori che hanno fatto più parlare di sé nel bene o nel male.
Roberto “il Bulgaro”
In Francia, l’ex eretico Roberto il Bulgaro, divenuto inquisitore Domenicano (come detto in precedenza), avviò la sua carriera di inflessibile persecutore nel 1233 facendo bruciare alcuni catari. Roberto incontrò parecchie proteste e divieti da parte degli Arcivescovi di Sens e di Remis, fino a che il Papa lo riprese formalmente raccomandandogli di tener conto del parere degli ordinari diocesano e di non agire in disaccordo con essi.
Nonostante ciò, il Bulgaro sopprimeva ferocemente, nel 1239, quasi duecentocinquanta eretici bruciandoli, seppellendoli vivi e nel qual caso fosse stato dichiarato eretico un deceduto, disponeva affinché si riesumasse la salma per procedere al rogo.
Tutto ciò dette luogo ad una Inchiesta Pontificia, guidata da un Benedettino che sarebbe poi diventato celebre anche come cronista, Matteo Paris; tali e tanti furono gli abusi riscontrati nell’azione di Roberto, che egli fu condannato alla prigione perpetua.
Per molto tempo, nella regione che era stata di sua competenza, agirono esclusivamente da allora i Tribunali Vescovili.

Bernard Gui
Nato a Royère nel Limousin, Bernardus Guidonis (secondo la forma latina del suo nome), entrò nell’Ordine Domenicano a Limoges e vi fece professione nel 1280; fu in seguito lettore e priore in differenti conventi dell’Ordine, cercandovi e raccogliendovi i documenti procedurali che gli sarebbero serviti più tardi.
Priore di Limoges, fu nominato inquisitore nel 1307 per conto del tribunale di Tolosa: avrebbe adempito a tale uffizio fino al 1323, mentre fungeva anche, fra il 1317 e il 1321, da Procuratore Generale del suo Ordine presso la Curia Pontificia ad Avignone e svolgeva anche, per incarico Papale, alcune missioni diplomatiche.
Nel 1323 gli fu assegnata la cattedra episcopale di Tuy in Galizia, ma non raggiunse mai la sua sede; l’anno seguente gli fu di fatti attribuita quella di Lodève, dove trascorse i suoi ultimi anni. Scrisse opere di liturgia, di catechesi, di agiografia e trattati dedicati alla storia del suo Ordine.
Fu anche storico della Chiesa; si ricorda il suo Flores chronicorum seu catalogusPontificum Romanorum. Si occupò anche di storia e di genealogia dei sovrani temporali e di vicende legate alle diocesi di Limoges e di Lodève. Ma la sua opera più importante è certamente la Practica Inquisitionis hereticæ pravitatis, il manuale di procedure inquisitoriali.

Tomàs De Torquemada
Nato nel 1420 nella vecchia Castiglia, in un piccolo centro verso Valladolid, inflessibile priore del convento Domenicano della Santa Cruz di Segovia e confessore dei re cattolici, fra Tomàs organizzò e teorizzò nelle sue famose Instructiones redatte fra 1484 e 1498 il suo compito, che prevedeva il graduale allontanamento degli ebrei dalla Spagna.
L’obbiettivo era di fondare un’identità nazionale spagnola rigorosamente ancorata all’ortodossia cattolica: una svolta rispetto a una realtà che aveva veduto, per molti secoli, un dialogo ferrato e una convivenza non troppo facile, comunque articolata e nel complesso positiva tra Cristiani, ebrei e musulmani.
La linea portante dell’azione di Torquemada fu essenzialmente l’allontanamento dal paese degli ebrei restii alla conversione. Dopo il 1492, fu decretata l’espulsione in blocco degli ebrei e l’attenzione diTorquemada si spostò sui moriscos (musulmani convertiti).
L’immagine di fra Tomàs come di un truce e sadico tormentatore è del tutto infondata a detta dei più autorevoli storici spagnoli, ma voi sapete come io non dia troppo peso agli storici.
Visto che il periodo che interessa questo argomento esula dal tema di questa ricerca, e dalla mia personale conoscenza, mi limiterò ad esporre dei dati ufficiali tratti da autentiche fonti, senza aggiungere altro; il tutto a puro titolo informativo, visto che non ho risorse e documentazioni sufficienti a dare un quadro completo e SICURO su tali temi.
La mia ricerca si ferma qui.
Sono due i motivi di tale termine: la fine del medioevo e la politica dei re Cattolici che avevano insistito col Papa per avere mano libera anche nelle questioni religiose nel loro paese.
Gli unici dati certi che posso riportare sono i seguenti:
- Torquemada presiedette a circa 100.000 processi, su questi, le condanne capitali che sentenziò furono 2.000, circa 98.000 furono invece le sentenze tra assoluzioni e condanne minori.
- Il Papa, spesso, protestò ufficialmente per l’agire degli inquisitori che non rispettavano le secolari norme.


I PROCESSI PIÚ DISCUSSI
Bene, siamo giunti alla fine, come concludere se non parlando del vero svolgimento dei processi più discussi della storia dell’Inquisizione?

L’Ordine dei Templari
Questo grande e florido Ordine monastico-cavalleresco venne annientato dal re di Francia Filippo il Bello che, trovatosi fortemente indebitato, pensò bene di far cadere sui Templari l’accusa di eresia, al fine di confiscare tutti i loro beni.
I cavalieri non opposero la minima resistenza, si consegnarono al sovrano fiduciosi nella giustizia della Santa Inquisizione; era il 1307 quando vennero imprigionati.
Gli inquisitori e la Chiesa chiesero a Filippo di consegnare i cavalieri all’Inquisizione per sottoporli a un regolare processo, ma questi li trattenne per 3 anni, periodo nel quale li sottopose a irregolari torture, in alcuni casi lasciandoli morire sotto gli strumenti.
Si fece quindi rilasciare delle false testimonianze e li consegnò poi, con le deposizioni (dalle quali risultavano rei impenitenti), all’Inquisizione.
Il Gran Maestro si fece ardere vivo rivolto verso la cattedrale di Notre Dame e si dice che alcuni Templari morirono inneggiando il Credo.
E’ importante notare che le leggende sul famigerato Bafometto (o Baphomet), siano “saltate fuori” verso il 1600, infatti tra le (poco chiare) accuse riportate dal Bello, non comparirebbe nessun Bafometto, ma erano incentrate sul rinnegamento di Cristo da parte dei cavalieri, sul fatto che i novizi dell’Ordine, dovessero sputare sulla Croce nella cerimonia d’ingresso, e tante altre falsità.
La venerazione di Baphomet non compare tra le accuse semplicemente perché la devozione ad un’altra divinità non è eresia.
