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Vergine della Rivelazione (Tre Fontane)

Il 12 aprile 1947 la Vergine della Rivelazione appare in una grotta alle Tre fontane in Roma al tranviere romano Bruno Cornacchiola e ai suoi tre figli. La Vergine della Rivelazione, per richiamare tutti gli uomini alla vera conversione, ha detto: "tornate alla fonte pura dell' Evangelo".


Difendiamo i tre punti bianchi della pace e dell' unità d' amore:

Eucarestia, Immacolata e Papa.


La Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane

1L'apparizione della Vergine della Rivelazione
2I «fatti delle Tre Fontane» e i diversi atteggiamenti della stampa
3La devozione laica e religiosa
4Le critiche della sociologia e della storiografia marxiste
5Gli scritti divulgativi
6Cenni sull'attività del veggente
7La custodia del santuario
8Considerazioni sulla parte nota del santuario

«Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra. Il Mio Corpo non marcì né poteva marcire. Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso. Sono la Calamita della Trinità Amore».
Queste ed altre parole, il fattorino dell’Atac Bruno Cornacchiola sostiene di aver udito nel corso di una apparizione presso una grotta del bosco di eucaliptus delle Tre Fontane alle porte di Roma il 12 aprile 1947, presenti i suoi tre piccoli figli. Tuttavia egli è stato l’unico testimone auricolare. Il giudizio di chi vi ha creduto non è stato fin qui corroborato da una parola del magistero della Chiesa, la quale però non ha impedito che il luogo fosse destinato al culto della Madre di Dio.
La fonte cui attingere per il racconto, in assenza di una descrizione ufficiale, può consistere solo in quanto riferito dal veggente, soprattutto nel periodo più vicino all’apparizione. Quindi l’unico mio intervento sarà quello di proporre una sequenza logica del materiale a disposizione per la ricostruzione. Bruno Cornacchiola è nato a Roma il 9 maggio 1913, in una famiglia di modeste condizioni. Cresciuto tra mille difficoltà e sprovvisto di una decente formazione umana e culturale, si sposò il 7 marzo 1936 con lolanda Lo Gatto.
Nello stesso anno parti con i volontari italiani per la Spagna al seguito del generale Franco. Ciò sembrerebbe in contrasto con la sua fama di «comunista». Tuttavia egli, che era iscritto al Partito di Azione, compì tale «tradimento» attratto dalla paga che i soldati percepivano, in assenza di una sua propria attività lavorativa. Egli sostiene però di aver fatto il doppio gioco, aiutando in segreto i repubb1icani. Fu in quel periodo che conobbe un soldato tedesco, il quale lo avrebbe introdotto al Protestantesimo ed a un certo interesse per lo studio della Bibbia.
Si trattava tuttavia di una forma particolarmente aspra di dissenso dalla Chiesa Cattolica, con un acceso livore nei confronti della figura del Pontefice. Cornacchiola racconta d’aver acquistato a Toledo un pugnale, convinto di dovervi uccidere il papa Pio XI al ritorno dalla guerra. Nel 1939 tornò a Roma e vide per la prima volta la figlia Isola, che era nata il 30 dicembre 1936. Abitava in un angusto scantinato al quartiere Appio, in via Modica 2 e si guadagnava da vivere con il modesto stipendio di manovale pulitore presso l’azienda tranviaria comunale. Nel 1940 cominciò a frequentare una sala della chiesa Battista in via Urbana, dove si svolgevano riunioni il sabato presiedute dal pastore Veneziano.
La signora Iolanda era contraria alla scelta operata dal marito, ma era assai difficile opporsi ad un uomo che sovente ricorreva alle percosse. Ella gli promise di seguirlo, chiedendo in cambio che compisse la pratica dei nove venerdì del Sacro Cuore, con la speranza che ciò lo facesse recedere dal suo proposito. Tale pratica devozionale è il risultato di una promessa che il Sacro Cuore di Gesù avrebbe fatto a S. Margherita Maria Alacoque, zelata soprattutto negli ambienti gesuiti dell’Apostolato della Preghiera. Il papa Pio XI aveva particolarmente raccomandato tale devozione riparatrice nella enciclica Miserentissimus Redemptor del 1928. Cornacchiola completò i Nove Venerdì, senza peraltro recedere dal suo desiderio di far parte della chiesa Battista. Qui ricevette il Battesimo la Pasqua del 1943 insieme alla moglie e alla sorella Elena. Presso la stessa sala di via Urbana si riuniva anche un gruppo di avventisti, presso i quali il Cornacchiola passò nel 1945, sottoponendosi ad un rito di ingresso, una sorta di giuramento, l’8 settembre 1945. Sebbene egli non si esprimesse correttamente in italiano, fu scelto quale Direttore della Gioventù Missionaria Avventista grazie alla sua energica personalità e alla sua buona volontà.
Nel frattempo erano nati altri due figli, Carlo il 20 agosto 1940 e Gianfranco il 27 gennaio 1943.
Questo, in breve, l’uomo e i tre bambini che in un pomeriggio della primavera del 1947 furono scelti quali testimoni di un evento straordinario.
Per la descrizione dei fatti si fa riferimento in particolar modo alle testimonianze dello stesso veggente rese a persone di fiducia poco tempo dopo l’apparizione° e dunque ad ogni altra fonte seria disponibile.

Il sabato in albis 12 aprile 1947 Bruno Cornacchiola decise di trascorrere un pomeriggio al mare con la sua famiglia, scegliendo quale meta la spiaggia romana di Ostia, facilmente raggiungibile col trenino che partiva dalla stazione della Piramide. La moglie lolanda non potette partecipare alla gita perché febbricitante. Il tranviere e i suoi tre figli giunsero però alla stazione quando il treno era appena partito e per il successivo avrebbero dovuto attendere un’altra ora; erano circa le quattordici e trenta. Cornacchiola decise allora di cambiare itinerario, scegliendo di recarsi alle Tre Fontane, ritenendo che il bosco di eucaliptus nei pressi dell’antica abbazia potesse comunque soddisfare il naturale desiderio dei suoi bambini di giuocare all’aria aperta. I quattro presero dunque l’autobus numero 23 fino alla Basilica di san Paolo e quindi il 223 che li condusse al luogo prefissato. Qui i bambini cominciarono a giuocare a palla in una radura costeggiata da una piccola grotta, mentre Bruno Cornacchiola si sedette sotto un albero, dovendo preparare un discorso sulla falsità dei privilegi mariani, da tenersi l’indomani in piazza della Croce Rossa. I tre figli intanto smarrirono la palla, fecero un po’ di baccano per ritrovarla e alla fine riuscirono a coinvolgere nel giuoco anche il padre. La palla venne smarrita di nuovo, cadendo giù per un dirupo della collina ove si trova il boschetto di eucaliptus, precisamente verso la fermata dell’autobus. Il tranviere allora decise di mandare Carlo ed Isola a cercare la palla, tenendo prudentemente il piccolo Gianfranco vicino a sé. Le ricerche però risultarono infruttuose, cosa che lo indusse a farsene carico personalmente. Portò con sé Carlo, ordinando a Isola di custodire il fratellino più piccolo. Neppure ora la palla si trovava. Cornacchiola lanciava di tanto in tanto una voce verso Gianfranco per sincerarsi che non si allontanasse. Quando però si accorse che il bimbo non rispondeva più ai suoi richiami, interruppe preoccupato la ricerca e tornò su verso il piazzale per vedere cosa fosse accaduto. Vide allora che Gianfranco era in ginocchio davanti all’entrata di una grotta, a circa due metri da essa. Si avvicinò e udì che diceva «Bella Signora, Bella Signora!». Aveva lo sguardo fisso dentro lo speco. Il tranviere si rivolse allora ad Isola, che in quel momento raccoglieva fiori sopra la grotta, mentre Carlo era accanto a lui. Pensò allora che si trattasse di un gioco e disse: «Isola, stai giocando col pupo alla bella signora?». Quella avvicinatasi a Gianfranco negò. Subito dopo però le caddero i fiori dalle mani, si pose in ginocchio e si mise a ripetere anch’ella: «Bella Signora, Bella Signora!». A quel punto Bruno Cornacchiola, alquanto indispettito, si rivolse a Carlo dicendo: «Ora inginocchiati anche tu!». Quello alzò dapprima le spalle, ma poi dopo aver fissato lo sguardo dentro la grotta e con le mani giunte, caduto in ginocchio si unì al coro dei fratelli: «Bella Signora, Bella Signora!». I tre bambini avevano il viso pallidissimo e nessuno dei tentativi del padre per scuoterli ebbe successo. Il tranviere si sentiva smarrito e alquanto impaurito tanto da gridare: «Mio Dio, salvaci Tu!». In quel momento però ebbe la sensazione che una persona fosse dietro di lui e gli passasse le mani davanti al viso e con quelle gli togliesse dagli occhi come delle croste. Un fitto velo si dileguava e si trovò davanti ad una grande luce. In mezzo a questa luce, a circa quattro metri da lui, la figura di una giovane donna, in piedi sopra un masso di tufo. Un manto verde dal capo le scendeva fino ai piedi, facendo però vedere i capelli neri. Il colorito del viso era bruno chiaro, tipo orientale, l’età apparente di 20-25 anni. La veste era bianca, cinta da una fascia rosa con due lembi che le scendevano a destra fino all’altezza del ginocchio. Nella mano destra teneva un libretto color cenere, mentre l’indice della mano sinistra indicava vicino ai suoi piedi un drappo nero, con a lato una croce spezzata in quattro parti. Cambiò poi posizione, portando la mano destra con il libretto sul petto e la sinistra lievemente poggiata sulla destra; dunque cominciò a parlare:

Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell ‘Ovile Santo, Corte Celeste in terra. Il giuramento di un Dio è e rimane eterno ed immutabile. I nove venerdì del Sacro Cuore di Gesù che tu facesti prima di entrare nella via della menzogna, ti hanno salvato ... Il mio Corpo non marcì, né poteva marcire, Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso... Si preghi assai e si reciti il rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiani. Le Ave Maria del Rosario sono frecce d’oro che raggiungono il cuore di Gesù... Con questa terra di peccato opererò potenti miracoli per la conversione degli increduli... Sono la Calamita della Trinità Amore...

Queste ed altre le parole udite dal tranviere romano, tra cui un messaggio segreto per il papa, nel corso di una apparizione che sarebbe durata più di un’ora. I tre figli avevano visto la bella Signora muovere le labbra, ma non avevano potuto ascoltare ciò che diceva. Bruno Cornacchiola trascrisse il messaggio la sera stessa in casa sua, sul medesimo quaderno che doveva servire per redigere il testo da pronunziare l’indomani contro l’affermazione cattolica della verginità di Maria.
Quando la Vergine della Rivelazione cessò di mostrarsi, sparendo attraverso una parete posteriore della grotta, la famiglia Cornacchiola tornò alla normale percezione della realtà. I quattro si interrogavano per ricevere reciproca conferma di quanto era accaduto. Bruno Cornacchiola, sebbene alquanto turbato, ebbe la netta sensazione che quello appena occorso fosse veramente un evento sacro. Insieme ai bambini ripulì la grotta, che per quanto conteneva doveva essere stata fino ad allora sede di meretricio, poi scrisse una frase all’entrata in alto che riassumeva brevemente l’accaduto. La famigliola non fece subito ritorno a casa, ma sostò in preghiera presso la vicina abbazia delle Tre Fontane, ripetendo con Isola le parole dell’Ave Maria. La bambina le aveva apprese a scuola, sebbene il padre le avesse ordinato di farsi esonerare dal corso di religione. Si avviarono dunque verso casa dove parteciparono la signora lolanda di tutto quanto accaduto. Bruno trascrisse poi il discorso della Vergine sul quaderno, cosa che riuscì a fare con esattezza poiché - secondo quanto disse lui stesso - le parole correvano ordinatamente nella sua mente come incise su un nastro. La vita di quella famiglia non poteva essere più la stessa. Bruno, che fino ad allora era stato assai brusco e violento con la moglie, si pentì di questo suo comportamento e ne chiese perdono.

La Vergine della Rivelazione nel corso dell’apparizione gli aveva anche mostrato in che modo sarebbe tornato nella Chiesa Cattolica. Gli disse che avrebbe incontrato un sacerdote dal quale sarebbe stato salutato con le parole: «Ave Maria, figliolo»; quello lo avrebbe condotto da un altro presbitero che doveva fargli compiere l’abiura. Bruno Cornacchiola nei giorni successivi a quel 12 aprile interpellò numerosi sacerdoti, ma nessuno di questi gli rispondeva con quelle parole, tanto che egli credette di essersi ingannato. Questo durò fino al 28 aprile, quando recatosi nella chiesa d’Ognissanti4 e afferrato un sacerdote per la manica della cotta si sentì dire: «Ave Maria, figliolo, cosa vuoi?». Era la fine di un incubo, la certezza di tutto quanto avvenuto. Il tranviere si affrettò a spiegare che era stato protestante e che per un fatto soprannaturale desiderava rientrare nella Chiesa Cattolica. Quel sacerdote si chiamava Albino Frosi; questi condusse il Cornacchiola da un suo confratello orionino, tale don Gilberto Carniel, che da quel giorno lo introdusse alla religione cattolica. Il tranviere mostrava l’entusiasmo del neofita e in breve si sentì pronto alla nuova professione di fede, che sarebbe avvenuta il 7 maggio. Il 18 maggio, sempre nella chiesa d’Ognissanti, Gianfranco ricevette il Battesimo ed Isola la Confermazione.
La Vergine della Rivelazione si mostrò altre volte al tranviere romano, tra cui il giorno prima dell’abiura, poi il 23 maggio quando era salito alla grotta col sacerdote orionino don Mario Sfoggia, che era divenuto per lui un padre spirituale; dunque il 30 maggio alle 10 di sera, sempre nella grotta. In quella occasione la Vergine gli disse: «Va dalle mie dilette figlie le Maestre Pie Filippini e dì loro che preghino molto per gli increduli e l’incredulità del rione». Il tranviere non sapeva che le religiose di S. Lucia Filippini avevano un convento proprio lì vicino, ma ricevette questa informazione da una passante interrogata. Quella sera però le Maestre Pie non aprirono la porta a questo strano individuo che bussava ad ora così tarda e dovettero passare altri due mesi prima che la superiora madre Sisti incontrasse il veggente delle Tre Fontane.
In prosieguo di tempo cominciarono per Cornacchiola gli interrogatori di rito da parte delle autorità ecclesiastiche, il cui contenuto rimane segreto. Sappiamo però che ricevette alquanto credito presso il pontefice Pio XII e che ad occuparsi del suo caso vi fu, tra gli altri, padre Virginio Rotondi, che era il cappellano dei tranvieri romani e figura assai prossima al papa.


 


Le prime reazioni
Nell’ultimo dopoguerra le apparizioni mariane costituirono materia privilegiata di un consistente numero di giornali, i quali, se non creavano questi fenomeni, certo li alimentavano fortemente. La cronaca rispondeva ad un diffuso bisogno della gente, che sperimentava così una forma quasi tangibile del sacro. Il rapporto di ciascuna testata con i diversi tipi di mariofanie (apparizioni, lacrimazioni, ecc.), dipendeva, con qualche eccezione, dalla sua collocazione politica e religiosa, e, all’interno di quest’ultima, dal grado di dipendenza dall’autorità ecclesiastica.
I toni polemici che caratterizzavano l’agone politico e le forti contrapposizioni ideali, si trasferivano anche nella discussione su questi fenomeni, non risparmiati da letture spesso strumentali.
In genere i più assidui e meno critici nel riferire difatti miracolosi erano i quotidiani di tendenza monarchica, seguiti da quelli più o meno filogovernativi.
La notizia dell’apparizione alle Tre Fontane è data la prima volta il 31 maggio da tre giornali della capitale, che rientrano nelle categorie sopra descritte:
«Il Giornale d’Italia», «Il Messaggero» e «L’Ora d’Italia». Tutti pongono l’accento sulla conversione di un apostata, un nemico della Chiesa:
Sappiamo ché il Cornacchiola era Pastore della sua setta per Roma e per il Lazio e che portava un odio mortale contro il Cattolicesimo e la Madonna.
Il dopoguerra vide il mondo cattolico assumere un atteggiamento guardingo nei confronti del Protestantesimo, talora considerato pregiudizievole per il suo avvenire almeno quanto il comunismo.
Tuttavia i quotidiani che man mano si occupavano delle Tre Fontane richiamavano alla prudenza, in attesa del giudizio delle autorità ecclesiali, anche se ciò non frenava gli entusiasmi:
È dovere di ogni cattolico attendere il responso della Chiesa, unica giudice in materia. Essa dirà se la folla che già si riversa presso la grotta portando fiori e recitando preghiere, può continuare i suoi pellegrinaggi. L’accostamento con Lourdes viene spontaneo, tanto più che la diffusione delle notizie riguardanti i primi miracoli ottenuti con la terra della grotta, crea grosse aspettative nei fedeli.
Vi furono anche reazioni diverse, ispirate da considerazioni di opportunità politica, come quella della «Voce Repubblicana» del 1 giugno, che così ironizza nelle sue cronachette:

I giornali sono pieni di questa storia meno quelli democratici cristiani: come «Il Popolo». Forse si tratta di una Vergine non ufficiale...

Sembra una anticipazione di quelle schermaglie che caratterizzeranno i primi mesi del 1948. Lo stesso giorno però il quotidiano democristiano pubblica un articolo dal titolo significativo: Profumo di gigli nella grotta delle Tre Fontane . Sottolineare in tal modo l’osmogenesi, preparava il lettore non già a conoscere un evento sacro, quanto piuttosto un fenomeno di costume, senza che ciò fosse disgiunto da una prudente adesione. «Il Popolo» conserverà tale atteggiamento per il resto dell’anno6> e non si occuperà invece delle Tre Fontane per tutto il 1948, quando era ormai chiaro che ciò non era gradito alla autorità ecclesiale.
In effetti la gente attendeva con ansia una parola della Chiesa gerarchica e numerosissime furono le richieste ricevute in tal senso dall’Osservatore Romano»”, che intervenne alla fine di ottobre per chiarire l’estraneità dell’autorità ecclesiastica rispetto ad un comitato sorto alla grotta dell’apparizione. Così si esprime in prima pagina il giornale della Santa Sede il 26 ottobre 1947:

Poiché si è costituito in Roma un comitato che si propone di stabilire e di promuovere il culto della Vergine SS.ma in una grotta presso le Tre Fontane, ove si asserisce essere avvenuta un’apparizione della Madonna, si rende noto che l'Autorità Ecclesiastica, la quale non si è pronunziata in merito alla detta apparizione, è del tutto estranea alla costituzione del Comitato in parola, ed alla raccolta delle offerte promossa dal medesimo. Non era un caso che tale precisazione giungesse nel momento di massima euforia, seguita alla benedizione della statua della Vergine della Rivelazione da parte di Pio XII a piazza San Pietro davanti ai numerosi fedeli convenuti. Si cercava così di frenare gli entusiasmi per forme di devozione non controllabili dalla gerarchia e che potevano spostare l’attenzione della gente dai fondamenti dogmatici della fede verso manifestazioni periferiche e di dubbia autenticità. Tuttavia il giornale della Città del Vaticano non sempre riesce a seguire una linea coerente, anche perché, insieme all’esaltazione del ruolo del pontefice, è questo il momento di una forte propaganda mariana:

... un po’ dappertutto sentiamo di apparizioni della Vergine, di suoi interventi prodigiosi, di nuove sue familiarità con le anime. Quando i tempi si fanno grossi e i pericoli sovrastano, nel seno della Chiesa riarde l’antichissimo affetto per Maria, quell ‘affetto che in ogni secolo ha conosciuto una nuova e più potente gloria. E Maria torna visibilmente tra i suoi figli e fedeli.

Dalle pagine della «Civiltà Cattolica» si ricava una immagine significativa della crociata promossa a difesa della civiltà cristiana, che elegge la Madonna come sua più alta sostenitrice. Quella presente doveva essere «l’era del trionfo di Maria», che «avrebbe precorso il trionfo di Cristo e della sua Chiesa». Si facevano numerosi richiami alle apparizioni riconosciute, ultime delle quali erano state quelle di Beauraing del 1932 e di Banneux del 1933, entrambe in Belgio.
C’erano stati anche atti solenni come la consacrazione di tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria, fatta da Pio XII durante il radiomessaggio ai cattolici portoghesi del 31 ottobre 1942, motivata proprio da quanto richiesto a Fatima”. Il medesimo intento avrà, nel corso del 1948, la «Peregrinatio Mariae» che doveva «chiamare le anime attorno alla Madonna in grandi adunate di preghiera e di penitenza, dispone a consacrarsi sinceramente e consapevolmente al suo Cuore, e in tal modo riportarle a Gesù: Per Mariam ad Iesum».
Tuttavia l’imbarazzo era palese per le apparizioni non ancora giudicate, che non potevano costituire comunque un punto di riferimento.
La rivista di alta cultura religiosa «La Scuola Cattolica», riferendosi ad alcuni fatti che «hanno destato il rumore popolare» fra i quali cita la Madonna delle Tre Fontane, si chiede, senza peraltro poter dare una risposta, se «è il Cielo che da convegno alla Terra o è la Terra che, bramosa d’incontri col Cielo, se li finga più o meno inconsapevolmente».
Si teme che tale proliferazione del soprannaturale diffonda un pericoloso irrazionalismo, e tra le cause del fenomeno si include la forza suggestiva del cinema, particolarmente del film Bernadette.
Anche per l’apparizione delle Tre Fontane si parlò da più parti di fenomeno indotto, giacché proprio in quei giorni la pellicola era in programmazione nelle sale romane.

L’opposizione dei protestanti e delle sinistre
Quello delle mariofanie non era solo un problema interno del mondo cattolico, ma coinvolgeva anche la questione dei suoi rapporti con le chiese riformativate.
Il ruolo della Madonna nella storia della salvezza era uno dei punti più controversi nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane, che vedevano nei dogmi mariani un ulteriore ostacolo al dialogo ecumenico. Si accusava in particolare la Chiesa cattolica di marialatria, di attribuire cioè alla madre di Cristo un culto dovuto solo a Dio:
Invece di porre un freno allo stravagante culto mariano del popolo, all’epidemia delle visioni e rivelazioni private di Maria, la chiesa romana li promuove. Gli evangelici temono che la chiesa romana si stia sempre più trasformando in una chiesa mariana.
La stampa protestante accusava i cattolici di favorire il miracolismo, continuando così a distogliere i fedeli da Cristo, unico e vero oggetto della fede:
È sintomatico che questi fatti avvengano soltanto nei Paesi cattolici e fra un popolo religiosamente bambino, bisognoso di “cose meravigliose” per sentire il divino. Ignorante in materia religiosa, pagano e superstizioso come un Caffro, si lascia sedurre dai fatti che colpiscono i sensi e l’immaginazione. Siamo in piena apostasia come è stato chiaramente predetto da Gesù e dagli Apostoli.

Raramente le confessioni protestanti riuscivano a comprendere e a giustificare l’importanza che gli interlocutori cattolici attribuivano alla figura e al ruolo di Maria nella economia della salvezza. A volte le reazioni erano sprezzanti e piene di livore come in questo commento di «Unione Evangelica»:
Oggi a Roma nella grotta del miracolo alle Tre Fontane, è la volta di un ex protestante che, ritornato al suo vomito, serve a meraviglia per far parlare i giornali e far accorrere sul masso dove la Vergine gli sarebbe apparsa, il popolino osannante e superstizioso.
Si cercò di far apparire poco credibile la figura del veggente, raccontando di un suo passato circense e del suo desiderio di diventare ricco, invocando perciò un rapido e negativo giudizio da parte della autorità ecclesiastica.
La stessa chiesa avventista, piuttosto imbarazzata per l’accaduto, cercava di sottolineare la sua estraneità al proposito del Cornacchiola di uccidere il papa. Il pastore Giuseppe Cupertino, scrive una preoccupata lettera al direttore del periodico «I Segni dei Tempi» dì Firenze:
L'église adventiste comme on le sait, est en désaccord avec église catholique sur des questions de dogme et de doctrine. Mais ce serait faire violence à la pure vérité que d’essayer de faire croire que les projects du nouveau converti aient été suscité pendant sa permanence d’un an et demi au soin de l’église adventiste.

