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Omelia del provinciale della provincia francescana dell’Erzegovina durante la santa messa funebre del 26 novembre 2000

“OSTENDE MIHI, DOMINE, VIAS TUAS ET SEMITAS TUAS EDOCE ME”
“MOSTRAMI SIGNORE LE TUE VIE ED INDICAMI I TUOI SENTIERI ”

Reverendo Vescovo, cari fratelli francescani e sacerdoti, cara madre Luca, fratelli e sorelle del defunto Padre Slavko, cari parenti ed amici, cari fedeli, cari pellegrini e caro nostro Padre Slavko!

Quando ieri mi hanno chiamato dall’Ufficio Parrocchiale di Medjugorje per sapere quali letture e preghiere dei fedeli avremmo scelto per la tua Messa funebre, ho detto semplicemente: Tutte le letture della solennità di Cristo Re dell’anno A e la preghiera dei fedeli della festività con l’intenzione per il defunto. Penso che anche tu saresti stato d’accordo se qualcuno ti avesse chiesto quali letture scegliere perché la prima è del profeta Ezechiele, parla dei pastori, la seconda lettura è tratta dalla prima lettera ai Corinzi e parla della vittoria finale di Cristo sulla morte, quando alla fine si trasforma divenendo Dio in tutti, ed il passo del Vangelo parla della divisione finale dinanzi al trono del Signore, laddove il Signore stesso distingue gli uomini in due gruppi, in base al loro atteggiamento nei confronti dei piccoli, dei grandi e di coloro verso i quali nessuno ha cuore o anima.

In questa sede vorrei innanzitutto esprimere il mio ringraziamento e la mia gratitudine, a nome personale e di tutta la Provincia, per le numerose espressioni di cordoglio, telegrammi e poi per le condoglianze ricevute a mezzo posta elettronica, telefono, ed anche per la vostra presenza qui in occasione di questa morte inaspettata. Se l’eucarestia è un atto di gratitudine, un sacrificio ed un dono, allora la mia preghiera è anche quella di tutti voi, affinché questa eucarestia sia al tempo stesso anche un ringraziamento per questa vita, umana, cristiana, francescana, religiosa e sacerdotale. Una vita che è stata in tutto un grande sacrificio, una totale devozione ed un grande cuore per tutti gli uomini. Ecco perché essa è anche un ringraziamento per aver avuto Padre Slavko, che è nato qui, in questa Erzegovina, ed è stato un instancabile messaggero; secondo il desiderio di Francesco egli è stato un uomo di devozione e preghiera, orationis et devotionis, concludendo la propria esistenza terrena lì dove si recava con tanto piacere: sul Križevac.

Se dovessi personalmente comparare questa esistenza ad un significato biblico, allora prenderei come principio guida della vita di Padre Slavko la preghiera superiore del salmista. Era questo il desiderio esistenziale di Padre Slavko: la preghiera che il Signore gli rivelasse le sue vie, che egli seguisse i suoi sentieri, i sentieri del Vangelo e le vie della conversione. Ecco perché non è strano che per il proprio lavoro di dottorato avesse scelto proprio il tema della conversione e della pedagogia religiosa. Essere costantemente nella scuola del Signore e della Vergine, sulle vie e sui sentieri del Signore, apprendendo ogni giorno una lezione nuova.

Per noi tutti questa morte è stata uno shock improvviso. Questa morte prematura, come direbbe il salmista, all’apice dei miei giorni, al culmine delle forze umane. Se il salmista calcola che i nostri giorni ammontino a settant’anni e se siamo forti ottanta, allora questi cinquantacinque anni di Padre Slavko sono meno della normale esistenza che l’uomo di oggi si aspetta di vivere su questa terra. Tuttavia posso dire apertamente ed a pieno titolo, in base alla mia esperienza, ma anche con la vostra approvazione, che davanti a noi si trova una vita che, umanamente parlando, ne ha vissute non una ma tre. Non due bensì tre, perché questa vita non sapeva cosa fosse la stanchezza, la tregua, il riposo; non andava mai a dormire prima di mezzanotte e non vedeva mai il sorgere del sole nella sua stanza. Come dice il salmista, pregava sempre: Destatevi, arpa e cetra, sveglierò l’alba del mattino, ed in verità egli svegliava l’alba mattutina con la sua preghiera, con i pellegrinaggi quotidiani alla Collina delle apparizioni o sul Krizevac. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, con qualsiasi tempo, si alzava prima degli altri ed andava a pregare. Era solito dire che l’unico momento della giornata che gli rimaneva, sia come persona, sia come sacerdote, era proprio il mattino quando, svegliatosi, si recava sul monte dove è stato colto da una morte prematura, una paralisi cardiaca.