Questo tema è stato meglio affrontato nell’apposita sezione: I Templari.

Giovanna D’Arco
Venne catturata e poi venduta a Giovanni di Lussemburgo ed infine agli inglesi, i quali, consapevoli del fatto che non bastava giustiziarla per scoraggiare definitivamente i suoi seguaci, decisero di far leva proprio sul lato religioso.
Inscenarono quindi a Rouen un processo inquisitoriale a dir poco fraudolento, basato su non chiare accuse ereticali.
Tramite un inganno, Giovanna firmò un’abiura che confermava le accuse.
Al tribunale presiedette il Vescovo di Beauvois, Pierre Cauchon, che non aveva mai creduto all’origine Divina delle azioni della Pulzella di Orleans.
A seguito del processo, Giovanna venne condannata alla detenzione.
Gli inglesi, per nulla contenti, la arsero viva il 30 maggio 1431 nella piazza del mercato di Rouen.
Giovanna morì invocando il nome di Gesù e addirittura il Vescovo Cauchon non seppe trattenere la commozione.
Gli inglesi fecero buttare le sue ceneri nella Senna per impedire la sua mitizzazione. Venticinque anni dopo, quando il sovrano Carlo VII riconquistò Rouen, si riaprì l’inchiesta inquisitoriale e con l’autorizzazione di Papa Callisto III, l’Inquisizione riabilitò la Pulzella.
Nel 1909, Giovanna venne beatificata da Papa Pio X e nel 1920, proclamata Santa da Benedetto XV.

Giordano Bruno
A 15 anni vestì l’abito Domenicano e fu ordinato sacerdote nel 1572. Giordano era solito esporre il suo pensiero in maniera quasi predicativa, pensiero che era incentrato sull’ infinità dell’universo e sull’ infinità delle creature che lo abitano.
Intendeva Dio come la natura stessa nella sua unità; l’uomo invece sarebbe solo una delle forme dell’universale natura e la civiltà umana doveva essere considerata come la continuazione di un processo che si manifesta già nella natura. In tal senso debbono essere interpretate le invenzioni umane, le industrie e le arti, come normale sviluppo naturale di una specie animale. L’estrema aggravante di queste sue predicazioni, era proprio l’Abito sacerdotale.
Sotto processo per eresia, si rifugiò a Roma, ma l’aggravarsi del processo lo spinse a deporre l’Abito.
Pellegrinò per l’Italia, la Francia e la Svizzera e a Ginevra aderì alla chiesa calvinista frequentando i corsi di teologia.
Ben presto però si ribellò ai suoi professori e fu costretto ad abbandonare la città.
Riparò a Parigi, dove Enrico III lo inviò in Inghilterra. Nel 1590 è a Francoforte, passò poi a Venezia inviatovi dal patrizio Mocenigo, ma questi, deluso dagli insegnamenti di Bruno, lo denunziò agli inquisitori veneti.
Il Santo Uffizio romano lo tenne in prigione per 7 anni senza riuscire a farlo ritrattare. Ampiamente trascorso il periodo di prigionia pre-esecuzione (dove si dava la possibilità all’accusato di pentirsi), venne condotto sul rogo e qui gli venne applicata la regola in extremis, dove egli confermò il suo rifiuto al Cristianesimo.
Venne arso vivo come reo impenitente nel 1600.

Galileo Galilei
Nel marzo del 1610, pubblicò il Sidereus nuncius con la notizia delle sue scoperte che facevano crollare la teoria aristotelica della perfezione dei corpi celesti e che dimostravano il sistema eliocentrico.
Queste scoperte provocarono vivacissime polemiche all’interno dell’ambiente scientifico rinascimentale, tant’è che Galileo attirò l’inimicizia di personaggi altamente influenti.
Cosa importante che va evidenziata soprattutto in questa sede è che le teorie di Galileo trovarono approvazione da parte degli astronomi Gesuiti…
A voi le conclusioni.
A seguito del giudizio Inquisitoriale, venne condannato alla detenzione, pena che presto si tramutò in arresti domiciliari nella sua villa di Arcetri, e data la sua veneranda età, Galileo sarebbe costretto ugualmente al riposo domestico; continuò comunque i suoi studi di astrofisica e nel 1638 pubblicò la sua ultima opera Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze.
Si spense l’8 gennaio 1642 nel suo letto ad Arcetri.


CONSIDERAZIONI FINALI
Premetto che non voglio assolutamente difendere “a testa bassa” l’Inquisizione, ma certe cose vanno dette senza vergogna! Se ci sono delle cose che non sopporto sono gli abusi e le prese in giro, ed è proprio questo il punto, ci stanno prendendo in giro!
Tutto quello che leggiamo sui giornali, quello che vediamo in televisione, quello che studiamo sui libri, sono notizie e fatti “filtrati” da coloro che li hanno scritti.
Mi sono reso conto di quanto i giornalisti o gli storici, o chicchessia, possano cambiare e stravolgere i fatti a seconda del loro punto di vista, questo è un vero e proprio plagio e abuso di potere!
Diciamoci la verità, i media detengono un grande potere, quello che decidono di farci credere, lo prendiamo come oro colato, diviene legge per noi, diventa un qualcosa di certo.
E’ un tremendo potere quello di inculcare alle masse uno specifico filone di pensiero!
Sono fermamente convinto, dopo tanti anni di ricerche, che noi tutti siamo stati sottoposti a un “processo di demonizzazione dell’Inquisizione”.
Hanno svolto una tal propaganda in questo senso da lasciare a bocca aperta.
Ora che avete acquisito anche voi un po’ di verità storica su questa Istituzione, potete ben capire le balle che ci sono state dette, hanno creato la figura di demone intorno all’inquisitore, parlando solo dei grandi scandali di questa Istituzione.
E’ come se, parlando delle odierne forze dell’ordine, esponessi solo il caso della Uno bianca, cioè di quei poliziotti assassini che hanno tanto brutalmente ucciso molti innocenti, oppure parlando del nostro sistema giuridico, portare solo esempi di innocenti condannati all’ergastolo e di scandali giudiziari.
Per non parlare dell’odierna pena di morte! Già, che barbari gli uomini medievali! Ora sì che siamo evoluti, è grazie al lume della ragione che oggi possiamo godere di tanta civiltà!
Come ampiamente spiegato in precedenza, l’Inquisizione utilizzava (e utilizzerebbe ancora se esistesse) le leggi locali vigenti in quel periodo, il rogo era abitualmente usato all’epoca! Se oggi, qui in Italia, esistesse ancora questa Istituzione, adopererebbe le leggi ora vigenti: niente tortura e niente pena di morte, mentre negli Stati Uniti si continuerebbe ad usare la pena capitale!!!!!!! E non vi scandalizzate, perché qualche giorno fa, giornali come Il Resto del Carlino e La nazione, buttavano in prima pagina titoli come: “Sì alla Pena di morte in Italia”!!!