Anche a distanza di anni, sebbene fosse stato ovunque chiarito che l’intendimento del veggente di uccidere il pontefice era precedente il suo ingresso nella chiesa avventista, lo stesso pastore precisa:
Non predichiamo contro le persone, bensì contro la dottrina deviata. Non è agli uomini eliminare gli avversari del vero cristianesimo sulla terra, ma il tutto dobbiamo lasciarlo giudicare a Dio nel Gran Giorno.
Tuttavia, allo stato della documentazione, non si può affermare che le chiese riformate in Italia avessero scelto una linea di dura opposizione verso le manifestazioni mariane, scegliendo piuttosto il silenzio e la sospensione del giudizio.
La polemica contro il proliferare delle presunte apparizioni mariane fu fatta ben presto propria dalle sinistre, che le consideravano un semplice stratagemma elettorale:
Non c’è scandalo finanziario o borsistico in cui non siano immischiati uomini della dc. Non hanno scrupoli: fanno muovere gli occhi alla Madonna, moltiplicano le guarigioni miracolose, pur tenendosi, prudentemente, tra le quinte. Il partito del Sillabo e della paura riagita disperatamente i suoi vecchi spettri.
I giornali socialisti e comunisti mostravano rispetto per il cristianesimo, ma condannavano quelle che consideravano manipolazioni del sacro operate dal clero, da partiti o personaggi comunque interessati. Furono il quotidiano «La Repubblica d’Italia» ed il settimanale anticlericale «Don Basilio» ad occuparsi più diffusamente del fenomeno delle Tre Fontane, con l’obiettivo di palesare al pubblico i motivi e gli interessi di una messinscena. A tal fine inviarono sul posto i loro cronisti, che conducevano indagini i cui risultati dovevano produrre lo scandalo:
Siamo tutti ricchi, tutti belli, tutti giovani e sani! A condizione che in certi luoghi molto opportunamente indicati, sorga un santuario, una grotta, uno spremimoneta, infine [...] Ma quand’è che Cristo, il Sublime, tornerà per cacciare i mercanti dal Tempio?
Si accusarono ad esempio i frati Trappisti, che hanno il loro monastero vicino alla grotta della apparizione, di aver inventato tutta la storia per rientrare in possesso del bosco di eucalipti, che era stato loro espropriato per le necessità della Esposizione Universale di Roma del 1942.
Non era poi difficile fare dell’umorismo su quanti ricorrevano alla terra della grotta con la speranza di ottenere guarigioni. A proposito di un miracolo riferito dal «Gazzettino» di Venezia , il «Don Basilio» commenta:
A questa rivelazione i poveri e sciocchi medici chinano il capo avviliti. Qualcuno diede del capo nelle pareti, altri fuggirono ululando nella notte. Tutti maledissero il ministro della pubblica istruzione che aveva introdotto nelle Università di Medicina tante materie di studio inutili e non aveva pensato ad istituire un corso sulla Grotta delle Tre Fontane.
Il foglio anticlericale insieme a «La Repubblica d’Italia» non risparmiò accuse contro nessuno, come quella che riguardò il presidente ed il vice presi- dente del comitato pro Grotta delle Tre Fontane, segnalati come appartenenti rispettivamente alle bande Arcurio e Koch.
Questi giornali presero più volte parte per le confessioni protestanti e le accuse che rivolgevano al veggente erano le stesse. Venivano riportate interviste ai pastori delle chiese battista e avventista, che dovevano servire a screditare definitivamente Cornacchiola e i suoi figli. A proposito del messaggio che la Madonna avrebbe pronunziato durante l’assenta apparizione e che era parso superiore alle ritenute possibilità e conoscenze di un fattorino dell’Atac, il pastore battista Veneziano diceva:
Bruno è tutt‘altro che un ingenuo. Egli ha saputo toccare i cattolici nel loro lato debole. Era stato informato da me che la Chiesa Cattolica sta elaborando un dogma per poter introdurre la Madonna nella Trinità.

La risposta dei piccoli giornali cattolici
L’avversario naturale di questo tipo di stampa era il settimanale organizzato da Egilberto Martire e don Umberto Terenzi, parroco del Divino Amore, «Rabarbaro». È un momento questo di forti contrapposizioni ideali, e le pagine dei giornali sono piene di polemiche, spesso sorrette da una satira feroce. In un lungo articolo sugli anticlericali e le apparizioni si difende la Chiesa dalle accuse dei frontisti i quali sostengono ovunque una campagna tesa a screditare l’autorità ecclesiastica, che avrebbe favorito il fenomeno delle visioni per la propaganda elettorale:

Contro la menzogna anticlericale parlano i documenti. Parla la dottrina della Chiesa. Parla la vera e santa devozione alla Madonna, che può bene esprimersi anche nelle apparizioni, ma che non ha nessun bisogno di esse, perché è fondata sulla fede e sul nostro amore filiale.
come altri giornali cattolici, intendeva istruire i fedeli sul fenomeno delle apparizioni, perché si evitassero entusiasmi eccessivi, salvando così il deposito razionale della fede:

... Da allora noi viviamo, giorno per giorno, in una singolare abbagliante primavera mariana, che ci batte incessante gli occhi, le orecchie, il cuore, con una dovizia inaudita di splendori e di ombre, di voci ed echi, visioni e sogni nei quali pietà e fantasia, realtà ed illusione,fede e credulità si intrecciano in ritmo così serrato e travolgente, che il nostro spirito, dico, soprattutto il nostro spirito religioso, cristiano, resta pensoso e perpiesso.

Lo stesso settimanale replicava alle accuse di un periodico protestante, che a proposito delle Tre Fontane, aveva parlato di manovra cattolica abortita, affermando che «non vi era tra i credenti della capitale qualcuno che pensasse di servire la causa della fede con le interviste di un tranviere» .
Se l’estraneità delle autorità ecclesiastiche alla proliferazione di notizie relative a fatti soprannaturali è cosa certa, tuttavia il clima che instauravano poteva senz’altro recare vantaggi alla democrazia cristiana e pregiudizio alle sinistre.
Per esempio, un periodico di sostegno al partito di De Gasperi, come era «Parola Nuova», accoglieva con entusiasmo l’apparizione romana e la collegava alle difficoltà del tempo:

Che cosa ci sarebbe di strano se Dio - in questo momento sempre più buio per la pazzia e la perfidia del genere umano - nella Città Universale dove siede il suo terreno Vicario, avesse volutofarci arrivare il suo appello definitivo per mezzo della Madre di tutti i dolenti e dell’Avvocata di tutti i peccatori?

Si parla spesso del dilagare del materialismo, di un’epoca che vuole soffocare lo spirito, di pericoli immani per la religione e la sua civiltà, pericoli cui verrebbe incontro Dio con i suoi interventi:

Tocca al tranviere comunista di Roma, agli innocenti bambini lombardi, all ‘analfabeta calabrese, al frate di Puglia, alle folle di Assisi e avanti a non finire.

Le polemiche dopo il 18 aprile
Le elezioni del 18 aprile 1948, che videro trionfare il partito di De Gasperi, furono seguite da un perdurare delle polemiche, dovute alla frustrazione degli sconfitti che intendevano additare i responsabili dell’insuccesso. Nell’estate, un’erronea notizia circa la chiusura al culto della grotta dell’apparizione da parte del Vicariato, non era rimasta senza reazioni:

Il 18 aprile è passato, le popolazioni credule hanno votato d.c. ed a poco a poco vengono smobilitate le Madonne ed i Santi che possono finalmente riposare e non sono più costrette a muovere occhi od arti vari in funzione elettorale [..] Oggi, soddisfatta la sete di prepotere dei clericali nostrani, la sconfessione della Grotta delle Tre Fontane appare per lo meno tardiva.

Le accuse del quotidiano socialista, cui faceva eco lo stesso giorno «IlPaese», condussero ad una smentita dell’«Osservatore Romano» dal tono ironico:

Il quale (Avanti!), finalmente, si sarebbe risparmiata questa nuova e non proprio necessaria prova della sua attitudine a dare notizie alla leggera quando gli bastino al pretesto per colpire le Autorità Ecclesiastiche, se meglio informato, avesse saputo che la Grotta delle Tre Fontane, sebbene munita di cancello, non è stata chiusa affatto.

La polemica sembrava non finire mai, ciascuno volendo dire l’ultima parola, che toccò in questo caso al periodico del partito comunista «Vie Nuove», il quale concludeva che la funzione del cancello sarebbe stata quella di «disciplinare l’afflusso dei miracolati in occasione delle prossime elezioni regionali»
. Questa stessa interpretazione del proliferare del soprannaturale come manovra ecclesiale e politica, passò anche in certe analisi storiche e sociologiche che assumeranno il fenomeno in blocco e senza riuscire ad operare distinzioni. Ancora nel 1960, Andrea Barbato condusse sulle pagine dell «Espresso», che teneva un atteggiamento pesantemente critico, una inchiesta in tre puntate sul soprannaturale in Italia, che si occupò polemicamente delle vicende finanziane di padre Pio e delle lacrimazioni, dedicando una puntata alla Madonna delle Tre Fontane. Il giornalista definisce quest’ultima un tentativo di rilancio del santuario del Divino Amore, che dopo essere stato individuato dal Vaticano come fulcro d’una mobilitazione religiosa della città di Roma, non era riuscito ad imporsi tra gli itinerari della pietà mariana internazionale. Egli considerava emblematica del nuovo atteggiamento degli italiani di fronte alle tradizionali processioni, la scena descritta da Fellini nel film Le notti di Cabina, che rappresentava un pittoresco corteo che raggiungeva il santuario e che si concludeva con una merenda sul prato. Con la storia della Madonna delle Tre Fontane era dunque finito il tempo in cui la Chiesa accettava «di scorgere il soprannaturale in quegli episodi dai quali è certa di ricavare un beneficio diretto ed immediato».

La stampa fuori dell’Urbe
A parte tutte queste polemiche, non sempre frutto di un giudizio sereno, l’analisi della stampa del periodo immediatamente successivo alla apparizione al fattorino dell’Atac, dimostra un certo interesse ed una prudente adesione anche fuori Roma:
Anche a Roma, come già a Fatima e Lourdes, è apparsa la Madonna a due bambini e alloro babbo, il pastore protestante Bruno Cornacchiola.
Come accadeva anche per i quotidiani della capitale, numerose erano le imprecisioni nel raccontare fatti e protagonisti, essendo prevalente la necessità di pubblicare la notizia sulla sua esatta verifica. Fra i giornali più assidui nel riferire i fatti delle Tre Fontane, ci sono il «Giornale dell’Emilia» e «Il Tirreno», che pure pongono l’accento sulla conversione di un protestante:

Il Cornacchiola comprese che la Vergine voleva rimproverargli il male che la sua propaganda aveva fatto.

Saranno poi i miracoli a tenere desta l’attenzione dei quotidiani, che comunque privilegiavano tutto ciò che potesse emozionare i lettori, in un periodo in cui sulla stampa prevale una certa ingenuità.
Particolare risonanza ebbe la guarigione di un giovane soldato ricoverato all’ospedale militare del Celio di Roma per un tumore al cervello:

La madre del militare, consigliata da una suora, si recava alla Grotta delle Tre Fontane, ormai famosa a Roma, e raccolse un pugno di terra che sfregò poi sulla testa del figlio, il quale era stato ormai legato alletto. Oggi il Cucugliata si è recato alla Grotta a ringraziare la Vergine, poiché da quel giorno sta benissimo, senza accusare il benché minimo dolore alla testa.

Alcuni periodici
Ben presto anche i settimanali di maggior diffusione si occuparono dell’apparizione alle porte di Roma, potendo inoltre offrire un migliore corredo fotografico, che consentiva di farsi un’idea concreta del luogo e della gente che vi affluiva.
«La Domenica del Corriere», termometro importante dei fenomeni di costume, si occupò a più riprese delle Tre Fontane, mostrando ossequio per le autorità ecclesiali, ma anche una certa adesione:

La Chiesa è cauta perché si sono verificati non infrequenti casi di suggestione, di allucinazione, anche collettiva. Tuttavia senza concedere tanto solenni e incondizionate approvazioni come per Lourdes o per Fatima, ha riconosciuto a volte localmente lafondatezza di certe apparizioni; o, in attesa di giudizio, tollera, come nel caso delle Tre Fontane, le manifestazioni spontanee dei fedeli, quando non vi sia pericolo di superstizione.

Si ammette la possibihta che sia la vasta cnsi sociale del dopoguerra e il conseguente senso di frustrazione e di stanchezza degli «uomini innervositi e resi ipersensibili», a trasformare «le invocazioni all’aiuto celeste in allucinazioni».
«Oggi» dedica all’avvenimento una copertina, sulla quale appare la grotta con un gruppo di persone che pregano, soprattutto bambini e il titolo: Va a vedere la Madonna quando è libero dal servizio, ha uno stile tipico dei settimanali illustrati dell’epoca.

Note di colore
Da molte parti si invoca il riconoscimento ufficiale della visione, qualcuno considera il cancello posto davanti all’ingresso della grotta e lo scioglimento del comitato laico come altrettanti segni che la «Chiesa prende in seria considerazione l’apparizione e le altre successive manifestazioni miracolose connesse a questo luogo di cui già il popolo ha decretato la santità».
In genere l’attenzione da parte del clero, particolarmente dei gradi più alti della gerarchia, unita a quella delle autorità civìlì e della nobiltà, conferisce maggiore credibilità ai fatti e consacra la grotta alla pietà mariana:
E non soltanto gente del popolo o infelici attirati dalla speranza di guarigioni convenivano in quel luogo, ma anche sacerdoti, vescovi, persino cardinali si sono susseguiti ai piedi della Vergine della Rivelazione, oltre a personalità della diplomazia, dignitari civili e militari, esponenti del patriziato romano e principi di sangue reale.

Alcuni quotidiani di sinistra, dopo aver polemicamente taciuto i fatti delle Tre Fontane alloro emergere, palesano il loro livore in occasione del mancato suicidio di un giovane elettricista del quartiere Testaccio, disarmato davanti alla grotta dagli agenti di polizia che vi prestavano servizio:
Quando poi il tentativo di spararsi un colpo di pistola alla tempia è compiuto davanti a una chiesa alla moda, come è diventata da tempo quella delle Tre Fontane, allora il gesto diventa doppiamente sacrilego e passibile di denuncia all ‘autorità giudiziaria.

Qualche giorno dopo è la volta di un giovane reduce che viene trovato morto nel bosco di eucalipti dell’E.U.R.; alcuni testimoni lo avevano visto poche ore prima sostare in preghiera alla grotta, «L’Umanità» titola: Il suicidio degli eucaliptus, pellegrinaggio di morte alla Grotta delle Tre Fontane . Vi erano poi giornali che tenevano un atteggiamento contraddittorio, a volte esprimendosi con grande entusiasmo su tutto quanto riguardasse l'apparizione al fattorino dell’Atac, altre volte attribuendo il fenomeno alla fede e superstiziosa del popolo.
A proposito del commercio della terra ritenuta miracolosa, sul «Momento», che fino ad allora era parso fra i sostenitori del nascente santuario, si legge:
Ora i soliti intraprendenti individui han pensato di trarre profitto dalla credulità popolare e da quella specie di disperata ingenuità che prende tutti coloro i quali hanno bisogno d’un miracolo.

Quella delle Tre Fontane non era stata l’unica apparizione della Madonna segnalata nel 1947 e non senza eco erano rimaste le numerose visioni che sarebbero occorse ad una bambina di Casanova Staffora in provincia di Pavia. Il monarchico «L'Ora d Italia» collega cosi i due fenomeni: Il Nord e il Sud, come tante manifestazioni della nostra Italia d’oggi, rivaleggiano anche nelle apparizioni della Vergine.
L’immagine che la stampa rende di questi avvenimenti è molto superficiale, raramente è in grado di cogliere le motivazioni e quanto si agita nell’animo di chi accorre in quei luoghi. Neppure i giornali cattolici non ufficiali sanno rendere la complessità del fenomeno, risolvendo le manifestazioni della pietà popolare in una incomprensibile, convulsa esteriorita:
La curiosità è nel più dei casi la molta che spinge uomini e donne dai punti più lontani di Roma alle Tre Fontane; una volta giunti sul posto ognuno racconta alla statua della grotta i propri dolori e allora la fede subentra.

Vi è poi la prudente posizione del «Quotidiano», organo dell’Azione cattolica, che si muove con difficoltà tra l’ossequio all’autorità ecclesiale e una spontanea simpatia per un fenomeno di sincera devozione popolare, nell’attesa che i «pastori, giunti per primi», facciano seguito «i Re Magi del tempo moderno».
Nel corso del 1948 l’attenzione dei giornali si spostava da un’apparizione all’altra e, nel solo Lazio, se ne registrarono a Castel Madama, a Montopoli Sabino, a Marta, ancora a Roma nella zona di Torpignattara e a Frascati. Si trattava però di fatti che, almeno sulla stampa, non duravano che pochi giorni.
L’interesse per le Tre Fontane come avvenimento straordinario subiva un naturale declino, tuttavia la grotta dell’apparizione aveva trovato una collocazione definitiva fra gli spazi sacri della città, nella sua tradizione e nel suo folklore: Ben pochi sono i pellegrini che, durante il loro soggiorno romano, trascurano di recarsi alle Tre Fontane, la cui antica fama è stata ravvivata dalla Grotta dei miracoli.

Col trascorrere del tempo, numerosi erano stati i giornali che avevano riportato alcune frasi del messaggio che la Madonna aveva riferito al fattorino romano. Fra il 1947 ed il 1950 si era intanto intensificato il dibattito sulla definibilità del dogma dell’assunzione di Maria e «La Civiltà Cattolica» se ne era occupata a più riprese. A questo proposito interveniva il periodico «L’Elefante», affermando che «La Madonna delle Tre Fontane» sarà per il dogma dell’Assunzione quello che fu il santuario di Lourdes per il dogma dell’Immacolata».
Era questo il primo esplicito collegamento in tal senso, ed è significativo perché sarà caratteristico della devozione alla Vergine della Rivelazione.
Ci fu verso la fine del 1949 un episodio che ebbe una fortissima risonanza sulla stampa e che, via via riempito di particolari, entrò a far parte delle diverse storie delle Tre Fontane.
Il 9 dicembre, in occasione della chiusura della Crociata della bontà, Pio XII recitò nella sua cappella privata un rosario radiotrasmesso, presente una rappresentanza dei tranvieri romani, tra i quali era Bruno Cornacchiola. Alla fine della preghiera, secondo quanto descrivono giornali e riviste, il veggente si sarebbe avvicinato al pontefice per consegnargli la bibbia protestante ed il pugnale col quale aveva ideato di ucciderlo:
Pio XII - si legge sul «Corriere della Sera» - si è fermato un po’ pensieroso; poi ha posto la mano sul capo dell ‘uomo inginocchiato che chiedeva perdono ed ha detto: “Il Signore ti benedica “.
Ciò veniva sottolineato non soltanto come gesto di bontà del papa verso un penitente, ma anche come segno inequivocabile di una seria presa in considerazione dei fatti delle Tre Fontane da parte della massima autorità della Chiesa cattolica.
I primi anni ‘50 furono un periodo di relativo silenzio circa la grotta delle Tre Fontane, interrotto a tratti da qualche piccolo scandalo o ancora da nuovi miracoli, rimanendo inalterate le posizioni intorno al recente spazio sacro.
Fra le voci contrarie risalta senz’altro quella del «Borghese», che si serve di una pesante ironia per descrivere un fenomeno che riteneva potersi ridurre a manovra elettorale o a mera fandonia popolare.
Anche gli ex voto trovano posto sulla stampa, come nel 1966, quando «il Papa ne ha autorizzato l’alienazione per aiutare le popolazioni alluvionate», o con pretesa funzione illuminante, come sulle pagine di «ABC»:
Questa storia è attuale, anche se riporta per molti aspetti al medioevo. A Roma, nella zona dell’Eur, c’è una grotta trasformata dal delirio mistico in santuario....

Gli anni trascorrono, ma le conclusioni di ciascuno sono le stesse, perpetuandosi l’uso strumentale delle notizie, che vuole riprodurre una realtà in cui si agitano, incoscienti, denigratori e sostenitori del santuario, mai pienamente capaci di riconoscere e valutare la bontà degli avvenimenti. Così accadeva per i cosiddetti fenomeni del sole, che a partire dal 12 aprile 1980 riempiono di un nuovo interesse le celebrazioni degli anniversari dell’apparizione, ma che danno luogo ai consumati quesiti sulla capacità di discernimento del popolo:
...Suggestione collettiva. Guai ad azzardare l’ipotesi. Sarebbe un colpo basso Da qui a parlare di miracolo ce ne corre: anche perché è necessaria estrema cautela. 


 


Una apparizione alle porte di Roma
La nascita del santuario delle Tre Fontane si inserisce in un momento di forte recupero della pietà mariana. Nell’ultimo dopoguerra si è assistito all’incontro tra la volontà delle autorità ecclesiali e dello stesso pontefice di realizzare una generale mobilitazione in favore del culto alla Madre di Cristo e la naturale inclinazione dei credenti verso questa espressione della fede. La Madonna veniva indicata quale efficace baluardo a difesa del cristianesimo di fronte alle difficoltà poste dalla ricostruzione e dal confronto con modelli di civiltà concorrenti e fortemente temuti.
La pubblicistica cattolica, che si trovava ormai ad offrire le proprie letture della realtà sociale e religiosa in antagonismo con numerose altre, cercava modelli unificanti e intorno ai quali raccogliere un ampio consenso. Si sottolineava che quella presente era «l’ora di Maria» - preconizzata da personaggi come san Luigi Grignion de Montfort, il padre Guglielmo Chaminade1 e in tempi più recenti dal frate minore conventuale san Massimiliano Kolbe - che avrebbe preparato il «trionfo di Cristo e della sua Chiesa».
Già durante la guerra Pio XII aveva affidato alla Madonna del Divino Amore la protezione della città, e quel luogo era così divenuto il simbolo della salvezza dell’Urbe e l’itinerario principe della sua pietà mariana. Tuttavia accanto a questo fenomeno, che aveva visto il favore delle autorità ecclesiali, si inseriva nella prima metà del 1947 un fatto nuovo che dava vita ad una devozione dal carattere spontaneo. La Madonna era apparsa ad un protestante nei pressi delle Tre Fontane, una zona periferica, ma legata alla storia religiosa della città, che vi riconosceva il luogo del martirio di san Paolo.
La grotta dell’apparizione si trovava su di una collina prospiciente la via Laurentina e che costituiva un lembo del confine settentrionale del comprensorio dell'E.U.R. Non erano distanti né la basilica di san Paolo fuori le mura, né lo stesso santuario del Divino Amore, che era comunque assai più decentrato.
Almeno fino alla seconda guerra mondiale la zona era stata fortemente legata alla organizzazione rurale dei Trappisti dell’abbazia delle Tre Fontane, i quali non solo erano proprietari di una vasta zona all’intorno, ma avevano creato una efficiente realtà economica locale, nella quale erano inseriti un buon numero di contadini con le loro famiglie. Era stata anche costruita nel 1908 una scuola per i figli dei contadini, attigua all’abbazia e tenuta dalle suore Maestre Pie Filippini.
Tuttavia il contesto sociale andava rapidamente mutando, poiché il nascente quartiere dell’E.U.R. avrebbe fatto progressivamente rientrare il nuovo spazio sacro all’interno di una zona vitale per lo sviluppo della città moderna.

Ciò che accadde in seguito alla diffusione della notizia di una apparizione alle porte di Roma, dando luogo ad un fenomeno anche numericamente significativo, era il risultato di diversi fattori, tra i quali il desiderio di uscire dalla condizione di sofferenza cronica cui la guerra e la successiva ricostruzione avevano costretto la gente. Oltre però alle diverse congiunture, comunque legate alla difficile situazione sociale del dopoguerra, l’analisi di quanto accaduto alle Tre Fontane mostra che esiste all’interno del cattolicesimo della capitale una chiara opzione mariana, che si esprime attraverso una varietà di manifestazioni.
A partire dalla fine del maggio 1947 la gente cominciava ad affluire sempre più numerosa e la prima relazione del comando agenti di P.S. dell’E.U.R., sotto la cui giurisdizione il luogo si trovava, recita:

Nel tardo pomeriggio di ieri nella zona dell E.U.R. si sparse la voce che un certo Cornichioli Bruno pare protestante, sinora non identificato, mentre giocava con dei bambini, pare suoi figlioli, nel boschetto di eucalipti di detta mostra, avrebbe vista la Santissima Vergine seduta su di una pietra tufacea, in una specie di grotta ivi esistente. Pertanto frdeli locali si sono recati sul luogo per renc’ere omaggio alla Vergine. Vuolsi che lo stesso Cornichioli avrebbe riferito a persona del sito che giovedì p.v. nello stesso luogo gli dovrà ricomparire la Santissima Vergine.

Ancor prima che dalle competenti autorità ecclesiali, il veggente fu interrogato dalla polizia, giacché questi eventi recano notevoli implicazioni di ordine pubblico, per la loro capacità di raccogliere l’interesse di migliaia di individui:

Comunico che Cornacchiola Bruno di Antonio ha confermato visione Santissima Vergine ripetutasi il 12 aprile, 6 et 23 maggio. Ha dichiarato inoltre di non aver organizzato pellegrinaggi a grotta Tre Fontane ove sarebbe manifestatosi fenomeno.

Il primo periodo fu caratterizzato da una partecipazione copiosa di fedeli, che si riversavano alla grotta carichi di attese. Le manifestazioni di fede erano talora composte e contenute, altre volte caratterizzate da una forte emotività, dovuta al desiderio di partecipare all’esperienza mistica del tranviere. L’osmogenesi, che spesso è detta accompagnare le apparizioni mariane o di taluni santi, creava curiosità nei fedeli e molti asportavano il terreno della volta della grotta come reliquia:
La credenza popolare ha sparso la voce che tale profumo avrebbe una particolare superiore caratteristica.

Era questo l’aspetto più temuto dalle autorità ecclesiali, che scorgevano in questi episodi un pericoloso irrazionalismo e il sorgere di devozioni incontrollabili. Il primo ad intervenire è il parroco del Buon Pastore alla Montagnola, che fa esporre all’ingresso della grotta un cartello che suscita il dispetto della gente:
Innanzi di prestare fede, si consigliano i fedeli ad attendere il parere delle Autorità Ecclesiastiche.