Il suo cuore non ha retto più. E Padre Slavko aveva un cuore che si divideva, fino alla fine. E non aveva tempo per pensare a se stesso, alla propria salute, alla malattia, non si lamentava mai per le cose che lo opprimevano eppure aveva una salute cagionevole, soprattutto quando arrivava l’inverno, l’influenza, infiammazioni varie, che si ripercuotevano negativamente sul suo sistema immunitario. Per i numerosi impegni assunti, che lo sfinivano tutti i giorni, non riusciva a trovare il tempo per riposarsi e, portando la sua croce, la croce di Medjugorje, già da vent’anni, si è recato sul suo e sul nostro Križevac e, sotto la croce di Cristo, ha deposto la propria, per poter essere ricordato in eterno. Egli ha trasformato il Križevac, sul quale si recava regolarmente, con qualsiasi tempo, insieme ai pellegrini, affinché essi potessero qui sperimentare l’esperienza del Tabor, nel suo Tabor: Il Calvario ed il Tabor, il Križevac ed il Tabor si sono uniti in Padre Slavko in quello che il Calvario è stato per Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni: la gloria finale del Figlio di Dio. Quando sarò innalzato al cielo, porterò tutti a me. Padre, hai celebrato il mio nome. La croce come vittoria definitiva, la croce come presagio del Tabor. Signore, è bello per noi essere qui. Anche Padre Slavko è rimasto qui, sotto questa croce votiva, sul Križevac, portando la propria croce, quella di innumerevoli pellegrini, le croci di Medjugorje, le croci del suo popolo, della Chiesa e della Provincia. E’ morto come il suo Signore. Non su un giaciglio o su un letto, non circondato dai suoi fratelli o dalle persone più care, ma sotto la croce, su una fredda roccia dell’Erzegovina. Quanto è simbolica questa tua morte? Padre Slavko: hai portato la tua croce fin sotto ai piedi della croce del Signore, l’hai lasciata qui perché anche tu, con la tua morte, potessi attrarre qui un gran numero di persone: dal vescovo locale, a tutta la Provincia, tanti cari confratelli sacerdoti, fedeli, pellegrini, che hanno percorso migliaia di chilometri per dirti arrivederci e grazie. La morte come un punto di attrazione che ci raccoglie tutti e ci rende tutti uguali. Cari fratelli e sorelle!

Cosa dire in questo luogo su questa vita così piena? Lo conosco da tempo, dal lontano 1961. L’ho incontrato per la prima volta alla messa dei ragazzi di fra Dobroslav Stojic e fra Gojko Musa il giorno di Santo Stefano del 1961. All’epoca avevo finito il primo anno del ginnasio presso il seminario e lui era appena entrato in seminario. Ci siamo conosciuti. Questo ragazzo ossuto mi dice che è stato accettato in seminario e che va a Dubrovnik. Poi siamo cresciuti insieme in questa Provincia, abbiamo lavorato insieme e collaborato soprattutto mentre era parroco qui a Medjugorje, in quei sei anni plumbei del comunismo, quando si doveva fornire in circostanze disumane, con l’aiuto di Dio, tutto quello che da noi si esigeva; fino a quel momento di grazia, dal giorno delle apparizioni, quando il mondo comunista ed il sistema ateo hanno iniziato a disgregarsi ed è spuntata l’alba di una nuova libertà per il mondo e per il popolo croato.

Un grande pensatore e scrittore francese, Leon Bloy, convertito, assiduo cattolico, una volta ha espresso un pensiero meraviglioso che la prima donna scrittrice dell’Accademia Francese, l’immortale M. Yourcenar, ha definito come una delle frasi più belle della letteratura francese e cioè: “C’è solo una sfortuna: quella di non essere santi”. Questa frase ci spaventa, ma non abbiamo il diritto di avere paura. L’uomo è tanto santo quanto desidera esserlo. Dipende da noi essere più santi, migliori di quello che siamo. Proprio la solennità di oggi parla in modo chiaro con la voce e le parole di Dio. Ci parla in tutti gli avvenimenti che accadono intorno a noi, ci parla attraverso la storia e le persone. E Cristo, come re, ha detto chiaramente: “Sono venuto per buttare fuoco sulla terra...” Cos’altro ha voluto e vuole Medjugorje, cioè la Madre di Dio, attraverso Medjugorje e la sua presenza nel mondo di oggi? Vuole soltanto una cosa: Creare il regno di Dio sulla terra, vuole diffondere quello che Cristo è venuto a portare a questo mondo. Tutto ciò si riassume in una sola cosa: Dio è re. Cristo è il re di tutti noi. L'uomo è soltanto una debole creatura e null'altro. Cosa desiderava il nostro Padre Slavko? In tutte le preghiere, numerosissime adorazioni e omelie, conferenze e scritti, egli voleva una cosa sola: Gesù è il mio Dio, a lui mi inchino, vivo per lui, lui è il mio tutto! Servo soltanto lui, a lui mi prostro, ma anche al fratello uomo! Per Mariam ad Jesum, per Jesum ad Mariam! Tramite Maria a Gesù ma anche tramite Gesù a Maria!