Una di questi giornalisti intervistata ha detto queste testuali parole: “Vorrei che li giustiziassero in piazza, per poter dire a mia figlia: «Guardalo, era un pedofilo!»”. No comment!
Una giornalista che desidererebbe la pena di morte per un pedofilo! Quando la pedofilia (stupro di bambini) è il reato MINORE durante una messa nera!
Vi sembra una informazione giusta ed analitica? Come vi sentite? Presi in giro? Già, è la sensazione che provo anch’io!
Bene, vi siete accorti, ora che l’Inquisizione è stata praticamente “debellata”, che i media si stanno dedicando alla Chiesa? Fateci caso, ogni giorno, quotidianamente, usando un paradosso potrei dire certosinamente, i media attaccano la Chiesa.
Davvero, provate a farci caso, mi riferisco soprattutto agli atei, a coloro che possiamo definire in questo caso “neutrali”, notate questa cosa, ogni volta che in qualunque giornale, in qualunque programma di qualunque televisione si parla di Chiesa, c’è l’attacchino… Un piccolo attacco al giorno… piccolo piccolo… ma insistente, assillante, perpetuo.
La secolare goccia d’acqua riesce infine a bucare la roccia…
Pensate con la vostra testa


Appendice I:
LE CRITICHE ALL’INQUISIZIONE
Innanzitutto ci tengo a sottolineare la mia totale contrarietà alla pena di morte, ma ricordo che l’Inquisizione si appoggiava al sistema giuridico dell’epoca, il quale imponeva la pena capitale ai traditori della patria, figuratevi ai traditori di Dio…
Di critiche all’Inquisizione credo ne abbiate sentite sino alla nausea, ma l’unica (a mio avviso) degna di nota è una famosa parabola di Gesù che troviamo nel Vangelo:
"Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perchè non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altra crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio." - Matteo 13,24.
Non sradicare la zizzania prima della mietitura, quindi, perché altrimenti si finirebbe inevitabilmente per danneggiare anche il grano “innocente”…….
Non ne abbiamo la certezza, ma quasi sicuramente l’Inquisizione ha sradicato parecchie spighe di grano “innocente”…….
Tuttavia, così facendo, l’Inquisizione ha bloccato l’espansione la “zizzania” che si dilagava a macchia d’olio e che pian piano stava per prendere il sopravvento sul grano…….
Dobbiamo però ammettere e prendere atto di alcuni punti fondamentali, alcuni punti che oggi diamo per scontati, per approfondire questo tema, dobbiamo guardare più in profondità, riflettere, immedesimarci negli uomini dell’epoca, solo così arriveremo a considerazioni che non possono essere apprese dalla semplice lettura, solo così ci spingeremo nell’animo degli inquisitori per comprendere meglio il loro operato.
E’ facile chiudere il discorso senza approfondire il pensiero dell’epoca, cullandoci sul fatto che, in antichità, erano tutti dei grezzi barbari e quindi che ogni loro azione non merita la fatica di una nostra analisi.
Ebbene, basandoci su antichi manoscritti, possiamo solo prendere atto di alcuni accadimenti, ma il più grave errore che si possa commettere è quello di giudicare quegli uomini e il loro operato! Vi rendete conto? Noi dopo secoli e secoli ci permettiamo pure di puntare il dito contro coloro che, secondo noi, hanno sbagliato! Chi siamo noi per giudicare gli altri? E soprattutto se consideriamo il fatto che si parla di persone vissute mille anni fa, chi siamo noi per giudicarli? Siamo gli eletti? Siamo gli illuminati? Capiamo tutto noi? No!!! Queste idee balorde sono l’eredità dell’Illuminismo!
Siamo abituati, studiando la storia dei popoli antichi, a guardarli dall’alto verso il basso, con aria di superiorità, come se noi sapessimo chissà che cosa! La verità è questa: ERANO UOMINI COME NOI!!!
Dobbiamo farci entrare bene in testa che nel medioevo c’erano uomini come noi, né più né meno! Uguali a noi quindi, non solo nell’aspetto fisico, ma soprattutto nell’intelletto! Purtroppo quando si legge di epoche passate, si tende a sminuire le facoltà intellettive delle persone di quel periodo, semplicemente perché noi, dall’alto della nostra sapienza chissà cosa crediamo di avere! Una istruzione maggiore di loro? E allora? Cosa conosciamo più di loro? La stenografia? Gli integrali? E noi che sappiamo sull’aratura dei campi? Sulle tecniche di combattimento con la spada? Sulla costruzione di cattedrali gotiche?!!!! Comunque sia, a prescindere da chi sia più erudito, il fatto è che gli uomini medievali erano umani come noi, quindi con la stessa intelligenza! Invece quando parliamo delle epoche passate, lo facciamo con una tal aria di superiorità da fare schifo!
Da come ci comportiamo pare che 1000 anni fa, la terra fosse abitata dall’ Homo Erectus! Da pazzi! Capite l’errore di fondo degli studiosi di storia?
E ci permettiamo pure di criticare l’operato e le scelte degli uomini dell’ ”epoca buia”? Perché? Con quale diritto li guardiamo dall’alto verso il basso? Ci crediamo tanto più intelligenti di loro?
Beh, se la pensiamo così secondo me i fessi siamo proprio noi, come si dice, abbiamo “la presunzione dell’ignoranza”.
Se non sbaglio Socrate all’epoca diceva che l’unico che sa, è colui che sa di non sapere.
A quale titolo giudichiamo i grandi delle epoche passate?
Proprio noi, coi miseri e poco utili studi che abbiamo alle spalle, puntiamo arrogantemente il dito contro gli uomini che hanno fatto la storia di un periodo, senza contare che nel medioevo l’istruzione c’era e come, le scuole non erano obbligatorie, anzi, solo pochi avevano la possibilità di studiare, perciò gli studi si intraprendevano molto più seriamente di oggi!!!
Soprattutto, nessuno oggi deve criticare l’Inquisizione, visto che potevano diventare inquisitori soltanto i più eruditi tra i sapienti dell’epoca.
Gli inquisitori erano molto più preparati di noi sui temi religiosi, io stesso non posso neanche immaginare i ragionamenti che faceva un inquisitore, con questo non voglio dire che erano più intelligenti di noi, ma che di certo erano più preparati in materia, infatti non posso fare altro che sorridere quando mi sento dire frasi del tipo: “l’Inquisizione era sbagliata!” oppure: “gli inquisitori andavano contro il Comandamento «Non Uccidere»”.