Si registrano episodi di intolleranza, come quando un frate domenicano che aveva invitato i presenti alla cautela, ricordando che «la Chiesa non aveva detta la sua parola a conferma dell’Apparizione», veniva a fatica difeso dall’agente di servizio. Lo stesso accadeva ad una giovane protestante che «inopportunamente credette accennare alle sue idee circa la Verginità di Maria».
L’afflusso dei visitatori era così sostenuto da far ritenere al questore Polito che fosse necessario «inviare sul posto almeno 20 uomini, destinati soltanto a questo servizio, alle dipendenze almeno di un abile sottufficiale». Intanto la gente cominciava ad invocare la Madonna apparsa col titolo di Vergine della Rivelazione, che rappresentava una novità nel contesto della pietà mariana, ma non tale da uscire dall’ortodossia. Tale appellativo richiamava l’idea di un legame, peraltro da chiarire, con la Parola di Dio ed anche di un messaggio per il popolo cristiano. Un uomo impone alla figlia nata in luglio il nome di Maria Rivelata.
All’ingresso della grotta un cartello autografo del veggente invitava al rispetto della sacralità del luogo e si presentava come una vera e propria abiura, insieme ad un invito alla conversione dai toni catartici:
Tu creatura infelice nel mondo del peccato, rovescia le tue pene ai piedi di Maria Vergine della Rivelazione, confessa i tuoi peccati e bevi in questa fonte di misericordia di Dio e Maria, la dolce madre di tutti i peccatori, ecco ciò che ha fatto per me peccatore.
Militavo nelle file di Satana, nella setta Protestante Avventista, ero nemico della Chiesa e della Vergine, qui il 12 aprile 1947 con i miei tre bambini è apparsa la Vergine della Rivelazione dicendomi di rientrare nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana con segni di rivelazioni che Lei stessa mi ha dettato.
Infinita misericordia ha vinto questo nemico che ora ai suoi piedi implora perdono e pietà, amatela, Maria è la madre nostra, amate la Chiesa con i suoi figli è il manto che ci copre nell’inferno che si scatenerà nel mondo, pregate molto e allontanate i vizi della carne, pregate!.

Si notano pellegrinaggi che uniscono al consueto itinerario del Divino Amore, una «sosta alla grotta dell’Apparizione», tuttavia non si sono stabiliti, neppure in avvenire, legami significativi tra i due santuari. Fino al mese di agosto permane una certa eccitazione tra i fedeli che si recano alle Tre Fontane e, a parte i numerosi miracoli segnalati in quel periodo, le carte di polizia evidenziano episodi di difficile lettura, come questo che riportiamo senza alcun commento:
Stamane, verso le sette e trenta, circa un centinaio di persone, mentre sostavano presso la nota «Grotta dell’Apparizione», hanno visto apparire, sulla parte soprastante ad essa, la Vergine, ricoperta di un manto azzurro. Le suddette persone hanno asserito che l’apparizione è durata circa 10 minuti e che la Vergine ha indicato con un dito il sole, nella cui direzione è scomparsa e poi brevemente riapparsa.
Subito la grotta fu riempita di fotografie, spesso di graziati o militari dispersi in guerra, di malati o persone che in questo modo intendevano porsi sotto la protezione della Madonna apparsa. Questa abitudine si è conservata intatta nel corso degli anni e denuncia un senso di sfiducia e angoscia legato agli aspetti tragici dell’esistenza, che trova lenimento in questo caso attraverso la consegna ideale di se stessi al sostegno divino. Spesso i motivi della pietà alle Tre Fontane ripetono forme espressive ormai acquisite dalla devozione mariana e che ne rappresentano il suo lessico interno. Si fa riferimento all’aspetto penitenziale, che si esprime qui attraverso la recita del rosario, l’invito alla pia pratica dei nove venerdì del Sacro Cuore, o con periodici richiami al digiuno e all’astensione da alcuni divertimenti ritenuti pericolosi per la moralità delle persone. Si legge in un volantino distribuito alla grotta nel maggio 1949:
Il 24 maggio sia grande giornata di penitenza: niente balli, niente cinematografi e teatri; per coloro che fumano, astenersi dal fumare. Evitare ogni vanità.

Queste forme, pure in sintonia con quanto richiesto in altre apparizioni, sembrano limitare il rapporto con Dio alla dimensione della misericordia e del perdono, ma spesso si legano ad una sincera ricerca di cambiamento e ad una più forte adesione ai valori del cristianesimo.
Il fatto che la Madonna apparsa avrebbe fatto esplicito riferimento all’efficacia della pratica dei nove venerdì, viene talora indicata come una sua autorevole conferma.

I Trappisti della vicina abbazia
L’autorità ecclesiastica era sostanzialmente assente alle Tre Fontane, ove si eccettuino interventi disciplinari del Vicariato o del Santo Offizio presso i religiosi locali, espressi di preferenza oralmente. Questo vuoto d’autorità si traduceva in una presa di possesso del luogo da parte di persone o particolarmente devote, o attratte dalla possibilità di ricavarne qualche utile.
Notevole era la presenza del clero, cui non era stato impedito di recarsi in forma privata alla grotta dell’apparizione. I padri Trappisti della vicina abbazia delle Tre Fontane non rimasero estranei a quanto accadeva nel bosco di eucalipti, già di loro proprietà. Il cronista cistercense, con tono distaccato e prudente, identifica il prodigio nella mera conversione di un apostata:
Il giorno 12 aprile si dice che la Madonna apparisse ad un certo Bruno Cornacchiola, di Cattolico fattosi Protestante, invitandolo a rientrare nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana [..] Vicariato di Roma ha vietato per il momento agli ecclesiastici di ingerirsene, e sta studiando a fondo la difficile questione.
Le assente apparizioni furono tenacemente sostenute dall’abate Alfonso Barbiero e dall’economo padre Bernardino Tacoella. Quest’ultimo cercò di ottenere la retrocessione del bosco di eucalipti da parte dell’Ente E.U.R. per edificarvi un santuario, interessando fra gli altri don Luigi Sturzo, che in una lettera al Sottosegretario di Stato Giulio Andreotti mostra piena fiducia nei fatti soprannaturali:
I Padri Trappisti delle Tre Fontane hanno fatto domanda a S. Ecc. De Gasperi, tempo fa, per rientrare in possesso di un terreno di loro proprietà, di cui erano stati espropriati per i lavori dell’Esposizione Universale E.U.R. Tale zona di terreno, però, non poté essere utilizzata in modo alcuno ed essi desidererebbero riaverla per poter edfìcare un Santuario nel luogo stesso ove sono avvenute, dallo scorso aprile in poi, varie apparizioni della Madonna e dove l’affluenza deifedeli è notevole. Ti prego di volerti interessare affinché la domanda venga esaminata e, possibilmente, accolta.

Tuttavia nulla fu possibile ottenere per la intransigente quanto legittima posizione assunta dal Commissario straordinario dell’Ente E.U.R. Severi, il quale consultava in merito le autorità ecclesiastiche, che «non si erano pronunciate sull’attendibilità dellapparizione».
In occasione delle festività mariane, che richiamavano un gran numero di persone alla grotta, la vicina abbazia diveniva l’approdo naturale dei penitenti:
La notte precedente l’Assunta e la Natività di Maria, una gran massa di popolo vegliò con candele accese presso la Grotta, e verso le due del mattino si riversava nell ‘Abbaziale per le confessioni e le S. Messe che si susseguirono ininterrotte per tutta la mattina.

Gli esordi del Comitato “pro Grotta delle Tre Fontane”
Non ci volle molto per vedere la prima forma organizzata di culto alla Madonna apparsa, dovuta alla iniziativa congiunta di laici e religiosi. Infatti nel mese di agosto nasceva presso gli stessi locali del monastero cistercense, promosso dalla locale Associazione cattolica, il Comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane. Scopo di questa istituzione era quello di «compiere accertamenti sulle infermità di coloro che affermano di aver ottenuto la grazia, soccorrere gli infermi che si recano a visitare la Grotta, indire cerimonie e festeggiamenti in onore della Vergine della Rivelazione».
Fu elaborato uno statuto che ne sanciva ufficialmente le finalità, fra cui, volendo restare in sintonia con il messaggio dell’apparizione, quella di «richiamare alla fede coloro che hanno la sventura di esserne privi, di riportare a rettitudine di vita quelli che si sono smarriti, di vincere con la bontà e la dolcezza le forze del male, di restituire nella morale la letizia degli uomini».
Tuttavia l’attività di alcuni membri del comitato fu poco trasparente e non indenne da forme di lucro.
Pur non potendo comparire palesemente, vi presero parte attiva alcuni religiosi come lo stesso padre Bernardino, assistente ecclesiastico della Associazione cattolica delle Tre Fontane, monsignor Augusto Moglioni e monsignor Castolo Ghezzi, entrambi dell’Elemosineria Apostolica.
Il comitato aveva la sua sezione d’onore, presieduta dal principe Ludovico Chigi Albani, segnalato anche da una relazione di polizia, insieme ad altri esponenti del patriziato romano come il marchese Francesco Antici Mattei o diplomatici come Carlo Magalhaes de Azevedo, già ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede dal 1919 al 1934. Il presidente effettivo era Enrico Contardi, giornalista e scrittore, autore dei primi opuscoli sui fatti delle Tre Fontane e presente ovunque nel Lazio fossero segnalate mariofanie.
Per sua iniziativa cominciò, a partire da settembre, la pubblicazione del bollettino La Voce delle Tre Fontane, a imitazione di quanto accadeva nei più importanti santuari mariani. Il foglio di notizie, che ad evitare noie con il Vicariato si definiva mensile di storia, archeologia, arte, cronologia locale, intendeva legare i destini del nuovo spazio sacro con quelli della vicina e antica abbazia benedettina, legittimando così un fenomeno precario. Sulla copertina del bollettino c’era un disegno che raffigura la Vergine della Rivelazione procedente dalla grotta dell’apparizione, dove numerosi fedeli sono inginocchiati rivolti verso il monastero cistercense. Questo periodico costituisce un riferimento significativo dell’indirizzo della pietà mariana alle Tre Fontane, avendo contribuito in parte a formano. Un sacerdote vi svolgeva il ruolo di teologo, presentando la grotta dell’apparizione come «il luogo donde la Vergine vuole operare molte conversioni». Lo stesso suggeriva una devozione particolare da parte dei tranvieri, i quali sarebbero stati premiati a causa delle loro «piocessioni per le vie dell’Urbe».

La fede riscoperta
L’immagine del nascente santuario era fortemente legata al fatto che lì era rientrato nella Chiesa un apostata e che la Madonna apparsa avrebbe invitato a pregare per «la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiaril».
Venivano segnalati episodi che corroboravano questo indirizzo della pietà, come quello di un altro tranviere, Pietro Genna, convinto anni prima dal Cornacchiola ad entrare nella chiesa Avventista:
Avrei voluto confessare a tutti che ero protestante e che ero tornato fedele e che avevo fatto tanto male alla Chiesa Cattolica, combattendola ferocemente.

Talvolta le storie sottostanti agli ex voto mettono in luce una fede non più percepita come un dato connaturato alla società, quanto piuttosto vissuta come un problema e come una conquista. Sembra emergere una chiesa del disagio, diversa da quella entusiasta e militante delle organizzazioni cattoliche, che è fatta di individui isolati e in cerca di risposte di fronte ad un mondo in rapida trasformazione. Sono persone che, o per travagliate vicende umane o per propria inclinazione intellettuale, vivono un rapporto problematico con la religione, non riuscendo ad identificarvisi pienamente.
Anche una realtà apparentemente statica, come quella che si offre a chi assita dall’esterno a tali fenomeni di pietà popolare, denuncia invece una incipiente secolarizzazione, non disgiunta però da una forte nostalgia per le certezze del passato, che chiedono di essere approfondite ed interiorizzate.
Un giovane lascia una marmetta ex voto con la sua fotografia e la scritta «Per aver ricevuto la più bella delle grazie». Si tratta di un certo Arturo lacopini, il quale racconta della sua vita disordinata e della repulsione per tutto quanto riguardasse i sacramenti, in particolare la confessione. Egli dice di aver ricevuto il desiderio di accedervi e di cambiare il corso della sua esistenza dopo «aver supplicato la Vergine della Rivelazione». Un anno dopo egli entrò nel convento dell’abbazia delle Tre Fontane, dove divenne frate.
Si legge inoltre sul bollettino della grotta del gennaio 1948.
Molte e molte sono le anime che hanno ritrovato la pace della coscienza e la via del ritorno all’Ovile Santo dopo essere venute alla Grotta, talvolta spintevi soltanto da semplice curiosità. Ma Maria le aspettava al traguardo: la Sua è la strada diretta che conduce al Figlio Suo Divino.

Il fatto che alle Tre Fontane qualsiasi forma di devozione viva al di fuori del controllo e della promozione dell’autorità ecclesiastica, non è dovuto alla volontà di creare spazi autonomi da parte della pietà popolare, ma è invece il risultato di una propaganda mariana che incontrava per intero il favore della gente. Del resto lo stesso Pio XII, durante il discorso ai parroci romani e ai predicatori quaresimali del 10 marzo 1948, aveva parlato di «visioni di meravigliosa grandezza, della confidenza e dell’amore che conduce le anime alla purissima e Immacolata Vergine Maria»36, cosa che poteva essere letta come un solenne riconoscimento delle apparizioni di quel periodo. Il legame che la Chiesa cattolica poneva tra la promozione della pietà mariana e il risveglio della fede nel dopoguerra, trova in quanto accade alle Tre Fontane, una involontaria conferma. Si legge ad esempio fra gli Avvisi del Vicariato di Roma pubblicati sul «Bollettino del Clero Romano» del settembre- ottobre 1947:
Nella ricorrenza del mese di ottobre, dedicato alla Vergine Santissima, vivamente raccomandiamo ai fedeli di questa Diocesi di Roma di onorare la Madre celeste con la pia pratica del Santo Rosario.

Voci dalla “Città Sacra”
Le Tre Fontane, comunque, erano meta di un pubblico eterogeneo, non sempre esprimente le stesse motivazioni o le stesse forme devozionali.
Le carte di polizia sottolineano la presenza di personalità ecclesiastiche e di esponenti del patriziato. Questi ultimi, con la loro presenza o con un appoggio dall’esterno, contribuivano a rafforzare l’idea che alle Tre Fontane fosse realmente accaduto un prodigio, impegnando l’autorità del proprio nome e della propria influenza. Personaggi come il principe Ludovico Chigi Albani, scomparso peraltro poco tempo dopo, che era un interlocutore importante degli ambienti della curia romana e sempre presente nelle più significative cerimonie civili e religiose. Sulla Cronistoria della Grotta, il primo custode religioso del santuario ricordava tra i benefattori illustri Donna Gabriella dei Conti Censi Buffarini, la cui figlia Maria Grazia - di ben nota integrità di vita e morta giovanissima il lunedì santo del 1957 - avrebbe avuto una visione che le annunciava «l’apparizione della Madonna ad un protestante a Roma».
Questi episodi, peraltro poco noti ai fedeli, consentono di capire meglio la risonanza del fenomeno e l’impossibilità di restringerlo nell’ambito della sola periferia romana. La gente affluiva da tutta la città, portando come segno della propria adesione, denaro, gioielli, candelabri d’argento e suppellettili. Le offerte, che all’inizio venivano raccolte da alcuni agenti di polizia e «versate all’economo della vicina abbazia dei Trappisti», furono poi prelevate con uguale destinazione da una «donna da loro incaricata». I cistercensi riformati a loro volta inviavano tali offerte al Vicariato. Poiché anche il comitato aveva organizzato un banchetto delle offerte, è da ritenere che una parte di queste non giungesse a destinazione. Ciò che qui interessa è il fatto che i visitatori intendevano con tali donazioni far costruire una chiesa sul luogo delle apparizioni, desiderando creare un vero e proprio santuario. Neppure oggi la grotta dell’apparizione, dove solo dal 1982 si celebra la messa, può essere definita un santuario, secondo l’articolo 1232 del codice di diritto canonico, come ricordava il card. Vicario Ugo Poletti ai custodi della grotta delle Tre Fontane con una lettera del giugno.
Fra le figure di spicco legate alle Tre Fontane, c’è l’onorevole Enrico Medi, scienziato e personaggio di primo piano del cattolicesimo italiano del dopoguerra 44. La sua presentazione ad un volumetto di poesie, mostra una adesione alla apparizione secondo gli schemi di una retorica legata al ruolo dell’Urbe nella cristianità:
È la prima volta che, “ufficialmente”, la Madre di Gesù viene a rivelarsi sul suolo dei Martiri: qui, dove la pienezza della Divina Rivelazione è depositata. Lo splendore del suo verde manto fra gli alberi oranti del bosco, il candore della sua veste nella grotta bruna, il fascino di quel libro chiuso nelle mani purissime, La presentano: Madonna, Signora di Roma! [...] Salve, o Maria, dolcissima Vergine della Rivelazione! Dischiudi alle genti l’età novella di Gesù, nella sapienza e nella scienza della Tua Roma, luce del mondo .
Il tema di Maria che visita l’Urbe, il centro del cattolicesimo e la sede del vicario di Cristo, fu ampiamente sottolineato dalla produzione letteraria sulle Tre Fontane. A volte qualche sacerdote abbandonava la prudenza che la materia richiedeva e, facendo eco ai motivi cattolici del momento, segnalava l’apparizione alle porte di Roma come segno della presenza della Madonna in difesa della civiltà cristiana:
Chi non vedrà nella Sua più recente Rivelazione alle porte della Città Santa il piano vittorioso della Vergine “terribile come oste schierata in campo?”. Chi ricuserà di rivestirsi del suo candore, di alzare i suoi vessilli e muovere all’attacco, come gli antichi Cavalieri, gridando “Maria e Vittoria?”
Sono richiami ad un cattolicesimo militante, che riconosce e addita i suoi nemici, che condanna, ma non spiega, che prega, ma non testimonia.

L’idea così diffusa nella Chiesa romana, di trovarsi nell’«ora di Satana», cioè in una fase di grandi pericoli per la fede, richiama anche ad una devozione più intensa alla Madonna, ritenuta l’avversario naturale del male e di qualunque eresia:
È prematuro esprimere un giudizio prima di quello della Chiesa. Ma la domanda che sorge spontanea, che non può far a meno di nascere anche nel miscredente davanti a fenomeni e fatti che hanno del miracoloso, davanti a tante manifestazioni rivolte a Maria in ogni parte del mondo non è forse la seguente: È spuntata davvero l’era inariana, l’età di Maria? Fiat! Fiat!.

La Chiesa si strinse attorno alla Madre di Dio, approfondendone la figura attraverso gli studi e promuovendone il culto con pubbliche celebrazioni, che incontravano il favore della gente. Il 30 maggio ‘48 aveva avuto luogo la consacrazione dell’Urbe al Sacro Cuore di Maria e padre Riccardo Lombardi aveva tenuto un discorso davanti ad una folla immensa, nel quale ricordava che era stata la Madonna a salvare Roma dai pericoli della guerra e, più recentemente, dall’avanzata del comunismo:
Stupiti noi stessi dal grande miracolo siamo usciti dal pericolo e ringraziamo la nostra Somma Salvatrice.

Il 5 ottobre 1947
Quindi, una caratteristica della pietà mariana del dopoguerra è quella di presentarsi come un fenomeno di massa, visibile particolarmente in occasione della Peregrinatio Mariae, durante la quale una immagine della Vergine è portata in processione da una parrocchia all’altra di una città o di una diocesi. I fedeli quando partecipavano a questi incontri, avevano la sicurezza di un mandato della chiesa ufficiale, mentre ne erano sprovvisti allorché si recavano nei luoghi delle mariofanie, ma non si può affermare che le motivazioni fossero diverse. La devozione alla Madonna delle Tre Fontane non poté mai contare su una propaganda ufficiale, essendo sempre affidata alle iniziative del tutto private di laici e religiosi. Tuttavia non mancarono episodi anche significativi, che potevano far presagire un imminente riconoscimento della apparizione da parte dell’autorità ecclesiastica e quindi una sua completa assimilazione nel contesto cattolico del periodo.
In particolare si fa riferimento al trasporto della statua raffigurante la Vergine della Rivelazione (opera dello scultore Domenico Ponzi che la eseguì secondo le indicazioni del veggente) il 5 ottobre 1947 da piazza san Pietro fino alla grotta delle Tre Fontane. La manifestazione fu organizzata dal comitato fra laici cattolici, che inviava un telegramma al papa «sperandone la Benedizione Apostolica». Ne fu data pubblicità attraverso volantini distribuiti alla grotta e con un avviso sul «Giornale d’Italia», ma risulta che le forze dell’ordine furono precedentemente avvisate:
A quanto poi viene riferito, il 5 ottobre pv. una statua della Vergine sarebbe trasportata in corteo, a mezzo di una berlina, da piazza san Pietro al bosco delle Tre Fontane .

Secondo stime di polizia la processione all’altezza di via della Conciliazione, cioè subito dopo la partenza, vedeva «l’intervento di circa 20 mila fedeli». Poco prima la statua avrebbe ricevuto la benedizione di Pio XII, anche se la questione rimase alquanto controversa.
A tal proposito il gesuita padre Virginio Rotondi - che insieme a padre Lombardi riferiva al pontefice sui fatti delle Tre Fontane - afferma molti anni più tardi circa Pio XII:
Fu lui che benedisse in piazza S. Pietro e permise di mettere la statua della Madonna delle Tre Fontane, in Roma, per il culto dei fedeli .
La processione, di cui esistono numerose fotografie, andava ingrossandosi man mano che si avvicinava alla grotta dell’apparizione, raggiungendo, secondo le stime di polizia, il numero di 100 mila persone.
Così il bollettino della grotta descrive quella giornata, che rappresentò l’apice del culto alla Madonna apparsa, non essendosi poi più registrato niente di simile:
... Il corteo si mosse alle 15,15 da piazza S. Pietro ed andò ingrossandosi a dismisura mentre procedeva ordinato e compatto per via della Conciliazione, corso Vittorio Emanuele, via del Plebiscito, piazza Venezia, i Fori Imperiali, l’arco di Costantino, via dei Trionfi, viale Aventino, Porta S. Paolo, via Ostiense, basilica di S. Paolo, via Laurentina, e raggiungeva finalmente - erano quasi le sette di sera - il bosco degli eucalyptus che, stipato fino all‘inverosimile da altre migliaia difedeli con ceri accesi, offriva uno spettacolo fantasmagorico. Una volta arrivata alla grotta, la statua fu portata a braccia da tre miracolati, «mentre la banda delle Tre Fontane accoglieva il venerato simulacro di Maria, intonando il canto alla “Vergine della Rivelazione”, composto dal maestro Marrone.
Quel giorno la città si strinse attorno alla Madonna apparsa, ma tutto quell’entusiasmo non forzò i tempi della decisione, in prosieguo di tempo quei canti e quegli applausi non si ripetettero lungo le strade dell’Urbe per la Vergine della Rivelazione.
Il 5 ottobre si era voluto far uscire dalla precarietà questa devozione, permettendole un pieno riconoscimento da parte delle autorità ecclesiali, il cui prolungato silenzio fa invece delle Tre Fontane il luogo della pietà intima e del culto privato.

La pietà alle Tre Fontane
Non sono le sollecitazioni che provenivano dalla chiesa gerarchica e dal mondo politico a creare e caratterizzare questo fenomeno, che può essere letto al di fuori dei due contesti, conservando comunque un suo significato. È necessario analizzare gli orientamenti della devozione che si manifestano sul luogo dell’apparizione o in relazione con esso, per risalire alla mentalità religiosa sottostante e al tipo di bisogno espresso.
Fin dall’inizio si cominciarono a scrivere preghiere di lode e per la richiesta di grazie che si ispiravano all’apparizione ed erano embiematiche di un indirizzo della devozione già ben consolidato. In una di queste, stampata e distribuita ai visitatori nel corso del 1947 e naturalmente priva di autorizzazione ecclesiastica, si legge:
... O potente Sovrana del Cielo che vi manzfestaste come la Vergine della Rivelazione, accogliete il dolore dei nostri cuori pentiti e l’omaggio della nostra riparazione [..] Voi che prometteste la salvezza a chi Vi avrebbe invocata con fede, salvate l’anima nostra e quella di tutti gli increduli e dei peccatori induriti nel vizio, e riconducete i nostri fratelli dissidenti nell’unità della Chiesa Cattolica Apostolica e Romana [..] Esaudiscici, o Vergine Santissima della Rivelazione, e canteremo in eterno le vostre lodi per tutti i secoli dei secoli.

Uno dei richiami più frequenti era quello alla moralità, con particolare riguardo alla precedente destinazione della grotta, che ora invece era presentata come luogo di purificazione:
Maria è intervenuta. Essa ha posto quasi simbolicamente il suo piede virgineo su una terra immonda, in un luogo solitario già propizio al peccato più abbietto. Col suo tocco celeste, Ella ha purficafo il suolo di Roma .

Di fronte al ritenuto dilagare del materialismo e al conseguente generale decadimento dei costumi, il ricorso alla Madonna era considerato un rimedio ed un riparo efficace:
La Madonna ci chiama. Bisogna ascoltarla. I suoi richiami sono numerosi, ma sostanzialmente ripetono lo stesso messaggio: riparazione, espiazione, ritorno a Dio, preghiera.

È questo l’aspetto più tradizionale della devozione mariana alle Tre Fontane, dove manca inizialmente una chiesa, ovvero ciò che meglio identifica un santuario, ma dove la sacralità è comunque sottolineata dalla preghiera comune, segnatamente dal rosario. Questo rappresenta l’espressione della devozione quotidiana ed è in piena sintonia con quanto richiesto ad ogni livello nella Chiesa cattolica, in un momento in cui le preoccupazioni relative al confronto con modelli di civiltà ritenute incompatibili, fanno spendere molte energie per la difesa, sottraendole talora al bisogno di crescita interna.
I religiosi mostravano grande prudenza ed una certa diffidenza verso le recenti apparizioni, ma ad esse si richiamavano per confermare autorevolmente la necessità di pregare o fare penitenza:
Le visioni di Lourdes e di Fatima, accertate ed aufenticafe dalla Chiesa, e numerosi casi straordinari che si dicono avvenuti nell’ultimo decennio in molte regioni d’Italia -fatti sui quali la Chiesa non ha detto ancora la sua parola, ma che corrono sulla bocca di tutti e ai quali i giornali hanno dato larga pubblicità - ci confermano nella persuasione che il ricorso a Maria con la recita del Rosario salverà il mondo.