Trovava ispirazione in Cristo e Francesco. Cristo che non ha scritto nulla, che solo ha seminato la parola che i discepoli hanno scritto. Cristo sapeva che solo a volte cade su un suolo fertile e nella vita di Padre Slavko questa parola si era compiuta fino in fondo. Essa è caduta sul terreno fertile della fede, del cuore, della devozione che è entrata nella casa e si è moltiplicata cento volte.

Poi lo aveva entusiasmato l’immagine di Francesco. Francesco come Cristo, maestro di tutti noi. Francesco, il più grande tra i grandi, colui che ha buttato via gli abiti eleganti di suo padre, il fiorente commercio dei tessuti, colui che ha amato la povertà per i poveri. Questa era fonte di ispirazione quotidiana anche per Padre Slavko: non avere nulla, dividere tutto, essere come Paolo tutto per tutti, voglio solo quadagnare alcuni a Cristo. Aveva sempre le cosiddette tasche bucate, divideva a destra e a manca, non chiedeva mai a nessuno chi fosse. Ha superato l’esame della fede dalla lettura del vangelo di oggi perché nella sua persona si incarnavano l’amore per l’uomo e per Dio. Voleva essere un raggio di luce nella notte di questo mondo, Padre Slavko aveva in sé l’istinto al Trascendente, all’Eterno. Noi sappiamo che alcuni raggi non cacciano la notte, che alcune onde non possono sollevare o agitare l’oceano, ma se un uomo come il nostro Padre Slavko ammira un fiore o divide un pezzo di pane con i poveri, allora il mondo cambia in meglio. Proprio questo ci dice il Vangelo di oggi sul confronto ultimo con il Signore Gesù nel giorno del giudizio, che Padre Slavko ha perfettamente compreso e vissuto.

Se il Signore avesse detto: Ascolta, Padre Slavko, domani morirai, credo che lui non si sarebbe astenuto neppure per un momento dalle sue attività quotidiane, poiché tutto quello che lui faceva aveva solo uno scopo: celebrare Dio e servirlo. Non si sarebbe preso alcun riposo per ripensare alla propria vita. Non avrebbe evitato di recarsi sul Krizevac, non si sarebbe astenuto dalla preghiera e dall’adorazione, non avrebbe evitato di dare consigli agli altri, dal fare visita ai più poveri. Se il Signore avesse dato a noi un simile messaggio, molto probabilmente noi ci saremmo ritirati nella nostra stanza, avremmo cercato di ripercorrere tutta la nostra vita, di vivere al massimo il momento di grazia. Probabilmente avremmo riflettuto su quelle parole di Dio, avremmo smesso di affannarci ed avremmo cercato di vivere intensamente. Ma dinanzi a queste parole del Signore, Padre Slavko avrebbe continuato a fare quello che ha fatto: Ardere per Dio e per l’uomo. Una volta fu chiesto ad un santo perché non avesse mai paura, perché non avesse alcun timore. Il santo rispose; perché penso tutti i giorni alla mia morte! Gli uomini hanno paura perché temono per quello che li circonda e per quello che possiedono. Invece confrontandosi con la morte, avendo tutti i giorni la morte dinanzi ai propri occhi, per l’uomo tutto diventa superfluo. La morte da’ la giusta dimensione alla vita, essa mette in evidenza ciò di cui l’uomo deve vivere e da cui deve trarre forza.