Secondo voi gli inquisitori non se ne rendevano conto di andare contro un Comandamento? Io non dico che facessero bene ad andarci contro, anzi!!! Ma affermo con certezza che essi ne erano ben COSCENTI! Nessuno oggi è in grado di comprendere il pensiero di un inquisitore, i ragionamenti che costellavano ogni singolo giorno della loro esistenza!!!
Bisogna rendersi bene conto che ogni patetica critica che noi portiamo al loro operato, gli inquisitori l’hanno già esaminata e sono andati molto oltre nel ragionamento!
Qualche anno fa Mao Tse-Tung diceva: “Colpirne uno per educarne cento”;
nel 1300 l’inquisitore Guidonis diceva: “La sofferenza induce a riflettere”.
Capite adesso perché sorrido quando sento criticare l’Inquisizione da un qualunque cazzabbubbolo arrogante che studia limiti e integrali? No, noi uomini del terzo millennio non capiremo mai, siamo troppo attaccati ai soldi, ci impegniamo sì, ma a fare soldi e ancora soldi, a qualunque costo, anche al prezzo di molte vite! Noi non possiamo guardare dall’alto in basso gli uomini medievali, siamo tanto più umani di loro? Noi, che non sappiamo nemmeno il significato della parola “valore”!!! Avanti, quali sono i nostri “valori”??? Pensateci su…
La Scuola? Il Lavoro? …
Ma fatemi il piacere!!!!! Questi non possono rientrare nemmeno lontanamente tra i VERI valori, quelli di una volta, quelli che donavano all’uomo una tal determinazione da renderlo quasi “inumano”, quei valori che donavano un tal coraggio da non far temere minimamente neppure la morte!!!!
No, non siamo degni di essere loro discendenti.
Anche l’etica sta pian piano scomparendo dal mondo, stiamo divenendo sempre più insensibili.
Lo definivano il Miracolo della vita, il concepimento, l'unione di perfetti contrari, l'essenza che si trasforma in esistenza, un atto senza il quale il genere umano non sarebbe mai esistito.
Sentimentalismi ormai superati!
Oggi è solamente un atto biologico fatto proprio dalla scienza moderna e dalla tecnologia. Al pari di Dio noi preleviamo, impiantiamo, inseminiamo e cloniamo. Ma il nostro ingegno, ha davvero trasformato il miracolo in un giochetto? Quando riproduciamo artificialmente una vita, possiamo definirci dei "Creatori"?
E l'anima? Anch'essa può essere riprodotta?
Vive in quella sostanza che noi chiamiamo DNA, o la sua creazione è l'antitesi dell' "artificio" ed è possibile solo per mano di Dio?
Una cosa è certa, stiamo azzardando laddove l'umana comprensione deve cedere il passo e inchinare il capo dinanzi al più grande dei misteri.
Il mistero della Vita.
Sono d’accordo con qualsivoglia critica purchè sia costruttiva, ma contro l’Inquisizione, di costruttivo vedo ben poco; vi rendete conto dell’incoerenza di coloro che attaccano questa Istituzione vecchia di mille anni?! Perché non si attaccano almeno allo stesso modo gli Stati Uniti? Lì la pena di morte è tutt’oggi vigente!!!
Perché si rimugina su una Istituzione di MILLE ANNI FA invece di combattere la pena di morte OGGI?!?!
"Gli strumenti usati all'epoca erano quelli comuni, quelli che la società utilizzava. La Chiesa non è una realtà ipotetica. La Chiesa è nella sua componente spirituale, sì, il Corpo mistico di Cristo, ma vive nella Storia ed è composta dagli uomini del suo tempo. Non possiamo chiedere che si usassero gli strumenti che abbiamo oggi, perché nel Medioevo nessuno, e ripeto nessuno, poteva pensare con la coscienza che abbiamo oggi. Parliamoci chiaro: in Italia, e non in un Paese tribale, il voto elettorale è stato esteso alle donne solo nel 1948. Allora il nostro fino al 1948 cosa è stato? Un Paese anti-femminista?
La Storia è fatta così, ha i suoi tempi. E bisogna rendersi conto delle realtà storiche in cui si vive. Oggi nessuno potrebbe pensare che la difesa della verità possa avvenire con strumenti coercitivi. Ma questo possiamo dirlo oggi, con una coscienza nuova, modificata nel tempo, proprio perché la coscienza è una realtà dinamica. Chi nega che quei metodi fossero dettati dai tempi, e pensa che qualcuno avrebbe potuto impedirne l'uso, compie un falso storico e culturale. L'evento storico deve essere ricostruito nel modo più fedele possibile, al di là di pregiudizi e luoghi comuni. E nella consapevolezza che non c'è nessun fatto storico neutrale: la Storia e la ricostruzione della Storia è sempre soggetta alle interpretazioni che ne danno gli uomini, nella fedeltà a una deontologia che si basa sull'analisi dei documenti, e anche sull'onestà intellettuale con cui vengono letti."
(Ansa, 31 ottobre 1998)


Appendice II:
LE CRITICHE ALLA CHIESA
Criticare la Chiesa è il passatempo preferito degli atei fin dalla sua creazione. Ogni movimento Antichiesa che si rispetti impuntava la sua propaganda sistematicamente sulla ricchezza e sul potere delle Chiesa, ciò avveniva prima della grande riforma ecclesiastica dell’ XI secolo, avveniva nel XII secolo con l’avvento dei Catari, avveniva nel rinascimento, avviene ancora oggi e avverrà finchè potrà resistere in vita questa povera, ormai ininfluente Chiesa.
Ho voluto aprire questa appendice con una piccola provocazione ma che, se ci pensate un attimo, tutti i torti non ha.
Perché, diciamoci la verità, DOVE STA TUTTO QUESTO POTERE DELLA CHIESA?!?!?
Io la domenica vedo il Papa che parla, dice tante belle e giuste cose, ma sembra che nessuno lo stia a sentire davvero!!! Ma andiamo! Dove sta tutto questo terribile potere detenuto dal Pontefice?
Qualche tempo fa in un paesino vicino alla nostra città, c’è stata una imbarazzante discussione sul “rumore” delle campane della chiesa: una famiglia che abita vicino alla parrocchia del paesino ha denunciato alle autorità il parroco locale perché con i rintocchi delle campane molestava la quiete pubblica, vi rendete conto? Ha quindi avuto luogo il processo, che ha visto colpevole la diocesi locale in quanto violava le normative inerenti il limite massimo di decibel consentito. L’inchiesta è poi finita in Cassazione, dove c’è stata una svolta. L’inappellabile giudizio della Corte di Cassazione ha infine emesso una sentenza a favore della chiesetta, giustificando i tradizionali rintocchi delle campane per chiamare i fedeli nelle funzioni religiose.