Il nuovo spazio sacro alle porte di Roma è visto da molti come una ulteriore dimostrazione della attitudine della Madonna a ritardare il giudizio di Dio sull’umanità, che si sarebbe dimostrata incapace di costruire quella civiltà che Cristo aveva indicato:
Che una madre non riesca e non possa essere severa con i propri figli, anche con i più disobbedienti, lo sapevamo. Ma qui alle Tre Fontane Maria ci ricorda che la sua totale fedeltà a Dio la mette in grado di procrastinare l’ora della giustizia sugli uomini, per aprire ampi spazi di misericordia, perché i figli continuino ad ottenere ciò che non riescono a meritare con la loro vita .
Tuttavia il millenarismo tipico della pietà mariana, legato alle profezie di sciagure riparatrici, pare non aver toccato particolarmente questa devozione, pur rimanendo ferme certe ansie relative alla progressiva secolarizzazione della società e al conseguente rifiuto della sua identità religiosa:
La scienza negherà Dio e ne declinerà gli inviti.

C’è però anche una tendenza autocritica, come riconoscimento della distanza tra la visione del mondo offerta dal cristianesimo e le sue concrete realizzazioni, una dicotomia che si ritiene necessario eliminare:
L’apparizione celeste alle Tre Fontane raccomandò, con chiarezza e precisione di vivere la Divina Dottrina, di vivere il Cristianesimo, cioè di vivere la religione .

La scarsa conoscenza della Sacra Scrittura da parte del laicato è vista come effetto della sua incapacità di riconoscervi altro che un libro di preghiera:
Il Vangelo in Italia non si conosce! Esso non è un libro di devozione: è un codice di vita. Non si può essere cristiani se si ignora - e quindi non si pratica - il Vangelo.

La parabola discendente del comitato
Il comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane, oltre ad occuparsi della propaganda e di tutti i lavori necessari per rendere accessibile il luogo ai visitatori, cercava di proporsi anche come istituzione benefica, attraverso periodiche distribuzioni di viveri ai ragazzi poveri del quartiere, o pacchi dono in occasione dell’epifania, più spesso attraverso il trasporto dei malati alla grotta. Tuttavia esso risultava diviso al suo interno, soprattutto per quanto concerneva l’utilizzo delle offerte e la direzione dei lavori, che non erano graditi all’Ente E.U.R., proprietario del terreno. Spesso poi doveva difendersi dagli attacchi della stampa anticlericale, che lo riteneva un bersaglio facile da colpire e di sicuro giovamento per una propaganda sempre tesa a svelare le mende degli avversari. Il comitato, dopo essersi dato una veste ufficiale, costituendosi davanti ad un notaio71, chiese, senza mai ottenerlo, il riconoscimento della personalità giuridica:
Sifa presente che non si ravvisa l’opportunità, per ora, di procedere al riconoscimento giuridico, in considerazione che l’attività dell’Associazione appare prematura anche perché si attende ancora il responso della Chiesa sulla veridicità della assente apparizioni prodigiose.

In effetti proprio nel luglio 1948 il comitato si scioglieva «secondo il desiderio delle autorità ecclesiastiche», che peraltro non lo avevano mai considerato un interlocutore credibile.
La sua parabola discendente era cominciata proprio in occasione della nota apparsa sull’«Osservatore Romano» dell ottobre 1947 che sottolineava l'estraneità dell'autorità ecclesiastica al comitato e alla raccolta di offerte promossa dal medesimo. Una nuova precisazione del febbraio 1948, che ripeteva la precedente, era ormai indicativa di una chiara posizione della Santa Sede nei suoi confronti.

Il contegno delle parrocchie dell'Urbe
Tutto ciò non poteva non ripercuotersi sul comportamento delle parrocchie della capitale, che si muovevano con grande prudenza. I vari bollettini facevano eco alla generale propaganda mariana, ma sulle apparizioni adottavano una linea di autocensura con intenti chiaramente pedagogici nei confronti dei fedeli, presentandosi come una voce illuminata e scevra da facili suggestioni, che denuncia una sorta di sfiducia del clero nella capacità di giudizio della gente:
È noto che in tempi luttuosi per le guerre o pubbliche calamità si accentua la tendenza al soprannaturale [...] Vi è poi la categoria dei faciloni, degli impressionabili (e ciò avviene soprattutto nei ceti popolari, ove la tendenza alla credulità nel meraviglioso e nello straordinario è più facile ad attecchire), i quali sono portati a caricare le tinte, a ingrandire le sfumature, ad amplficare le circostanze, così da mantenere attorno al fatto un alone di soprannaturale. Ciò era tuttavia sintomo di una euforia dei cattolici romani per quanto avveniva alle Tre Fontane, ove non mancarono pellegrinaggi parrocchiali, come quelli dell’Immacolata al Tiburtino, di san Giuseppe al Trionfale e della «Parrocchia di Primavalle, guidato dal Rev.mo parroco e dai vice parroci, stendardi e bandiere in testa» . In un volantino che pubblicizzava un «pellegrinaggio in onore della Madonna alla grotta delle Tre Fontane», si coglie la volontà di non presentarlo come una visita alla Vergine apparsa, ma come espressione di una più generica devozione mariana:
Fedeli! Accorriamo numerosi e devoti a questo pellegrinaggio di fede, di ringraziamento, di omaggio alla nostra cara Madre del Cielo, perché seguiti a proteggere Roma, l’italia, il Papa, la Chiesa!

I miracoli
Non secondario è l’indirizzo devozionale legato alle guarigioni, vissute dai fedeli come esperienza tangibile del sacro, che interviene a risolvere le angoscie prodotte dalla malattia e a rendere più accessibile l’idea della divinità. Lourdes era divenuta famosa anche per i suoi miracoli, ottenuti con l’acqua sgorgata a seguito delle apparizioni. Qui invece era la terra all’interno della grotta, ben presto ritenuta una reliquia taumaturgica, e come tale richiesta da ogni parte d’Italia e fuori di essa. Di solito coloro che ritenevano d’aver ricevuto una grazia fisica, avevano fatto in precedenza ricorso a cure mediche.
Fra i primi e più noti casi c’è quello dell’usciere del Comune di Roma Carlo Mancuso, caduto dalla tromba dell’ascensore riportando la frattura del braccio destro e del bacino. La terra gli fu portata a casa dalla superiora delle Povere Bonaerensi di S. Giuseppe in via dei Fienili, che era venuta a conoscenza dell’infermità del Mancuso dalla figlia, che frequentava le elementari presso quell’istituto. Molti giornali ne parlarono, sottolineando soprattutto il fatto che le radiografie effettuate dopo la guarigione, mostravano ancora le fratture non ricomposte.
Alla fine di agosto fu la volta del giovane soldato Mario Cucugliata di Napoli, ricoverato all’ospedale militare del Celio per un tumore al cervello. Ecco alcuni brani della lettera nella quale racconta la sua guarigione dopo la terribile agonia:
Gridai mamma, mamma, suor Giovanna , venite mi alzo, mi sento bene. Pigliai tutto quel che avevo addosso e lo gettai in aria dalla gioia che stavo bene..

Effettivamente secondo quanto egli stesso racconta, il militare soffriva da molti mesi e il tumore lo aveva reso ormai quasi ebete. Fu ancora una suora a portargli la terra, pregando insieme alla madre per la guarigione. Le carte di polizia offrono una immagine significativa di ciò che accadeva in occasione di qualche ritenuto prodigio. Si legge in una relazione su un miracolo ad un uomo affetto da «periostite tuberbolare al piede destro» che aveva brevemente sostato in preghiera:
Subito liberavasi da gruccia e bastone ed inginocchiatosi senza essere aiutato da alcuno, ringraziava la Madonna per grazia ricevuta. Tutti i presenti univansi preghiere e canti ringraziamento. Sorretto da guardie di PS ed appoggiatosi bastone usciva dalla grotta camminando regolarmente, percorreva circa cento metri fra ammirazione fedeli e riportavasi ingresso grotta per ringraziare la Madonna. Tutti i fedeli univansi preghiera alta voce Allora l’affluenza alle Tre Fontane era davvero notevole, alcune migliaia i visitatori ogni giorno secondo un rapporto di po1izia.

Moltissimi gli ex voto risalenti a quel periodo, soprattutto i classici cuori d’argento, per lo più sprovvisti di motivazione e le cosiddette marmette, recanti il nome o le iniziali del graziato, con la data e qualche volta il beneficio ricevuto. Su queste ultime può esservi incisa anche qualche richiesta ulteriore, come la consacrazione dei propri familiari alla Vergine della Rivelazione, oppure una raccomandazione per un defunto. Si legge ad esempio su una marmetta del 1949:
Ricordo per grazia ricevuta dalla Vergine della Rivelazione. Ma un‘altra grazia vi chiedo, Vergine Madre, che la mia numerosa famiglia sia degna di tener voi per madre...
La Cronaca della Abbazia delle Tre Fontane e un rapporto di polizia corisentono una interessante ricostruzione della genesi di un ex voto, nel corso di una giornata che univa il tema della conversione di una protestante al verificarsi di un miracolo.
Il 23 novembre 1947 la sorella del veggente, anch’ella avventista, «abiurava nelle mani del sacerdote don Sfoggia, della Congregazione di don Orione, viceparroco d’Ognissanti, presente un monsignore delegato del SantUffizio e numerosissimo popolo [...]. Dopo la cerimonia la convertita venne condotta fra il popolo festante a suon di fanfara alla grotta dell’apparizione, ove ancora a tarda notte si svolgevano preghiere e canti religiosi, tra una fantasmagoria di luci e di ceri».
In quella occasione, alla presenza di «circa 6.000 fedeli - riporta una relazione del questore Polito - una donna, tale Roccheggiani Videlma, residente a Paliano, gridando “grazia, grazia”, comunicava ai presenti di essere stata “miracolata” in quel momento. La predetta, che era degente presso il reparto di Medicina del Policlinico, perché affetta da idropisia, mal di cuore e mal di fegato, allorché giunse alla Grotta, aveva a dire dei presenti, un gonfiore ben visibile all’altezza del ventre, ma improvvisamente tale gonfiore le spariva del tutto, mentre il di lei viso, che prima appariva sofferente e pallidissimo, prendeva un colorito roseo ed una espressione di gioia. Successivamente Monsignor Viti, Canonico Lateranense, rivolgeva ai fedeli un discorso religioso sul piazzale antistante la Grotta».
La stessa donna lasciava più tardi una marmetta ex voto, ancora conservata nell’ambulacro dietro la grotta:
In memoria e ringraziamento per grazia ricevuta la signora Roccheggiani Videlina (Paliano) in questo stesso luogo miracolosamente guarita da incurabile male di idropisia nel novembre 1947, per intercessione della Vergine SS.ma quivi comparsa pone.

Spesso la guarigione del corpo si accompagnava al recupero della fede. Molti fra coloro che sostennero di aver ricevuto una grazia non possedevano in precedenza una fede salda, se non addirittura un’autentica avversione per il cristianesimo ed in particolare per la Madre di Dio.
Giorgio Luzi, impiegato della Anagrafe, scrive una lettera al comitato in cui descrive il suo passato di acceso anticlerìcale e della recente conversione seguita alla sparizione di sanguinose varici alle gambe mediante l’applicazione della terra della grotta.
Il testo del suo ex voto è embiematico di una ritenuta capacità della Madonna di intervenire nella vita degli uomini, trasformandola:
Alla Vergine della Rivelazione. Per due grazie ricevute, quella dell’anima e quella del corpo. Solo oggi, facendo un esame del passato m‘accorgo che la Vergina SS.ma non mi aveva mai abbandonato. Nella più grande gioia della mia vita ci sento mischiato l’orrore e la tristezza di averla così ingiustamente offesa.

La Commissione medica
I miracoli erano ritenuti fondamentali per l’avvenire del luogo sacro e fin dall’estate del 1947 si era costituita una speciale commissione medica, che doveva verificare scientificamente le guarigioni e la loro effettiva persistenza. Ne era presidente il dottor Alberto Alliney, già membro del bureau médical des constatations di Lourdes, insieme al professor Alfredo Schiavone Panni.
I risultati di queste indagini furono riuniti in un libro, scritto dal solo Alliney, che intendeva costituire una autorevole conferma dei fatti soprannaturali. La prefazione era del professor Nicola Pende - il cui prestigio doveva confortare ulteriormente la serietà del lavoro svolto - che concordava pienamente sul carattere miracoloso dei casi osservati alle Tre Fontane. L’autore, che anzitutto aveva proceduto alla verifica della salute mentale del veggente, prese in considerazione guarigioni avvenute tra il settembre 1947 e il luglio 1949 e che potevano essere controllate con certificati medici: in tutto 100 casi, di cui 14 definiti guarigioni prodigiose e 86 meravigliose, solo le prime potendosi chiamare veri e propri miracoli, mentre le seconde più propriamente grazie (93). Il lavoro, pur volendo portare la voce della scienza in una materia dove solo la fede può segnare il confine tra l’adesione e il rifiuto, non ricevette, almeno in apparenza, particolare seguito presso il Vicariato e il Santo Offizìo. Cionondimeno risulta assai utile per la ricostruzione della pietà popolare, poiché l’autore cita le lettere di ringraziamento:
Tumore endocranico. M.M. (Maria Maero) (94) di Napoli. [.1 la signora prima di sottoporsi al grave intervento volle essere accompagnata alla Grotta delle Tre Fontane, dove pregò con inusitato fervore e dove raccolse un po’ di terra. Giunta a casa applicò la terra sulla testa, e nello spazio di sole poche ore avvenne il prodigio: riacquistò completamente la vista, i dolori sparirono e la signora ritornò in pieno benessere.

Spesso coloro che sostengono d’aver ricevuto una grazia, riferiscono di un precedente sogno in cui la Madonna li invita a recarsi alla grotta o a cospargersi di terra, o comunica l’avvenuta guarigione:
C.S. di anni 44. È un tubercoloso di guerra [..] Nell’agosto 1948 applica la terra, sogna la Vergine che gli dice per tre volte “Ti ho fatto la grazia”.

La Madonna apparsa e le suore
Una delle caratteristiche più evidenti della devozione alle Tre Fontane è rappresentata dal grande consenso espresso da parte delle suore di ogni ordine, che spesso compaiono fra gli elenchi dei miracolati e la cui fede si esprime anche portando la terra della grotta a persone malate: i casi dell’usciere romano Carlo Mancuso, del militare di Napoli Mario Cucugliata, del ragioniere di Venezia Adriano qui rilevati perché sono stati fra quelli che hanno avuto il maggior seguito della stampa e hanno contribuito a creare la storia del santuario, vedono l’intervento di qualche religiosa. Doveva essere questa una caratteristica nota ai fedeli, poiché la si riscontra anche in qualche poesia di devozione:

Portano un nome che lefa sorelle
ove geme il dolor. Volgono in canto
ogni speranza. Volgono in preghiera
ogni offerta di sé, per chi dispera.

E seppero sperar, se pur la morte
già gua tasse nell’ombra. E coma madri
raccolsero la Terra della Grotta
e con essa affrontarono la lotta.

Lotta fra vita e morte e scienza e fede,
per affermar che sulla carne impera
il soffio dell‘Amor che irradia il mondo.

E quell ‘Amor che baciò quella sua carne
e il mal disparve e rfiorì la vita
perché il mondo credesse e meditasse.

Una suora delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario affermava d’essere guarita dal morbo di Pott, pur non avendo chiesto tale beneficio per sé, e i libri sull’apparizione sottolineavano il suo caso come esempio di sofferenza offerta per gli altri, tema tipico della pietà mariana:

Suor Maria Livia, Figlia del Calvario,
oh, non per te invocasti e grazia e speme.
E il tuo dolore offristi pel dolore
di chi udiva il rintocco della morte.
Non per te pregasti e pure il morbo
scavava in te la morte più tremenda!

La stessa suora scrive alla sua superiora nel settembre 1947:
... La Madonna, nella sua materna bontà, ha voluto guardare con occhio di misericordia la minima tra le sue figliole. [..] Ieri venne il medico del Vaticano e mi volle vedere...

Rilevante pure la guarigione di suor Maria Anselma Viola, fondatrice delle suore Missionarie Catechiste di Gesù Redentore. La religiosa, affetta da grave miocardite, versava ormai in uno stato di debolezza cronica, e le radiografie evidenziavano una dilatazione significativa del cuore:
Il fatto importante è che i 21 cm di diajnetro sono diventati 16 e non ho mai visto casi simili: una miocardite con dilatazione in toto ridotta in sì poco tempo sa di meraviglioso. Tanto ho constatato e tanto ho sottoscritto. La suora ora sta bene e attende alle sue occupazioni che prima aveva completamente abbandonato.

La stessa visse ancora lunghi anni spegnendosi solo nel 1983, potendo così completare la sua opera di fondazione. Dello straordinario caso di suor Raffaella Somma si parlerà più avanti.

I miracoli al vaglio del Supremo Tribunale
Molti di coloro che ritenevano di aver ricevuto qualche grazia, mostravano la loro riconoscenza facendola pubblicare dal bollettino della grotta o da qualche giornale locale, oppure facendosi carico di informare le autorità ecclesiastiche, portando spesso una accurata documentazione medica.
Una signora di Roma, il cui figlio era guarito da una cardiopatia congenita dopo che lei lo aveva «deposto ai piedi del simulacro della Madonna», fa una lunga relazione al Santo Offizio in cui è evidente il desiderio di veder riconosciuto il miracolo e di spiegarne il significato di fronte alla reticenza dei medici:
La verità è una, è quella di Dio e la giustizia pende solo dal suo cenno. La Vergine delle Tre Fontane come sua Ancella ha agito sul mio piccolo dietro il suo volere.

Questo caso, giunto al vaglio dei medici del Supremo Tribunale del Sant’Offizio, veniva risolto negativamente, ma con formula ambigua:
Non potendo pronosticare una guarigione miracolosa per quanto occorso al bambino Fabrizio Carli, è doveroso riconoscere che indubbiamente la Vergine Santa, tanto invocata, abbia voluto intercedere con una grazia meravigliosa, riportando le condizioni funzionali del cuore del bambino, seriamente compromesso, verso un deciso e rapido miglioramento.

Tuttavia il caso qui citato non fu lunico giunto al Supremo Tribunale, ma i giudizi sugli altri sono tuttora segreti.

Disagio del clero e dei fedeli
Non è ancora possibile ricostruire il dibattito svoltosi in Curia sull’assenta apparizione alle porte di Roma, data l’inaccessibilità dell’archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede; si tratta di materia troppo recente ed in attesa di giudizio. Ciò non esclude che talune notizie possano essere comunque circolate, come quella del tutto credibile riferita dal giornalista e scrittore Antonio Spinosa, che tace tuttavia la fonte:
Un gesuita, padre Virginio Rotondi, diede al pontefice il quadernetto sul quale il tranviere aveva scritto il racconto dell’assenta visione della Madonna. Cornacchiola riferiva anche le parole che diceva di aver udito pronunciare dalla Vergine, e Pacelli fu particolarmente attratto dalle pagine contenenti quella testimonianza. La Madonna, scriveva il tranviere, gli aveva detto che le anime dei bambini deceduti senza battesimo, e quindi sospese nel limbo, non sarebbero rimaste per sempre in quella condizione. L’affermazione contrastava con la dottrina cattolica che prevedeva per loro la condanna eterna e quindi la preclusione del paradiso. Il Papa sgranò gli occhi, e decise di sottoporre la questione all’esame di un teologo difama. Dopo qualche giorno ebbe da lui questo responso: «L’affermazione della Madonna era saltem (quanto meno) eretica!». Si discuteva sulla visione del tranviere romano e non tutti prendevano per buone le sue parole.

Il disagio percepito dal clero riguardo alle recenti apparizioni, si traduceva in raccomandazioni a non cadere nella superstizione e in una assurda sete del meraviglioso, fondandosi sul terreno solido della rivelazione pubblica, piuttosto che su quello incerto delle rivelazioni private:
Nell’ultimo dopoguerra c’è stata una vera inflazione di fenomeni religiosi di questo genere: la Madonna delle Tre Fontane di Roma, Bonate, Montichiari, Assisi nella Diocesi di Voghera, senza parlare dell’estero. Il popolo semplice e credente accetta facilmente tutto come fenomeno soprannaturale ed accorre in massa ai luoghi dell’apparizione mosso da una fede che talvolta rasenta la superstizione.

Questa sorta di richiamo alla ragione produceva disagio ed anche una certa sofferenza in coloro che, sentendosi spinti ad aderire a questa o a quella manifestazione mariana, non pensavano di aver rinunciato al deposito razionale del cristianesimo per espressioni periferiche della fede ed anche di dubbia utilità:
Ma chi dice che se le apparizioni avvengono, esse non sono affatto necessarie; forse che chi dimora nel Cielo, ove tutto si svolge necessariamente, fa qualcosa che potrebbe tranquillamente non fare? È agli uomini stabilire che i messaggi della Madonna non sono essenziali per la sua salvezza? A me che beneficio delle parole dette dalla Vergine SS.ma alle Tre Fontane, non importa se esse aggiungano o non aggiungano qualcosa alla Rivelazione, ma che esse sono Verità.

Si tratta, come in quest’ultimo caso, di espressioni anonime, ma non infrequenti, che si aggiungono a quanto vi poteva essere di pubblico nel culto alle Tre Fontane. Questo si esprimeva, come detto, attraverso la recita del rosario, preghiera comune caratterizzata da una certa libertà di esecuzione:
Col primo febbraio 1948, si è iniziata alla Grotta la bella devozione del “Rosario Perpetuo”. Numerosi sono i fedeli - uomini e donne - che si sono iscritti per i turni di recita, anche nelle più tarde ore della sera.

Il ricorso a tipi di culto che non necessitano di un celebrante ordinato e di uno spazio consacrato, permetteva di far fronte al disagio di chi attendeva una parola conclusiva dell’autorità ecclesiale sulla destinazione del luogo. Già dal settembre 1947 era stata organizzata la Via Crucis - con i quadri rappresentanti le varie stazioni appesi agli eucaliptus ai lati dei sentieri scavati per l’afflusso del pubblico - predicata quasi sempre da laici. Nella grotta non mancò mai un’effige della Madonna, la prima essendovi stata posta all’inizio di giugno, sostituita in luglio da una più grande, «offerta dal personale civile dell’Ospedale Militare del Celio», fino al 5 ottobre, quando vi fu collocata quella definitiva.
Nonostante tutte le difficoltà, numerosi sono stati i vescovi ed i cardinali che hanno visitato la grotta dell’apparizione, rendendo una testimonianza silenziosa, ma ugualmente importante circa la verità dei fatti soprannaturali. Particolarmente significative le visite di esponenti delle chiese del silenzio - quali l’Arcivescovo di Varsavia Stephan Wyszynski (10.12.1958) e quello di Praga Joseph Beran (1960) - e degli ortodossi.

Le ricorrenze del santuario
Il nascente santuario andava rapidamente creando le sue ricorrenze, giornate caratterizzate da un maggiore afflusso di pubblico e che dovevano costituire la sua particolare tradizione, tale da inserirlo fra le mete della pietà mariana della capitale e fuori di essa. La prima di queste era rappresentata dalla festività dell’Assunta, che veniva celebrata alla grotta per l’esplicito richiamo che la Madonna apparsa aveva fatto a questo suo privilegio. Il cronista della vicina abbazia racconta così la veglia del ferragosto 1948:
Questa notte ci svegliò la Fanfara degli operai delle Tre Fontane che alle dodici precise cominciò a suonare “Andrò a vederla un dì” partendo dalla Chiesa e dirigendosi alla Grotta dell ‘Apparizione. Tutto per iniziativa privata dei fedeli. Molti pellegrini hanno vegliato alla Grotta.

Il primo novembre 1950, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, un gruppo di fedeli pose alla grotta una lapide in cui si legge:
Assumpta est in Coelum. Gaudeamus. Assunta nel Cielo sopra i cori degli angeli perché Madre di Dio, Roma particolarmente felice da te prediletta udiva la tua voce il 12 aprile 1947, quando dicesti... Il mio corpo non poteva marcire e non marcì..; Da mio Figlio e dagli angeli sono stata portata in Cielo... I fedeli 1 Nov. Anno Santo 1950.

La sintonia fra il messaggio della Madonna apparsa e quanto definito ex cathedra da Pio XII, sollecitava facili rinvii a Lourdes, dove «L’Oracolo di Pio IX ebbe la sua più alta conferma».
La pubblicistica cattolica sul nuovo dogma mariano fu copiosa e non prese generalmente in considerazione una fonte dubbia come quella di una apparizione sub iudice, non mancando però qualche eccezione.
Il passionista padre Eugenio Milarta, in un libro stampato dalla Tipografia Pontfìcia Università Gregoriana, esce dal consueto schema della prudenza e dell’attesa, segnalando la visione del Cornacchiola come autorevole conferma di quanto deciso dal pontefice con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus:
Già tre anni e mezzo prima della proclamazione - 12 aprile 1947 - in una grotta del bosco degli eucaliptus alle «Tre Fontane» in Roma, la Madonna aveva parlato con un linguaggio quanto mai espressivo di questo suo quarto diadema dell’Assunzione. Pur non osando anticipare il verdetto della competente Autorità della santa Madre Chiesa circa i fatti soprannaturali che si dicono colà accaduti, pensiamo di poter affermare che, se son vere le deposizioni dei veggenti - e non pare d’altronde che se ne possa dubitare - noi abbiamo in esse il più prossimo e accreditato annunzio del Dogma, che doveva essere l’avvenimento culminante dell’Anno Santo 1950.