Il pensiero della morte dovrebbe toccare tutti noi in un’altra dimensione, cioè si vive poco ed è necessario lasciare dietro di sé segni chiari, segnali ed indicazioni di amore, tracce che gli altri possano seguire facilmente, tracce e sentieri che gli altri possano intraprendere. Gesù, sapendo che era giunta la sua ora e poiché amava coloro che lo avevano portato via dal mondo e li ha amati fino alla fine, prese un asciugamani ed un catino e lavò i piedi dei discepoli. I piedi sono la parte più sporca dell’uomo. Nel suo amore Gesù ha toccato la sporcizia, ma anche i piedi feriti dell’uomo, ha toccato il tallone d’Achille di ogni uomo. Cosa dire delle tracce che Padre Slavko ha lasciato dietro di sé? Ha attraversato questo mondo facendo del bene, annunciando Gesù Cristo, predicando il Vangelo, celebrando l’Eucarestia, adorando il Cristo nell’Eucarestia e sulla croce, toccando i dolori umani, il loro tallone d’Achille

Ma Padre Slavko non si è limitato soltanto alle parole. Ha trasformato le parole in azioni, dimenticando se stesso. Si è donato fino in fondo proprio a coloro che avevano maggiormente bisogno di aiuto. Egli dava aiuto spirituale e materiale, era amico di molti, di innumerevoli persone. Egli ha lasciato una traccia indelebile ed ha trasfuso in sé la parola di Gesù: “Come il Padre ha amato me, così anch’io amo voi” e “Nessuno ha un amore più grande di questo: donare la vita per i propri amici”: Fra Slavko ha dato la sua vita per tutti, ha amato in modo particolare coloro che nessuno amava, le persone escluse ed abbandonate, coloro che il peccato e l’odio umano avevano pesantemente ferito. Consolava, curava le ferite, aiutava, capiva. Non pensava a se stesso e per questo motivo se n’è andato così presto, perché si è donato totalmente.

Caro nostro Padre Slavko! Siamo grati a Dio per averti avuto. Siamo grati a lui per averti chiamato in questa comunità francescana. Siamo grati a lui per tutti i doni che ti ha fatto e che tu hai saputo pienamente mettere a frutto. Siamo grati alla tua famiglia che ti ha donato a questa Provincia, della quale sarai una delle immagini più splendenti. Crediamo di avere in te, in cielo, un interecessore, un aiuto ed un guaritore di tutte le ferite che assillano questo popolo e questa Chiesa ed al tempo stesso un riconciliatore che chiede la pace di Cristo, la pace di Cristo Re per tutti noi.

Siamo convinti che hai incontrato il Signore faccia a faccia, a quattr’occhi quando sei giunto davanti al suo trono, proprio come ci dice il Vangelo di oggi, che si legge in occasione della solennità di Cristo Re. Hai frequentato la sua scuola del servizio, non del comando, della condivisione, e non dell’accumulare, dell’estrema povertà e non della ricchezza. Ecco perché siamo certi che egli ti ricompenserà.

Dopo l’incontro con te molti potranno dire: “Grazie Signore per aver fatto esistere una persona come Padre Salvko. Grazie ad un essere come lui, Dio mi ha amato.”. E tu Padre Slavko nella tua vita hai potuto dire con certezza: “Ci sono tanti esseri attraverso i quali ho amato Dio, attraverso cui, Dio, Gesù e Maria mi sono stati vicini”.

Sei stato ardentemente al servizio di Maria, la Madre di Gesù, a servizio della sua presenza qui ed in tutto il mondo. Sei stato un messaggero ed un diffusore della devozione per lei che per te è sempre stata Cristo-centrica. Siamo convinti che la Chiesa di Cristo non lo dimenticherà mai. San Geronimo ha detto: “Non bisogna rattristarsi per i defunti, ma essere grati per aver vissuto con loro e per poter rimanere sempre legati a loro. Noi crediamo che essi siano in Dio e chiunque è in Dio è unito a tutta la famiglia divina”. Con questo pensiero esprimo le mie condoglianze a tua mamma Luca, ai tuoi fratelli e sorelle ed a tutta la tua famiglia. E ringrazio la tua casa per averti dato a noi e per aver avuto te.

Infine, caro nostro padre Slavko, ti prego di una cosa: perdona tutti noi se, ai nostri occhi, sei stato incompreso. Fino alla fine hai voluto essere e sei stato vir catholicus, apostolicus, franciscanus, vir Croata hercegoviniensis, cioè cattolico, apostolico, francescano ed un fermo croato dell’Erzegovina. Ci hai preceduti, spesso incompreso. La pensavi diversamente dagli altri, proprio come il Prometeo della mitologia, colui che pensa prima ed in modo nuovo. Tuttavia, una cosa è certa e palese: le persone di Cristo: Le riconoscerete dalle loro opere. La tua opera è evidente, duratura, perché è impregnata e contenuta nella preghiera, nella ricerca della volontà di Dio attraverso i segni dei tempi. Ci hai preceduti, ma rimani sempre unito a noi e nei nostri cuori. Ancora una volta grazie di tutto e riposa nella pace del tuo Signore, all’ombra della chiesa di Medjugorje, del Križevac e della Collina delle Apparizioni. Amen.