Per fortuna! Vi immaginate le conseguenze se la Corte di Cassazione avesse dato ordine di tacere alle campane? Oggi avremmo perduto questo tradizionale “richiamo” per annunciare la Santa Messa! Se la Chiesa fosse davvero così potente non avremmo corso questo rischio, chi è davvero potente non viene attaccato!
Io piuttosto direi che questo processo è la prova della sua ininfluenza!!!
Sempre a dimostrazione della estrema precarietà della Chiesa, vorrei rendere noto un fatto: persino nell’ambito dei credenti ci sono attacchi al Pontificato, parecchie volte mi è capitato di sentire critiche contro la Santa Sede perché non riconosce immediatamente i miracoli, guarigioni, apparizioni o perché impiega troppo tempo per dichiarare Santo un tale uomo (come è avvenuto per Padre Pio). Ebbene, la motivazione è semplice: la Chiesa non può rischiare.
Perché il Vaticano non ha mai riconosciuto come miracolo nessuna delle statuette della Madonna che piangevano sangue?
Questa è la proverbiale prudenza della Chiesa la quale si muove sempre con i “piedi di piombo” quando si tratta di miracoli, a costo di attirarsi l’inimicizia di alcuni fedeli.
Come dicevo prima, non può rischiare di riconoscere ufficialmente un miracolo quando non si è certi della sua origine Divina, in quanto se poco poco si dovesse venire a sapere che un miracolo ufficialmente riconosciuto dalla Santa Sede sia una “bufala”, sarebbe la fine della Chiesa, e non sto scherzando!!!
Vi rendete conto in quali cattive acque naviga la Chiesa? Siamo arrivati al punto che basta un errore e….… ciao ciao Cristianesimo!!!
Guardate che la Chiesa è veramente appesa a un filo!
Quando il Santo Padre ha scomunicato tutti i seguaci di satana, ho provato un senso di pena per la Chiesa.
Vedere in televisione “persone” come Marilyn Manson che nei suoi video veste come un vescovo e compie le più oscene schifezze, si fa chiamare “reverendo” pur avendo preso il suo nome dalla abominevole setta di serial-killer con a capo un certo Manson (gente che entra in case altrui, uccide tutti gli abitanti e cosparge i muri con le loro interiora). Molto più di questo fa rabbia il carisma di Marilyn Manson, Ho visto con i miei occhi dei fans di Manson ad un suo concerto, stracciare con rabbia la Sacra Bibbia e provare piacere nel farlo. Il vero pericolo non sono questi gruppi musicali satanici, ma le conseguenze che portano nei loro fans!
Bene, come ho detto prima, il Papa ha scomunicato in via generale, tutti i seguaci di Satana, vi rendete conto? Non ha potuto fare i nomi, altrimenti ci sarebbero state gravi ripercussioni!!! Che POTERE terribile detiene il Papa! Al punto da non poter neanche rispondere ai gruppi musicali satanici!!!
In occasione del Giubileo, il Pontefice ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: “Aiutatemi a portare il Cristianesimo nel terzo millennio”.
Non ci vuole un genio per capire che queste parole sono di un uomo in gravi difficoltà. Che possiamo fare noi per aiutarlo? Attacchiamo la Chiesa!!!
Un'altra dimostrazione del POTERE devastante del Vaticano l'abbiamo avuta quando in una scuola media di un paese in Abruzzo è stato rimosso il Crocifisso a seguito di una denuncia da parte della famiglia di un bambino Islamico, perchè secondo loro la presenza di quel Crocifisso non era giustificabile in una scuola pubblica.
Vi sembra una cosa normale? Se la risposta è sì vi invito ad andare in un paese musulmano a presentare la medesima denuncia!!!! Allora? La conclusione è ovvia: il Cristianesimo è obbiettivamente meno influente dell'Islamismo! Allora perché non rimuoviamo anche la bandiera italiana dai luoghi pubblici se sono frequentati da stranieri?
La rimozione del Crocifisso da una scuola italiana a causa di un solo ragazzino di altra fede non è cosa giusta, perché ogni straniero deve necessariamente rispettare e adeguarsi agli usi e ai costumi del paese che lo ospita.
Dov'è dunque il POTERE tremendo della Chiesa se non riesce neppure ad eguagliare quello di una famiglia Islamica in Italia?
Altro capitolo degno di nota all'interno delle critiche alla Chiesa sono i preti; i sacerdoti ed i loro peccati!
è chiaro ed inevitabile che alcuni sacerdoti siano peccatori, non sarebbe stato possibile che tutti i preti fossero santi, e nessuno ha mai preteso tanto da loro. Noi dobbiamo guardarli come ministri di Dio durante le funzioni religiose, avete presente quando stiamo davanti ad un giudice in tribunale? Noi dobbiamo guardare la "figura" del giudice, non la persona, in quanto la persona, fuori dal tribunale, potrebbe purtroppo rivelarsi un poco di buono...
A buon intenditor...
Le uniche cose che il Papa può fare è di esprimere il suo parere su alcuni argomenti etici e di scrivere ogni volta ai signori Governatori degli Stati Uniti per cercare di fermare le esecuzioni capitali, peccato che in entrambi i casi viene a dir poco ignorato!!! Che POTERE terribile è se non viene nemmeno preso in considerazione da un Governatore di uno degli Stati Uniti?!?
Vabbè, caliamo un velo pietoso sull’argomento POTERE e prepariamoci a calarne un altro sull’argomento RICCHEZZA.
Dove starebbe tutta questa RICCHEZZA della Chiesa?
Vogliamo parlare dell’ “ottopermille” della Chiesa? Mammamia quante critiche ho potuto sentire su questo misero otto per mille:
“Nonostante le inimmaginabili ricchezze, la Chiesa si permette anche di chiedere l’8%°!!!”.
Ma dico io, la Chiesa deve pur trovare soldi per mantenere Parrocchie e Monasteri di tutta Italia, E NON SOLO, con questi soldi compie molte opere caritatevoli, e le prove ci sono. Insomma perché criticare così pesantemente l’8%°? Se non si vuole pagarlo, non lo si paga; cosa che non avviene con le tasse (che sono tutt’altro che facoltative e molto più pesanti di otto punti su mille!) tramite le quali arricchiamo i deputati!
Che RICCHEZZA!
La cosa più “strana” che ho visto fare da un prete è mangiare un cono gelato o giocare a biliardino!
Che RICCHEZZA!