Questo stesso tema sarà ripreso più tardi da molte riviste mariane ed anche dalla stampa cattolica non ufficiale. Si conservano i manifesti che invitavano a partecipare alle veglie di ferragosto, che di solito cominciavano con una breve processione dalla basilica di san Paolo per giungere alla grotta, dove si sostava tutta la notte in preghiera. Nell’aprile del 1972, veniva posta vicino alla grotta una lapide degli operatori dei mercati generali che recita:
A ricordo delle “Veglie oranti” fatte secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici in questa oasi romana di ininterrotta preghiera nell’arco di un quarto di secolo (1947-1972).

Le celebrazioni dell’Assunta alle Tre Fontane venivano segnalate ogni anno da «Il Messaggero», da «Il Tempo» e da «Il Giornale d’Italia», tradizionali sostenitori del santuario.
L’altra ricorrenza della grotta era naturalmente rappresentata dagli anniversan dell’apparizione, occasioni che richiamavano un consistente numero di fedeli. Nell’aprile 1948, quando ancora il fenomeno poteva considerarsi di massa, l’affluenza fu notevole e il triduo di festeggiamenti, organizzato dal comitato fra laici cattolici, aveva la pretesa di essere grandioso per dare la sensazione che la città era già fortemente legata al santuario e chiedeva un rapido riconoscimento della sacralità del luogo. La giornata del 12 aprile era così descritta:
Nel pomeriggio, musica, canti sacri, recita del S. Rosario secondo le intenzioni del S. Padre e per la pace del nostro Paese. Indi, processione nel bosco, con l’accompagnamento musicale e corale. A sera, illuminazione della Grotta e dell’intera collina, fino alla strada. Più tardi, pioggia d’argento sulla Grotta e illuminazione a bengala su un vasto raggio all’intorno.

La stessa fonte interna alla devozione ed un rapporto di polizia segnalavano anche il verificarsi della guarigione di una bambina affetta da coxite:
Il fatto è stato considerato come miracoloso dai presenti, ed accolto con entusiasmo di fede.

Va ricondotta alla categoria delle promesse elettorali la visita fatta il giorno precedente dal sindaco di Roma Salvatore Rebecchini, che in quella occasione dichiarava prossimo l’arrivo dell’acqua alla grotta dell’apparizione, che «tre giorni dopo erompeva abbondante e freschissima sulle pendici della collina». Lo stesso giorno era segnalata la visita di un quarto cardinale, l’arcivescovo di Monaco di Baviera Michele de Faulhaber che «volle restare in devota preghiera nella Grotta». In precedenza erano stati alla grotta, secondo la stessa fonte, il card. Mac Guigan, arcivescovo di Toronto (26.10.1947), il card. Ascalesi, arcivescovo di Napoli (13.12.1947) e il card. Arteaga y Betancourt, arcivescovo di Cuba (febbraio 1948). I vescovi segnalati fino all’aprile 1948 sono circa trenta. È evidente una non piena sintonia fra la posizione degli organi competenti della chiesa gerarchica e singoli dignitari, che non intendevano rinunciare ad una visita sul luogo dell’apparizione.
In prosieguo di tempo le celebrazioni furono sottoposte alla censura dell’autorità ecclesiastica, che faceva intervenire il codice di diritto canonico col precisare che «mancando ancora il giudizio della Chiesa circa la assenta apparizione, alla Grotta sono leciti solo gli atti di culto privato, mentre sono proibiti gli atti di culto pubblico, ossia quelli compiuti a nome della Chiesa da ministri del culto a ciò legittimamente deputati». Questa ferma presa di posizione si traduceva in precise richieste del Vicariato alla questura di Roma, perché fossero impedite le processioni o qualunque altra espressione rumorosa di culto alla Madonna delle Tre Fontane. Il card. Vicario Micara, ad esempio, investito della questione se si dovesse «lasciar correre o intervenire presso la Polizia», con riferimento ad una progettata processione per il due novembre 1952 alla volta della grotta, rispondeva:
Si intervenga come il Vicariato ha diritto di farlo in simili occasioni.

Il primo novembre dello stesso anno ci fu però un corteo delle domestiche di Roma, da porta S. Paolo alla grotta delle Tre Fontane, con un discreto numero di partecipanti .
Lo stesso positivo interessamento del papa Pio XII - a fronte di una posizione negativa assunta dal card. Vicario e Segretario del Santo Offizio Marchetti Selvaggiani - testimoniato da padre Virginio Rotondi, non poteva in alcun modo essere percepito dai fedeli delle Tre Fontane. Scrive il gesuita su «Il Popolo» del 22 maggio 1984:
L‘allora Vicario Marchetti Selvaggiani, saputo che in quel luogo notoriamente malfamato era stata posta un immagine di Maria e che il popolo andava a venerarla, aveva ordinato di far sparire tutto. Pio XII - posso ricordarlo perché lo confidò a me - diede il contr’ordine dicendo: che sia apparsa o no è faccenda da esaminare; ma il popolo può recarsi a onorare la Madonna, dovunque creda. E la devozione nacque, crebbe...

Difficoltà di un culto organizzato
L’evento che aveva giustificato la nascita di un nuovo spazio sacro, rappresentava a un tempo il motivo della sua fortuna, ma anche il limite alla sua espansione, in attesa che intervenisse la tradizione a sanare una situazione precaria. A differenza della parrocchia, che ha un legame inscindibile e quasi esclusivo col territorio circostante, un santuario mariano è meta di un interesse generalizzato, che si esprime in modo diverso, a seconda che sia inserito in un contesto rurale o urbano. Vale anche in questo caso quanto suggerito da Andrea Riccardi a proposito della devozione alla Madonna del Divino Amore, dove «i dolori e i drammi che divengono invocazione di grazie e preghiera sono i problemi dell’uomo della città moderna, non più espressione di una civiltà contadina». L’analisi di quegli ex voto che esprimono una motivazione, delle preghiere e delle poesie alla Vergine della Rivelazione, le stesse forme del culto alla grotta, rinviano alla sensazione dei fedeli di una reale capacità della Madonna di influire sulla vita degli uomini e di consentire una loro più immediata esperienza di Dio. Insieme alla sincerità di queste espressioni di fede, c’è anche da rilevare la povertà del loro linguaggio, sintomo di un ritardo culturale della pietà mariana, che ha il limite di non riuscire a comunicare la propria ragion d’essere al di fuori della sua nicchia di consenso.
Il laico che si interessava dei fatti delle Tre Fontane, oscillava tra un ossequio esasperato alla autorità ecclesiastica, della quale temeva l’intervento, e il desiderio di far sentire la propria voce su materie che si ritenevano di assoluta pertinenza dei religiosi:
Però tali studiosi dei Libri Santi, vollero interpretare il titolo con cui la Vergine si era presentata a Bruno, come un riferimento alla Rivelazione, che parla di Lei [...] Fui tratto, benché a malincuore, a seguire tale commento; però debbo ora confessare di essere costretto a ritornare sulla mia interpretazione, che mi sembra la più giusta. La Vergine è apparsa dunque non come “Rivelata “, bensì come “Rivelatrice”.

I fatti delle Tre Fontane sono letti da qualcuno come legittimazione di un ruolo più ampio del laico nella Chiesa, in riferimento alle analogie fra quanto accaduto a san Paolo sulla via di Damasco e l’esperienza del fattorino romano.
In questo caso si fa riferimento alla categoria del carisma, che sarebbe in grado di rendere ragione delle nuove forme di apostolato, non giustificate da una consegna della chiesa gerarchica: Questi profeti sono i Carismatici, che ricevono la loro missione non dall ‘autorità ecclesiastica, ma direttamente dal Cielo. A questi profeti neotestamen fari, che hanno esercitato tanto influsso nella Chiesa, appartengono non soltanto una S. Caterina da Siena, una S. Giovanna d’Arco, una S. Margherita Maria Alacoque, una Bernardette Soubirous e i veggenti di Fatima, ma anche, così mi pare, Bruno Cornacchiola. Dopo lo scioglimento del comitato fra laici cattolici presieduto dal Contardi, si ebbero altri due tentativi di dar vita a gruppi organizzati per il culto alla Madonna delle Tre Fontane. Il primo, costituito di sole donne, ebbe vita breve e non ha lasciato alcuna traccia di sé, mentre l’altro, denominatosi Associazione zelatori Vergine della Rivelazione fu attivo dall’inizio degli anni ‘50 fino alla morte del suo presidente Giovanni Battista Perasti, nel 1970. Questi, proprietario di una tipografia in via del Boschetto, era un personaggio di modesta cultura, ma la sua devozione appare sincera e disinteressata. I membri erano complessivamente un centinaio e si occupavano di organizzare le processioni alla grotta, di acquistare gli arredi sacri e di svolgere alcune atti di vità benefiche.
I rapporti tra questa associazione e l’autorità ecclesiastica furono ancora una volta problematici, poiché il Santo Offizio ed il Vicariato non gradivano manifestazioni di culto organizzato alle Tre Fontane, quantunque in forma privata, né mostravano fiducia in persone di cui non conoscevano la storia personale e la bontà delle intenzioni. Il Vicariato indagò tramite il parroco di san Marco in Agro Laurentirio e il sacerdote don Mario Ottaviani, sulla persona del Perasti. Quando poi l’associazione degli zelatori inviò il proprio statuto al Vicariato «al fine di ottenere l’approvazione», il card. Pro Vicario Traglia si rivolgeva al Santo Offizio che così decideva:
In proposito mi do premura notificare all’Eminenza Vostra Rev.ma che Questa Suprema, esaminate attentamente tutte le circostanze del caso ha decretato: “Prouti exponitur non expedi.

Assai difficilmente, quindi, avrebbe potuto svilupparsi un movimento organizzato intorno a questo santuario, anche perché la pietà mariana è caratterizzata, al di là di qualche imprudente plebiscito in favore di apparizioni non riconosciute, da un ossequio incondizionato all’autorità ecclesiale.
Nel corso dei dieci anni di custodia laica del santuario, la religione ufficiale, con la sua teologia e liturgia, lasciava il posto alla fede spontanea e non comunicabile, dando luogo nel complesso ad una devozione del cuore più che della mente.

Le Tre Fontane e i fratelli separati
Riferendosi al rapporto tra la devozione alle Tre Fontane e i protestanti, si notano una varietà di manifestazioni, che vanno da una chiara intolleranza, visibile soprattutto sulla stampa, fino a più pacate forme di preghiera per l’unità dei cristiani, pur sempre nello schema del necessario ritorno dei fratelli separati nella Chiesa cattolica. Si legge ad esempio su un opuscolo scritto da Linda Riggio Cinelli, impegnata a Napoli con la Crociata Mariana in una accesa campagna antiprotestante:
Che tutti i credenti in Cristo si raccolgano, come figli dello stesso Padre nello stesso ovile. Dimentichiamo le colpe dei nostri predecessori che hanno condotto alla scissione, chiamiamoci col nome di fratelli, elevati all’altezza di figli di Dio dalla immolazione del Cristo. Uniamoci nello stesso ardente desiderio di pace e di amore, prendiamoci per mano anelanti nella scia luminosa lasciata quaggiù dal Maestro. Chi non fa questo passo non ama Cristo, non è degno di essere suo discepolo, perché invece di raccogliere forza per il trionfo di Lui, la disperde.

In questa atmosfera di crociata si inserisce anche una invocazione alla Vergine della Rivelazione, scritta da un seminarista del Pontificio Colegio Pio Latino Americano, che rispecchia fedelmente l’immagine della Chiesa di Pio XII:
Ella, Ella sola ci salverà, purché siamo uniti e compatti nel nome del Figlio! È questo il suo supremo appello, anche ai figli dissidenti ed increduli, affinché tutti tornino all’ovile, sotto l’usbergo dell’unico Capo che è il dolce Vicario di Cristo in terra. E tutti uniti saranno allora, e saremo una forza insuperabile all’avanzata di Satana. E il nemico sarà sgominato e ringraziandoLa, potremo invocarLa col dolce appellativo con cui sarebbe apparsa alle Tre Fontane, di “Vergine dell’Unità dei Cristiani”!

La sintonia fra queste impostazioni e l’indirizzo pastorale di Pio XII, la si può notare ad esempio dal seguente brano dell’enciclica Sempiternus Rex Christus del 1951:
Ma c’è un altro motivo che con grande urgenza esige che le schiere denominate cristiane quanto prima si uniscano e combattano sotto un solo vessillo contro i tempestosi assalti del nemico infernale. Chi non ha orrore dell’odio e della ferocia con cui i nemici di Dio, in molti paesi del mondo, minacciano di distruggere o cercano di sradicare tutto ciò che c’è di divino e di cristiano? Contro le associate schiere di costoro, non possono continuare, divisi e dispersi, a perder tempo tutti quelli che, segnati dal carattere battesimale, sono destinati per dovere alla buona battaglia di Cristo.

Risonanze all’estero
La conversione dell’apostata costituiva il motivo dominante anche degli articoli che divulgavano all’estero l’apparizione romana, pure da parte di quegli ordini religiosi che in Italia l’avevano prudentemente taciuta. Così accadeva ad esempio per i gesuiti dell’America Latina con i vari «Mensajeros del Corazòn de Jesùs», o per i monfortani in Belgio e in Inghilterra, che ponevano l’accento rispettivamente sulla consegna del pugnale al papa in occasione della chiusura della crociata della bontà e sul ritorno di un comunista alla fede. Oppure si raccontava di un pellegrinaggio alla grotta della apparizione nel corso dell’anno santo o, come nel caso dei claretiani, in occasione della canonizzazione del fondatore.
Questo è uno degli aspetti che conferma la difficile attribuzione dell’identità religiosa di questo spazio sacro, sul quale grava l’apparente silenzio degli ambienti religiosi romani.
Poco dopo la diffusione di alcune frasi del messaggio della Madonna apparsa, i cappuccini del santuario di Notre Dame de la Trinité di Blois in Francia, avevano individuato nelle parole «Sono Colei che Sono nella Trinità Divina» una significativa conferma della loro devozione.
In effetti pensarono ad un ideale gemellaggio fra i due santuari, stampando una traduzione in francese di un opuscolo del Contardi, anche se ciò non condusse ad ulteriori approfondimenti.
Il padre Adrien addirittura volle cambiare nome a colei che si era presentata come Vergine della Rivelazione, definendola con affetto proprio Notre-Dame de la Trinité.

Gli ex voto
A parte il gran numero di busti ortopedici, grucce, stampelle, ex voto anatomici, cuori d’argento, che sono stati lasciati nel corso degli anni alla grotta dell’apparizione, solo le marmette possono far rilevare quale sia stato il periodo di maggior fortuna del santuario. Infatti delle 924 ancora conservate, 681 recano la data, mentre più scarse sono le notizie sul tipo di beneficio ricevuto e sulla provenienza dell’offerente. I dati raccolti, relativi al periodo 1947-1990, mostrano che la maggior concentrazione di marmette risale al primo decennio di vita del santuario, essendo il 64% del totale. 11 78% ditali ex voto è concentrato nei primi 15 anni, sui 43 totali, essendo ciò verosimilmente dovuto al progressivo calo d’interesse verso questo spazio sacro e al cambiamento delle forme della pietà mariana.
La maggior parte delle motivazioni debbono ricondursi alla categoria delle guarigioni, comprendendo fra queste anche la sopravvivenza ad incidenti automobilistici, terremoti e naufragi.
Sulle marmette si trova per lo più solo la scritta P.G.R., ma su 89 di queste c’è anche un riferimento più o meno ampio a grazie di tipo fisico, con prevalenza di recuperi della vista (12 casi), guarigioni da gravi cardiopatie (10 casi) e da tumori (10 casi). Il riferimento ad incidenti automobilistici è presente in 4 casi, di cui il primo del 1948.
Seguono le richieste di protezione per l’offerente e per la sua famiglia, le consacrazioni alla Vergine della Rivelazione, le conversioni e comunque benefici di tipo morale o spirituale.
Nelle marmette non si fa riferimento a miglioramenti di condizione di vita, quali l’ottenimento di una casa o di un impiego per i quali si era in precedenza pregato, poiché in questi casi le forme di ringraziamento sono diverse e meno vistose.
Infine ci sono motivazioni relative al ritorno di militari dispersi in guerra e a guarigioni accompagnate da conversioni; ad esempio su una marmetta si legge:
Grazie a Maria che risanò e redense lo sposo. G.F. XI-1 951.

La provenienza dell’offerente è indicata solo in 199 casi, anche se è da ritenere che la maggior parte delle marmette sprovviste ditale riferimento siano da attribuirsi a romani. Comunque, questa è la distribuzione rilevata:

Italia
Numero marmette Percentuale
Roma 52 26.1%
Lazio 11 5.5%
Nord 33% 16.6%
Sud 64 32.2%

Estero
Numero marmette Percentuale
Europa 24 12.1%
Africa 3 1.5%
America del nord 9% 4.5%
America del Sud 2 1.0%
Asia 1 0.5%
È interessante notare che 10 marmette provengono dall’Ungheria, dove, secondo quanto si legge su una di queste, sarebbero stati eretti tre santuari parrocchiali e varie cappelle periferiche, dedicati alla Vergine della Rivelazione.
Fra i varì ex voto si nota quello dell’attore Carlo Campanini’, terziario francescano e legato alla figura di padre Pio. Egli è stato un assiduo frequentatore del santuario, insieme a fra Daniele Natale, stretto collaboratore dello stigmatizzato di Pietrelcina. In effetti dall’Albo d’Oro tenuto da padre Gentile de Santi, primo custode religioso della grotta dell’apparizione, si notano frequenti visìte dei figli spirituali di padre Pio, mentre molte immagini di quest’ultimo sono appese nella galleria degli ex voto.
L’unica edicola mariana dedicata alla Vergine della Rivelazione, che sia stata osservata nel corso di questa ricerca, si trova nella via principale di Riofreddo, un paesino in provincia di Roma ai confini con l’Abruzzo. Questa è da considerarsi fra gli ex voto, poiché postavi dal signor Alberto Artibani in seguito ad una grazia ricevuta.

Le conferme carismatiche
A corroborare presso i fedeli l’idea che alle Tre Fontane sia veramente apparsa la Madre di Dio, contribuisce la testimonianza resa da alcuni personaggi, noti per la qualità straordinaria della loro fede.
Si tratta di figure femminili che hanno in comune una vita di dolore e malattia, vissuti come prolungamento delle sofferenze di Cristo, e perciò fatte segno di una speciale predilezione da parte di Dio, che avrebbe affidato loro compiti particolari. Ne risultano delle figure paradigmatiche, il cui successo è legato ad un rapporto costante col soprannaturale, che sembra annullare la discontinuità tra cielo e terra.
Ben conosciuta è Maria Valtorta, costretta a letto da una grave infermità per lunghi anni e autrice del Poema dell’ Uomo Dio (156), una complessa sceneggiatura dei Vangeli in dieci volumi, che le sarebbero stati dettati da Cristo stesso. Difficile nel suo caso delineare con precisione la categoria dell’ispirazione, tuttavia rimane ìl fatto che la sua opera rappresenta una fonte copiosa di ambienti evangelici e approfondimenti del pensiero cristiano. Il Poema dell’Uomo Dio, scrìtto tra il 1944 e il 1947, fu però posto all’Indice con Decreto del Santo Offizio del 16 ottobre 1959, pubblicato, insieme ad un articolo anonimo di chiarimento, su «L’Osservatore Romano» del 6 gennaio 196O°. Ciò non ha tuttavia impedito la sua diffusione ed un certo successo anche tra i sacerdoti. Maria Valtorta parla diffusamente dell’apparizione romana in altre sue opere, particolarmente ne I Quaderni dal 1945 al 1950 , ove si trovano sue riflessioni sull’evento sacro (pp. 356-372) e la spiegazione del messaggio che le darebbe san Azaria, suo angelo custode. Il 24 ottobre del 1947, secondo quanto si legge sui quaderni (pag. 486), la veggente viareggina avrebbe visto una immagine della Trinità con «al centro Maria SS., nel suo più fulgido aspetto glorificato». Alcun tempo dopo le spiegherebbe san Azaria:
L’Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di M. Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata - potrei dire: contenuta - nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto deI suo seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l’amore dell’Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è il suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell’Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve.

Ed ancora sarebbe lo Spirito Santo a confermare i fatti del 12 aprile 1947:
... delle mie lezioni tratte dalla epistola di colui che predicò Cristo anche dopo la morte col triplice sgorgo delle 3 Fontane, là dove ora si è aperta una sorgente di miracolo per la misericordia di Maria, Chiave alla apertura di ogni divina misericordia.

Le parole udite dal Cornacchiola: «Sono Colei che Sono nella Trinità Divina», erano già note alla Valtorta, cui si sarebbe presentata alcuni anni prima la Madonna come Vergine Regina della Rivelazione , aggiungendo <‘Sono Colei che Sono nella Ss. Trinità».
Sono queste verifiche importanti, sia perché sottraggono il fattorino romano alla solitudine propria della condizione di veggente, sia perché possono valere quale cartina di tornasole del nucleo centrale del messaggio. Vi è poi la figura di Luigina Sinapi, da molti riconosciuta come santa per la profondità della sua esperienza di fede, anchella protagonista di una straordinaria familiarità con il Cielo. Ha vissuto la sua vocazione alla santità come laica dopo una breve esperienza tra le suore Figlie di san Paolo, restando quale esempio di trasformazione del dolore in offerta per la redenzione delle anime.
All’età di 21 anni, nel 1937, trovandosi con un gruppo dell’Associazione Figlie di Maria presso il bosco di eucaliptus delle Tre Fontane, dopo una visita alla vicina abbazia, fu scelta quale custode di una importante rivelazione. Era entrata in una grotta vicina, trovandovi i resti di un corpicino vittima di un aborto che volle immediatamente seppellire. Fu allora che la Madonna, apparendole, le avrebbe detto: «Tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa, vuole uccidere il Papa... Ora vai in san Pietro, troverai una signora così vestita... Lei ti condurrà dal fratello cardinale. Porterai a lui il Mio Messaggio. Da questo luogo stabilirò a Roma il trono della mia gloria. Inoltre dirai al cardinale che presto sarà il nuovo Papa».

E incontrò la Marchesa Pacelli e l’importante fratello, che per questa testimonianza avrebbe dato credito all’apparizione del 1947. Per il momento non esiste alcuna documentazione del rapporto tra la Sinapi e ìl pontefice Pio XII, ma un radiomessaggio di quest’ultimo in occasione della «giornata per gli ammalati» il 14 febbraio 1954, sembra additare proprio la giovane di Itri quale esempio di dolore offerto per amore:
Ma non sempre è così, diletti figli; non sempre vi sono anime ribelli, anime che imprecano sotto la pressione della sofferenza. Vi sono, grazie a Dio, anime rassegnate alla divina volontà; vi sono anime serene, anime liete; anime, perfino, che hanno positivamente cercato la sofferenza. Di una, in particolare, Noi udimmo un giorno la storia nel radioso Anno Santo, quando i Nostri figli accorrevano straordinariamente numerosi a Noi da ogni parte del mondo. Era una giovane di venti anni, modesta di origine, a cui il Signore aveva donato tanta freschezza e insieme tanto candore. Tutti ne sentivano il fascino, perché ella sporgeva intorno a sé il profumo di una vita incontaminata. Ma un giorno ella temette di poter divenire occasione di peccato, e avendone avuta quasi un ‘interiore certezza, andò a ricevere Gesù in un impeto di generosità e gli chiese di toglierle ogni bellezza e perfino la salute. Dio l’esaudì, accettando l'offerta di quella vita per la salvezza delle anime. Noi sappiamo che vive ancora, anche se arde e si consuma come una lampada viva davanti aI trono della giustizia e dell’amore di Dio. Ella non impreca, non mormora. Non chiede a Dio: «Perché?». Ha sempre il sorriso sul volto, mentre conserva perenne nell ‘anima la calma e la gioia. Bisognerebbe chiedere a lei perché accetta di soffrire, perché ne gode, perché ha cercato i patimenti. E come a lei, bisognerebbe chiederlo a migliaia di anime, che si offrono a Dio in silenzioso olocausto.

Adesso esiste un centro Ora eucaristico Mariana, presso le Maestre Pie Filippini di via delle Botteghe Oscure a Roma, ove si recita ogni primo sabato del mese un rosario secondo le indicazioni lasciate dalla Sinapi e che intende promuovere la causa della sua beatificazione.
Luigina Sinapi, che fu assai vicina anche alla figura di Padre Pio, è ora sepolta nel cimitero del Verano a Roma, dove si recano a farle visita numerosi pellegrini. Particolarmente legato a questo personaggio è l’attuale presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Da ultimo, c’è il caso di suor Raffaella Somma delle Maestre Pie Filippini, che avrebbe avuto la stessa visione del Cornacchiola con alcune profezie sulla sua vita che si sarebbero avverate.
Si è in precedenza raccontato del breve messaggio che la Vergine della Rivelazione ha voluto inviare alle religiose della vicina scuola di S. Giuseppe. Il veggente però quella sera del 30 maggio non riuscì a compiere quanto comandatogli, perché le suore non si fidarono di far entrare, era ormai notte, uno sconosciuto. Fu solo all’inizio di luglio che avvenne un incontro tra il Cornacchiola e la Madre Superiora di quel convento. Il veggente potè riferire il messaggio, mentre la religiosa gli presentò una sua consorella, suor Raffaella Somma, che riferì la sua straordinaria esperienza:
Mi raccontò che aveva fatto un sogno. Le sembrava di trovarsi in una grande chiesa e sentiva la voce di un oratore che spiegava ciò che la Madonna aveva detto apparendo a me nella Grotta delle Tre Fontane... La Madonna si presentò a lei con questa frase: «Sono Colei che Sono nella Trinità Divina; Sono la Vergine della Rivelazione; tu mi perseguiti ora basta!». La suora mi ripeté tutto il lungo messaggio. Al termine mi mostrò un quadernetto, dicendo: - Ho scritto tutto, affinché resti documentato per chi non vuole credere.

Nella stessa visione la Madonna avrebbe fatto alcune profezie, che diamo di seguito:

1. I figli del veggente, che frequentavano la scuola delle Maestre Pie Filippini, sarebbero stati allontanati dall’istituto.
2. Suor Raffaella sarebbe stata a lungo interrogata e poi rinchiusa in un manicomio.
3. Sarebbe poi stata riconosciuta sana di mente e licenziata, dopodiché sarebbe morta a causa di un tumore.
4. Sarebbe stata sepolta nel cimitero dei Trappisti.

Tutto questo si è verificato, rendendo una ulteriore testimonianza a favore della veridicità dell’apparizione alle Tre Fontane.
Suor Raffaella morì il 19 febbraio 1949 a causa di un tumore e tuttora riposa presso il cimitero dell’Abbazia delle Tre Fontane, fra le tombe dei cistercensi riformati.

I visitatori alle Tre Fontane
Dalla lettura dell’Albo d'Oro della grotta delle Tre Fontane, disponibile a partire dal luglio 1957, si nota che tra i visitatori non laziali prevalgono costantemente quelli campani, mentre tra gli stranieri il maggior numero proviene dalla Francia, dalla Germania e da Malta, dato presente anche negli ex voto.
Per quanto riguarda le associazioni cattoliche, si è riscontrata l’ovvia assenza di pellegrinaggi ufficiali a livello nazionale, ma la costante presenza di gruppi locali, particolarmente dell'A.C.I., con tutte le sue diramazioni.
Quantunque le Tre Fontane non rientrino tra gli itinerari dellU.N.I.T.A.L.S.I., cionondimeno le visite di singole sezioni di questa importante organizzazione sono molto frequenti, come pure quelle dei Volontari della Sofferenza di mons. Novarese. Tuttavia la presenza più massiccia è quella delle suore, che spesso accompagnano scolaresche o gruppi di malati. Continuano nel corso degli anni le visite di vescovi e cardinali, come pure di sacerdoti e seminaristi. Da notare anche il progressivo aumento dei pellegrinaggi parrocchiali da tutte le diocesi d’Italia, compresa la Sardegna.
I visitatori scrivono talvolta qualche preghiera, chiedendo prevalentemente protezione per la propria città, la pace per il mondo, l’unità dei cristiani, l’aumento della fede e la guarigione dei malati.
Numerosi i ringraziamenti per benefici ottenuti, come quello, ad esempio, della infermiera perugina Palma Bravi, guarita alla grotta nel settembre del 1950:
Nell’anniversario del mio strepitoso miracolo consistito nella guarigione istantanea da una endocardite cronica e della mia conversione spirituale, rinnovo la mia gratitudine specialissima alla Beata Vergine della Rivelazione delle Tre Fontane, facendo voti che la Buona Madre del Cielo si degni di continuare a toccare i cuori e a guarire i corpi in questo luogo benedetto. Palma Bravi, 10.9.1957.

Conclusione
Il quadro fin qui dato della pietà mariana alle Tre Fontane è sufficiente a mostrarne gli orientamenti principali e più persistenti, risultando la sua originalità nell’assenza di moduli espressivi tradizionali e facilmente codificabili. Ciò si è visto essere dovuto all’ambiente urbano moderno in cui è inserito questo spazio sacro, alla mancanza di una sua tradizione ecclesiale e alla corrispondente piena spontaneità del consenso ricevuto, che non si è potuto tradurre in concrete iniziative locali. «L’Osservatore Romano» del 20 luglio 1955 aveva, forse per una distrazione, annoverato le Tre Fontane fra i santuari nostrani che meriterebbero l’attenzione dei fedeli, ma è rimasta una voce isolata. Come pure il commento dello scrittore Graham Greene che nei suoi Saggi cattolici definisce quella del fattorino romano «una visione che la Chiesa può anche considerare degna di fede». Il 12 aprile 1987, quarantesimo anniversario dell’apparizione, ha presieduto la celebrazione eucaristica alla grotta il card. Vicario Ugo Poletti, quasi a consegnare ufficialmente il santuario alla città, senza peraltro dare segni di un diverso contegno dell’autorità ecclesiale verso le Tre Fontane.
La gente continua il suo pellegrinaggio alla grotta dell’apparizione come segno della propria elezione di Maria quale Madre Universale, affidando a lei le angoscie quotidiane, ma insieme chiedendole di illuminare il cammino della vita.


L’importanza dei carismi era nota nella Chiesa fin dai suoi esordi, rinvianversale, do all’idea di una distribuzione di doni e facoltà da parte dello Spirito Santo che infonderebbe in ciascun uomo brani di Verità. Questa categoria è stata riscoperta e valorizzata dal Concilio Vaticano TI e più recentemente da gruppi o associazioni cattoliche, con particolare riguardo alla figura ed al ruolo dei laici. Anche la sociologia religiosa di ispirazione marxista ha usato il termine carismatico, peraltro con valenza negativa, alludendo ad individui cui sono attribuite esperienze o qualità straordinarie, che darebbero luogo a scomposti fenomeni di pietà popolare, quasi tutti spiegabili con l’arretratezza culturale di talune aree geografiche ed economiche. Viene così individuata una «patologia sociale» che, valutata dal punto di vista dei fedeli, evidenzierebbe un loro insufficiente grado di coscienza della realtà, mentre da quello di chi produrrebbe il fenomeno, un malcelato intento di conservazione politica e di sfruttamento economico.
Gli strumenti usati per l’interpretazione vanno dall’antropologia alla psicoanalisi, ma le conclusioni sono le stesse e per le Tre Fontane si riferiscono al rapporto tra il veggente e i poteri religioso e civile, che ne trarrebbero benefici:
I precedenti politici (orientati verso sinistra) e protestanti del soggetto e il suo interesse a combattere quel culto di Maria che invece poi tanto contribuì a diffondere, ne hanno permesso una immediata utilizzazione da parte delle autorità politiche ed ecclesiali ai fini di battaglie ideologiche, di strategia del consenso, poiché, in modo eclatante, risultava evidente dall’episodio come ad un peccatore fosse stata imposta dall’alto la via della conversione.

Queste letture, che pure contengono elementi di verità, hanno il limite di usare come fonte unicamente degli opuscoli o singoli articoli di giornale, proponendo una carrellata di fenomeni carismatici in cui tutto appare indistinto e frutto di una identica condizione culturale e di percezione del sacro. L’obiettivo viene puntato solo sul veggente e sul contesto politico e della chiesa gerarchica, risultando i fedeli delle semplici caricature che si agitano in un mondo artificiale e grottesco.
Lo storico Carlo Falconi, ad esempio, fa seguire una brevissima descrizione dei fatti delle Tre Fontane a quella, ben più accurata, di quanto accaduto in un paesino in provincia di Brindisi, dove un tale che diceva d’aver visto la Madonna, «sparava sulla folla terrorizzata».
Queste erano le conclusioni della storiografia marxista, che conservava inalterati i toni polemici dell’agone elettorale dell’aprile 1948, quando il Paese appariva fortemente diviso al suo interno, mentre ogni fazione esprimeva un’accesa intolleranza nei confronti dell’altra, senza risparmio di accuse:
E questa insistente propaganda mariana partorì gli immancabili miracoli. Nel ‘48, l”anno dei prodigi”, se ne contarono a decine, in stragrande prevalenza, per l’appunto miracoli mariani: madonne lacrimanti, madonne sanguinanti, madonne sfavillanti apparvero a bambini, adulti, vecchi. Solo dopo il vittorioso esito delle elezioni questa febbre mariana a poco a poco si calmò.

Anche uno studioso come il Candeloro si accontenta di un modello stereotipo di interpretazione, che evidenzia limiti di approfondimento e scarsa serenità di giudizio, soprattutto quando si dà per scontato che siano il «Clero e i comitati Civici» a produrre il fenomeno delle mariofanie:
Basta ricordare le processioni delle «Madonne Pellegrine», le apparizioni e i miracoli delle «Madonne piangenti», i discorsi del gesuita Lombardi, detto «il microfono di Dio», e le altre manifestazioni di tipo sanfedistico che allora vi furono in Italia e che certo ebbero un peso tutt ‘altro che trascurabile sul risultato delle elezioni del 18 aprile.

Tuttavia, a proposito delle Tre Fontane, si è vista l’assenza di una programmazione da parte delle autorità ecclesiali, le quali ne erano rimaste per così dire travolte. Fu soprattutto la stampa cattolica non dipendente dalla gerarchia, di orientamento democristiano o monarchico, a far rientrare l’esperienza del veggente nell’agone elettorale e nello scontro di civiltà richiamato anche dai discorsi del pontefice.
Arnolfo Santelli descrive su «Parola Nuova» un pellegrinaggio alla grotta dell’apparizione, in cui tutto è artificio retorico e i fedeli sono costretti a recitare la parte assegnata loro dal politico:
...Un ‘altra voce fa eco dalla folla inginocchiata: - Benedici la nostra Italia, Maria. In Italia tuo Piglio fondò la Sua Chiesa: in Italia siede ancora il Suo Vicario Universale -. L’invocazione accolta da un coro unanime che in quest’ora così corrusca di sangue e di dolore pare esprimere la disperazione e la fede di tutta la Nazione: Benedici la nostra Patria, o Maria, benedici la nostra povera Italia, tu sei la sua Castellana!.

Non si può dire però che questo tipo di letture crei o condizioni lo sviluppo della devozione popolare alla Madonna delle Tre Fontane, che rimane prevalentemente nella sfera religiosa. Sul volantino che pubblicizzava i festeggiamenti per il primo anniversario dell’apparizione (12 aprile 1948), si invitava a pregare per «la pace, per la conversione degli increduli e per la guarigione degli infermi», mentre è assente ogni riferimento alle elezioni. La fede in generale e la pietà mariana in particolare, sembrano continuare a dare un senso a quegli aspetti dell’esistenza che la cultura atea non riesce a spiegare o a risolvere: la morte, la malattia, la disgregazione familiare, la solitudine, la paura, la sofferenza, la povertà ecc.

Si può comprendere tuttavia che l’osservatore dei fenomeni di pietà popolare possa rimanere perpiesso riguardo talune sue manifestazioni, che sembrano estranee ad una vita condotta razionalmente. Già Gramsci era ricorso alla categoria del «folklore», non già con riferimento alla idea banale del «pittoresco», ma proprio come «concezione del mondo e della vita», che permette di meglio distinguere tra la religione «ufficiale» e quella «del popolo» o delle classi subalterne.
I sociologi hanno individuato nella festa il momento che meglio caratterizza il modo di essere ditale religione, concentrando in alcune ricorrenze un gran numero di persone intorno ai santuari e dando luogo a fenomeni di «preistoria contemporanea». Tuttavia, per quanto osservato, alle Tre Fontane una tale dimensione della festa è assente; ciò è dovuto alla mancanza di una collocazione ufficiale di questo culto, ma anche al suo esprimere una religiosità privata e non legata alla dimensione comunitaria e alla identità di un gruppo che vi si riconosce. È il risultato di una realtà urbana moderna, in cui si assiste al progressivo isolamento degli individui, ove non hanno più senso le vecchie forme di aggregazione e i riti di massa. È significativo che in uno studio dal titolo Le feste dei poveri, l’autrice Annabella Rossi non sia in grado di rilevare i «comportamenti particolari» dei fedeli alle Tre Fontane, mentre ne annota alcuni per il Divino Amore, come il «camminare scalzi, camminare sulle ginocchia»10, perché sfuggono ad una lettura stereotipa.
Per lo studioso non credente, che si sente dotato di una maggiore consapevolezza del reale, il fatto stesso che la Madonna appaia in una grotta rappresenta oggetto di considerazioni sull’esistenza di un ambiente psicologico in cui immaginare tali eventi sacri:
Così anche in una cultura urbana la Madonna seguita ad apparire, ancora oggi, nelle grotte; come è avvenuto a Roma nel 1947, quando un tranviere ebbe un ‘apparizione, mai accettata e mai completamente rflutata dalla chiesa, in una grotta che si trova alla periferia della città. Evidentemente anche tale apparizione era condizionata dall’idea stereotipa fornita dalle leggende cultuali, per cui colui che ritiene di assistere ad una apparizione mariana, la deve collocare, inevitabilmente, nell ‘ambiente previsto dalla tradizione.
Il punto di osservazione di colui che presuppone la falsità ditali manifestazioni non si può considerare previlegiato, perché alla fine la bontà della sua analisi può essere inficiata dalla falsità ditale premessa; mentre per il credente che si accosta con prudenza allo studio delle apparizioni, rimane intatta la possibilità del discernimento.


Non si può dire che gli scritti celebrativi sui fatti delle Tre Fontane siano numerosi, risentendo anche questo tipo di pubblicazioni della mancanza di una promozione dall’alto ed anche di una certa diffìdenza delle autorità ecclesiali.
I primi a ricostruire per il pubblico l’apparizione al fattorino dell’Atac furono dei laici, che potevano disporre di una più ampia libertà di azione e non si sentivano gravati dalle responsabilità che il religioso sente d’avere in relazione al suo stato.
Fu il presidente del comitato, lo scrittore di modesto successo Enrico Contardi, a confezionare il primo opuscoletto’, che si vendeva alla grotta già alla fine del giugno 1947 e che non era gradito alla autorità di pubblica sicurezza:
...Dagli Agenti di P.S. in servizio di vigilanza presso la Grotta è stato proceduto - d’intesa con i Frati Trappisti del Convento omonimo - al sequestro di 500 copie di uno stampato illustrato, inneggiante alla “Vergine della Rivelazione”, che veniva venduto, al prezzo di lire 10 alla copia, da alcune donne, senza alcuna autorizzazione...

L’autore era riuscito a guadagnarsì la fiducia e le confidenze del veggente, presentandosi come fervente cattolico e del tutto scevro da interessi economici.
Lo scritto, come del resto quelli che lo seguirono, era privo di imprimatur, contenendo però la classica protesta, nella quale si manifestava la «sottomissione ai decreti di Urbano VIII» e la volontà di «non prevenire in alcun modo il giudizio dell’Autorità Ecclesiastica».
L’apparizione era descritta in ogni particolare, compreso il messaggio, che costituiva il momento più originale dell’asserito evento sacro e tale da convincere anche molti sacerdoti.
Gli scritti del Contardi furono tradotti in diverse lingue, soprattutto ad opera di singole comunità di religiosi, che li inserivano spesso nei loro periodici. Come accadde per i Cappuccini del Santuario di Notre Dame de la Trinité a Blois, i quali avevano individuato significative analogie fra la devozione da loro propagandata e quella recentemente stabilitasi a Roma:
La révélation de li Vierge sous cette Expression: “le suis Celle qui suis dans la Trinité Divine” ne pouvait que nous émouvoir profondément. C’etait une confirmation par la Vierge Elle-méme de la dévotion t Notre Dame de la Trinité...

Il secondo scrittore fu il conte Giulio Loccatelli, che si occupava della cronaca di Roma per il «Giornale d’Italia», il cui tentativo di dar vita ad un nuovo bollettino della grotta nel corso del 1950 non sopravvisse al primo numero, ancora una volta per l’intervento del Vicariato. Il suo opuscolo si vendeva a partire dall’ottobre 1947 e fu aggiornato più volte, fino all’ultima edizione, postuma, del 1959. Rispetto al lavoro del Contardi c’era in più la descrizione dei miracoli e il tentativo di leggere il significato teologico del messaggio. I lavori di questi primi due scrittori rappresentarono la base di tutte le ricostruzioni successive.
Dopo la prima metà degli anni ‘50 si cominciano a vedere le autorizzazioni ecclesiastiche e gli imprimatur, mai però concessi dal Vicariato di Roma: Il vescovo di Cortona, Giuseppe Franciolinitm, quello di Norcia, Ilario Roatta, e quello di Gaeta, Dionigio Casaroli9, tutti personalmente convinti della bontà dei fatti delle Tre Fontane.
La lettura antiprotestante e anticomunista era, con varie sfumature, una costante di questi volumetti, le cui considerazioni non si discostano da una religiosità banale e celebrativa:
Il Credo del nuovo apostolo - assolutamente in malafede era la miscredenza, la faziosità e l’odio più accanito contro la Chiesa Madre. Nessuna meraviglia - dati i suoi principi religiosi - se anche nel campo sociale e politico si barcamenasse tra il Partito d’Azione e quello Comunista.

Fuori d’Italia, già nel 1948, l’arcivescovo di Santiago del Cile Caro Rodriguez, aveva scritto nel pròlogo ad un libretto divulgativo dei fatti delle Tre Fontane:
...La reina de los cielos y Madre de Aquel que es el “Camino, la Verdad y la Vida” no habra venido a hacer volver a sufé catolica al que se habfa separado de ella, si e! camino que lievaba era el Camino de la Verdad y de la Vida.

Per quanto riguarda gli scritti divulgativi comunque circolati in Italìa, sì contano 18 autori diversi, alcuni dei quali si ripresentano a volte con degli pseudonimi. È il caso di Enrico Contardi, che impedito dall’autorità ecclesiastica dì occuparsi ulteriormente della grotta dellapparizione, è di nuovo presente nel 1955 come Mario Carloya a raccontare la vera storia delle apparizioni alle Tre Fontane. Altra volta il ricorso allo pseudonimo è relativo al semplice desiderio di celare la propria identità al pubblico.
Nei primi dodici anni di vita del santuario gli opuscoli distribuiti in Italia sono stati scritti esclusivamente da laici, nel complesso undici autori diversi e in alcuni casi non si stampano che pochi esemplarità. In prosieguo di tempo si inverte completamente la situazione, essendo in prevalenza sacerdoti i nuovi scrittori, che uniscono all’intento meramente divulgativo anche quello pedagogico e catechetico:
La rivelazione formale è finita con la morte dell’ultimo degli Apostoli, scelti e posti da Gesù per diffondere la sua Chiesa,fondata sul principe degli Apostoli, san Pietro.
Certi autori pare si rifiutino di aggiornare contenuti e linguaggi, come se si dovesse vivere in un’atmosfera di crociata permanente, nella quale il sacerdote ha il compito di illuminare e proteggere un popolo mai in grado di uscire dalla propria condizione di minorità:
... Basti questo accenno per comprendere l’assurdità e le stupidaggini di una certa propaganda protestantica. Essa fa leva sull ‘ignoranza della povera gente, magari assillata dalla miseria, e sensibile ai doni..

L’unico autore laico di quest’ultimo periodo è stato il vaticanista della R.A.I. Dante Alimenti, che non va al di là di un opuscoletto illustrato ad uso dei visitatori occasionali.
Più articolati i libri di mons. Fausto Rossi e del minore conventuale padre Ernesto Piacentini, che usano un linguaggio sobrio e più preoccupato di capire ciò che la Madonna vorrebbe insegnare, piuttosto che la consueta lista di ciò che intenderebbe condannare.
La decisa presenza dei religiosi nel settore della letteratura sulle Tre Fontane può essere letta come una lenta, ma decisa integrazione ecclesiale di questo culto, che non può sempre rimanere in una condizione sospesa e indecifrabile, come appare agli occhi di chi lo osserva.


 

Pur non rientrando nei limiti e negli interessi di questo studio i analisi dell'attivita personale di Bruno Cornacchiola, e utile accennare a quanto egli ha compiuto in relazione alla sua condizione di veggente, ai fini di una più ampia comprensione del fenomeno delle Tre Fontane.
Negli anni immediatamente successivi all apparizione, la sua presenza alla grotta era pressoche costante, ma non risulta alcuna sua iniziativa relativa alla promozione del culto alla Vergine della Rivelazione, in ossequio a quanto ordinatogli dall’autorità ecclesiastica.
I giornali lo avevano reso un personaggio molto popolare, sottolineando il rovesciamento verificatosi nella sua esistenza ed esaltando il contrasto fra la sua vita precedente e l’attuale, risultando alla fine un meschino individuo immeritatamente fatto oggetto del favore divino.
Indubbiamente la sua caratteristica più deprecata era quella di aver fatto parte della «setta degli avventisti» e di essere stato un «persecutore della Chiesa».
Il fattorino dellAtac, che ha abitato ancora per molti anni in uno scantinato al quartiere Appio, si sentiva investito di una missione da svolgere con l’irruenza del neofita. La sua prima realizzazione è stata l’opera una associazione catechistica che è andata modificando finalità e strutture nel corso degli anni.
Così la descrive lo stesso Cornacchiola al card. Traglia nel 1956:
Nel settembre del 1947, cioè sei mesi dopo la mia conversione, ascoltai il discorso che il Santo Padre fece agli uomini dell’A.C.I. e mi colpirono alcune frasi che mi incoraggiarono a far quel che già pensavo di fare, dopo l’apparizione, una organizzazione Catechistica, per la conversione dei Comunisti e Protestanti. Difatti il 12 aprile 1948, con l’aiuto di Dio e della Vergine cara,formai lo Statuto per l’organizzazione, che chiamai SACRI.

La sua diffusione avvenne soprattutto in alcune borgate di Roma, particolarmente in quella di Montesecco, agglomerato di recente formazione e caratterizzato da una diffusa povertà e analfabetismo. L’assistente ecclesiastico era mons. Castolo Ghezzi, dell’Elemosineria Apostolica, la cui devozione alla Madonna delle Tre Fontane non era gradita all’autorità ecclesiastica. In effetti gli fu ingiunto più volte di non recarsi alla grotta dell’apparizione e di non tenere alcun rapporto col veggente e la S.A.C.R.I., pena la perdita della cappellania di cui era titolare5. Sono esempi significativi del difficile rapporto tra Cornacchiola e le autorità ecclesiali, le quali avrebbero preferito un suo maggior nascondimentc, inconciliabile del resto con l’impegno che aveva scelto. Di diversa genesi era l’attività di testimone della propria conversione, alla quale fu chiamato dai vescovi di numerose diocesi, anche fuori d’Italia. È da ritenere che non fosse contrario Pio XII, per quanto ciò non possa essere documentato.
Evidentemente l’apparizione delle Tre Fontane non era rimasta senza un diffuso consenso, soprattutto quando questo poteva essere espresso senza impegnare direttamente il magistero della Chiesa. Secondo ciò che il veggente raccontò alcuni anni più tardi, in occasione della consegna del pugnale a papa Pacelli, egli avrebbe ricevuto una solenne investitura riguardo alla sua attività di apostolo itinerante del cattolicesimo:
...Santità, domani andrò nell’Emilia rossa. I Vescovi di lì mi hanno invitato a fare un giro di propaganda religiosa. Devo parlare della misericordia di Dio, che mi è stata manifestata attraverso la Santissima Vergine. - Bene, bene! Sono contento! Và con la mia benedizione nella piccola Russia italiana! -

Numerosi dunque i vescovi che hanno creduto nell’apparizione occorsa alle Tre Fontane ed anche nella capacità del fattorino romano di giovare alla vita spirituale di coloro ai quali si rivolgeva con i suoi discorsi.
Qualcuno di essi ha addirittura coltivato una certa familiarità col Cornacchiola, legandosi a lui attraverso piccoli, ma significativi gesti. Fra questi l’allora Arcivescovo di Ravenna Giacomo Lercaro, che così scriveva al veggente nell’aprile 1951:
Debbo ringraziarla ancora tanto del piacere procura tomi di amministrare i due grandi Sacramenti della Prima Comunione e della Cresima al piccolo Gianfranco e della gioia che ebbi nel trovarmi con loro e soprattutto nel portarmi con loro alla grotta dell’Apparizione. Dica a Gianfranco che preghi tanto la Madonna per me: ormai egli ha con me un debito grande, avendogli dato lo Spirito Santo .

Vi è poi il vescovo di Ales Antonio Tedde, che è forse il religioso che più manifestamente ha testimoniato la sua adesione all’apparizione romana. Egli ha fatto erigere a San Gavino una chiesa intitolata alla Vergine della Rivelazione, scrivendo una lettera pastorale in occasione della sua inaugurazione nel 1967:
Con profonda gioia e commozione di Padre e Pastore della Diocesi, Noi vi comunichiamo che la nostra diletta Diocesi ha il privilegio di avere la prima Chiesa dedicata alla Vergine Immacolata col titolo di « Vergine della Rivelazione»

Spesso il Cornacchiola fu invitato a parlare della sua conversione, capace di attirare l’interesse e la curiosità della gente.
Le sue confessioni pubbliche sono state alcune migliaia, svolte prevalentemente in provincia e in occasione di festività mariane. Il racconto dell’esperienza delle Tre Fontane, della quale taceva il contenuto del messaggio, costituiva di per sé un efficace richiamo per quanti erano indifferenti od ostili al cattolicesimo, nonché la trasmissione di una esperienza tangibile del sacro, che avrebbe dovuto rafforzare la fede dei presenti:
Fratelli, io non vi ho detto questo per mettervi uno contro l’altro; i fratelli separati cerchino di istruirsi meglio e rientrino nella Chiesa [..]. Ve lo dico con tutto il cuore e tenetelo a memoria quando vi parleranno, domandate se conoscono questi tre punti bianchi, questi tre punti che uniscono il cielo e la terra: l’Eucarestia, l’Immacolata e il Papa.