Per non parlare dei frati! Hanno un Voto di povertà da far PAURA! Vanno in giro negli inverni innevati con i sandali!
Che RICCHEZZA!
Il bello è questo: il Papa può avere tutto l’oro del mondo, ma che ne farebbe? EH? Che ci fa? Non può mica andare in giro con una Ferrari! Non può indossare gioielli e pellicce! Che ci fa con tutto quest’oro?
Anche se ce l’avesse non ci farebbe NIENTE!!!!
Altre critiche veramente pesanti e gratuite che ho avuto modo di sentire sono quelle riguardo la creazione della Chiesa: mi è capitato addirittura di sorbirmi la “predica” di qualcuno che persisteva nell’affermare che la Chiesa, appunto, fu progettata, pensata ed ideata per far soldi!!!
Ci rendiamo un attimo conto delle balle messe in giro da coloro che INSPIEGABILMENTE ce l’ hanno a morte con questa Istituzione?
Qui si apre un nuovo quesito: perché avercela con la Chiesa? Che fa di male? Perché prendersela proprio con il Pontificato che non fa altro che opere umanitarie e di bene? Se proprio abbiamo bisogno di un capro espiatorio, perché non prendercela con gli Stati Uniti ad esempio, visto che indiscutibilmente sono i Padroni de mondo! Ma no, prendiamocela con il Potere della Chiesa!!!
Quest’ultima ha uno spirito umanitario mai visto sul pianeta, guarda ad esempio Madre Teresa di Calcutta che ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare e sostenere i malati delle peggiori malattie infettive!!!
Un'altra vaccata che ho avuto modo di sentire è pressappoco questa: "Perchè la Chiesa non vende tutti i suoi beni per sfamare il terzo mondo?"...
Se davvero la Chiesa vendesse i suoi beni, può anche darsi che sfamerebbe il terzo mondo per 10 anni… poi?
....... POI?!
Spero vi rendiate conto da soli dell'immane stupidaggine...
E' vero che la Chiesa possiede dei beni, ma è proprio attraverso il loro investimento che POI può adempiere a tutte quelle opere di beneficenza a cui siamo ingratamente abituati!
Cosa fanno i paesi più industrializzati mentre miliardi di persone soffrono la fame? Discutono sulla fattorizzazione del PIL, sfruttano e si arricchiscono ancora di più alle spalle del terzo mondo, aumentando esponenzialmente il suo debito!!! E noi che facciamo? Critichiamo LA RICCHEZZA della Chiesa.
Bene, adesso possiamo calare il velo pietoso anche su questo argomento.
Ricordo, per chi non lo sapesse, che l'odio profondo e ingiustificato per la Chiesa ce lo portiamo dietro dal rinascimento-illuminismo, "dogma" (a testa in giù) tramandato stupidamente, esattamente come è accaduto per la visione oscurantistica di medioevo (leggi "epoca buia").
La verità che sta tornando faticosamente a galla è che il medioevo è stata l'epoca più "luminosa" della storia, e che la Chiesa, nonostante le infinite critiche ingiustificabili, continua a portare la Parola di Dio nel mondo anche a costo della vita, per non parlare delle innumerevoli opere di carità che dovrebbero suscitare il massimo rispetto anche degli atei.


Appendice III:
GARIBALDI VS L’INQUISIZIONE
Chiedo scusa per il titolo poco ortodosso, ma indubbiamente è il più adatto e quello che più riassume l’essenza di questa appendice.
Spero che lo spirito dell’Eroe Nazionale non me ne voglia se prendo proprio lui come esempio per questa mia “crociata”, ma è un paragone, quello tra Garibaldi e Inquisizione, che si presta in maniera eccelsa all’avvaloramento della mia tesi.
Bene, perché “Garibaldi VS l’Inquisizione”? Per rispondere a questa domanda bisogna prima comprendere l’operato dei due “contendenti”, anche se, più che di contesa, parlerei di confronto.
Un vero e proprio confronto tra questi due capitoli della storia, non è mai stato fatto, anche per motivi di tempo: per appartenenza a epoche diverse, ma soprattutto perché il primo è universalmente conosciuto come Eroe, mentre la seconda come Errore.
Noi tutti conosciamo la storia di Garibaldi e dei Mille, ma vi siete mai chiesti cosa hanno fatto le Camicie Rosse per riunificate l’Italia?
Hanno ucciso, hanno ucciso moltissime persone, italiani!
Allora, perché non viene considerato un assassino invece che un Eroe Nazionale?!
E’ indubbia la cosa, Garibaldi è unanimemente considerato un Eroe, non c’è uno che sia un italiano che lo consideri un assassino, non ho MAI sentito criticare Garibaldi e i Mille, perché?
Tutto questo è forse la conferma al fatto che il fine giustifica i mezzi?
Più che altro, secondo me, è l’inconfutabile prova dell’immenso lavaggio del cervello che ci è stato fatto!
Allora, vogliamo riconquistare la nostra libertà di pensiero? Vogliamo cominciare a pensare con la nostra testolina?!
Passiamo ora all’Inquisizione, cosa ha fatto rispetto ai Mille? Ha ucciso anche lei, ma la differenza fondamentale sta nell’operato: l’Inquisizione ha eliminato dal mondo delle idee abominevoli, ha fatto pulizia di tutte le immondità di cui era sporco il mondo!
Allora, secondo voi, il fine giustifica i mezzi?
Eh, è una bella domanda, secondo il mio modesto parere, la risposta non deve essere né un no assoluto, né un si assoluto, si deve usare una bilancia a piatti, il simbolo della giustizia:
poniamo che uno dei piatti simboleggi l’importanza del Fine e l’altro i Mezzi: il prezzo che si è disposti a pagare per raggiungere il Fine.
All’aumentare del peso del Fine, per mantenere l’equilibrio, anche i Mezzi aumentano di peso, quindi ad un Fine più importante, il prezzo che si è disposti a pagare è più alto, e così via.
Questa è la sostanziale differenza, Garibaldi uccise italiani, padri di famiglia, sia pur per un nobile motivo; l’Inquisizione uccise satanisti, streghe, eretici dannosissimi, profanatori di eucaristia, seguaci del male per uno scopo INFINITAMENTE più nobile rispetto alla semplice riunificazione dell’Italia!!!
Tornando a Garibaldi e ai Mille, si vuole forse giustificare la loro impresa considerandola una “Guerra Giusta”?
Se è così siete in ritardo di parecchi secoli!!! Il concetto di Guerra Giusta fu introdotto da S. Agostino e poi ripreso da S. Bernardo da Chiaravalle, ispiratore dei Templari (questo argomento è stato trattato in modo superbo da Palank nei Templari) !!!