Nella generale atmosfera di crociata a sostegno della civiltà cristiana, le parole del veggente delle Tre Fontane dovevano contribuire a serrare le file intorno alla Chiesa cattolica, riparandola da quelli che erano considerati gli avversari del momento: il comunismo ateo e la propaganda protestante:
La conferenza del sig. Cornacchiola, sono certo, ha fatto del bene, infatti il segretario del P. Comunista ha rinunciato al partito consegnandomi la tessera e chiedendo di rientrare nelle file dei buoni, da cui dieci anni prima si era allontanato... I discorsi del veggente, che non era granché istruito, non risultavano violenti, essendo concentrata la loro valenza pedagogica nel racconto della sua vita:
Dalle ore 19 alle ore 20,30 di ieri in un’aula delle suore Sacramentine, il tranviere Cornacchiola Bruno ha tenuto una conferenza sul tema “La Verità”. L ‘oratore, dopo aver rievocato il suo passato protestante, ha narrato dell'apparizione della Madonna avvenuta tre anni or sono in località Tre Fontane. Hanno partecipato 400 persone. Nessun incidente.

Cornacchiola era invitato, come visto, anche da istituti religiosi, ma la gran parte delle confessioni si teneva nelle piazze dei paesi, essendogli stato proibito di parlare in luoghi consacrati. Dall’analisi delle centinaia di lettere di richiesta per una conferenza del veggente, emerge però che la maggior parte delle motivazioni addotte riguardano il mero incremento della devozione alla Madonna, di cui Cornacchiola era ritenuto un apostolo. Fra i vescovi più preoccupati per la diffusione del protestantesimo, si notano quelli delle diocesi di Trani, Ivrea, Benevento, Teggiano, Sessa Aurunca, L’Aquila e Modigliana:
Tre sono i luoghi ove bramerei facesse sentire la sua parola: qui a Modigliana, dove fanno propaganda i Figli di Geova e gli Avventisti; a Dovadola, dove da molti anni son famiglie Valdesi; e a Marradi, centro nevralgico fra la Romagna e la Toscana, dove pure vi sono stati tentativi di propaganda protestante.

Le relazioni sui discorsi del veggente, che venivano puntualmente spedite al papa, evidenziano spesso una ritenuta capacità del Cornacchiola di produrre benefici spirituali negli uditori, come recuperi della fede o acquisizioni di alcune virtù cristiane.
Un giovane, ad esempio, recatosi alle Tre Fontane dopo aver ricevuto la cresima, scrive sull’Albo d’Oro della sua conversione «dal materialismo ateo, per intercessione della Vergine della Rivelazione e attraverso la parola Catechistica dell’apostolo Mariano Bruno Cornacchiola».
L’attività del veggente veniva talvolta ripresa dai giornali, soprattutto quelli locali, che ne parlavano positivamente. Un cappuccino tedesco pubblica in Germania una confessione del veggente tenuta ad Assisi nel dicembre 1955, dipingendo il tranviere come un acceso comunista tornato alla verità:
Es ist sein innigster Wunsch, dab an seinem Bekenntnis vielen die Augen iber die wirklichen Ziele un die ungeheuere Gefahr des Kommunismus, dem er selber lange Jahre fanatisch ergeben war, aufgehen miichten. Alle aber sollen “den Anruf der heiligsten Jungfrau und den letzten Ruf der Barmherzigkeit Gottes hòren.

Quella di testimone itinerante è stata un’attività nella quale il veggente delle Tre Fontane ha impegnato il resto della sua esistenza, un’opera defatigante e mai remunerativa, ma condotta con l’onestà di chi è stato prossimo al Cielo.
Da ultimo, bisogna considerare l’elezione del fattorino dell’Atac a consigliere comunale nelle elezioni amministrative di Roma del 1952, cosa che sembra in contrasto con una certa iconografia del veggente, che lo vorrebbe estraneo alle faccende temporali.
In base a quanto riferito da Bruno Cornacchiola, sarebbe stato l’avvocato Giuseppe Sales, presidente dell’azienda tranviaria e segretario politico della d.c. romana, a proporgli l’avventura elettorale.
Fu chiesto al pontefice se convenisse «mettere nella lista dei candidati [...] il sig. Bruno Cornacchiola» e Pio XII rispondeva «d’interrogare in proposito il p. Rotondi, che evidentemente non fu contrario. Sono note le preoccupazioni di padre Lombardi e dello stesso papa, circa la concreta possibilità di avere un sindaco comunista a Roma, ed il ricorso a questa candidatura non tecnica, doveva servire a raccogliere le preferenze dei devoti delle Tre Fontane, più che a garantire la presenza di un cristiano in Campidoglio.
Da alcuni rapporti di polizia risulta che il fattorino dell’Atac fece alcuni comizi insieme al più noto Enrico Medi:
Oggi si è tenuto un comizio al Largo Massimo da parte della D.C. alla presenza di 8000 persone, oratore on.le Medi e sig. Cornacchiola Bruno.

Sul «Popolo» del 16 maggio veniva così presentato agli elettori:
...Fattorino dell’Atac, dove entrò in qualità di pulitore manovale nel 1939. Ebbe una gioventù assai tormentata, avverso alla religione cattolica, nel 1942 abbracciò il Protestantesimo, che lo nominò Direttore della Gioventù Missionaria. Forte della esperienza negativa in questo campo d’attività, maturò man mano i fermenti interiori, che lo portarono decisamente ad abbracciare il cattolicesimo, di cui divenne un militante devoto e appassionato. La sua parola è desiderata in molte parti d’italia ed egli la prodiga con costante dedizione e generosità. In Campidoglio rappresenterà degnamente le migliaia di lavoratori dell'Atac.

Cornacchiola risultò alla fine sedicesimo fra i candidati democristiani, ben al di sotto dell’ex giocatore della Roma Amadei:
Amadei risultò secondo, con 17231 preferenze, cioè subito dopo il sindaco Rebecchini, che ne raccolse 59987; Cornacchiola fu invece sedicesimo con soli 5383 voti di preferenza, a conferma che, tutto sommato e per fortuna, in questo campo contano più i furori sportivi che quelli religiosi di popolo. Naturalmente i due consiglieri comunalifurono come due meteore nel cielo politico amministrativo di Roma. [...] Cornacchiola tornò a sedersi al suo posto di fattorino dell’Atac....

Ed è tornato anche alla sua attività di testimone dei fatti delle Tre Fontane e alla associazione catechista S.A.C.R.I., che nel 1972 è stata eretta in ente morale. 


La improvvisa presa di possesso di un territorio appartenente all’Ente E.U.R. da parte del popolo, che ne aveva autonomamente stabilito la destinazione, implicò una serie di problemi, che attendono ancora una soluzione definitiva. Questi sono di carattere patrimoniale ed anche più propriamente religioso.
Si è visto che il bosco di eucaliptus, ove sorge la grotta dell’apparizione, era già appartenuto ai Trappisti della vicina abbazia delle Tre Fontane, che vi si erano stanziati a partire dal 1868, per ordine di Pio IX. La proprietà si estendeva per circa 242 ettari ed era in stato di abbandono, al quale i Cistercensi Riformati con la loro Società Agricola avevano posto in qualche modo rimedio. In effetti furono loro a piantare gli eucaliptus, ritenuti erroneamente efficaci contro il flagello della malaria.
Tuttavia quel bosco, dal quale li separava la via Laurentina, fu espropriato loro per le necessità della Esposizione Universale di Roma del 1942, cosa che non fu accettata serenamente.
Secondo un progetto del 1940, il bosco di eucalipti avrebbe potuto ospitare la Mostra delle Terre italiane d’Oltremare , ma fu poi destinato a «rimanere quale elemento integrativo della zona ornamentale della Esposizione»°, senza subire alcuna sostanziale modifica.
Fu proprio questa sua apparente inutilizzazione che fece ritenere possibile ai Trappisti la sua retrocession&4, che non riuscirono mai ad ottenere, neppure quando il luogo acquistò carattere sacro:
Se ancora l’Autorità non si è pronunciata sul prodigio, un fatto è, nell’attesa, sicuro: quello del ridestarsi in tante anime del sentimento religioso, quello dell’accendersi di fervore in tante altre ove era affievolito, quello, soprattutto, di tanta umanità che qui ritrova la speranza e la fiducia nell’aiuto del Cielo. Ora questo è un fatto che soverchia la contingenza della causa da cui è stato generato. Quale che possa essere il giudizio della Autorità competente, esso non potrà spegnere questo incendio d’amore che qui s’alimenta verso la Madre di Dio e nostra. Voi potete aver ragione a considerare, secondo la legge, come un abuso quello del pellegrinaggio di migliaia e migliaia di anime sopra un terreno boschivo di V.S. proprietà, ma dovete arrendervi alla realtà di una presa di possesso ideale della folla cristiana, che voi non potreste respingere, come si può fare degli invasori delle terre altrui. Niuna forza ormai potrà impedire a quella folla di pregare laddove sembra che un giorno così a noi vicino, la Vergine sia apparsa. Orbene, noi vi chiediamo che quel poco di terra sia reso alla nostra Comunità che già ne era padrona e che ne venne spogliata con legale esproprio per un‘opera che è abortita.

Per dare maggiore forza a queste richieste si inviarono al sindaco Rebecchini e al Presidente del Consiglio De Gasperi circa 25000 firme, raccolte da una domestica alla grotta dell’apparizione.
La realizzazione di questo desiderio non fu possibile, proprio per l’opposizione dell’Ente E.U.R., che era sostenuto dalla legittimità della sua posizione.
La stessa sorte toccò ai tentativi del comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane, quando sottopose al Commissario Severi un progetto di sistemazione del nascente santuario:
In linea di principio non sembra opportuno autorizzare l’esecuzione dei lavori sul suolo della Esposizione da parte di un Comitato alla cui costituzione e alla cui attività le Autorità ecclesiastiche si sono dichiarate “estranee” I lavori effettuati intorno alla grotta dell’apparizione per conto dei Trappisti e dello stesso comitato erano dunque abusivi, anche se necessari per consentire un più agevole accesso al luogo, assai impervio per gli anziani e gli infermi, che venivano condotti in barelle.

L’unico interlocutore che l’Ente E.U.R. riteneva credibile era il Vicariato, col quale furono avviate successivamente delle trattative, durate più di quattro anni, periodo nel quale la custodia continuò a rimanere affidata ad alcuni laici.
Questi, o vi si erano installati autonomamente, come un certo Pasquale Perfetti, sedicente miracolato a Lourdes, che si era nominato «custode perpetuo volontario», o vi erano stati posti dai Trappisti, con la responsabilità del ritiro delle offerte.
Le persone che si definivano «custodi» a vario titolo, erano nel complesso una decina, alcune delle quali pretesero più tardi un riconoscimento economico da parte del Vicariato, che ebbe non poche noie.
Alla fine la grotta dell’apparizione risultava priva di una veste ufficiale, anche se questo non corrispondeva ad un reale disinteresse delle autorità ecclesiastiche, che affidavano al parroco di san Marco in Agro Laurentino il compito di sorvegliare il luogo ed inviare delle relazioni, in attesa che le trattative con l’Ente E.U.R. consentissero una sistemazione definitiva:
Non ho la possibilità di sorvegliare molto. So però che l’afflusso dei devoti, individualmente e a gruppi, è molto alto, specialmente nei giorni festivi. So che spesso c’è qualcuno che organizza pellegrinaggi alla Grotta. Ci sono dei laici che si interessano della Grotta: alcuni di questi tengono anche dei discorsi. [...] Mi si dice che gli ori e le altre offerte vanno ai Trappisti. Dell”Uomo della Grotta” (credo corrisponda al Perfetti) non ho mai inteso niente di male: solo qualcuno dice che si approfitta dei soldi e non si sa dove vadano a finire. [...] Vidi però, come già riferii a S. Ecc. Mons. Tra glia, che di clero sia Secolare che Regolare (delle Suore poi neanche a parlarne c’era un'altissima frequenza: vi ho visto anche Prelati e Vescovi. Una volta vi trovai un Cardinale! [...]Se posso esprimere la mia impressione, posso aggiungere questo: che la devozione alla Madonna delle Tre Fontane ormai è troppo diffusa e radicata nel popolo di Roma e fuori. Se un giorno dovesse essere proibita, ne deriverebbero scandalo e brutti guai...

In effetti la possibilità del parroco di san Marco di controllare quanto accadeva alla grotta dell’apparizione, che dista più di un chilometro, era ben scarsa, né la cosa gli era di per sé gradita. Più vicina era la chiesa del Buon Pastore alla Montagnola, ma si era ritenuto opportuno di non rivolgersi ai sacerdoti paolini di quella parrocchia, a causa del precedente coinvolgimento del parroco don Stella nel culto alla Madonna apparsa.
Tutto ciò testimonia quanto caotica potesse risultare la situazione alla grotta, dove nessuno sapeva cosa ne sarebbe accaduto.
Alla fine del 1951, con la morte del card. Vicario Marchetti Selvaggiani e l’insediamento del card. Micara, si avviavano serie trattative con l’Ente E.U.R., dove pure era mutato il vertice, essendo il professor Virgilio Testa il nuovo Commissario. All’inizio dello stesso anno si stava prospettando la soluzione di un temporaneo affidamento ai Trappisti, al di fuori però di figure quali la retrocessione o «l’affitto o quella di una concessione in uso»”.
Questa buona disposizione verso i Padri delle Tre Fontane era in parte dovuta all’interessamento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Andreotti, cui Testa faceva presente che erano «in corso trattative con l’Amministratore della Comunità dei Cistercensi per l’affidamento della custodia temporanea del bosco di eucaliptus allo scopo precipuo di salvaguardare il carattere sacro della grotta delle Apparizioni». Tuttavia l’ingresso del card. Vicario Clemente Micara cambiava completamente il corso degli eventi. Questi ebbe un primo colloquio il 13 giugno 1952 col Segretario Generale dell’E.U.R. Melis, il cui risultato fu sottoposto al giudizio del Pontefice, che «si è degnato di approvare», consigliando inoltre che la grotta «resti un luogo di preghiera».
In effetti da quell’incontro scaturirono gli elementi determinanti della trattativa concernente il trasferimento all’autorità ecclesiastica romana della disciplina del culto alle Tre Fontane. In particolare fu deciso che l’E.U.R. non avrebbe alienato la proprietà dell’area comprendente la grotta dell’apparizione al Vicariato, ma avrebbe richiesto il pagamento di un «minimo canone d’affitto». Si stabiliva inoltre la recinzione del perimetro da assegnare al culto, con «chiusura dei cancelli alla notte» e la possibilità di «elevare modeste costruzioni». Dovevano tuttavia trascorrere ben quattro anni, perché da questo primo abboccamento si potesse passare alla definitiva «convenzione per la cessione in uso».
In quel frattempo il progetto era stato sottoposto alla Ragioneria Generale dello Stato, che sottolineava la necessità che si «precisasse la natura e la destinazione delle costruzioni da eseguire» onde «evitare uno sfruttamento commerciale della zona da concedersi».
L’atto conclusivo è del 18 aprile 1956, quando l’economo del Vicariato mons. Cesare Fabrizi e il Vice Commissario dell’Ente E.U.R. Remo Orseri firmavano la «Convenzione», composta di 15 articoli e concernente una «superficie di 14490 m2, in angolo tra la via Laurentina e via delle Tre Fontane».
La sua durata era stabilita in nove anni, rinnovabile su richiesta del Vicariato, che avrebbe dovuto corrispondere un canone annuo di mille lire. Non si può dire che tale soluzione lasciasse molta libertà di iniziativa al concessionario, il quale tuttavia aveva fretta di sottrarre le «Tre Fontane» al caos e per questo era disposto a rinunciare a qualche prerogativa.
A questo punto si apriva un altro ordine di problemi, relativo alla scelta dei religiosi che avrebbero atteso alla custodia della grotta dell’apparizione e al tipo di culto che vi avrebbe potuto tener luogo.
Non è stato possibile documentare il motivo che ha indotto il card. Micara a chiedere ai Frati Minori Conventuali di custodire la grotta, ma è ragionevole ritenere che la scelta sia da mettere in relazione alla «vocazione mariana» di quest’ordine, ed anche al fatto che lo spazio sacro rientrava nella sua zona di pertinenza. E ciò in base alla cosiddetta «operazione delle Vie Consolari», voluta dallo stesso card. Vicario con lo scopo di garantire la presenza di clero regolare nella periferia romana. In effetti tale misura intendeva porre argine al progressivo abbandono della pratica religiosa da parte del nuovo proletariato urbano. I religiosi francescani vi hanno saputo recare l’ardore della consacrazione all’Immacolata effuso tanto grandemente dal martire San Massimiliano Kolbe. Fu l’allora Ministro Generale padre Vittorio Costantini, poi vescovo di Sessa Aurunca, ad accettare l’incarico°°> e ad inviare sul luogo padre Gentile de Santi e il confratello fra Francesco Ponzo.

Non fu subito stipulata una convenzione tra il Vicariato e la Curia generalizia o.f.m., poiché rimaneva da risolvere la vertenza coi vecchi custodi, particolarmente col Perfetti.
Il problema pratico più importante era quello relativo alla definizione cuituale di quello che per il diritto canonico non si poteva definire un santuario. Infatti secondo l’art. 1230 dell’attuale codice di diritto canonico «col nome di santuario si intendono la chiesa o altro luogo sacro ove i fedeli, per un peculiare motivo di pietà, si recano numerosi in pellegrinaggio con l’approvazione dell’Ordinario del luogo».
Il mancato riconoscimento dell’apparizione ha prodotto una situazione anomala, rimanendo sostanzialmente ferma l’indicazione di Pio XII, cioè che la grotta «resti un luogo di preghiera».
Escluso quindi il culto pubblico, rimaneva unicamente la possibilità di quello privato che, secondo le indicazioni date dal card. Traglia, «consiste nelle spontanee manifestazioni di devozione popolare, alle quali può presiedere anche il sacerdote, senza vesti e riti liturgici».
A proposito delle processioni, viae crucis e veglie che i fedeli avevano sempre svolto alla grotta, lo stesso Vicegerente suggeriva di «conservare lo status quo ante, senza né aumentare, né diminuire, né spingere da alcuna parte, facendo come i muraglioni del Tevere, che non fanno che incanalare l’acqua».
Il padre Gentile dovette, suo malgrado, obbedire a queste indicazioni restrittive, a fronte delle insistenti richieste dei visitatori, che desideravano almeno che sorgesse un altare davanti alla grotta per celebrarvi la messa. Così decideva il Santo Offizio, investito della questione dal card. Micara:
Questa Suprema S. Congregazione è stata informata che si ha intenzione di aprire al culto, come Cappella, un locale edificato presso le Tre Fontane sul luogo delle assente apparizioni della Vergine SS.ma. In proposito [...] gli Eni.mi Padri di questa Suprema hanno decretato che il suddetto locale non venga aperto al culto.

Questa decisione è stata approvata dal Santo Padre.
Se qualche persona domandasse le ragioni di questo divieto o insistesse nel chiedere l'apertura al culto del locale, cotesto Vicariato potrà rispondere che dette apparizioni non sono state riconosciute dalla autorità ecclesiastica. Tuttavia non si dovrà impedire che le persone devote si rechino a pregare in quella località...
In quegli anni il contegno dell’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede era particolarmente duro nei confronti delle presunte mariofanie e del loro riconoscimento, poiché oltre ai dubbi sull’autenticità si aggiungeva il sospetto che dessero luogo a manifestazioni cultuali poco ortodosse o comunque distraenti dai fondamenti dogmatici della fede.
Certo è però che Pio XII guardava con interesse e simpatia questo culto mariano, capace come minimo di indurre i credenti ad una più fervente preghiera.
I visitatori ritenevano rassicurante la presenza di custodi religiosi alla grotta, cosa che restituiva questa devozione alla Chiesa ufficiale, seppure in una forma parziale. Vicino al luogo dell’apparizione era stato edificato un conventino con un locale per l’abitazione dei frati e l’annessa chiesetta, ove la prima messa fu celebrata il 10 agosto 1957, alla presenza del solo veggente.
Proprio in quegli anni era sorta nei pressi della grotta la Cittadella dell’Immacolata con una chiesa dedicata alla Vergine. L’intento da parte dei minori conventuali era quello di farne il centro propulsore della Milizia dell’Immacolata, creata dall’apostolo mariano padre Massimiliano Kolbe. La nuova chiesa «poteva in certo qual modo svolgere, parallelamente a Lourdes, il ruolo della Basilica rispetto alla Grotta per processioni». Tuttavia il progetto non ha avuto per intero l’esito sperato.
Era intanto cominciata una nuova fase della vita di questo spazio sacro, il cui sviluppo non è assimilabile a quello del Divino Amore o degli altri santuari mariani della capitale29 rimanendo ferme le difficoltà poste dall’evento che ne aveva giustificato la nascita.
L’8 dicembre 1982 fu celebrata la prima Messa presso l’altare posto nella cappella antistante la grotta. Secondo ciò che si legge nella Cronistoria, la grotta conserva la fama di «luogo di conversione», non nelle forme eclatanti e vistose del passato, ma con riferimento al notevole numero di penitenti che vi giungono per accedere al sacramento della confessione, non più praticato da tempo.
Pur non mancando i momenti di preghiera comune, particolarmente in occasione delle viae crucis, rosari e veglie periodiche, risulta prevalente la dimensione privata della pietà, vissuta come incontro inintermediato col sacro. Lo schema “contrattuale” della devozione mariana, per cui chi si accosta alla Madonna ha sempre qualcosa da chiedere, è - per così dire - aggiornato dalla aumentata capacità di riflessione e coscienza della realtà dell’uomo moderno inurbato, che alla sua fede chiede coerenti spiegazioni sul senso dell’esistenza. 