Bene, è giunto il momento di proclamare un vincitore: Garibaldi VS L’Inquisizione… il vincitore è……
(rullo di tamburi)
Garibaldi!!! Ebbene sì, ecco la motivazione: L’Inquisizione purtroppo, continua ad essere considerata il più grande errore della storia delle istituzioni, e molto poco conta il fatto che l’Eroe Nazionale si è comportato molto peggio di lei. Io mi chiedo a che gioco stiamo giocando…
E’ ora di smetterla con lo stereotipo di una falsa giustizia e con questi pseudo-moralismi!


Appendice IV:
RIFLESSIONI DELL’AUTORE
Questo fenomeno sta avendo una diffusione mai vista in precedenza, perché? Sicuramente il motivo è che oggi non c’è più nessuno che abbia il potere di fermare tali sacrilegi.
Se ne parla tanto, e talmente spesso che ultimamente si sta dando molto meno peso a questo fenomeno; basta guardare la televisione, leggere il giornale per imbattersi in crude scene raccapriccianti di riesumazioni di cadaveri dalle loro tombe, animali (in alcuni casi persone) sgozzati in arcani riti, cimiteri profanati in ogni modo, pedofilia a sfondo satanico, e così via…
Che si creda o non si creda al Diavolo, questi tipi di manifestazioni sono pericolosi di per se!!!
Per definizione, il Diavolo rappresenta il male, un concetto universalmente condiviso da ogni religione e da ogni credo. Entrare in una setta satanica, magari solo per passare il tempo, è comunque una precisa volontà di imboccare il sentiero negativo.
Prima di affrontare assieme un ragionamento su questo abominevole movimento blasfemo, ho pensato di riportare alcuni brani di autori di entrambi gli schieramenti: cominciamo con Baudelaire, uno dei precursori e fondatori (insieme a Nietzsche) del “neo-satanismo”.
"Il culto di satana professa il potere dell'uomo, la possibilità per l'uomo di assurgere al ruolo di proprio dio, di non dover essere soggiogato a nulla"
“Per conquistare il mondo Satana si è nascosto!” - dice Baudelaire - "Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e di aver convinto gli uomini che egli non esiste."
Eppure senza la presenza di Satana resta inspiegabile tutto il male che c'è nel mondo.
Hanno cominciato col negare Satana gli atei, i positivisti, i razionalisti.
Non c'è più posto per i diavoli e per l'inferno in un mondo governato dalla scienza e dalla razionalità, l’esistenza del Maligno non è riscontrabile scientificamente, quindi nessuno più ci crede. E se Baudelaire avesse ragione? Se fosse proprio questo che vuole il Demonio?
A stento ormai, atei e cattolici "di comodo" trovano il posto per Dio e per Gesù Cristo, sembra quasi che Freud e Marx siano stati assunti al rango di quasi Padri della Chiesa.
Degni di nota sono anche i libri di P. Herbert Haag, noto teologo e già professore dell'università di Tubinga, e consulente della Conferenza Episcopale Tedesca.
Haag pubblicò, qualche anno fa, un libro dal titolo “Commiato dal diavolo”, ecco un estratto: "L'uomo moderno ha tolto di mezzo Satana e il suo regno. La cosa avvenne in modo curioso. Si è cominciato col metterlo in ridicolo; poi, a grado a grado, se ne è fatta una figura comica... Alla base sta, originariamente, un sentimento Cristiano".
Quindi questo ludibrio dei credenti, è divenuto poi, riso nei miscredenti; ma questo pure serve alla causa di Satana; in nessun posto, infatti egli domina con maggior sicurezza come là dove gli uomini ridono di lui.
"Satana, quindi, ha paura solo di essere conosciuto, che si sappia chi egli veramente è. Infatti, le epoche in cui riesce a farsi dimenticare, sono proprio quelle in cui lui trionfa con una presenza attivissima”.
Da sempre, l’obiettivo di Satana è questo: rovinare il progetto di Dio facendo perdere gli uomini per i quali Dio ha tutto creato, si è fatto uomo e si è fatto crocifiggere.
Ricordiamo che il Nuovo Testamento ci parla della presenza di Satana così spesso, che per negarlo bisognerebbe negare quasi tutta la Divina Rivelazione.
In un esorcismo che riporta Domenico Mondrone nel suo libro “A tu per tu col Maligno” (La Roccia, Roma), Satana gli dice: "Non vedi che il suo regno (di Dio) si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Provate a fare il bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle Sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la Sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei Suoi ministri (la luce più è radiosa e più infastidisce Satana; non sono le lampadine spente dei poveri peccatori ad impensierirlo. Egli perciò si scatena contro i ministri di Dio! - ndAutore). Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora ero riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco che tutti i giorni chiacchera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso di terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta riducendo in un'accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sessualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad ottenere il divorzio per sgretolare le famiglie. Vi ho portati a praticare l'aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lasco intentato, e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non potersi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo.
Alla redenzione di Quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio.
Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio Colui che vi ha creati".
Poi aggiunse: "In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità non funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile.
Il mito dell'ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti, dei frati e delle suore, fino ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi; tolti di mezzo i Suoi ‘operai della Vigna’, subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo". Quindi rivelò quali sono i suoi intenti: "A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messe o non credono a ciò che fanno sull'altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle che celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere".
Ora parla dei suoi più grandi nemici: "Quelli legati alla Sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i suoi interessi che zelano la sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non si sia mai fatto contaminare, che si serve della messa, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno".
Infine Satana gli parla della gioventù: "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!... E' tutta gioventù passata dalla mia parte. E' gioventù mia. Molta l'ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti su senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su ateismo sindacale. Lì hanno imparato che non è stato Quello di lassù a creare l'uomo. Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di lui, che resiste a scomparire. Ma scomparirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio al cervello, e ci serviremo di questo per tutti coloro che osassero ancora tenersi aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome verrà più ricordato. Le poche cose di resistenza che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le annienteremo col terrore. Ci sono per i resti decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l'altro devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io...".
In molte altre occasioni gli esorcisti hanno modo di dialogare con lui, questo brano è tratto da una seduta medianica del libro “Lucifero smascherato” di J. Daniel: "Io copro di rovine il mondo, lo inondo di sangue e di lacrime; io deformo ciò che è bello, rendo sordido ciò che è puro, abbatto ciò che è grande; faccio tutto il male che posso e vorrei poterlo aumentare fino all'infinito. Io sono tutto odio, niente altro che odio. Se conosceste la profondità, l'altezza e la larghezza di quest'odio, avreste un'intelligenza più vasta di tutte le intelligenze che vi furono fin dal principio del mondo, anche se queste intelligenze fossero riunite in una sola. E quanto più odio, tanto più soffro, ma il mio odio e le mie sofferenze sono immortali come me, perchè io non posso non odiare, come non posso non vivere sempre. Ciò che accresce in me questa sofferenza, ciò che moltiplica questo odio è il pensare che io sono stato vinto, che odio inutilmente e che faccio tanto male inutilmente. Ma che dico, inutilmente? No! Una gioia l'ho, se posso chiamarla tale; è l'unica gioia che io abbia; quella di uccidere le anime per le quali Egli ha versato il Suo sangue, per le quali è morto, risorto e salito in cielo. Ah, si! Io rendo vana la sua incarnazione, la sua morte; le rendo vane queste cose per le anime che uccido. Capite? UCCIDERE UN'ANIMA!!! Egli l'ha creata a Sua immagine, l'ha amata di un amore infinito, per lei fu crocifisso. Ma io quest'anima gliela prendo, gliela rubo, la uccido e la perdo con me. Io quest'anima non la amo, ma l'odio sommamente; eppure essa mi ha preferito a Lui. Come mai io dico queste cose? Vi potreste convertire, anche voi! Potreste scapparmi! Eppure debbo dirle queste cose, perchè Egli mi costringe. Volete sapere quanto io soffro e quanto odio? Io sono capace di odio e di dolore nella stessa misura con cui ero capace di amore e di felicità. Io, Lucifero, son divenuto Satana, l'avversario. In questo momento io ho tutta la terra nel mio pensiero, tutti i popoli, tutti i governi, tutte le leggi.
Ebbene, io tengo la direzione di tutto il male che si prepara. E, dopo tutto, quale vantaggio me ne viene? Io sono stato vinto già prima! Tuttavia qualche vantaggio l'ho ricavato; io gli uccido delle anime, delle anime immortali, delle anime che Egli ha pagato sul Calvario" ( J.Daniel, “Lucifero smascherato” EP).
Avete mai notato quanti siti satanici ci sono sul web?
I satanisti li conosciamo molto bene perché, sfruttando il fatto di non poter essere perseguiti legalmente, sono usciti quasi tutti allo scoperto.
Ora, sapete cosa da fastidio dei satanisti a noi Cristiani? Il fatto che dissacrino simboli a noi sacri... Croci rigirate, Bibbie strappate (in televisione!!!) e quant'altro.
Noi teniamo moltissimo a queste cose e vederle dissacrate così permettete che dia molto fastidio? Pensateci un po’... se qualcuno facesse la stessa cosa con simboli per te importanti? Che faresti? E se vedessi che mentre lo fa, quel qualcuno sghignazza sotto i baffi? Come ti sentiresti? Ci sarà qualcosa a cui tieni! Ecco, quella stessa cosa (sia la squadra di calcio, la ragazza, l'amico...) ora vedila rovinata da qualcuno, che mentre la rovina ci gode come un pazzo. Che bello vero?
Ora immedesimati in noi Cristiani, perchè non dovremmo prendercela a morte? Mettiti un po’ nei nostri panni, lo so che per te è difficile, ma sforzati un attimo, un minuto solo.
A noi Cristiani non da fastidio niente, siamo molto tolleranti, con tutti.
Se dobbiamo entrare in un locale musulmano con le pareti tappezzate di immagini di Maometto non ci interessa niente!
Siamo altamente intolleranti solo con i satanisti perchè vanno DIRETTAMENTE CONTRO il Cristianesimo e sicuramente converrete con noi, perchè se vediamo simboli Cristiani dissacrati in ogni modo abbiamo il sacrosanto diritto di infuriarci! Se poi aggiungiamo a questo il fatto che la legge italiana difende tali deficienti... pensate un po’ come ci sentiamo!
Vogliamo parlare di Nietzsche? Come spiegato prima era un filosofo ribelle e ispiratore del neo-satanismo. Prendeva Satana come esempio di ribellione. Ecco una sua celebre frase: "Potrei credere a un Dio solo se sapesse danzare"…
Lo sapevate che si firmava in vari modi? Ecco alcuni esempi: Dioniso, Formentin, l'anticristo, il Crocefisso ecc…
Lo sapevate che era un pazzo scatenato e che era stato internato in una clinica per malati mentali? Ecco un estratto della sua cartella clinica: "L'ammalato compie gesti allucinanti: beve la propria urina, si cosparge coi propri escrementi, prende a calci un altro ammalato, rompe i vetri delle finestre, afferma di aver fatto l'amore durante la notte con 24 prostitute, soffre di mania di persecuzione, sostiene di essere stato avvelenato dal personale clinico, vede dovunque fucili puntati contro la sua persona, scambia il proprio infermiere per il maresciallo Bismark".
In conclusione vorrei citare ai satanisti (perché i satanisti li ho visti, li ho sentiti e ne conosco anche più di uno), una frase di Gex rivolta a loro:
COME TI PERMETTI DI DIRE QUELLE COSE NEI CONFRONTI DELLA MIA RELIGIONE? INVECE DI NEGARE QUELLO CHE DICE IL CRISTIANESIMO PERCHE' NON COMINCI A DIRE QUELLO CHE PROFESSA LA TUA "RELIGIONE"? Io ti ho soltanto sentito NEGARE e mai AFFERMARE qualcosa!
Libero arbitrio? Si, infatti nei giorni nostri, come nel medioevo, i satanisti non vanno condannati per l'aver imboccato il sentiero del male… Ma per come agiscono.
"Perdonali Dio, perché essi non sanno quel che fanno"
queste sono parole di Gesù Cristo.


Atti di bontà
È difficile trovare un Pontefice più demonizzato di Bonifacio VIII (circa 1235-1303), fautore della teocrazia medievale. Eppure, non solo egli fu il Papa che indisse meritoriamente il primo Giubileo (1300), ma, stando a quanto scrive Rino Cammilleri (Storia dell’Inquisizione, Tascabili economici Newton, p. 18), appena eletto si prodigò per accogliere i ricorsi degli imputati dell’Inquisizione, che avevano diritto (quanti lo sanno?) di appellarsi al papa. Non solo: nel 1297 annullò la condanna inflitta dall’Inquisizione a Rainero Gatti da Viterbo e ai suoi due figli per l’inaffidabilità dei testimoni a carico. Nel 1298 fece restituire al figlio di un eretico i beni confiscati al padre e impose all’inquisitore di Orvieto (città in mano ai catari, responsabili di omicidi e intimidazioni ai danni dei cattolici) di smettere di molestare un cittadino già assolto dal precedente inquisitore". Non sono, questi, atti di bontà?