Il significato di una apparizione non è così evidente da poter essere immediatamente compreso, ma neppure tanto oscuro da risultare impenetrabile. La chiave di lettura è la stessa da usare per la comprensione della Parola di Dio, e cioè la fede, che essendo evocatrice dello Spirito, illumina la ragione delle cose.
La mariofania delle Tre Fontane è stata relegata, come moltissime altre, fra gli interventi superflui del Cielo, che a causa dei numerosi problemi che presenta è preferibile non prendere neppure in considerazione (sincerità del veggente, contenuto arduo del messaggio, proliferazione di avvenimenti soprannaturali, mancanza del requisito della certezza, etc.).
Tuttavia se si crede che Maria è la Madre di Dio e dei credenti per elezione, allora bisogna porsi in operoso ascolto dei suoi richiami che non si aggiungono alla Parola, ma intendono gettarvi una luce più grande di quella di cui è capace l’uomo. Non si può affermare che la Madonna operi al di fuori della Trinità, giustapponendo suoi piani a quelli delle Persone con le quali - come altrove si ammette - vive in perfetta armonia, addirittura partecipandone l’esistenza in modo del tutto singolare.
Si tratta dunque di manifestazioni che hanno una chiara genesi divina e non è lecito ipotizzare che Dio compia ciò che si potrebbe omettere, mentre lo è ritenere che l’intervento tenda a ricostituire l’armonia universale, sempre sconvolta dalla fallace condotta dell’uomo.
Come si può trarre istruzione e beneficio dalla Bibbia solo se si crede che in essa è contenuta la Verità, così pure si può partecipare degli insegnamenti di una apparizione solo se si crede che essa è avvenuta, ed è avvenuta per il bene comune. Così alle Tre Fontane Maria non ha inteso solo sollevare un peccatore dalla sua miseria, ma somministrare la verità che guarisce l’errore e che, come bene universale, non può non riguardare tutto il popolo di Dio.
Protagonisti, scenario e parole udite, nulla appare casuale, rendendo plausibili e nient’affatto ardue alcune conclusioni. La Vergine della Rivelazione ci invita dapprima ad interrogarci su una figura ed un mandato tanto importanti della Chiesa nascente e sulla necessità della loro sussistenza nella Chiesa di ogni tempo: la figura ed il mandato di Paolo.
Infatti Cristo aveva scelto Pietro quale consegnatario e custode della Parola, pastore premuroso del gregge, al quale avrebbe garantito rifugio e protezione per sempre. Quella pietra avrebbe costituito il confine tra il regno di Dio presso gli uomini e quello degli inferi, che, secondo la promessa, mai avrebbe prevalso. Il pescatore di Galilea aveva meritato questo alto incarico per essere stato il primo a riconoscere in Gesù il Figlio di Dio, una professione di fede così importante da essere considerata più grande di tutte le sue future manchevolezze. Questo stesso Pietro ha ottenuto che il suo ufficio passasse in eredità a tutti coloro che in prosieguo di tempo avrebbero portato il suo nome, cosicché la Chiesa non restò mai priva del suo pastore.
Tuttavia Cristo, dopo la sua vittoria sulla morte, scelse al di fuori della cerchia di coloro con i quali aveva condiviso la sua esperienza terrena, un uomo da inviare presso i pagani, perché cessasse la loro estraneità al popoio di Dio e sapessero di essere stati chiamati «a partecipare alla stessa eredità» di Israele (Ef. 3,6). A Paolo era stato dunque affidato un incarico della massima importanza, quello cioè di indurre alla fede coloro che ne erano da sempre stati privi, sostituendo le loro anguste filosofie e i loro idoli mani con la Verità che salva. Sono gli Atti degli Apostoli, anchessi Parola di Dio, a mostrare la vocazione e la missione di Paolo, il quale dopo la sua professione di fede mai più tradì quel Cristo che lo aveva liberato dalla cecità padrona della sua mente. A Saulo di Tarso fu comandato di passare dal discepolo Anania, il quale non doveva istruirlo, ma battezzarlo perché in lui fosse lo Spirito Santo e potesse essere pubblicamente incorporato nella Chiesa. Anche alle Tre Fontane Maria invia l’apostata da un sacerdote, perché lo confermi nella Chiesa del Figlio. A Paolo non fu chiesto di battezzare (cfr. iCor. 1,17), di attendere all’Eucaristia e di rimettere i peccati, tutto quanto cioè attiene alla trasmissione sacramentale dello Spirito di Dio alle creature; egli fu costituito apostolo «per ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti» (Rm. 1,5), mediante il ministero della divulgazione della Verità rivelatagli da Cristo.
Tuttavia osservando la Chiesa dei tempi a noi più vicini, ci rendiamo conto che questo ministero - forse perché gli avvenimenti suggerirono una tale prudente misura - è stato interamente riassunto fra quelli di Pietro e della gerarchia. L’intervento della Vergine della Rivelazione ci invita a riconsiderare questa materia alla luce della volontà di Cristo espressa a Damasco (cfr. At. 9,1-19), ritenendo giunto il momento del suo ristabilirsi. Perché, o si ammette che le figure di Pietro e Paolo sono intercambiabili, e allora l’uno può attendere indifferentemente ai compiti dell’altro, o, come pare rilevarsi dalla Scrittura, sono complementari, potendo ciascuno compiere fruttuosamente solo le funzioni che gli competono.
Sappiamo dalla Bibbia che fu sulla persona di Pietro che Cristo edificò la Chiesa, onde si può affermare che dove è Pietro là c’è comunque autentica comunità ecclesiale, mentre Paolo, quando escluso, sarebbe potuto cadere nella tentazione di fondare chiese sue proprie, carenti del consenso divino (Paolo fu estraneo a questa tentazione, ma coloro che si ispirarono a lui vi caddero a più riprese).
Sappiamo anche che Gesù volle che la Chiesa fosse una sola, capace di estendere il regno di Dio fino agli estremi confini della terra. Per questo lasciò un pastore che nutrisse e custodisse il gregge - formato da coloro che avrebbero via via riconosciuto in Cristo il Dio da adorare e da imitare - ed anche qualcuno che conoscesse la lingua dei digiuni della fede, onde attrarne il maggior numero con la forza della Verità. Non dunque supremazia dell’uno sull’altro né confusione di ruoli, ma solo un campo comune in cui lavorare armoniosamente.
Maria alle Tre Fontane ha inteso richiamare Paolo nella Chiesa del Figlio, sottraendolo alla prigione dell’eresia, corroborandolo ora con un nuovo sigillo divino, necessario per ripristinare l’efficacia di una volontà che non doveva essere trascurata: «Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra». Come non si può affermare che sulla via di Damasco fosse suonato un mero rimprovero ad uno sciagurato - si trattava invece della necessaria premessa di una investitura dall’alto avente efficacia universale - così è da intendersi per le Tre Fontane.
La Madonna ha dovuto parlare all’eretico, perché ad ascoltare fossero anche l’ecclesiastico ed il laico, tutti interpellati in terra di Paolo dal richiamo divino.
Saulo di Tarso non era stato uno dei càdici, non aveva preparato il banchetto sacro, ma era quel servo chiamato dopo che la tavola era stata imbandita, perché andasse fuori ad invitare tutti quelli incontrati nelle vie e nelle piazze.
Egli, sebbene cittadino romano, discendeva però da Beniamino, l’ultimo dei figli di Giacobbe e nato alcun tempo dopo gli altri, chiamato a chiudere il numero delle Tribù di Israele, eredi della promessa.
Non a caso gli apostoli furono scelti singolarmente da Cristo, il quale chiamò per ultimo fra questi anche Giuda Iscariota, il cui tradimento e la triste scomparsa avrebbero aperto il problema non secondario della sostituzione. Bene pensò Pietro che quel vuoto non potesse rimanere tale, ma egli ricorse alla sorte attribuendole idoneità ad esprimere la volontà divina (questo accadeva prima della Pentecoste), senza attendere che Gesù stesso venisse ad eleggere il dodicesimo e a stabilirne la destinazione.
Mattia risultò così scelto dal caso, mentre Saulo di Tarso fu chiamato inequivocabilmente da Cristo, che Io volle operante nella Sua Chiesa.
Questo nuovo apostolo non doveva andar chiarendo l’ampiezza della sua autorità, perché questa sarebbe stata testimoniata dalla verità delle sue parole e dei suoi gesti.
Cristo ne aveva liberato l’intelletto, invadendolo con il suo Spirito di Verità, d’ora in poi unico garante e paradigma di. ogni suo pensiero.
Coloro che reggevano la Chiesa di Gerusalemme, la prima in ordine di tempo, riconobbero pur con qualche fatica che l’antico persecutore parlava ora con parole ispirate, che era saldo nella sua fedeltà a Cristo, rigoroso nelle sue deduzioni.
Questi dedicò più di qualche pagina delle sue epistole a sottolineare la necessità di sostituire la cultura della Legge mosaica - che aveva fino ad allora caratterizzato la civiltà di Israele - con quella della Carità cristiana, capace di formare l’uomo secondo il progetto di Dio.
Paolo non intese operare un ridimensionamento del decalogo, poiché vi era stato per esso un tempo opportuno, ma chiarì che quella non era stata l’ultima parola di Dio rivolta agli uomini, i quali vi avevano aggiunto tali e tante parole proprie, da renderne inintellegibile la irresistibile Verità. I comandamenti erano stati un sapiente pedagogo cui obbedire in attesa della rivelazione definitiva, segno della appartenenza del popoio di Israele al Signore.
Cristo però aveva liberato l’uomo dalla condizione di minorità cui si era costretto, lasciando a ciascuno la possibilità di avere presso di sé lo Spirito, che ripristinava interamente la relazione primordiale fra Dio e la creazione.
Egli non apparteneva alla storia dei figli di Adamo perché è morto e risorto, sicché per poterlo seguire, dobbiamo lasciar morire in noi la genitura di Adamo ed accogliere la paternità divina che ci ha restituito sacrificando Se Stesso.
Affrancare l’uomo dalla schiavitù del peccato, significava anche sottrarlo al pesante fardello della mera osservanza dei precetti e porlo in grado di aggiungere all’essere la sua ragion d’essere; questo accadeva poiché Dio non voleva essere per l’uomo l’oscuro tutore imposto ad un orfano, ma il buon Padre che si fa conoscere dai figli, i quali lo eleggono mediante la fede e lo amano con le opere.
Paolo aveva compreso che la fede in Cristo comportava per i credenti la rinuncia a tutte le precedenti certezze ideali e materiali, sicuri che il Signore avrebbe comunque conservato loro quanto di buono c’era stato nel passato e li avrebbe associati nella riscossione di un salario che non avrebbero potuto mai meritare: la vita eterna. Tuttavia la Chiesa nascente non colse pienamente la necessità di questo passaggio, ritenendo indispensabili molte cose del passato, crescendo perciò con l’impronta ebraica: il tempio, unico punto d’incontro tra cielo e terra; il sacerdote, unico tramite; il popolo posto sotto la tutela della legge; lo straniero ammesso a certe condizioni. Il sogno di Giaffa aveva annullato la riluttanza di Pietro, il quale dovette comprendere che «non si deve dire profano o immondo nessun uomo» (At.10,28); un intervento di Dio gli aveva detto di non resistere alla Verità, per nessun motivo.
E quella verità era il mistero non «manifestato agli uomini delle precedenti generazioni», cioè «che i Gentili sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo» (Ef. 3,5-6).
Le creature dunque, rigenerate nel lavacro del sangue di Cristo, erano dette tutte equidistanti da Dio e tutte ugualmente chiamate ad essere sue eredi.
Niente avrebbe più giustificato la disposizione artificiale degli uomini su una scala di prossimità a Dio, se non commettendo un pernicioso arbitrio: non la dignità sacerdotale, né l’essere maschio o la primogenitura, né ricchezza, forza, intelligenza o bellezza.
Ciò che in prosieguo di tempo avrebbe distinto gli uomini tra loro sarebbe stata solo la funzione, che corrisponde al progetto che Dio ha su ciascuno e per realizzare il quale chi ha fede è chiamato a spendere la propria vita. Quando Cristo prima e poi Pietro e Paolo e gli altri divulgatori del Vangelo parlarono di questa uguaglianza nella diversità, che è il risultato della comune paternità di Dio, soltanto pochi ebrei non si scandalizzarono e non insorsero contro di loro, ma i più si rifiutarono sdegnosamente di credere che un pagano potesse valere quanto un ebreo.
Risultava evidente che l’essere giunti prima nel tempo non dava luogo ad alcun primato, mentre il giudizio di valore pacificamente applicato fino ad allora si rivelava erroneo e fuorviante.
E tale verità, poiché universale, si estende a qualunque altro rapporto tra opposti: il maschio e la femmina, l’ecclesiastico ed il laico, il cielo e la terra e così via.
Nella Chiesa di Cristo ciascuno continua a rimanere se stesso, senza però scrutare gli interlocutori per stabilire a chi spetti la corona, spendendo le proprie energie solo per lavorare quel pezzetto di universo che Dio gli affida per il tempo della sua vita.
Perché tale lavoro sia proficuo occorre tornare bambini per disporsi a ricevere il sapere nuovo, affidati unicamente all’insegnamento del Cristo Maestro.
Questo chiedeva Paolo ai membri delle comunità che andava fondando, le quali non costituivano entità separate, ma frazioni dell’unica Chiesi che aveva in Cristo il suo Capo e in Pietro il Pastore.
E Maria alle Tre Fontane è venuta a ripetere questa lezione con chiarezza, richiamando i figli ai propri doveri e ribadendo il suo ruolo di Madre e Maestra del popolo di Dio, sollecitandolo a non resistere alla Verità che salva, ma ad aderirvi con sollecitudine.
La Madonna, apparendo in terra di Paolo, non ha inteso sostituire la venerazione che il popolo cristiano ivi tributava all’Apostolo delle Genti con un culto interamente dedicato a Sé, ma ha impegnato la sua autorità di Vergine della Rivelazione per dare nuovo corso alla volontà di Dio.
Ancor prima di parlare di Paolo, quel 12 aprile la Madre di Cristo spese alcune parole per definire Se Stessa, parole che suonarono alquanto nuove e non immediatamente riconoscibili nel vocabolario formato dalla riflessione ecclesiale su Maria: Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Sono la Vergine della Rivelazione.
In realtà il significato di quelle affermazioni era contenuto nel libro che Ella stringeva al petto come fosse il Suo stesso figlio; la Bibbia.
Occorre dunque tenere presente la Rivelazione tutta intera e particolarmente le sue prime pagine. Infatti sappiamo dalla Genesi che fu Eva a precedere Adamo nella disobbedienza, senza attendere con fiducia che Dio stesso venisse a completare l’istruzione delle sue recenti creature.
Ella ritenne, poiché tentata, di poter colmare in breve la distanza che separava lei e il suo compagno dal Creatore accedendo alla conoscenza del bene e del male (cfr. Gen. 3,1-24).
Non ottenne quanto si era proposta, poiché quell’albero conteneva solo l’elenco infinito delle differenze, non già il segreto della esistenza armonica di ogni cosa creata: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi...» (Gen. 3,7).
Eva era stata dunque l’occasione della mancata rivelazione di Dio alle creature, aprendo perciò il tempo del mistero e della conoscenza relativa fondata sulle categorie antitetiche della «scienza del bene e del male», carente del requisito della certezza. Tutta la creazione finì per gemere a causa di quella prima grave infedeltà, poiché gli esseri assunsero la natura di opposti, mentre alla pace primordiale si sostituì un conflitto capace di corrodere ogni cosa.
L’atto arbitrario fu un errore rispetto alla Verità - che doveva essere la giusta relazione di tutto ciò che vive - ed un peccato verso lo Spirito, che Dio aveva generosamente alitato nella terra di cui era costituito l’uomo, affinché per un arcano disegno quella creatura fosse a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen. 1,26).
Accadde allora che lo Spirito si ritrasse dalla creazione, per la sopravenuta incompatibilità fra Sé ed una materia ribelle.
L’uomo non morì immediatamente, poiché quella stessa materia di cui era costituito sviluppò attitudine al moto, seppure inesorabilmente destinata a marcire nel logorio del tempo.
L’uomo, per il quale Dio aveva voluto una terra che desse spontaneamente ogni cosa necessaria alla sua vita, continuò ad esserne sostentato solo mediante la dura fatica del lavoro, sua nuova destinazione. La donna fu chiamata ad una maternità che, seppure dolorante, sarebbe stata il suo modo di corrispondere alla volontà del Creatore.
Il rapporto maschio-femmina divenne dunque l’archetipo di ogni dualismo antagonista, almeno finché l’uomo, creato da Dio per abitare nella sua stessa dimora, non ne fosse rimasto inesorabilmente lontano, come il figliol prodigo della parabola.
E così sarebbe stato per sempre, se non fosse venuto qualcuno a capovolgere la grande clessidra, facendo scorrere il tempo del ritorno del figliol prodigo e rendendo così possibile il percorso a ritroso del cammino fatto da Adamo ed Eva, riconducendo a Dio tutti quelli che essi avevano disperso per le vie del mondo, vivi e morti.
Qualcuno, dunque, che non fosse stato autore o vittima dell’iniziale dissesto, la cui azione esercitasse una influenza uguale e contraria sul creato rispetto a quella cagionata dai progenitori.
Per questo Dio inviò il Suo stesso Figlio, il quale, per una misericordia di cui ignoriamo la grandezza, doveva insieme a quella divina assumere la natura umana, al fine di emendarla e restituirle la primordiale integrità. Non è per generare il Verbo Eterno che Dio ha bisogno di Maria - il Verbo Eterno è prima di tutti i secoli - ma per generare un figlio che possa essere di esempio per tutti gli uomini come tali, perché Dio e Uomo al medesimo tempo. Come il Figlio di Dio è lo specchio di Dio, così il Figlio dell’Uomo è lo specchio del Figlio di Dio. È attraverso la maternità sublime di Maria che il Figlio di Dio si congiunge perfettamente al Figlio dell’Uomo, affinché l’uno completi la bontà dell’altro, offrendosi alla conoscenza ed alla imitazione da parte di tutti gli uomini. A Maria era stato concesso di nascere priva delle rovinose conseguenze della colpa originale, poiché solo un grembo incontaminato avrebbe potuto formare la dimora del Figlio di Dio. Si trattava di una condizione non diversa da quella della «madre dei viventi» prima della mortale avventura, cui però seppe aggiungere una fede tanto grande e luminosa, da non mettere mai in pericolo, neppure per un attimo, il progetto della redenzione.
Maria si era tenuta lontano dal frastuono delle piazze e dalla lusinga dei templi, lasciando che la Sua mente ed il Suo Cuore, sollevati da quella contaminazione, ricevessero istruzione ed alimento solo da Dio. Questi la scelse per realizzare il disegno della salvezza, elevandoLa fino a Sé, ed Ella divenne la Vergine della Rivelazione, poiché per mezzo di Lei, per la prima volta, la Verità era venuta alla luce.
Come Eva si era proposta quale ostacolo alla Rivelazione di Dio a causa della disobbedienza, così Maria ne aveva favorito l’attuazione offrendo interamente Se Stessa alla volontà del Padre; perciò la Verità Le è stata affidata, perché Lei la custodisse nel Suo grembo purissimo e la consegnasse al mondo; un compito che non si esaurì nella grotta di Betlemme, poiché ciò che nell’ordine assoluto è già avvenuto, deve ancora verificarsi nella storia degli uomini, nelle cui menti la Verità stenta a nascere.
Eva aveva inaugurato la stagione del mistero e della cecità, avendo ritenuto con Adamo che la vera conoscenza si potesse ottenere da una cosa creata e al di fuori della volontà del Creatore. Maria aveva riportato lo sguardo verso la giusta direzione, scegliendo Dio quale interlocutore universale, unico in grado di somministrare la Verità che guarisce l’errore e orienta la storia verso il suo approdo.
È Lei che dà a Cristo un corpo integro, assumendo il quale Dio si fa piccolo potendo ugualmente compiere l’opera rigeneratrice.
È Maria che procura al mondo quell’Agnello senza difetti, il cui sacrificio propizierà la perfetta e definitiva riconciliazione.
Ella è scelta dalla Trinità Divina, Sacra Famiglia del Cielo, per prendere dimora fra gli uomini, onde essi possano, preceduti e guidati da questa Madre, percorrere sicuri la via del ritorno che è Cristo.
Offrendo il proprio corpo immacolato, Maria riconsegna idealmente la costola al nuovo Adamo, il quale non è né maschio né femmina, ma maschio più femmina come il Primo, non essendo chiamato alla generazione poiché è anche l’Ultimo.
Satana dunque non ha più spazio, non può più insinuarsi tra Adamo ed Eva per sedurli entrambi: nel Figlio è ricomposta la incorruttibilità dell’Uomo, fatto a immagine e somiglianza del Creatore.
Maria seppe resistere per tutta la sua esistenza terrena a quanto poteva indurla in tentazione, cosicché lo Spirito, che non visita il peccatore, mai più si ritrasse da Lei: Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Ella ora abita nella Trinità, sottratta alle limitazioni dello spazio e del tempo, ugualmente sollecita però verso l’umanità dolorante, che Cristo le affida dalla croce; in prosieguo di tempo, tutti quelli che avrebbero rinnegato la genitura di Adamo per essere generati alla vita eterna, sarebbero transitati, come Gesù, per il grembo di Maria. Nessuno può dirsi cristiano se non accetta la Sua maternità.
Ella è la Madre elettiva, custode e dispensatrice di ogni cosa necessaria alla vita dei figli di Dio: di un corpo incorrotto e della Verità.
Di un corpo incorrotto (ecco perché la terra della grotta, prima simbolo del dissesto della creazione, divenne la terra buona degli inizi, capace di sanare le piaghe del corpo e dell’anima), nuovamente compatibile con lo Spirito di Dio e liberato dal peccato;
della Verità, che il Padre rivela attraverso il Figlio, unica depositaria della giusta destinazione delle cose create, seguendo la quale gli uomini si liberano dai gravami della conoscenza incerta fondata sugli opposti archetipici del bene e del male, onde avere accesso all’albero della Vita (cfr. Gen. 3,22-24).
La Vergine della Rivelazione, che aveva seguito da presso lo svolgersi delle nostre esistenze disordinate, ci rammenta la sua partecipazione di donna incontaminata al disegno divino della salvezza universale, proponendosi quale modello esistenziale, non solo spirituale, per le donne di questo tempo.
Fu infatti la Donna che a Cana di Galilea offrì al nuovo Adamo l’occasione di porre mano all’opera redentrice.
La società in cui viviamo, che è solo vagamente aspersa di cristianesimo, vuole che le donne guardino piuttosto ad Eva, la quale non seppe evitare le storture di un malinteso amor proprio, ed insieme le invita a credere che la loro liberazione passa attraverso l’assunzione del modello virile, basato sulla competizione e sul primato. La Vergine della Rivelazione, portatrice di un messaggio che promuove la pace e l’armonia, invita la parte femminile dell’umanità credente a conoscere e vivere il proprio ruolo originale ed esclusivo, necessario anche alla salvezza della parte maschile; infatti ogni uomo, maschio o femmina, comincia ad essere un cristiano già nel grembo materno, se sua madre ha chiesto a Dio di poter dare un fratello a Gesù. Questa funzione di maternità casta, si attua ogni volta che una donna mostra col proprio candore Cristo ad un uomo, generandolo alla fede come Maria. Le parole della Vergine della Rivelazione sono dunque liberatrici ed illuminanti, poiché mentre ci rafforzano nella certezza della eguale dignità di ciascuno, ci esortano a riconoscere che Pietro senza Paolo non forma la Chiesa completa, come il maschio senza la femmina non costituisce l’Uomo.
Maria ci invita a porci nella giusta relazione con il prossimo, che è l’Amore mostratoci dal Cristo, che non misura e non giudica, ma favorisce la vita di tutto ciò che vive.
Paolo, giunto dopo, è nei confronti di Pietro come il pagano rispetto all’ebreo e come il laico rispetto all’ecclesiastico, ma Cristo ha scelto per Sé entrambi, perciò essi perdono il loro vigore se separati o insieme nella non giusta relazione.
E questo vale più di una mera immagine poiché, a ben riflettere, fu il Padre celeste a suggerire a Pietro, come per folgorazione, di aprire il cuore al Figlio Suo, riconoscendolo come tale (cfr. Mt. 16,15-17); mentre fu il Risorto ad illuminare la mente di Saulo di Tarso, facendone il luogo della divulgazione della Verità.
Cristo costituì per Pietro il compimento della Rivelazione del Dio che aveva già parlato ad Abramo, a Mosè ed ai profeti, mentre a Paolo si presentò come una rivelazione affatto nuova, poiché con quella doveva suscitare credenti tra i pagani, uomini che per accedere alla fede non avrebbero potuto far ricorso alla propria memoria storica. Pietro rappresenta la continuità fra il Vecchio e il Nuovo Testamento, fra le antiche alleanze e la definitiva, ereditando la funzione di testimone del Dio Spirito, prima Signore di Israele, ora Padre per tutti gli uomini. Paolo è colui che riceve una vista particolarmente acuta, che libera dalla cecità cui costringe il mistero, poiché per lui Cristo è la Verità del Padre che si rende accessibile all’uomo, adattandosi al piccolo passo di questo: «... Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv. 4,23).
La Bibbia e la storia ci mostrano che a Pietro fu dato di conservare l’ufficio e l’autorità che ne promana, qualunque fosse stata la sua condotta, mentre a Paolo sarebbero venuti meno ogni volta che avesse errato, poiché la Verità - che è superamento degli opposti - non ammette contrari.
Il potere di sciogliere e legare, di pascere e confermare, tutti di provenienza divina, fanno di Pietro quel primogenito che può tenere per sé tutta l’eredità secondo la legge, oppure dividerla coi fratell per amore. La regalità dei due apostoli non somiglia a quella dei monarchi mondani, ma a quella di Cristo, che la esercitò solo come servizio all’umanità intera.
Egli aveva inaugurato una civiltà tanto grande da oscurare tutte le altre, in cui gli uomini sarebbero stati omogenei nel culto ed anche nel viver civile, resi santi dal battesimo e da una condotta illuminata, ognuno proteso alla edificazione di un altro se stesso, che, dopo il passaggio necessario attraverso la morte, dimori per sempre - come già la Vergine il cui corpo non conobbe corruzione (Il mio Corpo non marcì né poteva marcire...) - nella Trinità Divina.
Maria ci rammenta alle Tre Fontane che tutto ciò è scritto nel libro che custodisce fra le mani, quella Bibbia cui dobbiamo ricorrere per trarre la sapienza che orienta la vita, la quale si rivela a chi possiede la giusta chiave di lettura, che è la fede di Abramo, di Pietro, di Paolo, la Sua e di quelli che si lasciano guidare da questa Maestra nel difficile compito dell’interpretazione (cfr. Conc. Ecum. Vat. 11, Lumen gentium.
Le scaglie cadute dagli occhi del veggente sono le stesse che rendono ciechi coloro che ritengono la Bibbia unicamente un libro di precetti e preghiere, limitante però quando si voglia passare dalla mera astrazione della religione ad un approfondimento scientifico della realtà. La Madonna che appare a chi si ostina a considerarla una donna qualsiasi, seppure dotata di buone virtù, non vuole togliere la parola al miscredente, ma offrirgliene di nuove e più illuminanti, perché con quelle possa giungere al sapere vero che smaschera ogni equivoco: la Verità infatti non è una astrazione, ma è ciò che vive e continua a vivere nonostante la morte, di cui muore soltanto ciò che non è Verità, ma astrazione.
Ella, Madre dei credenti, accennò quel 12 aprile 1947 anche all’unità dei cristiani, obiettivo fondamentale per la Chiesa postconciliare, che forse l’Apostolo delle Gerti potrà recare con sé rientrando nell’Ovile Santo, conscio di dover pagare oggi un debito contratto molto tempo fa con la donna e dunque con Maria; ... fu la moglie che suggerì a Cornacchiola di compiere la pia pratica in onore del Sacro Cuore di Gesù, senza la quale egli non si sarebbe salvato.
Ed è il corpo della Donna, prima fra le creature, che sperimenta la piena esecuzione del testamento di Dio, il quale volle che il tesoro della vita eterna fosse per tutti gli uomini.
Un criterio applicato dalla Chiesa per accertare l’autenticità di una apparizione soprannaturale è quello relativo alla bontà dei frutti che essa produce. Fin qui si son potuti apprezzare per lo più quelli che la grazia di Dio elargisce indipendentemente dalla disposizione interiore degli uomini o in contrasto con essa, cioè le guarigioni miracolose del corpo e le conversioni. Vi è poi un beneficio spirituale che è tradizionalmente legato alle mariofanie, tale da non costituire una novità in senso assoluto, che è il sorgere nei fedeli di un più forte desiderio di riparazione e preghiera, sulla cui bontà e utilità non c’è bisogno di aggiungere nulla. Tuttavia il frutto più specifico di questo evento, che si è voluto in questo capitolo appena indicare, non sembra essere ancora venuto alla luce, ovvero germinato nella mente dei fedeli. Ci si riferisce alla PACE che le parole della Vergine della Rivelazione recano agli uomini di buona volontà, cioè a coloro che si dispongono ad accogliere la novità, come i Pastori ed i Re Magi accorsi alla grotta di Betlemme. Si tratta della vera pace, poiché ad ognuno è additato il posto affidatogli dal Signore, occupando il quale nessuno può sentirsi diminuito o aumentato, trovandosi nella giusta relazione con tutti gli altri e potendo dare efficacemente il proprio contributo alla salvezza comune. Pace fra cattolici e protestanti, pace fra religiosi e laici, fra uomini e donne e in generale fra tutti quelli che la «scienza del bene e del male» ci indica come opposti, ma che armonicamente congiunti sono fonte di sicuro bene gli uni per gli altri.
Poniamoci tutti a lavorare su questi argomenti, poiché tutti indistintamente abilitati dalla Vergine della Rivelazione, che dà nuovo senso e significato alle nostre esistenze.